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	<title>Italia Dall&#039;Estero</title>
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		<title>Il numero degli stranieri in Italia è triplicato in dieci anni</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 08:24:54 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Società cultura e religione]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/france.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Francia" /><br/>In Italia il numero degli immigrati è di tre volte superiore rispetto all'inizio del secolo, ma la crisi economica in pochi mesi ne avrebbe fatti rientrare in patria un milione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/Le Figaro.png" width="150" height="30" alt="Le Figaro"  title="Le Figaro"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/france.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Francia" /><br/><p>La Penisola sfiora oggi il tetto dei 60 milioni di abitanti.</p>
<p>In Italia il numero degli immigrati è di tre volte superiore rispetto all&#8217;inizio del secolo, ma la crisi economica in pochi mesi ne avrebbe fatti rientrare in patria un milione. Secondo il censimento demografico  della popolazione effettuato a partire dal mese di ottobre 2011 dall’Istat, la Penisola conta 59,5 milioni di abitanti. Meno della Francia (65,35 milioni), ma comunque 2,6 milioni di persone in più rispetto al precedente censimento del 2001.</p>
<p>L&#8217;immigrazione è la causa principale della crescita demografica (+4% in dieci anni), la prima dopo vent’anni in cui il numero degli abitanti è rimasto praticamente immutato. Il numero di stranieri regolari è triplicato dal 2001, passando da 1 334 000 a 3 760 000. Dal 2,34% della popolazione di dieci anni fa sono passati al 6,35%.<br />
La maggior parte degli immigrati vive in quattro regioni: Piemonte, Lombardia, Toscana e Lazio.  Con le sue industrie meccaniche e metallurgiche, Brescia è la città con la percentuale più alta di stranieri residenti (16%).</p>
<p><strong>Precarietà crescente</strong><br />
Questo censimento non rivela cosa è successo a circa 1,3 milioni di stranieri censiti in uno studio ufficiale pubblicato nel settembre 2011 con il titolo &#8220;L&#8217;importanza della popolazione straniera residente in Italia.&#8221; Lo stesso istituto Istat, fonte del sondaggio, aveva rilevato allora che erano iscritti all’anagrafe come residenti permanenti 4,57 milioni di stranieri, mentre 397 000 avevano un permesso di soggiorno temporaneo per motivi di lavoro. &#8220;La mia impressione è che moltissimi siano tornati a casa&#8221; ha detto il professor Gian Carlo Blangiardo, dell&#8217;Istituto demografico ISMU. Sarebbe una conseguenza diretta della crisi, soprattutto nell&#8217;edilizia.</p>
<p>&#8220;Per molti il progetto immigrazione si è rivelato un fallimento a causa della mancanza di lavoro&#8221; dice il professore. Soprattutto per i polacchi, per i rumeni e gli albanesi, il cui tenore di vita è migliorato nel loro Paese. &#8220;Aggiungete l’estrema mobilità di questi immigrati, che si si spostano in continuazione alla ricerca di un lavoro. Cresce la loro precarietà, costringendoli vivere ammucchiati fino a dieci persone in appartamenti piccolissimi e pagare l&#8217;affitto in nero: questi immigrati preferiscono rimanere nella clandestinità, fattore che falsa il censimento &#8221; ritiene Paolo Ciani della comunità Sant&#8217;Egidio.</p>
<p>Molti capofamiglia hanno rispedito i familiari nel loro Paese d&#8217;origine. Un terzo degli stranieri che manca all’appello sarebbero donne. La maggior parte dei giovani nordafricani, che non considerano l&#8217;Italia come terra di accoglienza, prosegue a nord, verso la Francia o la Germania. Questo spiega perchè nessuno dei circa 40 000 tunisini sbarcati illegalmente a Lampedusa l&#8217;anno scorso è stata rimpatriata, come era previsto dopo sei mesi di soggiorno. La maggior parte ha attraversato il confine a Ventimiglia per trovare rifugio in Francia.</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.lefigaro.fr/international/2012/04/29/01003-20120429ARTFIG00164-l-italie-frole-le-cap-des-60millions-d-habitants.php" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Italie : le nombre d'étrangers a triplé en dix ans" di Richard Heuzé]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il rovescio della medaglia Monti</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 07:58:03 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Economia salute e ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica interna]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/switzerland.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Svizzera" /><br/>Nel 2011 sono fallite più di 11 600 imprese in Italia, un record negli ultimi quattro anni, che ha comportato la perdita di 50 000 posti di lavoro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/Le Temps.png" width="150" height="30" alt="Le Temps"  title="Le Temps"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/switzerland.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Svizzera" /><br/><p>La cura da cavallo somministrata da Mario Monti all&#8217;Italia per tirarla fuori dal marasma provoca il malcontento di alcune categorie di cittadini. A guidare la protesta i piccoli imprenditori, che lamentano una pressione fiscale insopportabile e riforme che non favoriscono la produttività.</p>
<p>&#8220;Mario Monti è la persona giusta al momento giusto. Approviamo tutte le misure adottate&#8221; dichiarava con entusiasmo due settimane fa Angel Gurría, segretario generale dell&#8217;Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), circa l&#8217;azione del successore di Berlusconi in carica dal novembre 2011. Lodate dai suoi omologhi europei e dalla comunità internazionale in generale, le riforme intraprese per risollevare le disastrate finanze italiane non riservano però a Monti gli stessi elogi da parte dei suoi concittadini. Anche se i sondaggi attestano ancora una certa popolarità del presidente del Consiglio, che era del 55% a fine marzo, i suoi metodi e i suoi piani di rigore provocano aspre critiche da parte di alcuni settori della popolazione. In prima fila i piccoli imprenditori, numerosi nell’ esprimere la loro rabbia sentendosi poco rappresentati dalle associazioni professionali a loro giudizio troppo passive.</p>
<p>Penalizzati per anni in un Paese che fa fatica a crescere, i piccoli imprenditori dicono di sentirsi presi per la gola da quando l&#8217;Italia, sottoposta ad una cura di austerità, è entrata in recessione alla fine dello scorso anno. Essi denunciano in particolare l’aumento della pressione fiscale deciso dal Governo e si lamentano dei crescenti controlli che non fanno altro che aggravare la loro situazione. &#8220;Mario Monti ci fa solo fare bella figura agli occhi del mondo, non risolve i problemi del Paese&#8221; dice Luca Peotta. Questo piccolo imprenditore che produce a Cuneo forni industriali e dà lavoro a otto persone, ha fondato nel 2009 &#8220;Imprese che resistono &#8221; (ICR), un movimento che rivendica una riduzione dei carichi fiscali che gravano sulle forze produttive del Paese. Apolitica e forte della presenza di circa 3 500 aziende associate, ora è più attiva che mai. &#8220;Perché la situazione è gravissima&#8221; insistono i suoi membri. Nel 2011 sono fallite più di 11 600 imprese in Italia, un record negli ultimi quattro anni, che ha comportato la perdita di 50 000 posti di lavoro secondo l&#8217;Associazione Artigiani Piccole Imprese di Mestre (CGIA) del Veneto.</p>
<p>In Italia &#8220;l&#8217;onere fiscale che grava sul lavoro e sulle imprese supera di 50 miliardi la media europea&#8221;, ha dichiarato il mese scorso Luigi Giampaolino, Presidente della Corte dei Conti. E nonostante le promesse del Governo di spostare l&#8217;onere fiscale dalle imprese sul patrimonio e sul consumo, i piccoli imprenditori sono preoccupati. &#8220;La situazione delle PMI non migliorerà” ha detto Massimo Mazzucchelli, alla guida di un’azienda familiare che dà lavoro a 16 persone nella provincia di Varese, e membro di ICR. L’imprenditore è preoccupato dalle misure decise nel quadro della riforma del mercato del lavoro. Questa prevede un nuovo sistema di indennità di disoccupazione, che richiede maggiori contributi agli artigiani e piccole imprese, oltre a tassare ulteriormente le diverse forme di lavoro a tempo determinato: &#8220;Questo tipo di contratto ha permesso alle piccole imprese di assumere dipendenti solo durante i periodi di forte produttività. La domanda è drasticamente calata, non c&#8217;è abbastanza lavoro per assumere personale con contratti a tempo indeterminato &#8220;.</p>
<p>I piccoli imprenditori non sono però i soli a subire gli effetti delle riforme del Governo: la riforma delle pensioni, la reintroduzione della tassa di proprietà sulla prima casa, l&#8217;ulteriore aumento di due punti dell&#8217;IVA previsto per il prossimo autunno (per raggiungere un&#8217;aliquota del 23%), o l&#8217;introduzione di tasse ambientali previste dalla riforma fiscale preparata dall’esecutivo, rientrano nell’elenco dei pesanti sacrifici annunciati da Mario Monti a tutti i cittadini quando ha assunto l’incarico di Governo. Risultato: la pressione fiscale in Italia &#8220;è in procinto di superare il 45% del PIL, un livello che ha pochi uguali al mondo&#8221; ha dichiarato preoccupato Luigi Giampaolino durante un colloquio con la commissione della Camera dei Deputati nel mese di marzo. La media europea si colloca a circa il 40%.</p>
<p>Per risanare le finanze della nazione &#8211; che vanta un debito di oltre 1,9 miliardi di euro, ossia il 120% del PIL &#8211; il Governo ha intensificato i controlli fiscali. Ancora una volta, i piccoli imprenditori alzano la voce e denunciano una caccia alle streghe condotta soprattutto contro i piccoli contribuenti. &#8220;Non è per difendere l&#8217;evasione fiscale” assicura Luca Peotta “ma notiamo che non sono i grandi evasori che sono preoccupati al momento. Loro continuano come prima a esportare i propri capitali verso i paradisi fiscali &#8220;.</p>
<p>Le lamentele dei piccoli imprenditori circa l&#8217;inasprimento dei controlli fiscali non hanno nulla di sorprendente. Finora sono stati supportati da un sistema impietoso nei confronti dei dipendenti, tassati alla fonte, che ha colpito davvero poco gli autonomi, i liberi professionisti e le aziende all’origine delle massicce sparizioni di capitali. Secondo il Ministero del Tesoro italiano, gli importi evasi potrebbero ammontare a più di 160 miliardi di euro all&#8217;anno. Secondo i dati fiscali 2011 (relativi all&#8217;anno 2010) raccolti dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell&#8217;Economia, il 49% dei contribuenti italiani dichiara un reddito annuo inferiore a 15 000 euro. E mentre il reddito medio dei dipendenti è di 19 810 euro, quello degli imprenditori arriva solo a 18 170 euro.</p>
<p>Francesco, proprietario di una piccola azienda edile in Liguria, non nasconde che si prende qualche libertà con le tasse che dovrebbe versare. Dice che questo è il prezzo da pagare affinché la sua azienda possa sopravvivere: &#8220;Il lavoro manca, se voglio portare a casa qualcosa per vivere devo risparmiare nelle misure di sicurezza nei cantieri ed evitare di dichiarare una parte del reddito”. Ma precisa che non è sempre stato così. Nel 2005 dichiarava ancora un reddito superiore ai 40 000 euro. &#8220;Gli affari andavano meglio a quel tempo, ma da allora la situazione è peggiorata. Non evado per divertimento &#8221; e si dice deluso dall’azione di governo. &#8220;Se Mario Monti salverà l&#8217;Italia, non salverà la mia ma quella dei poveracci&#8221;.</p>
<p>Al di là della tendenza problematica e diffusa dei lavoratori autonomi ad evadere, il disagio espresso dagli artigiani e dai piccoli imprenditori non è fittizio. Dall&#8217;inizio dell&#8217;anno una decina di imprenditori in difficoltà economiche si è suicidata. A Bologna, due settimane fa, un artigiano si è dato fuoco di fronte all’Agenzia delle Entrate con cui aveva un contenzioso.</p>
<p>Questi gesti di disperazione, più frequenti dopo la crisi finanziaria del 2008, sono ulteriormente aumentati negli ultimi mesi. Esasperato dall’indifferenza delle autorità nei confronti di questo fenomeno, Massimo Mazzucchelli ha creato una rete di psicoterapeuti chiamata &#8220;Terraferma&#8221;, una specie di Telefono Azzurro per gli imprenditori. &#8220;Sono completamente soli di fronte ai problemi che si accumulano e non riescono ad accettare la prospettiva di licenziare i dipendenti che spesso sono amici o vicini di casa, né di chiudere un’azienda in cui si identificano completamente&#8221; .</p>
<p>Alberto Dalpiaz non ha intenzione né di suicidarsi, né di rinunciare alla sua azienda. Proprietario di una azienda agricola biologica di 4 ettari nella zona di Imperia, come tutti gli agricoltori gode di numerose agevolazioni fiscali. &#8220;Non troppo sfortunato&#8221;, si lamenta tuttavia come gli imprenditori di altri settori della riluttanza delle banche a concedere prestiti. Una tendenza che, fa notare la CGIA di Mestre, si è ancora più accentuata dal secondo semestre del 2011. &#8220;Questo è un grande freno alle aziende individuali, e può causare molti problemi quando si devono garantire pagamenti mentre la maggior parte dei clienti sono in ritardo nel saldare le proprie fatture.&#8221;</p>
<p>Primo fra i morosi &#8220;lo Stato, che paga i propri conti con un enorme ritardo” accusa Alberto Dalpiaz. “E’ il colmo, se si pensa che proprio lo Stato non esita a colpire con forza coloro che non pagano i propri debiti in tempo&#8221; dice l’agricoltore. Secondo uno studio di Confartigianato lo Stato evidenzia una media di 137 giorni di ritardo nei pagamenti dei suoi fornitori.</p>
<p>Oltre alla riduzione del carico fiscale, l&#8217;obbligo di pagare entro 60 giorni fa parte delle riforme richieste da ICR per migliorare la situazione delle piccole medie imprese, così come diverse modifiche nel sistema di riscossione dell’IVA, “che dovrebbe essere versata quando le aziende incassano i propri crediti&#8221; sostiene Luca Peotta e non mensilmente o trimestralmente come avviene oggi. “Grazie ad iniziative di questo tipo l&#8217;Italia potrà tornare a crescere&#8221; dice.</p>
<p>In attesa di vedere le autorità disposte ad ascoltarli con più attenzione, i piccoli imprenditori e i lavoratori autonomi vedranno ridotto il margine di manovra con il fisco, poiché il Governo insiste da mesi che i controlli si intensificheranno in futuro.<br />
Per il sindacalista Domenico Proietti, specialista in materia fiscale della UIL, è il minimo che che si può fare. Poiché anche se la situazione dei piccoli imprenditori non è sempre rosea, non sono loro quelli messi peggio. &#8220;Cominciamo con la riduzione delle tasse per coloro che effettivamente pagano dal primo all&#8217;ultimo euro. In Italia non sono difficili da identificare: sono i dipendenti e pensionati &#8220;.</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.letemps.ch/Page/Uuid/2da9fb32-8349-11e1-8fee-0125137f3c88/Italie_le_revers_de_la_m%C3%A9daille_Monti" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Italie, le revers de la médaille Monti" di Sandra Moro]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Primi segnali nella diatriba fiscale con l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 05:50:32 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Politica estera]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/switzerland.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Svizzera" /><br/>Dalla scorsa estate Bellinzona non versa più all’Italia le ritenute d’acconto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[SF1]
</p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/switzerland.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Svizzera" /><br/><p><em>Dalla scorsa estate Bellinzona non versa più all’Italia le ritenute d’acconto, così facendo il governo regionale del Canton Ticino fa pressioni su Berna e Roma. Pare però che ora qualcosa si stia muovendo nei dialoghi interrotti fino a pochi giorni fa. Il governo Monti sembra disposto a negoziare a determinate condizioni.</em></p>
<p>Il Ticino ha sospeso gli accordi unilateralmente, ha dichiarato Monti all’ANSA lunedì sera. Nell’ambito dei dibattiti per un accordo, sul tipo di quello concluso dalla Svizzera con Germania e Gran Bretagna, la Svizzera vuole riprendere le trattative con Roma per rivedere il sistema della doppia imposizione. Va ricordato, tuttavia, ha detto Monti, che il Ticino ha sospeso unilateralmente l’attuazione dell’accordo sui frontalieri italo-elvetici. Il Ticino in questo modo vìola due accordi internazionali &#8211; quello sui frontalieri e quello sulla doppia imposizione. Se la Svizzera vuole riprendere i negoziati, è condizione imprescindibile che vengano rispettati gli accordi già in vigore.</p>
<p><em>Fondi congelati</em></p>
<p>L&#8217;estate scorsa il governo ticinese aveva deciso di congelare i fondi provenienti dalla ritenuta d’acconto prelevati ai frontalieri e ha sospeso il versamento all’ Italia. Il denaro resterà bloccato fino alla rinegoziazione dell&#8217;accordo sulla doppia tassazione tra Berna e Roma .</p>
<p>In caso di fallimento delle trattative, i ticinesi pretendono che il governo federale versi la differenza tra i tassi d’interesse di Italia e Austria.</p>
<p>Nel mese di marzo il Consiglio nazionale ha tacitamente approvato una iniziativa cantonale equivalente con cui chiede che l&#8217;Italia in futuro riceva meno soldi dalla ritenuta alla fonte applicata ai frontalieri italiani. Il tasso di interesse in favore dell’ Italia dovrebbe essere ridotto dal 38,8 al 12,5 per cento. Ora se ne dovrà occupare di nuovo la Camera Alta, che lo scorso autunno aveva respinto l&#8217;iniziativa allineandosi con le decisioni del Consiglio federale.</p>
<p><em>La domanda di rinegoziazione</em></p>
<p>La reazione dal Ticino alla richiesta di Monti non si è fatta attendere: la Svizzera deve essere cancellata dalla &#8220;lista nera&#8221; dei paradisi fiscali, ha detto che il Consigliere di Stato ticinese Marco Borradori alla radio locale &#8220;Radio3i&#8221;. Inoltre l&#8217;aliquota per i frontalieri deve essere rinegoziata. A Berna la Segreteria di Stato per gli Affari Internazionali ha confermato soltanto che ci sono stati contatti tra la Svizzera e le autorità italiane.</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.tagesschau.sf.tv/Nachrichten/Archiv/2012/05/01/Schweiz/Erste-Zuckungen-im-Steuerstreit-mit-Italien" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Erste Zuckungen im Steuerstreit mit Italien "]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Italia meridionale, euro falsi che perfino la polizia ammira</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 08:03:50 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[Società cultura e religione]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/usa.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="USA" /><br/>GIUGLIANO IN CAMPANIA, Italia — Mentre gli dei della finanza europea disquisiscono sulla possibilità di dare slancio alla crescita lasciando che la Banca Centrale Europea stampi più denaro, alcuni intraprendenti...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/The New York Times.png" width="150" height="30" alt="The New York Times"  title="The New York Times"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/usa.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="USA" /><br/><p>GIUGLIANO IN CAMPANIA, Italia — Mentre gli dei della finanza europea disquisiscono sulla possibilità di dare slancio alla crescita lasciando che la Banca Centrale Europea stampi più denaro, alcuni intraprendenti individui di questo agglomerato semi-urbano, a nord-ovest di Napoli, si sono rimboccati le maniche, iniziando a stampare montagne di euro falsi.</p>
<p>La Campania, regione dell’Italia meridionale, è rinomata per il sole, la mozzarella fresca e il crimine organizzato, ma vanta anche un tipo diverso di attività a conduzione familiare, responsabile della produzione di oltre la metà di quelle 550.000-800.000 banconote false che ogni anno le banche centrali europee ritirano dalla circolazione.</p>
<p>Sembra proprio che l’Italia abbia una spiccata vena artigianale per l’arte della stampa, malgrado le autorità abbiano rilevato operazioni monetarie illecite anche in Francia, Spagna, Europa dell’Est e Sud America. Feudo di abili professionisti del settore è Giugliano e dintorni, dove edifici in cemento costeggiano frutteti e concessionarie di auto, mentre giovani prostitute africane sbucano dai cespugli su strade fatiscenti.</p>
<p>“L’Italia vanta una tradizione antica, straordinaria e prestigiosa. Qui si produce denaro falso, fatto ad arte,” ha dichiarato il Colonnello Gentili, a capo dell&#8217;unità anticontraffazione dei Carabinieri di Roma. “Giugliano è la capitale, e annovera i professionisti migliori.” Si direbbe ce ne sia un buon numero, stando ai dati. Nel gennaio 2009, la polizia ha condotto alcune operazioni di lotta alla contraffazione sia nell’area di Giugliano che, più a sud, in Calabria, durante le quali sono stati perquisiti 162 laboratori, arrestate 109 persone e sequestrate montagne di materiale illegale.</p>
<p>Malgrado il blitz, il più grande negli ultimi anni, la falsificazione non ha conosciuto tregua, sostiene il Colonnello Gentili. Si tratta di una tradizione che, proprio come la produzione del vino, della ceramica, dei tessuti e di altre opere d’arte vanto dell’Italia, spesso si tramanda di padre in figlio.<br />
Ad aprile in Puglia sono stati arrestati due uomini accusati di contraffazione. La polizia sostiene che le organizzazioni criminali attive a Foggia e nei comuni limitrofi si sono affiliate a quelle campane con il fine di produrre montagne di euro falsi.</p>
<p>Mentre la Campania è il presidio della Camorra, la rete del crimine organizzato rinomata per l’inaudita violenza, le autorità sostengono che la contraffazione in questa regione rappresenta solo un’attività marginale. Le organizzazioni criminali infatti preferiscono dedicarsi ad attività molto più redditizie, tra cui lo smaltimento dei rifiuti tossici, il traffico di stupefacenti e la produzione di capi di abbigliamento taroccati.</p>
<p>“Senza dubbio il crimine organizzato trae profitto da questa attività e può intervenire per regolarne la circolazione sul mercato dato l’interesse che nutre nelle aree che controlla,” sostiene il giudice Raffaele Cantone, magistrato della Suprema Corte di Cassazione che in passato ha condotto accurate indagini sulla Camorra.</p>
<p>Il Colonnello Gentili, che nutre un profondo rispetto verso gli astuti falsari che tallona quotidianamente, sostiene con orgoglio che la sua unità anticontraffazione, fondata nel 1992, è stata la prima di questo tipo in Europa, data la spiccata propensione degli italiani per la produzione di materiale taroccato. Prima dell’euro, le tipografie italiane, soprattutto quelle attive nell’area di Napoli, erano specializzate nella produzione di lire, dollari, franchi svizzeri e francesi falsi, aggiunge il Colonnello.</p>
<p>Sul muro del suo ufficio campeggia una “A.M. lira” falsa, una valuta che circolò all’indomani dello sbarco degli Alleati in Italia, stampata a Leonforte, in Sicilia, nel 1946.<br />
All’occhio inesperto, gli euro falsi realizzati dai gruppi criminali attivi in quest’area sono piuttosto convincenti. Ma, a guardar bene, qualche difetto ce l’hanno: la carta su cui sono stampati è priva di filigrana e gli ologrammi argento riflettono la luce in modo diverso rispetto agli euro originali. I primi euro falsi furono scoperti dalle autorità qualche giorno dopo l’introduzione della valuta nel gennaio 2002, e il primo blitz significativo fu avviato sei mesi dopo. Da allora, l’euro è divenuta una valuta mondiale, e gli euro falsi hanno seguito il flusso del traffico internazionale della droga e dell’immigrazione.</p>
<p>In anni recenti, euro falsi sono stati scoperti in Bulgaria, Colombia, Russia, Turchia, Iran e Iraq, nazioni che dispongono di grandi liquidità, e in cui risulta più facile smerciare euro falsi data la scarsa dimestichezza di banche e negozi con le banconote originali. Secondo il Colonnello Gentili, talvolta gli immigranti provenienti dall’Africa e dall’America Latina acquistano consapevolmente euro falsi in Europa per poi investirli nell’acquisto di proprietà nei Paesi di origine.</p>
<p>L’euro, soprattutto la banconota da 500 (del valore di circa $660), è divenuta la valuta preferita dei trafficanti di droga di tutto il mondo, e gli euro falsi sono diventati parte integrante delle loro operazioni. Ad aprile a Bogotà, in Colombia, è stata smantellata una tipografia che sfornava banconote false e sono stati sequestrati mezzo milione di banconote di euro false.</p>
<p>La Banca Centrale Europea, sulle tracce dei falsari, rivela che la gran parte delle centinaia di migliaia di banconote false ritirate dalla circolazione ogni anno sono biglietti da 20 e 50 euro. Potrebbe sembrare una cifra irrisoria se si tiene conto dei 14 miliardi in media di banconote originali in circolazione, ma tanto basta per tenere le autorità in allerta.</p>
<p>Allister McCallum, a capo della sezione anti-falsari della Banca Centrale Europea, sostiene che i falsari si dividono in tre categorie: dilettanti provvisti di una semplice stampante, stati canaglia, e professionisti a tutti gli effetti, come quelli attivi nell’area di Giugliano.<br />
Eppure, Giugliano sembrerebbe tutt’altro che la roccaforte del taroccato. La strada principale è fiancheggiata da edifici privi di identità, negozi di abbigliamento di fascia media, un municipio moderno, una chiesa e un numero di pompe funebri all’apparenza sproporzionato. Ma la periferia che si estende ad ovest, verso la costa, è caratterizzata da un’urbanizzazione caotica ed è popolata da edifici semi-abbandonati che lasciano sospettare cose losche.</p>
<p>Nel 2009, nei pressi di Giugliano, alla soffiata di un’incursione imminente, alcuni falsari cercarono di liberarsi del mucchio di banconote da 100 euro gettandole in un vicino corso d’acqua.</p>
<p>Nei secoli passati, la falsificazione di monete che riproducevano immagini di monarchi era ritenuta un crimine grave e comportava punizioni severe come la pena capitale. Attualmente, la Commissione Europea sta cercando di elaborare una pena minima e una massima per i falsari di euro in mancanza di una pena standard fra i 27 Paesi dell’Unione Europea.</p>
<p>La legge italiana prevede pene severe che vanno da 3 a 12 anni, ma l’applicazione rimane una vera sfida. La macchina della giustizia italiana procede a rilento, i giudici spesso riducono in appello le pene inflitte, pertanto la recidività rimane alta. Alcuni dei falsari arrestati nel rastrellamento del 2009 sono stati già rilasciati, benché siano in libertà vigilata.</p>
<p>Al 2007 risale un caso singolare. Colto in flagrante mentre stampava banconote false, un uomo campano fu arrestato dalla polizia. Dopo aver trascorso un mese dietro le sbarre, finì ai domiciliari in attesa dell’esito del processo, tuttora in corso. Nel 2009 fu nuovamente arrestato con accuse simili. Dopo aver ripercorso le stesse tappe di detenzione, quest’anno è stato nuovamente arrestato con l’accusa di contraffazione.</p>
<p>“Spesso ci ritroviamo sulle tracce delle stesse persone”, sostiene il Colonnello Gentili con un sorriso complice e rassegnato. “Rubano, scappano, falsificano, noi li seguiamo,” dichiara. “È come il gioco del gatto e del topo”.</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.nytimes.com/2012/05/01/world/europe/in-italy-counterfeiting-with-artisanal-care.html" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "In Southern Italy, Fake Euros That Even the Police Admire" di Rachel Donadio]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Giovani italiani scelgono di diventare pastori</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 06:56:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ItaliaDallEstero.info</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[Economia salute e ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/uk.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Gran Bretagna" /><br/>La paga è bassa e le ore lunghe, ma il lavoro è sicuro, come lo sono l’aria fresca e l’abbondante pecorino che si mangia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/The Telegraph.png" width="150" height="30" alt="The Telegraph"  title="The Telegraph"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/uk.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Gran Bretagna" /><br/><p>Da quando, questa settimana, il tasso di disoccupazione in Italia ha toccato il 10% è emerso che i giovani hanno deciso di diventare pastori. Tradizionalmente privilegio di uomini anziani, la professione ha recentemente attratto 3000 giovani italiani, secondo l’ente dell’agricoltura Coldiretti.</p>
<p>Hanno scelto una vita semplice all’aria aperta perché le loro aspirazioni a diventare medici, avvocati o ingegneri sono ostacolate dall’insignificante crescita economica dell’Italia, ulteriormente aggravata dalle pesanti misure di austerità.</p>
<p>Davide Bortoluzzi, 25 anni, proveniente dall’istituto tecnico e con un diploma da geometra, non essendo riuscito a trovare lavoro, adesso tiene d’occhio un gregge di 400 pecore sulle Dolomiti nell’Italia settentrionale. “Sono felice della scelta che ho fatto” ha detto. “Ho iniziato seguendo altri pastori e imparando a usare le corde. Non è stato facile. Ma, giorno dopo giorno, ho fatto dei progressi senza scoraggiarmi, a volte lavorando sotto piogge torrenziali, altre volte sotto il sole cocente”.</p>
<p>La Coldiretti afferma che l’inaspettato afflusso di pastori sotto i 35 anni ha consentito di ringiovanire un settore dell’agricoltura italiana ad esclusivo appannaggio di anziani agricoltori. In quasi l’80% dei casi, i giovani pastori hanno introdotto tecniche di allevamento più avanzate e hanno migliorato la qualità di carne, lana e formaggio da loro prodotti, come ha riportato la Coldiretti.</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.telegraph.co.uk/finance/jobs/9244441/Young-Italians-flock-to-become-shepherds.html" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Young Italians flock to become shepherds" di Nick Squires]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>In Italia il buon risultato del comico Grillo provoca un terremoto politico</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 09:10:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ItaliaDallEstero.info</dc:creator>
				<category><![CDATA[Spagna]]></category>
		<category><![CDATA[Politica interna]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/spain.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Spagna" /><br/>Affonda il partito di Berlusconi, ottenendo circa il 12% dei consensi. La partecipazione cala di sette punti percentuali rispetto al 2008]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/ABC.png" width="150" height="30" alt="ABC"  title="ABC"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/spain.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Spagna" /><br/><p>L’Italia sta vivendo un vero e proprio terremoto politico. Nonostante le elezioni amministrative fossero limitate a 942 comuni, hanno comunque riflesso la profonda trasformazione che sta avvenendo nella geografia politica del paese. Domenica e lunedì sono stati chiamati a votare nove milioni e mezzo di elettori, circa il 20% del totale.</p>
<p>Anche se è sempre meglio essere prudenti nelle valutazioni quando si tratta di elezioni nelle quali viene convocato meno del 70% dell’elettorato, uno dei dati più sorprendenti delle elezioni amministrative italiane, in attesa dei risultati finali, è stato il successo del Movimento 5 Stelle del comico Beppe Grillo, il re dell’antipolitica. Grillo è famoso per la sua tendenza alla cosiddetta antipolitica, anche se sarebbe più corretto considerarlo un movimento contro i partiti politici tradizionali. Nel comico Grillo c’è molta demagogia e populismo, e il suo successo è stato raggiunto grazie a una potente campagna elettorale attraverso i social network e alcune televisioni, dove spesso è apparso con discorsi difficilmente contestabili dagli avversari.</p>
<p>Buona parte dei candidati presentati dal Movimento 5 Stelle sono giovani tra i 30 e i 40 anni, ben preparati, che conoscono la realtà delle città e hanno saputo appassionare la gente. Il risultato è stato spettacolare, ben superiore rispetto al previsto. In alcuni capoluoghi come Parma e Genova si sono avvicinati al 20%, con una media a livello nazionale che sfiora il 13-14%. E già si prevede che nelle prossime elezioni nazionali, programmate per la prossima primavera, il movimento entrerà in Parlamento con una percentuale di preferenze superiore al 10%. Si tratterebbe di un risultato preoccupante: il suo programma elettorale è scarso di proposte interessanti da realizzare a livello nazionale. Inoltre, i membri si dichiarano antieuropei e favorevoli all’uscita dell’Italia dall’euro.</p>
<p>Le elezioni amministrative italiane si sono tenute nel mezzo di quelle greche e francesi. Da un lato una grande frammentazione politica, il caso ellenico, e dall’altro un profondo desiderio di cambiamento e novità, il caso francese. Il partito di Berlusconi, il PDL, è stato il grande sconfitto, con un insuccesso senza precedenti, e il PD (centro sinistra) si è confermato il primo partito del paese con circa il 25% di consensi. Altri punti degni di nota sono la scomparsa del centro moderato e un elevato astensionismo, riflesso dello scontento popolare verso la classe politica. In concreto, la partecipazione è stata del 66,9%, quasi sette punti percentuali in meno rispetto alle ultime elezioni.</p>
<p><strong>Il collasso del partito di Berlusconi</strong></p>
<p>Nonostante abbia perso elettori a favore di Grillo, il PD ottiene un risultato accettabile nelle grandi città. Delle 26 province chiamate a votare, il PD ne amministrerà 8, ottenendo anche un vantaggio in 20-21 città.<br />
Il grande perdente è stato il PDL, il partito di Berlusconi. Il caso più eclatante si è verificato a Palermo, il capolouogo siciliano dove il sindaco uscente è del PDL, e ha ottenuto solo il 13% dei consensi. Molti altri candidati del partito di Berlusconi non sono neppure arrivati a questa percentuale. La media nazionale si è ridotta a meno del 12%.</p>
<p>Il collasso del partito ha una spiegazione molto semplice: complice la crisi economica, gli elettori abituali di Berlusconi si sentono indifesi per colpa del governo tecnico di Monti che ha aumentato le tasse a livelli record. I seguaci del PDL hanno anche assistito, oltre alla frammentazione del partito,  a una perdita notevole di leadership, voltandogli così le spalle. La sfida di Berlusconi sarà nel rifondare la formazione, creando un nome nuovo e cercando un candidato credibile per le prossime elezioni politiche.</p>
<h4 dir="ltr">Un voto punitivo</h4>
<p>In generale, il risultato delle elezioni amministrative italiane è stato un voto di punitivo per tutti i partiti. I politici avevano già captato questa avversione da parte dei cittadini verso la classe politica, a causa della mancanza di autorevolezza e credibilità. Per questo motivo molti candidati si sono presentati senza il nome dei propri partiti, ma con “liste civiche”, dove si sono messi insieme varie personalità e a volte membri di diversi partiti. E’ il caso del sindaco uscente di Verona Flavio Tosi, della Lega Nord, che nonostante gli scandali del partito è riuscito a raggiungere un notevole successo personale &#8211; il 55% dei voti &#8211;  grazie all’ottima gestione come sindaco.</p>
<p>In conclusione, il voto in Italia ha evidenziato l’enorme disillusione che sta vivendo il paese in conseguenza della crisi economica. Gli italiani hanno punito i partiti tradizionali, tutti senza eccezione coinvolti in gravi casi di corruzione, anche se questi hanno colpito soprattutto il partito di Berlusconi. Le elezioni hanno sancito il collasso della classe politica, o per lo meno una buona parte di essa, che dovrà rinnovarsi profondamente.</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.abc.es/20120508/internacional/abci-elecciones-italia-grillo-berlusconi-201205081242.html" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "El buen resultado del cómico Grillo provoca un terremoto político en Italia" di ÁNGEL GÓMEZ FUENTES]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>La nuova guida degli industriali italiani, espressione del capitalismo del Bel Paese</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 07:28:13 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia salute e ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica interna]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/france.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Francia" /><br/>Giorgio Squinzi è stato eletto Presidente di Confindustria. Vuole essere artefice di una linea morbida di dialogo sociale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/Les Échos.png" width="150" height="30" alt="Les Échos"  title="Les Échos"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/france.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Francia" /><br/><p>Giorgio Squinzi è stato eletto ieri [il 22 marzo, N.d.T.] Presidente di Confindustria. Vuole essere artefice di una linea morbida di dialogo sociale; il suo avversario promuoveva uno scontro frontale con i sindacati.</p>
<p>Si diceva che avrebbe stravinto, ma Giorgio Squinzi ieri è stato eletto presidente di Confindustria (l’equivalente di Medef in Italia) solo con 93 voti su 175, vale a dire appena 11 voti di scarto. Il suo avversario, Alberto Bombassei, ha riguadagnato terreno in questi ultimi giorni, ma gli sono mancati appoggi in Veneto nella volata finale. Il sessantottenne successore di Emma Marcegaglia assumerà la carica a fine maggio. Era il delfino ufficiale e, oltre a quello dei principali ordini professionali dell’organizzazione, aveva l’appoggio anche dei principali imprenditori italiani.</p>
<p>Subito dopo la sua vittoria, ha dichiarato di voler essere “il Presidente di tutti” e affermato che il suo primo compito sarebbe sarà “aiutare il Paese a rinascere attraverso la crescita economica”.<br />
Giorgio Squinzi incarna senz’altro “il cambiamento nella continuità”, come lui stesso ha dichiarato durante la campagna. La guida di Confindustria non dovrà quindi subire evoluzioni, e per quanto concerne il rapporto coi sindacati il nuovo degli industriali intende privilegiare il dialogo.</p>
<p><strong>Una frattura profonda</strong><br />
Il suo compito non sarà semplice, perché il voto ha rivelato una frattura profonda fra le imprese. Alberto Bombassei, che nonostante tutto ha raccolto il 47% dei voti, cosa inedita nella storia dell’associazione, proponeva uno scontro frontale con i rappresentanti dei lavoratori.<br />
Si dichiarava apertamente sostenitore del “metodo Marchionne”, dal nome dell’amministratore delegato di Fiat che, l’anno scorso, ha talmente agitato gli animi da lasciare Confindustria sbattendo la porta.<br />
Da allora, si sono verificate diverse altre defezioni. Alberto Bombassei aveva garantito che avrebbe fatto tornare la fabbrica di automobili fra i ranghi e riteneva indispensabile una riforma severa della struttura dell’associazione, con lo scopo di avere maggior peso sull’azione liberale del governo tecnico di Mario Monti.</p>
<p>Giorgio Squinzi è l’archetipo del capitalismo italiano. E’ ingegnere chimico industriale e ha costruito tutta la sua carriera all’interno dell’impresa di famiglia, Mapei, fondata da suo padre nel 1937 e che dirige dal 1984. Nel corso degli ultimi vent’anni, Mapei è decuplicata ed è divenuta un gruppo internazionale, con 59 stabilimenti presenti in 28 Paesi, dei quali 3 in Francia. Specializzata nella chimica per l’edilizia, come la francese Materis o la tedesca BASF, dà lavoro a 7 500 persone e nel 2011 ha realizzato un volume d’affari di 2 miliardi di euro. Mapei è sponsor della Scala di Milano e di una squadra di ciclismo già cinque volte vincitrice della Paris-Roubaix.</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.lesechos.fr/economie-politique/monde/actu/0201966124539-le-nouveau-patron-des-patrons-italiens-representatif-du-capitalisme-transalpin-304964.php" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Le nouveau patron des patrons italiens, représentatif du capitalisme transalpin" di Guillaume Delacroix]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Emma Marcegaglia: “Sono caduti molti tabù in Italia”</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 07:17:06 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Economia salute e ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica interna]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/france.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Francia" /><br/>Presidente degli industriali dal 2008, Emma Marcegaglia, quarantasei anni, concluderà il suo mandato a fine maggio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/Les Échos.png" width="150" height="30" alt="Les Échos"  title="Les Échos"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/france.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Francia" /><br/><p>Presidente degli industriali dal 2008, Emma Marcegaglia, quarantasei anni, concluderà il suo mandato a fine maggio. Ha fatto il suo ultimo discorso lunedì davanti alle imprese di Mantova, sua città natale, alla presenza dei suoi omologhi francese e tedesco, Laurence Parisot (MEDEF) e Hans-Peter Keitel (BDI). Tornerà a dirigere con suo fratello l’impresa di famiglia Marcegaglia, specializzata nella trasformazione dell’acciaio.</p>
<p><strong>Cosa ne pensa del ritorno delle tensioni nella zona euro?</strong><br />
L&#8217;Europa è stata destabilizzata dalla Grecia e ha accumulato un forte ritardo nella risoluzione del problema. Le tensioni degli ultimi giorni dimostrano, se fosse ancora necessario, che bisogna smettere di tergiversare. Occorre creare al più presto il fondo di solidarietà della zona euro, visto che  non sono da escludere altri attacchi speculativi. Credo che la Germania non sia stata corretta in questa vicenda, fortunatamente ha finito per ammorbidire la sua posizione permettendo la creazione di un fondo  dotato di 800 miliardi di euro. Tanto più che in tutti i paesi considerati &#8220;a rischio&#8221;, Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna e Italia, i governi sono cambiati e i nuovi dirigenti stanno intraprendendo importanti riforme.</p>
<p><strong>L&#8217;Italia va meglio di sei mesi fa?</strong><br />
Se i mercati speculeranno nuovamente nelle prossime settimane, sarà prima in Portogallo e Spagna. Questo non deve sdoganare l’Italia, dove le riforme sono ancora in fase iniziale. La situazione si è calmata, il costo del finanziamento del debito è tornato a livelli sostenibili. Ma il rigore non è sufficiente e molti problemi rimangono. A riprova, la grande difficoltà ad ottenere crediti dalle banche. Le aziende italiane hanno visto il loro patrimonio ridotto di 20 miliardi di euro nelle ultime settimane.</p>
<p><strong>Dobbiamo avere paura della Spagna?</strong><br />
La Spagna non è la Grecia, e ha l&#8217;enorme vantaggio di avere un debito molto inferiore a quello italiano. Il suo problema è il deficit, che lo scorso anno si è rivelato molto più elevato del previsto, e il tasso di disoccupazione, che colpisce oltre il 20% della forza lavoro. Il governo di Mariano Rajoy ha assunto delle decisioni coraggiose, deve continuare su questa strada. Ce la farà a venirne fuori, ne sono convinta.</p>
<p><strong>Chi definisce la politica economica a Roma? Mario Monti? La Commissione? La BCE?</strong><br />
Considerata la situazione in cui si trovava il Paese pochi mesi fa, è comprensibile che l&#8217;Europa abbia voluto dire la sua. Ma tutte le riforme in corso d’opera, sono per il nostro bene. I problemi dell’Italia non arrivano dall&#8217;euro ma da trent&#8217;anni di inedia. Si ricorda della Germania, considerata un tempo il malato d&#8217;Europa. Che cosa ha fatto per recuperare? Ha ridotto la spesa di cinque punti percentuali del PIL, ha imposto politiche salariali molto restrittive e ha ridotto le tasse, tanto che oggi c&#8217;è una differenza di venti punti tra la tassazione sulle imprese tedesche e quelle italiane, a scapito di queste ultime.</p>
<p><strong>Quando è arrivato Monti l&#8217;Italia era alla gogna. Oggi, invece, riscuote molto successo. Come mai questo cambiamento?</strong><br />
Hanno esagerato in entrambe le direzioni. Ricordo che in occasione del vertice G20 a Cannes agli inizi di novembre, tutti dicevano che l&#8217;Italia stava per far affondare l&#8217;euro, che era la causa di tutti i problemi. La realtà del Paese era ben diversa. Ciò che è cambiato in seguito, è che i nostri leader stanno dicendo la verità ai cittadini. Quando si parla chiaro, la gente capisce e accetta le cose più facilmente.</p>
<p><strong>Perché la squadra di Monti è così popolare?</strong><br />
Mario Monti gode di uno straordinario prestigio internazionale. In Parlamento una coalizione ampia, per non dire enorme, sostiene la sua politica. E alcune decisioni sono state prese rapidamente. Sicuramente le tasse sono aumentate troppo, ma ora l&#8217;Italia si è assicurata il pareggio di bilancio nel 2013. Sulla riforma delle pensioni stiamo procedendo regolarmente, e presto avremo il sistema meglio equilibrato di tutta Europa. Notevoli progressi sono stati compiuti, infine, in termini di liberalizzazione e di ammorbidimento del mercato del lavoro. In breve, in quattro mesi, molti tabù sono caduti su questioni che il Governo Berlusconi e tutti i suoi predecessori non hanno osato affrontare.</p>
<p><strong>Il clima sociale, tuttavia, si sta deteriorando. Lei nota segni di preoccupazione, in particolare tra i lavoratori dipendenti?</strong><br />
La riforma del mercato del lavoro in corso non è facile, perché tocca  temi ideologici. L&#8217;Italia è ancora molto indietro in questo senso. Solamente da noi un giudice in caso di licenziamento senza giusta causa non ha altra scelta che ordinare la reintegrazione del dipendente. Inoltre, il welfare non è equo e i contratti precari sono troppo diffusi. Su tutti questi punti, la riforma rappresenta un importante passo in avanti. Questo è un testo importante che renderà l’Italia appetibile e rassicurerà i mercati.</p>
<p><strong>Non è delusa da Mario Monti e il suo &#8220;super ministro&#8221; dello sviluppo economico, Corrado Passera, per quanto riguarda la ripresa?</strong><br />
La riforma del diritto del lavoro influirà a medio termine sulla produttività, che è il problema numero uno. Ma attenzione, questo non è sufficiente per arginare la recessione. Ci auguriamo che il governo affronti ulteriori provvedimenti nelle prossime settimane per operare nuovi tagli alla spesa pubblica, per esempio riducendo il numero dei parlamentari e diminuendo gli acquisti della pubblica amministrazione. Ci aspettiamo molto dalla revisione generale delle politiche di governo lanciata questo inverno. I risparmi dovranno essere utilizzati per ridurre la pressione fiscale. Non è possibile che coloro che pagano le tasse siano soggetti ad un prelievo fiscale pari al 44% del PIL! Inoltre, è necessario incoraggiare la ricerca e l&#8217;innovazione. Io non credo ai grandi progetti industriali centralizzati, ma piuttosto alle piattaforme che coinvolgono imprese, università e laboratori. Infine, devono essere avviati numerosi cantieri nelle infrastrutture dei trasporti.</p>
<p><strong>Lei sa a che punto sono i piani per la privatizzazione?</strong><br />
Le promesse, ancora una volta, sono state fatte. Serve  vendere subito alcuni immobili di proprietà dello Stato, il cui valore ha raggiunto 500 miliardi di euro. Anche gli Enti locali devono sbarazzarsi delle 10 000 società di servizi pubblici che hanno creato nel corso degli anni.</p>
<p><strong>Come ha lavorato con Silvio Berlusconi, fino alla sua caduta nel mese di novembre 2011?</strong><br />
Durante i primi due anni del mio mandato, il governo Berlusconi aveva a disposizione un’ampia maggioranza in Parlamento e la crisi non aveva cominciato a produrre i suoi effetti, quindi siamo stati in grado di collaborare in materia di welfare o lottare contro il prosciugamento del credito bancario. Sono soddisfatta dell&#8217;impegno del Ministro delle Finanze, Giulio Tremonti, contro il deficit pubblico. Tuttavia, anche allora, dicevo ai Ministri di andare più velocemente e procedere con ulteriori riforme. Poi tutto è cambiato il giorno in cui Gianfranco Fini, Presidente della Camera dei Deputati, si è staccato dal PdL  nell&#8217;estate del 2010. La maggioranza si è indebolita e la Lega Nord, fino ad allora alleata con Berlusconi, ha cominciato a ostacolare qualsiasi riforma. Tremonti ha perso la sua credibilità negando l&#8217;esistenza della crisi in Italia. Alla fine, tutto si è bloccato. Ecco perchè, nel mese di agosto, ci siamo incontrati con i sindacati per dare l&#8217;allarme. Il resto è storia &#8230;</p>
<p><strong>Che ricordi conserverà dei quattro anni alla guida degli industriali italiani?</strong><br />
L&#8217;esperienza è stata allo stesso tempo meravigliosa e faticosa. Gli industriali avevano  scelto una donna per guidare la loro organizzazione di rappresentanza, ma lo hanno fatto nel momento forse più difficile della loro storia. Ho dovuto affrontare la crisi dell&#8217;euro e quella del debito, ho visto il mio Paese nell&#8217;occhio del ciclone e cambiare Governo in piena tempesta. In questo contesto, la Confindustria è riuscita a diventare il fulcro del dibattito pubblico e devo ammettere che quattro anni bastano. Cerco un po’ di tranquillità.</p>
<p><strong>Come sono stati i rapporti con il MEDEF?</strong><br />
Ho avuto un ottimo rapporto con Laurence Parisot. Abbiamo lavorato molto sulle questioni europee, con il MEDEF, il BDI tedesco e la CBI britannica. Spesso ci siamo ritrovati tutti e quattro d’accordo in quelle occasioni. Sulle questioni economiche e sociali sono in perfetto accordo con il MEDEF, quando difende l&#8217;economia di mercato e la globalizzazione, a volte contro il ben noto protezionismo del governo francese.</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.lesechos.fr/economie-politique/monde/interview/0201985270527-emma-marcegaglia-beaucoup-de-tabous-sont-tombes-en-italie-308138.php?xtor=AL-4003-[Choix_de_la_redaction]-[Emma%20Marcegaglia%C2" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Emma Marcegaglia : « Beaucoup de tabous sont tombés en Italie»" di Guillaume Delacroix]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>La Chiesa non è un datore di lavoro molto ortodosso per i suoi sacrestani</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 07:14:55 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Economia salute e ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Società cultura e religione]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/france.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Francia" /><br/>Il governo di Mario Monti e il Vaticano hanno un problema in comune: l'occupazione. Da il governo di tecnici che vuole convincere CGIL, CISL, UIL ad accettare una profonda riforma. Dall’altro la Chiesa, con i sacrestani che reclamano un aumento di stipendio e contratti regolari, dato che la maggior parte di loro è assunta in nero.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/Myeurop.info.png" width="150" height="30" alt="Myeurop.info"  title="Myeurop.info"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/france.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Francia" /><br/><p>Il governo di Mario Monti e il Vaticano hanno un problema in comune: l&#8217;occupazione. Da un lato la Repubblica con il governo di tecnici che vuole convincere i tre sindacati (CGIL, CISL, UIL) ad accettare una profonda riforma  dell&#8217;articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che regola i licenziamenti, per rilanciare la crescita e favorire le assunzioni. Dall’altro la Chiesa, con i sacrestani che reclamano un aumento di stipendio e contratti regolari, dato che la maggior parte di loro è assunta in nero. E il dialogo risulta particolarmente complicato sia in Vaticano che a Palazzo Chigi.</p>
<p><strong>I sacrestani si occupano delle pulizie</strong><br />
In occasione di un ritiro spirituale, i sacrestani hanno protestato con i loro rappresentanti &#8220;sindacali&#8221; per le loro condizioni di lavoro.<br />
“La nostra associazione, la Fiudacs, creata nel 1970, ha circa 850 membri. Il suo obiettivo è quello di tutelare le nostre condizioni di lavoro&#8221;, ha spiegato il suo presidente Maurizio Bozzolan.<br />
Dati alla mano, Il presidente della Fiudacs  ha fatto il bilancio della situazione dei sacrestani. Il contratto di lavoro, rinnovato alla fine del 2011, prevede una retribuzione mensile di 1.260 euro per una settimana lavorativa di 40 ore, oltre alle ferie pagate. E’ previsto dal contratto che il sagrestano debba, in particolare, &#8220;controllare e pulire la sagrestia.&#8221;<br />
“Con la crisi, riceviamo molti curriculum vitae. La settimana scorsa, per esempio, un camionista che era stato appena licenziato mi ha chiamato per chiedermi se si era liberato un posto&#8221;, dice Maurizio Bozzolan.<br />
Spiega che questo lavoro non è facile. Occorre frequentare la chiesa regolarmente e ascoltare la messa ogni domenica; inoltre bisogna  dimostrare di essere &#8220;moralmente integerrimo&#8221;.&#8221;Chi non frequenta la chiesa da anni non è adatto per questo lavoro&#8221; dice Maurizio Bozzolan.</p>
<p><strong>Lavoro nero nei luoghi religiosi</strong><br />
Tuttavia, per motivi economici, il contratto di lavoro non viene applicato a tutti i lavoratori. Anche se esentata fino ad oggi dal pagamento delle imposte grazie ai Patti  Lateranensi, accordi firmati nel 1929 tra Benito Mussolini e il Vaticano, la Chiesa non ha soldi &#8211; dice &#8211; per pagare regolarmente i suoi dipendenti.<br />
La Chiesa non può quindi creare nuovi posti di lavoro regolari e spesso deve assumere in nero ricorrendo anche ai volontari. Questi ultimi, in cambio di una busta con qualche centinaio di euro per Natale e qualche mancia per permettersi una pizza di tanto in tanto, svolgono per fede in Dio il lavoro dei sacrestani.<br />
Si dovrebbe utilizzare parte delle risorse offerte dal contribuente alla Chiesa, contrattando una riduzione delle imposte a suo favore per ottenere corsi di formazione, aumentare gli stipendi e pagare i contributi di tutti i sacrestani. Questo consentirebbe anche di creare in breve tempo tra i 5.000 e i 10.000 posti di lavoro. Sarebbe un modo per partecipare al rilancio del motore dell&#8217;economia italiana &#8220;, ha detto Maurizio Bozzolan.<br />
Per delineare un quadro reale della situazione delle parrocchie, la Fiudacs si è rivolta alla Faci, la confederazione delle associazioni del clero italiano, una specie di Confindustria per il clero. Ma la maggior parte delle parrocchie interpellate non ha risposto. Improvvisamente, la Fiudacs non può più rivoltarsi contro le parrocchie che rifiutano di pagare i contribuiti ai sacrestani.<br />
La vera carità non sempre inizia a casa propria.</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://fr.myeurop.info/2012/04/02/l-eglise-un-employeur-pas-tres-catholique-pour-ses-sacristains-5069" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "L'Eglise, un employeur pas très catholique pour ses sacristains" di Ariel Dumont]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Una nuova primavera per Palermo?</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 07:02:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>info</dc:creator>
				<category><![CDATA[Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Politica interna]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/switzerland.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Svizzera" /><br/>L’ex sindaco Orlando spera di tornare alla ribalta nel degradato capoluogo siciliano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/Neue Zürcher Zeitung.png" width="150" height="30" alt="Neue Zürcher Zeitung"  title="Neue Zürcher Zeitung"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/switzerland.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Svizzera" /><br/><p><em>L’ex sindaco Orlando spera di tornare alla ribalta nel degradato capoluogo siciliano.</em></p>
<p>Malgoverno e degrado caratterizzano nuovamente l’immagine di Palermo, capoluogo siciliano. Domenica e lunedì si terranno le elezioni amministrative comunali. Tra i candidati, anche Leoluca Orlando, sotto la cui guida Palermo ha già conosciuto un periodo rigoglioso.</p>
<p>La fragranza dei calamari arrostiti si confonde col fetore dei rifiuti sparsi ammucchiati ai bordi di Piazza Marina. Dall’annerita Fontana barocca del Garaffo non scorre più acqua e la facciata di uno dei più grandi vecchi palazzi che domina la piazza si sta sgretolando. La maggior parte delle finestre sono rotte. Eretto nella metà del XIX secolo per accogliere il mercato azionario e la Camera di Commercio, da anni questo palazzo in stile neoclassico è vuoto.</p>
<p><em>Il salotto sporco</em></p>
<p>Anziani signori, i quali poco prima di mezzanotte si ritrovano a mangiare in un logoro ristorantino con tavoli e sedie di plastica, non sembrano minimamente infastiditi dall’odore nauseante. «Per un paio di settimane, agli inizi di aprile, abbiamo convissuto con cumuli di spazzatura ben peggiori», afferma uno degli uomini. Quella volta si attese invano la rimozione dalle strade di 2000-3000 cassonetti dei rifiuti. A tal proposito parla il proprietario di una gioielleria riferendosi alla “munnizza” e non alla “monnezza”. Infatti non siamo a Napoli, bensì a Palermo.</p>
<p>Piazza Marina non è situata alla periferia del capoluogo siciliano ma più esattamente nel suo centro storico, che solitamente nelle misere città italiane, viene curato, addobbato e illuminato con orgoglio, proprio come il “salotto”, il tipico soggiorno delle case. Alcuni tratti della stessa Via Vittorio Emanuele sono solo debolmente illuminati e molti vecchi palazzi che costeggiano ai bordi della strada sembrano pericolanti e sono stati messi in vendita.</p>
<p>Accanto vi è il Corso, la principale arteria di traffico spianata già dagli arabi. Collega in modo straordinario il quartiere, carico di storia, e i monumenti, che risalgono al periodo glorioso in cui Palermo, grazie alla sua multietnicità composta da europei, arabi ed ebrei, sotto la guida normanna (1072-1194) ebbe un’inusuale fioritura economica, diventando una sorta di New York del Mediterraneo, soprattutto sotto l’Imperatore Federico II (1194-1250), che qui visse e fu sepolto, suscitando lo stupore del mondo.</p>
<p><em>Cattiva gestione della destra</em></p>
<p>«I politici, nel corso degli ultimi anni, ci hanno letteralmente massacrati», tuona il macellaio che vende la sua carne in strada, nel colorato mercato di Vucciria nel centro storico. Si lamenta che sempre più venditori ambulanti devono chiudere. A colpo d’occhio, dice, i clienti che si recano nel già devastato centro storico sono sempre meno e tantomeno vorrebbero ancora viverci. I politici aumentano ulteriormente la pressione fiscale, che grava più del «pizzo», la mazzetta richiesta dalla mafia. Ha come l’impressione che Stato e mafia siano diventati la stessa cosa.</p>
<p>Il macellaio indica come particolarmente devastante l‘amministrazione del sindaco Diego Cammarata. In carica dal 2002, avrebbe dovuto rinunciare al suo secondo – e secondo lo Statuto, anche ultimo – mandato già lo scorso gennaio, un paio di mesi prima del termine dello stesso. Il suo malgoverno ha portato, anche a causa dell’alto tasso di disoccupazione, la già tormentata città sull’orlo del crollo finanziario, se non proprio alla rovina.</p>
<p>Cammarata ha soprattutto trascurato il fatto che lo smaltimento dei rifiuti ha causato un enorme buco finanziario che va colmato. Nonostante le alte tasse sui rifiuti, anno dopo anno si è registrata una perdita di 20 milioni di euro e la sola attività di smaltimento rifiuti nelle cinque più grandi città italiane aggrava una spaventosa montagna di debiti che supera i 250 milioni di euro.</p>
<p><em>Crisi dei partiti tradizionali</em></p>
<p>Nello schieramento di Cammarata, piazzato dall’allora Presidente del Consiglio Berlusconi, non vuole identificarsi più nessuno. Per le elezioni amministrative che si terranno a Palermo domenica e lunedì, il Centrodestra sostiene ormai Massimo Costa, avvocato trentaquattrenne ed ex campione di Kick Boxing, che ha cercato di distinguersi come persona apartitica e antipolitica.</p>
<p>Costa ci sventola sotto il naso la sua patente. Non possiede, infatti, una tessera di Partito né tantomeno un auto di proprietà. La piccola Fiat ecologica che utilizza per spostarsi è stata presa in affitto. Proviene inoltre da una modesta famiglia: figlio di un’insegnante e di un ferroviere, conosce quindi bene il significato di meritocrazia.</p>
<p>Tra le sue priorità, Costa menziona la creazione di un’etica ed efficiente amministrazione comunale che dovrebbe privatizzare una parte dei suoi servizi. Egli vorrebbe rompere con le nauseanti tradizioni di clientelismo; e all’obiezione che, privatizzando, la mafia potrebbe avere il sopravvento, Costa ribatte con la tesi che il progresso economico è la migliore arma contro Cosa Nostra.</p>
<p>Il giovane si vede quindi come la persona ideale per la carica di sindaco poiché può mettere a servizio molta esperienza manageriale. Dal 2005 ha guidato il comitato olimpico siciliano e lo Sport è la terza maggiore attività italiana. I detrattori di Costa sospettano tuttavia che il giovane, per quanto possa presentarsi così simpatico e dinamico, in fin dei conti non sarebbe altro che una marionetta del vecchio gruppo di Centrodestra. Non a caso avrebbe inizialmente appoggiato il partito di centro del Terzo Polo, per poi mutare repentinamente a candidato ufficiale, non solo del cristiandemocratico UDC bensì anche per il Popolo delle Libertà di Berlusconi.</p>
<p>Costa non è che uno degli almeno undici candidati, cosa che evidenzia anche una profonda crisi dei politici tradizionali e dei loro partiti. Vere opportunità di successo sarebbero quindi attribuite solo a tre aspiranti, ossia Costa e i due candidati di sinistra Fabrizio Ferrandelli e Leoluca Orlando. Si, esatto! Anche Orlando, che è già stato più volte sindaco, è di nuovo in lizza; con buoni contatti internazionali, deputato sessantaquattrenne, professore di diritto e autore di libri, sotto al quale Palermo ha già una volta vissuto la sua rinascita.</p>
<p>Orlando, che ha rivestito la carica dal 1985 e al 1990 e poi di nuovo dal 1993 al 2000, si guadagnò la reputazione di impavido combattente dell’antimafia. Cosa Nostra si era prima infiltrata nell’amministrazione comunale e favorendo l’ulteriore rovina della città durante le Guerre, quando il centro cittadino era già duramente distrutto dai bombardamenti, così da poter fare posto a nuove costruzioni. Orlando lanciò quindi un programma di salvataggio del quartiere antico e dei monumenti, impegnandosi per la riapertura del Teatro Massimo e sfruttando i suoi buoni contatti internazionali per questo Rinascimento culturale.</p>
<p><em>Vendetta della sinistra</em></p>
<p>A differenza di altri candidati, Orlando si presenta notevolmente puntuale alle interviste. Cerca di sottolineare che durante i suoi precedenti incarichi non si è occupato assolutamente solo di cultura ma anche di una corretta finanza e una funzionale nettezza urbana. Quando si è dimesso, nel 2000, per candidarsi (invano) alle presidenziali di Sicilia, Palermo ricevette da Moody’s un rating migliore rispetto a New York. Oggi può ancora ricordarsi di come ogni mattina personalmente si sia occupato di mettersi in marcia con i furgoncini di rimozione della spazzatura.</p>
<p>Fabrizio Ferrandelli, di contro, non fa mistero nemmeno davanti alla giornalista svizzera della sua profonda irritazione nei confronti della candidatura di Orlando, che una volta era il suo patrigno politico. Il trentunenne impiegato di banca e consigliere comunale definisce il suo rivale come uno “sciacallo”, accusandolo di copiare il suo programma. Gli rinfaccia persino di essere antidemocratico. Avrebbe disprezzato di aver vinto (non di molto) le primarie su Ferrandelli nel gruppo di Centrosinistra e avrebbe annunciato la sua candidatura, sebbene ne fosse stato di nuovo escluso. Avrebbe disconosciuto le primarie del centrosinistra vinte (per un soffio) da Ferrandelli, annunciando solo dopo la sua candidatura, nonostante prima avesse ripetutamente dato per esclusa una cosa simile.”</p>
<p>Per Orlando, però, sarebbe Ferrandelli il traditore. Sarebbe stato escluso dal Partito Italia dei Valori, il cui coordinatore nazionale è lo stesso Orlando, poiché nelle primarie non avrebbe sostenuto il candidato ufficiale della Sinistra, Rita Borsellino. Anzi, Ferrandelli si sarebbe messo in gara con la sorella minore del giudice assassinato dalla mafia e in questo sarebbe stato sostenuto solo dalle forze di Centrodestra, che avevano manipolato le primarie.</p>
<p><em>Pericolo di brogli elettorali?</em></p>
<p>Costa e Ferrandelli cercano di liquidare Orlando come un narcisista utopista, che a stento si occupa dei problemi quotidiani die cittadini, piuttosto curerebbe soltanto la sua fama senza fare spazio alle nuove generazioni. Questi crescenti pungenti attacchi personali fanno supporre che Orlando sia in realtà temuto e che gli vengano attribuite considerevoli probabilità di vittoria. Anche durante le nostre conversazioni con tassisti, passanti o proprietari di negozio, la maggioranza degli intervistati vede possibile un ritorno dell’ex sindaco. Si è frequentemente osservato che anche se Orlando non è certo perfetto, ha portato infine qualche progresso, a differenza invece di Cammarata.</p>
<p>Orlando stesso, tuttavia, ha invitato alla prudenza. Al primo turno elettorale sarebbe riuscito a passare a stento, proprio a causa dei molti candidati che hanno portato a una dura ma prevedibile frammentazione dei campi politici tradizionali. Inoltre, Orlando fa riflettere sul fatto che i mafiosi non uccidono più come un tempo e ormai indossano abiti gessati, ma sono ancora in grado di falsificare i risultati elettorali.</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.nzz.ch/nachrichten/politik/international/ein-neuer-fruehling-fuer-palermo_1.16743327.html" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Ein neuer Frühling für Palermo?" di Nikos Tzermias]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Le vedove della recessione manifestano e commuovono Bologna</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 20:56:27 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Società cultura e religione]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/argentina.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Argentina" /><br/>L’Italia è sommersa da una drammatica emergenza umanitaria nazionale in seguito all’ondata di suicidi dei disperati schiacciati dalla grande crisi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/Clarin.png" width="150" height="30" alt="Clarin"  title="Clarin"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/argentina.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Argentina" /><br/><p>L’Italia è sommersa da una drammatica emergenza umanitaria nazionale in seguito all’ondata di suicidi dei disperati schiacciati dalla grande crisi. Oggi a Bologna le “vedove della recessione”, chiamate anche “vedove bianche”, hanno sfilato per il centro della città per evocare la memoria dei loro mariti e protestare contro la scarsa sensibilità del governo.</p>
<p>Con bandiere bianche che ricordavano i fazzoletti delle madri di Plaza de Mayo, che 35 anni fa comincarono a sfilare nella Plaza de Mayo per denunciare la tragedia dei desaparecidos argentini, i parenti delle vittime della crisi e delle misure di austerità a tutti i costi, hanno manifestato la loro rabbia e disperazione.</p>
<p>La marcia è culminata di fronte all’edificio dell’Agenzia delle Entrate, che in Italia riscuote le imposte, dove il 28 marzo l’artigiano Giuseppe Campaniello si è dato fuoco come facevano i bonzi (religiosi buddisti) vietnamiti, schiacciato dai debiti che aveva con il fisco.</p>
<p>La manifestazione è partita dall’Ospedale Maggiore di Bologna e, al suo passaggio, la gente ha applaudito le vedove, soprattutto Tiziana Marrone, la moglie di Campaniello, che insieme ad Elisabetta Bianchi ha organizzato la protesta ed il gesto di memoria.</p>
<p>La “vedova della recessione” ha parlato vicino al luogo dove a terra si vedono ancora le macchie nere del combustibile usato da suo marito, l’artigiano Campaniello, in un’estrema richiesta di comprensione verso coloro che subiscono la grande crisi.</p>
<p>“Sono troppi i suicidi”, ha detto la signora, molto emozionata. In media quest’anno due persone muoiono per propria volontà. La metà sono disoccupati che hanno perso il lavoro o che non lo hanno mai trovato. Gli altri sono pensionati, artigiani, piccoli e medi imprenditori, o disperati che non sanno come affrontare la crisi e la loro estrema solitudine.</p>
<p>Tiziana Marrone ha chiesto alle istituzioni di “fare qualcosa perché i potenti sono gli unici che possono fare qualcosa di utile”. Ed ha aggiunto: “la disperazione è totale e mio marito non si è sentito appoggiato da nessuno. Abbiamo sentito il dovere di fare qualcosa perché nessuno fa niente”. Un grande manifesto di tela bianca portava stampata la foto di Giuseppe Campaniello.</p>
<p>Mentre la marcia delle vedove della grande crisi avanzava per le vie di Bologna, il Papa Benedetto XVI ha parlato in Vaticano di fronte ad un gruppo di ambasciatori che presentavano le Lettere Credenziali. Il pontefice ha mostrato la sua preoccupazione per la piega drammatica della recessione italiana e la crisi nel resto d’Europa. “Quando la miseria coesiste con le grandi ricchezze, nasce un’impressione di ingiustizia che può trasformarsi in fonti di rivolte”, ha avvertito.</p>
<p>Papa Ratzinger ha preteso che gli Stati veglino perché “le leggi sociali non aumentino le disuguaglianze e permettano a ognuno di vivere in modo dignitoso”.</p>
<p>“La crisi economica mondiale sta portando famiglie sempre più numerose verso una precarietà crescente”, ha concluso.</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.clarin.com/mundo/viudas-recesion-marcharon-conmocionaron-Bolonia_0_694130776.html" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Las viudas de la recesión marcharon y conmocionaron Bolonia" di Julio Algañaraz]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Gli Europei parlano di crescita. Ma come?</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 17:39:52 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[Non solo Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/brazil.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Brasile" /><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/usa.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="USA" /><br/>La cancelliera tedesca Angela Merkel ha dichiarato più o meno questo in una recente intervista a un quotidiano: “E’ importante abbandonare l’idea che sia necessario spendere del denaro per avere crescita economica”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/The Wall Street Journal.png" width="150" height="30" alt="The Wall Street Journal"  title="The Wall Street Journal"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/brazil.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Brasile" /><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/usa.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="USA" /><br/><p>I leader europei parlano di crescita. Le politiche attuali, ha detto la settimana scorsa il primo ministro italiano Mario Monti, non stanno risolvendo la crisi. Il suo messaggio: i tagli alla spesa pubblica e il tentativo di creare crescita con misure sull’offerta, come la riforma delle leggi sul lavoro, non stanno funzionando per svegliare la domanda.</p>
<p>Ma che cosa possono fare i governi europei? E in termini pratici, che cosa sarà fatto?</p>
<p>La ricetta degli economisti keinesiani è che i governi che se lo possono permettere aumentino la spesa pubblica aprendo i loro forzieri. Nella pratica è pretendere che la Germania, l’economia più forte della regione, aumenti la spesa pubblica per compensare le contrazioni nel budget in altre regioni della zona euro. Una spinta al reddito tedesco aiuterebbe ad aumentare le importazioni dalle economie periferiche, aiutando la loro crescita.</p>
<p>La possibilità che cio’ avvenga? E’ quasi zero. La Germania “non ha mai gestito la domanda. Non ci si puo’ aspettare che la Germania stimoli la propria economia tramite una politica fiscale”, ha detto David Bowers, dell’istituto di ricerca Absolute Strategy Research di Londra.</p>
<p>La cancelliera tedesca Angela Merkel ha dichiarato più o meno questo in una recente intervista a un quotidiano: “E’ importante abbandonare l’idea che sia necessario spendere del denaro per avere crescita economica”.</p>
<p>L’unico modo per ottenere che la Germania diventi una “locomotiva” per il resto dell’Europa, secondo Bowers, è che l’economia si riscaldi con gli attuali tassi di interesse, che sono molto bassi.</p>
<p>Se a questo si aggiunge una forte caduta dell’euro, diciamo del 15%, l’economia tedesca potrebbe decollare, e cosi’ forse migliorerebbe la prospettiva di tutta la zona euro. (Aiuterebbe anche una crescita dell’economia degli Stati Uniti e un indebolimento nella politica monetaria nei paesi emergenti, ha aggiunto Bowers).  </p>
<p>Tuttavia senza accelerazione della crescita in Germania nessuna discussione realistica sulla politica economica dell’euro verterebbe sull’espansione fiscale, ma su come abbassare la ferocia del consolidamento fiscale. Questo implicherebbe trovare il modo di giustificare una maggiore gradualità negli aggiustamenti di bilancio, cercando al contempo un percorso realistico e credibile per raggiungere il pareggio di bilancio.</p>
<p>Secondo alcune autorità europee sono già cominciati i negoziati preliminari per rimandare gli obiettivi fiscali, il che permetterebbe per esempio alla Spagna di raggiungere l’obiettivo di disavanzo al 3% nel 2014 invece che nel 2013.</p>
<p>Anche in questo caso la Germania continua a fare resistenza, perché non vuole che i parametri fiscali da lei stabiliti negli ultimi due anni vadano in fumo quando alcuni paesi, come la Spagna, si trovino in difficoltà.  A Berlino non fanno presa gli argomenti secondo cui i problemi spagnoli non hanno niente a che fare con la mancanza di disciplina fiscale del passato.</p>
<p>Un’alta autorità politica di Bruxelles argomenta che dall’anno scorso il Patto di Stabilità e Crescita, che stabilisce al 3% il disavanzo sul PIL e al 60% del PIL il livello del debito del governo, è già diventato “meno stupido”.</p>
<p>Era stato Romano Prodi, ex presidente della Commissione Europea, a definire dieci anni fa il patto “stupido”. La sua stupidità derivava dalla tendenza a rafforzare i cicli economici, forzando i governi a tagliare le spese in fase di recessione e permettendo che le aumentassero durante una fase espansiva dell’economia.</p>
<p>Naturalmente il patto è stato ignorato per tutto questo tempo, ma ora su richiesta della Germania i governi europei lo stanno adottando, durante una fase di decelerazione, e con grande rigore.</p>
<p>Il politico di alto livello spiega che il patto ora è meno stupido perché l’anno passato è stato alleggerito da un accordo che permette ai governi di concentrarsi sul cosiddetto deficit strutturale, una misura del deficit che dovrebbe cogliere la realtà sottostante al bilancio pubblico e ridurre l’impatto delle fluttuazioni del disavanzo causate dai cicli economici.</p>
<p>Questo almeno alleggerirebbe il circolo vizioso in cui sono entrate Spagna, Grecia ed altri paesi: i governi tagliano il bilancio per raggiungere i loro obiettivi, il che danneggia la crescita, il che peggiora il deficit di bilancio, cosi’ si rendono necessari altri tagli alle spese, il che riduce ancora la crescita, e via dicendo. La spirale recessiva peggiora perché quasi tutti i governi europei lo fanno contemporaneamente.</p>
<p>Tuttavia questa innovazione “meno stupida” ancora non è stata adottata. Fa parte dell’accordo fiscale accettato a dicembre dai leader UE ma entrerebbe in vigore solo quando i 12 membri della UE la dovessero ratificare. Ma potrebbe essere disponibile già quest’anno.</p>
<p>Comunque, oltre alla resistenza della Germania, c’è un altro buon motivo perché le autorità monetarie sono riluttanti ad indebolire molto le regole sul deficit: non sanno bene come reagirebbero i mercati finanziari.</p>
<p>Olli Rehn, commissario economico della UE, spiega che i costi del finanziamento del debito spagnolo hanno cominciato a superare quelli dell’Italia nel mese di marzo, dopo che il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy aveva dichiarato che non intendeva raggiungere gli obiettivi di bilancio accettati per quest’anno dal governo precedente.</p>
<p>D’altra parte Bowers, dell’ Absolute Strategy, ribatte che i costi per finanziare il debito spagnolo non stanno salendo a causa dei dubbi degli investitori sul raggiungimento degli obiettivi di bilancio, ma a causa dei loro timori sulla recessione.  </p>
<p>Molti titoli di stato in questo momento si stanno comportando come obbligazioni di imprese, ha detto. Quando le imprese sono in difficoltà il prezzo del loro debito crolla perché gli investitori temono che non saranno solventi. Cosi’ è con i governi dell’eurozona: quando le loro economie sono in calo, aumenta la preoccupazione degli investitori di riavere indietro il loro denaro. Il prezzo del debito scende, l’interesse sale. In quest’ottica è il ritorno alla  crescita che restituirà la fiducia, e non tagli di bilancio più radicali.</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://online.wsj.com/article/SB10001424052702304746604577382583028844376.html" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Europeus falam em crescimento. Mas como?" di STEPHEN FIDLER]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Le vedove delle vittime italiane di suicidio marciano per protesta contro la crisi economica</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 05:19:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ItaliaDallEstero.info</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[Economia salute e ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/uk.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Gran Bretagna" /><br/>Le famiglie degli uomini che si sono tolti la vita per la pressione lavorativa e per i debiti marciano verso il luogo in cui un muratore si è dato fuoco.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/The Guardian.png" width="150" height="30" alt="The Guardian"  title="The Guardian"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/uk.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Gran Bretagna" /><br/><p>Un piccolo gruppo di vedove in lutto, amici e famigliari degli italiani che si sono tolti la vita a causa delle avversità economiche che il Paese sta attraversando hanno marciato in direzione dell&#8217;agenzia delle entrate di Bologna, dove in precedenza un muratore disoccupato si era dato alle fiamme.</p>
<p>Tiziana Marrone, vedova di Giuseppe Campaniello, si è asciugata le lacrime mentre posava dei fiori sul pavimento annerito dove l’uomo ha compiuto il gesto. Campaniello era disoccupato da diversi mesi, ed i suoi debiti erano cresciuti, con multe ed interessi, fino a quando non si è reso conto che non sarebbe mai stato in grado di pagare. Vergognandosi di confessarlo alla moglie, si è allontanato da casa il 28 marzo e si è dato fuoco fuori dall’agenzia. È morto dopo nove giorni nel reparto ustioni.</p>
<p>“La gente è stanca”, ha detto la Marrone in un appello al governo. “Dovete fare qualcosa per gli italiani. Non vogliamo fare la fine della Grecia”. Gli italiani sono sempre più frustrati dal crescente costo della vita, dai tagli in favore dell’austerità e dalle nuove tasse introdotte allo scopo di circoscrivere il debito pubblico del Paese.</p>
<p>Come ulteriore segno della crescente tensione, in particolare nel più ricco Nord, giovedì scorso un bergamasco sommerso dai debiti, armato di un fucile a pompa e di due pistole, ha preso in ostaggio un impiegato dell’agenzia delle entrate, chiedendo di parlare con il Presidente del Consiglio Mario Monti. Un sergente maggiore dei carabinieri è riuscito a negoziare il rilascio dell’ostaggio e a convincere l’uomo a consegnarsi dopo sei ore di stallo.</p>
<p>I manifestanti, meno di 100, hanno preso le distanze dall’episodio di Bergamo, ma hanno sostenuto che si sia trattato di un&#8217;alta evidenza del fatto che troppo poco si sta facendo per affrontare la disperazione economica.</p>
<p>La vedova Lucilla Raffanini ha riferito che il marito cinquantasettenne, lievemente invalido a causa di un intervento chirurgico ad un braccio per l’asportazione di un melanoma maligno, si è impiccato poiché sempre più esasperato dalla pressione generata dal lavorare in una catena di montaggio. &#8220;Abbiamo chiesto aiuto ai servizi sociali, agli ambulatori, ma nessuno ha fatto nulla&#8221; ha detto la Raffanini, che si è fatta tatuare un ritratto del marito su un avambraccio dopo la morte avvenuta nel febbraio dello scorso anno. &#8220;Alla fine si è fatto giustizia da solo.&#8221;</p>
<p>Almeno 50 piccole città del nord minacciano di rifiutarsi di imporre le nuove tasse patrimoniali, mentre altre hanno affermato di considerare l’ipotesi di “licenziare” l’agenzia nazionale Equitalia, incaricata della riscossione di tasse evase, contravvenzioni, multe e altre insolvenze pubbliche, per optare a favore di un approccio “più umano” in cui i governi locali gestiscano la riscossione dei tributi.</p>
<p>Il fabbro Antonio Gregorio, 58 anni, ha riferito di aver preso parte alla marcia per mostrare solidarietà alle vittime. &#8220;Capisco questi uomini&#8221; ha detto, sottolineando come le banche reclamino il saldo dei loro prestiti proprio mentre gli ordini di pagamento rimangono in sospeso e i fornitori devono essere ancora pagati. &#8220;Anche io ho le ore contate. Molti di noi le hanno.&#8221;</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.guardian.co.uk/world/2012/may/04/widows-italian-businessmen-march" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Widows of Italian suicide victims make protest march against economic strife" di Andrea Vogt]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Passaggio di testimone (di Antonio Tabucchi)</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 09:29:22 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Personaggi d'Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/france.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Francia" /><br/>Nel 2004, Antonio Tabucchi pubblicava "Tristano muore". "Le Nouvel Observateur" gli aveva dedicato uno spazio in cui il poeta si era  lasciato andare parlando di stili letterari, dell'Italia di Berlusconi e del "pippopippismo".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/Le Nouvel Observateur.png" width="150" height="30" alt="Le Nouvel Observateur"  title="Le Nouvel Observateur"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/france.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Francia" /><br/><p><em>Nel 2004, Antonio Tabucchi pubblicava &#8220;Tristano muore&#8221;. &#8220;Le Nouvel Observateur&#8221; gli aveva dedicato uno spazio in cui il poeta si era lasciato andare parlando di stili letterari, dell&#8217;Italia di Berlusconi e del &#8220;pippopippismo&#8221;.</em></p>
<p>Il romanzo e la morte. &#8220;Tristano muore&#8221; mi ha accompagnato, perseguitato per oltre dieci anni. Dopo averlo scritto, come tutti i miei libri, frase dopo frase, lo conoscevo a memoria. Tristano, il protagonista, è il tipo di personaggio che ho sempre amato. Rifiuta di essere ridotto a una sola dimensione. Lui sa che è un &#8220;eroe&#8221; della Seconda Guerra Mondiale, che è stato o avrebbe potuto essere un traditore. Per lui, eroismo e tradimento, ombre e luci, verità e bugia, tutto si confonde. Con questo romanzo, ho sentito molto da vicino l&#8217;esperienza della morte. Nella nostra epoca abbastanza spettrale, l&#8217;idea della morte diventa un tabù. &#8220;Tristano muore&#8221; mi ha regalato l&#8217;esperienza del morire. Questo libro mi ha cambiato.</p>
<p>Il testimone e la memoria. Cosa si trasmette con una vita? Chi testimonia? Tristano narra gli episodi della sua vita ad uno scriba, una specie di apostolo. Proprio come Cristo che non ha scritto da sé i Vangeli, ma si è raccontato attraverso quattro testimoni, quattro apostoli che hanno tutti un punto di vista diverso e personale. Nella storia della civiltà, ad un certo punto gli uomini hanno fatto una scelta. Ci sono troppi testimoni per raccontare la storia. Per un tacito accordo, la civiltà accetta solo un testimone degno di raccontare e dice: ecco il testimone giusto.</p>
<p>Tristano non ha un volto. E’ una voce che tenta nel disordine, e in punto di morte, di raccontare la sua vita. Una vita è fatta anche per essere raccontata. Se non siamo in grado di raccontare la nostra vita, questa inevitabilmente ci scappa via. Una vita è come un puzzle che sarebbe incomprensibile se non si cercasse di raccontarla strutturandola in modo narrativo. La narrazione segue una grammatica che ci permette di decifrare la realtà.</p>
<p>&#8220;Tristano muore&#8221; è ossessionato da questo dubbio: possono esistere gli avvenimenti se poi nessuno li scrive? Ma tutti i testimoni che scrivono e descrivono il mondo e le sue vicende hanno la propria visione della realtà. Tristano, consumato dalla cancrena, allucinato dalla morfina, sa che morirà. Che è in fase terminale. La sua agonia gli impedisce di imbrogliare. Vive un momento in cui cadono le maschere. Si getta nella sua autobiografia orale e ripercorre la sua esistenza in modo frammentario, senza seguire alcuna logica. Espone la sua vita al narratore senza farne un montaggio. Non c’è nulla di crono-logico. Egli non vive più nel tempo. Tenta di ricostruire episodi, frammenti della sua vita, nel modo più onesto possibile.</p>
<p>Ho sempre diffidato di biografie o autobiografie di scrittori, che sono molto spesso ricostruzioni fuorvianti. Mi chiedo anche se saremmo in grado di ricostruire esattamente la nostra vita. La memoria è come un album di foto da sfogliare. Ci ricordiamo solo di qualche immagine che ci ha colpito. Tristano, che ha completamente perso l&#8217;uso del proprio corpo, si arrende ad una memoria quasi primordiale. Ma anche ridotto ad una condizione fisica estrema, conserva il ricordo della sensualità e il desiderio carnale. Anche se tutte le donne si confondono nei suoi ricordi, egli rimane fedele al concetto di femminilità.</p>
<p>Un mondo &#8220;pippo-pippi&#8221;. Ultimamente, ho inventato un concetto che inserisco nel romanzo. In italiano, si chiama pippo-pippi. Bernard Comment, il mio traduttore, ha scelto di chiamarlo in francese il &#8220;dingodingue&#8221;. Pippo è in Italia il cane di Topolino. Il pippo-pippi è una creatura bizzarra, quasi felliniana. E’ senza dubbio la nuova religione del nostro tempo, una nuova divinità sicuramente. Si tratta di un dio, televisivo o meno, completamente nuovo, sconosciuto, la cui religione è un&#8217;assenza di religione. Quando una vera religione si afferma, crea la sua dottrina, la sua Chiesa, i suoi sacerdoti, le sue regole e riti. Il pippo-pippi, invece, non promette alcuna vita ultraterrena.</p>
<p>L&#8217;entertainment (Il divertimento) è diventato una divinità piuttosto terribile che governa la nostra vita quotidiana. Il pippo-pippi entra nel nostro bagno o nel letto. Consiste in una parte della modernità, della società dello spettacolo. E ci avviluppa. Invito i filosofi a riflettere seriamente al pippo-pippismo, perché è un fenomeno strano. Non esiste né un suo teorico né un suo responsabile, né un complice. È trasversale. Impossibile organizzare una manifestazione contro il pippo-pippismo.</p>
<p>L&#8217;Italia di Berlusconi. Il presidente del Consiglio italiano [all’epoca Berlusconi N.d.T.], per esempio, non è altro che un rappresentante di questo movimento universale. Non si sa se per merito o a causa sua, il pippopippismo si sta diffondendo, sta valicando le frontiere. Berlusconi è l’espressione tangibile di un momento storico, dello spirito del suo tempo. Ha saputo dare corpo al pippopippismo, ne ha fatto un partito politico che ha vinto le elezioni. Il pippopippismo è come le nuvole, molto adattabile, molto volatile. Fluttua. Non è un&#8217;ideologia, questo è il suo punto di forza e ciò che lo rende pericoloso. Modella la condizione umana postmoderna sottomessa al dominio della televisione e del mondo virtuale.</p>
<p>L’Italia è avanti in questo campo. Non dimentichiamo che è l&#8217;Italia che ha inventato il fascismo, l&#8217;idea e la realtà che poi sono stati esportati in Spagna e Portogallo. Il fascismo è innanzitutto una dittatura imposta dalla maggioranza. Il popolo italiano prima l’ha desiderata prima di subirla. Oggi è molto difficile combattere il berlusconismo, poiché rappresenta una certa mentalità diffusa fra maggior parte degli italiani. Dobbiamo riflettere molto seriamente sui pericoli della maggioranza e valorizzare, amare le minoranze.</p>
<p>Il pippopipismo è anche molto legato alle sue radici nazionaliste. Io che sono un nomade europeo ho terrore della xenofobia. Ci diciamo: questa terra mi appartiene, perché ci riposano i miei defunti. E’ assurdo. I miei defunti li porto con me nel mio cuore, non sono nella mia terra. Quando leggo sui muri delle città italiane: &#8220;Abbasso il couscous, viva la polenta!&#8221; mi viene subito voglia di mangiare del couscous, a me che non piace tanto.</p>
<p>Battisti. Le manifestazioni di clamoroso sostegno a Battisti da parte degli intellettuali francesi mi hanno davvero sorpreso, persino irritato. Battisti ha ammesso i suoi crimini, a quanto ne so. Il suo processo è stato regolare. Oggi è un uomo che fugge sottraendosi alla giustizia democratica italiana. Preferisco il coraggio di uno come Adriano Sofri, che ha scelto di affrontare la giustizia del suo Paese senza evitarla.</p>
<p>Le mie città. Parigi-Lisbona-Pisa formano il mio asse personale. Di Parigi amo l’accoglienza che riserva a tutti. A Parigi non mi sento mai straniero, anche se gli scrittori di solito si sentono stranieri dappertutto, anche a casa loro. Lisbona per me è una città aperta all’&#8217;avventura, è come il mare aperto. Non è un punto d’arrivo, ma un punto di partenza. Di Pisa, a causa del mio bagaglio sentimentale e familiare, mi piace lo spirito libertario, il suo rispetto per l&#8217;individuo. Si tratta di una città di studi legata alla tradizione umanista. Non dimentichiamolo, è la città di Galileo. L&#8217;anarchismo toscano che ho ereditato da mio nonno, più che un&#8217;ideologia, è un modo di vivere, di vedere la vita.</p>
<p>Ritrovo la mia italianità leggendo Dante o Leopardi, ascoltando Verdi o Puccini. Ma anche amando i libri della nuova generazione di scrittori italiani come Ugo Riccarelli, Niccolò Ammaniti o Romana Petri. Intorno a questi romanzieri vedo svilupparsi una vera comunità culturale. Questo è un bene.</p>
<p>I miei fantasmi. Quest’estate in Portogallo ho letto molto e conosciuto così i fantasmi degli altri. Borges diceva che leggere è un&#8217;attività più nobile dello scrivere. E &#8216;più astratta.<br />
La scrittura non è una punizione. Scrivere sporca perché significa esplorare la miseria della vita, affrontare le brutture della condizione umana. Quest’estate ho riletto &#8220;L&#8217;uomo senza qualità&#8221; di Musil, grande romanzo del XX secolo. Mi sono immerso nel lavoro di Philip Roth, un gigante. Ma ho letto soprattutto i poeti, in particolare le raccolte sublimi di Wislawa Szymborska, poetessa polacca troppo poco conosciuta, che ha ricevuto il Premio Nobel nel 1996. Noi romanzieri abbiamo sempre considerato i poeti come esseri privilegiati, i nostri fantasmi preferiti.</p>
<p>Tre libri su un&#8217;isola deserta. Io sceglierei di portarmi &#8220;Don Chisciotte&#8221;, “La Divina Commedia&#8221; e “Il Vangelo&#8221;. No, non un libro del mio amato Pessoa perché, con tutti i suoi pseudonimi, ci si troverebbe in un ingorgo e l&#8217;isola diventerebbe troppo affollata.</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://bibliobs.nouvelobs.com/actualites/20120326.OBS4560/passage-de-temoin-par-antonio-tabucchi.html" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Passage de témoin (par Antonio Tabucchi)" di Antonio Tabucchi]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Bernal: all’italiana</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 05:11:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ItaliaDallEstero.info</dc:creator>
				<category><![CDATA[Spagna]]></category>
		<category><![CDATA[Società cultura e religione]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/spain.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Spagna" /><br/>L’Italia uscirà dalla crisi prima della Spagna per due motivi: perché è un paese che si è sempre sentito in crisi (ragion per cui non ha bisogno di uscire da alcunché per andare avanti) e perché è un paese efficacemente pessimista]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/La Opinion de Murcia.png" width="150" height="30" alt="La Opinion de Murcia"  title="La Opinion de Murcia"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/spain.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Spagna" /><br/><p>L’Italia uscirà dalla crisi prima della Spagna per due motivi: perché è un paese che si è sempre sentito in crisi (ragion per cui non ha bisogno di uscire da alcunché per andare avanti) e perché è un paese efficacemente pessimista.</p>
<p>Le crisi vanno affrontate all’italiana. Lamentandosi, con disgusto, invocando la mamma o la Madonna. E non con quel modo ottimista che continuiamo ad avere in Spagna, quel vedere le cose in positivo che ormai è completamente superato. Ad essere positivi si finisce – che Dio mi perdoni – come quel giornalista sportivo de La Sexta, Andrés Montes, l’inventore del “tiki taka”, che ripeteva «Salinas, la vita può essere meravigliosa» e che fu trovato senza vita in circostanze misteriose. Credendo sul serio che la vita è meravigliosa e ripetendo che l’unico calcio di qualità è il “tiki taka”, è normale che poi uno rimanga talmente deluso dalla vita reale e dal gioco noioso del Barcellona da finire come il commentatore.</p>
<p>«La vita è sempre molto divertente», mi diceva a proposito dei miei dolori l’eminente dottor Toledo, dell’Arrixaca murciana [un ospedale della città di Murcia in Spagna, NdT]. Ma è uno psichiatra e suppongo che lo paghino per sostenere questa teoria con una certa serietà.</p>
<p>No. L’italiano è probabilmente il popolo più negativo del pianeta. Con un talento per la creatività, ma soprattutto con una rara abilità nel lamentarsi. L’insoddisfazione permanente obbliga a migliorare, e così si arriva a stare meglio per poi lamentarsi ancor di più. Il pessimismo italiano ti dà energia, non te la toglie: pensando al peggio, trai piacere dalla vita quando ciò che accade alla fine è meno disastroso.</p>
<p>L’atteggiamento buono è quello negativo. Al contrario, in Spagna, per essere positivi, preferiamo che seguitino ad ingannarci come quelle vedove fuori di testa che continuano sorridenti, ogni pomeriggio, a mettere una zolletta di zucchero nel tè del marito, non volendosi rendere conto che lo sposo è morto da trent’anni. L’Italia si lamenta per abitudine, e poi staremo a vedere.</p>
<p>Quando chiedi a un italiano il segreto del suo successo, inizia a cantare e congiunge le dita di entrambe le mani in quel caratteristico gesto, come se desse da mangiare alle galline, e ti dà l’impressione che invece di avere successo pare piuttosto che gli abbiano rubato moglie e portafoglio. “Piove, governo ladro”, se piove è colpa del governo, è un detto italiano che il mio concittadino Jaime Campmany ha lanciato di moda qui. Se un italiano guadagna e la vita gli sorride, fa la faccia da dispeptico e dà la colpa a qualsiasi cosa.</p>
<p>Il vicepresidente e responsabile dell’Economia della regione  di Murcia Juan Bernal, ha optato per l’atteggiamento italiano. Non ha detto, facile facile, che a Murcia bisogna vedere la crisi «in positivo». Quando qualche volta gli ho rivolto domande sulla situazione economica gli mancava soltanto di fare spallucce e riunire le dita come per dare da mangiare alle galline. Credo che quella sia la strada migliore per uscirne. Dobbiamo cominciare a lamentarci, fino alla vittoria finale. C’è da sentirsi più sicuri in mano ad un negativista come Bernal che in quelle di un eterno adolescente.</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.laopiniondemurcia.es/opinion/2012/05/05/bernal-italiana/402026.html" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Bernal, a la italiana" di José Antonio Martinez Abarca]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>In Italia i partiti si danno alla pazza gioia</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 16:14:04 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/france.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Francia" /><br/>Gli italiani tirano la cinghia, ma i partiti continuano a ricevere dallo Stato somme da capogiro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/Le Figaro.png" width="150" height="30" alt="Le Figaro"  title="Le Figaro"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/france.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Francia" /><br/><p>Gli italiani tirano la cinghia, ma i partiti continuano a ricevere dallo Stato somme da capogiro.</p>
<p>La politica vive di corruzione.<br />
Non solo degli scandali che periodicamente riempiono le cronache. Ma anche dei finanziamenti pubblici ai partiti che aumentano &#8211; paradossalmente &#8211; dopo ogni nuovo caso. Dai 0,35 euro annui per elettore, il &#8220;rimborso&#8221; dello Stato per le &#8221;spese elettorali&#8221; è aumentato a 4 euro durante le ultime elezioni legislative del 2008 e potrebbe presto quasi raggiungere i 6 euro.<br />
Lo Stato così sovvenziona annualmente per diversi milioni di euro i partiti, una follia vera e propria in tempi di crisi.</p>
<p>&#8220;E dire che oggi ci troviamo nella stessa situazione nel 1974!&#8221; esclama Sergio Rizzo, guardando nei registri della Corte dei Conti.<br />
Il giornalista d’inchiesta del Corriere della Sera è uno dei principali esperti italiani sul finanziamento ai partiti. I suoi libri, divenuti best-sellers, denunciano senza mezzi termini  gli eccessi della &#8220;casta&#8221;, appellativo che ha dato a quel nucleo di persone che governa il Paese.<br />
La sede del Corriere si trova nel cuore di Roma, all’interno di  palazzo Napoleone, all&#8217;angolo tra Via del Corso e Piazza Venezia. Le finestre dell&#8217;ufficio di Rizzo si trovano sulla struttura a reticolo da cui Maria Letizia, madre dell&#8217;imperatore, osservava senza essere vista i romani passeggiare per la strada.</p>
<p>L&#8217;anno 1974 segna una svolta. Su iniziativa del democristiano Flavio Piccoli e dopo due scandali per finanziamento occulto di forze politiche da parte di gruppi industriali, il Parlamento ha approvato la prima legge sul finanziamento pubblico dei partiti. E’ fatto divieto di ricevere contributi pubblici diversi dal rimborso delle spese elettorali. I partiti sono obbligati, pena sanzioni penali, a rendere pubbliche le donazioni che ricevono a titolo privato al di sopra di un modesto importo.</p>
<p><strong>Mani Pulite è durata poco</strong><br />
Nel 1981 si verificano le prime modifiche in seguito allo scandalo Caltagirone (bustarelle di un grande costruttore): l&#8217;importo dei finanziamenti pubblici è raddoppiato e i partiti sono nuovamente autorizzati a ricevere sovvenzioni. Non vi è alcun obbligo di controllo sulla loro contabilità.</p>
<p>Nell’aprile 1993 inizia la battaglia. Su iniziativa dei radicali, guidati da Marco Pannella e Emma Bonino, con un referendum si mette fine al finanziamento dei partiti. Sull’onda di Mani Pulite il 90,3% degli italiani approva l&#8217;abrogazione. Eppure non ci vuole molto tempo &#8211;  otto mesi &#8211; prima che il Parlamento, nel mese di dicembre, corregga il tiro consentendo ai contribuenti di versare lo 0,4% del proprio reddito ad un partito politico con un discreto beneficio fiscale.<br />
Il totale di queste donazioni ai partiti è inizialmente assestato a 56 milioni poi a 82 milioni.<br />
Nel 1997, i legislatori obbligano i partiti a tenere un bilancio, ma la Corte dei Conti può solo verificare l&#8217;esattezza delle spese elettorali.</p>
<p>Due anni più tardi, la legge 157 crea cinque fondi, alimentati da denaro pubblico, per rimborsare le spese sostenute dai partiti per le elezioni politiche, europee, regionali e anche per i referendum.<br />
Nel 2006, i legislatori vanno anche oltre: questi rimborsi, che si aggirano intorno a 193 milioni di euro e sono versati in rate annuali, sono dovuti ai partiti anche se le elezioni anticipate interrompono la legislatura. Questo caso si è verificato nel 2008. I partiti hanno continuato a raccogliere i soldi spettanti per la precedente legislatura e li hanno sommati a quelli ottenuti in seguito alle elezioni del 2008.</p>
<p>Anche i partiti minori che, pur non avendo superato la soglia del 4% per entrare in Parlamento, hanno raccolto l&#8217;1% dei voti, hanno diritto ad un &#8220;rimborso elettorale&#8221;.<br />
In questo modo la formazione di estrema destra La Destra, con una percentuale di voti pari al 2% aveva il diritto nel 2008 a 6,2 milioni di euro, mentre la sua campagna elettorale era costata solo 2,5 milioni.<br />
La Corte dei Conti non può che essere perplessa. Per i suoi giudici, è difficile parlare di &#8220;rimborsi&#8221;, quando le somme versate dallo Stato sono tre volte superiori rispetto agli importi effettivamente spesi dai partiti per la propria campagna elettorale. Alle legislative del 2008, che hanno visto il ritorno di Berlusconi al potere, i partiti hanno investito complessivamente 136 milioni di euro in spese elettorali, ma hanno incassato 503 milioni. &#8220;Ovvero un guadagno del 270%&#8221; osserva Sergio Rizzo.<br />
<strong><br />
Nessuno partito fa eccezione</strong><br />
Nel corso degli anni, questi rimborsi sono aumentati sempre più. A ciascun partito toccavano 0,35 euro per elettore e per anno nel 1973. Poi si è passati ad 1 euro nel 2001, 2,47 nel 2006 e 4 euro due anni dopo.<br />
A questo dobbiamo aggiungere i contributi pubblici ai giornali di partito: 4 milioni di euro nel 2008 a <em>La Padania</em>, il giornale della Lega Nord. Quasi altrettanto per il quotidiano comunista <em>Liberazione</em>. Più di 6,37 milioni per <em>L’ Unità</em>, legato al Partito Democratico, ecc&#8230;</p>
<p>&#8220;Come moltiplicare per 11 il proprio capitale in cinque anni senza correre alcun rischio? Chiedetelo alla Lega Nord &#8221; aggiunge Sergio Rizzo. Nel 2008, il partito autonomista e xenofobo ha speso 3,746 milioni per le elezioni e ha incassato 41,384 milioni dallo Stato, con un incremento del&#8230; 218% all’anno. A quanto pare questo non gli è bastato, come provano i gravi scandali che hanno costretto il suo carismatico leader, Umberto Bossi, a dimettersi.<br />
Nessun partito fa eccezione, nemmeno quelli che si proclamano i più virtuosi e si battono per la moralizzazione della vita pubblica. L&#8217;Italia dei Valori (IDV), dell’ex giudice Antonio di Pietro, ha incassato nell&#8217;ultima legislatura 21,6 milioni di euro (in cinque anni) rispetto ai 4,4 milioni effettivamente spesi. Il PDL di Silvio Berlusconi 206,5 milioni per 68,5 milioni di spese. Il Partito Democratico, unico partito a presentare bilanci &#8220;certificati&#8221;, 180,2 milioni per 18,4 milioni di spese elettorali.<br />
Non c&#8217;è da stupirsi che alla soglia di una riforma di importanza cruciale per le finanze del Paese, le forze politiche sono riluttanti e si mostrano quanto meno prudenti.</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.lefigaro.fr/international/2012/04/20/01003-20120420ARTFIG00581-en-italie-les-partis-menent-grand-train.php" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "En Italie, les partis mènent grand train" di Richard Heuzé]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>L’Italia e Hollande: dopo l’indifferenza la speranza?</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 15:46:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>info</dc:creator>
				<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica estera]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/france.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Francia" /><br/>Dopo giorni di indifferenza gli italiani alla fine mostrano interesse per le elezioni francesi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/Le Huffington Post.png" width="150" height="30" alt="Le Huffington Post"  title="Le Huffington Post"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/france.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Francia" /><br/><p>Dopo giorni di indifferenza (della serie,&#8221;abbiamo talmente tanti problemi noi, perché occuparci di quelli degli altri?&#8221;), gli italiani alla fine mostrano interesse per le elezioni francesi. E a François Hollande, in particolare:</p>
<p>- innanzitutto la sinistra italiana. Nel PD si dice: &#8220;Se un movimento politico come il partito socialista francese, in crisi fino a 2 anni fa e appena convalescente un anno dopo è stato in grado di proporre un candidato probabilmente destinato a vincere, anche noi possiamo farcela&#8221;. In breve, da &#8220;Hollande presidente&#8221; potrebbe nascere una dinamica positiva anche per Roma.<br />
Rimane comunque da  risolvere il problema di un partito di centro ancora insidioso dal punto di vista elettorale, non del tutto frammentato come il partito di Bayrou.</p>
<p>- il primo ministro del governo tecnico, Mario Monti, ovviamente non ha rilasciato alcun commento politico, ma continua a dire che misure europee sulla crescita dovranno infine accompagnare i tagli di bilancio. Certo aspetta l&#8217;occasione giusta (e il giusto alleato) per prendere le distanze dalla cancelliera Merkel. Hollande, sarebbe il momento giusto &#8230; e tanti saluti Sarkozy.<br />
Una leggenda metropolitana voleva Mario e Nicolas “amici”. Ma come dimenticare la guerra tra i due su Alstom nel 2004, quando il primo era Commissario europeo per la Concorrenza e il secondo Ministro francese delle Finanze? Monti, un seguace del liberalismo all’europea, contro, in fondo, a un gaullista favorevole a “lo stato sopra ogni cosa”.<br />
Senza contare lo stile di vita: l&#8217;austerità contro lo “sbrilluccichio”. Non c’è paragone.</p>
<p>- anche Giulio Tremonti, ex ministro delle Finanze di Silvio Berlusconi, ha appena confessato: &#8220;Se fossi francese voterei Hollande&#8221;. Il popolo del Cavaliere non ha dimenticato lo scambio di sorrisi tra Sarkozy e la Merkel di fronte  ai giornalisti che chiedevano la loro opinione sul cancro Berlusconi in piena crisi economica.<br />
Sarkozy addio. Con piacere.</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.huffingtonpost.fr/leonardo-martinelli/litalie-et-hollande-apres_b_1448739.html" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "L'Italie et Hollande: après l'indifférence, l'espérance?" di Leonardo Martinelli]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Perché guiderò la manifestazione delle “vedove della crisi” in Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 08:04:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ItaliaDallEstero.info</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[Economia salute e ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/uk.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Gran Bretagna" /><br/>Mio marito è una delle oltre 70 persone che si sono tolte la vita a causa della crisi economica italiana.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/The Guardian.png" width="150" height="30" alt="The Guardian"  title="The Guardian"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/uk.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Gran Bretagna" /><br/><p><strong>Mio marito è una delle oltre 70 persone che si sono tolte la vita a causa della crisi economica italiana. Qualcosa deve cambiare.</strong></p>
<p>Mio marito, Giuseppe Campaniello, era un muratore indipendente che lavorava da solo. Ha sempre lavorato e questo non è mai stato un problema per lui. Nei due mesi prima della tragedia era rimasto bloccato a casa sia per la neve sia perché aveva contratto il fuoco di Sant’Antonio.</p>
<p>Non sapevo cosa stesse succedendo perché non aveva mai parlato dei debiti che aveva con il fisco. Erano quei debiti che si accumulano quando scoppia la crisi, quando la gente non paga e tu cadi nella peggiore delle disperazioni, incalzato dal sistema ed in parte da questo governo, che ti fa sentire piccolo e ti umilia.</p>
<p>Il 28 marzo 2012, Giuseppe si è dato fuoco davanti alla sede della Commissione Tributaria, perchè si sentiva in trappola e nessuno gli aveva dato la possibilità di venirne fuori. Mio marito, che era un uomo dignitoso, si era ritrovato con le spalle al muro al punto che la paura e la disperazione lo hanno portato a un atto estremo di autoimmolazione.</p>
<p>Ho conosciuto Giuseppe nel 1984. Ci siamo sposati nel 1985 e abbiamo vissuto per un anno e mezzo in Abruzzo, la regione da dove proviene la mia famiglia. Ma c’era poco lavoro in Abruzzo e così, nel 1987, ci siamo trasferiti a Bologna dove anche i genitori di Giuseppe erano andati a vivere quando lui era piccolo. Mio marito era originario della Campania, una terra senza lavoro, dove le persone tirano avanti come possono.</p>
<p>Mio marito si è dedicato completamente al lavoro e alla famiglia ed è sempre stato onesto. Era discreto, colto e un po’ introverso &#8211; non gli piaceva parlare delle sue cose. É per questo che oggi spetta a me raccontare al mondo la storia di un marito che ha sacrificato la propria vita per proteggere la moglie e la famiglia.</p>
<p>E spetta a me raccontare a tutti di un’economia assassina. Le persone ormai non ce la fanno più, ed è per questo motivo che stiamo organizzando una manifestazione che partirà alle 10 di venerdì 4 maggio davanti all’Ospedale Maggiore di Bologna, seguita da una marcia che si concluderà di fronte alla sede della commissione tributaria.</p>
<p>Non sarà un evento politico. Ci limiteremo a sventolare delle bandiere bianche per commemorare le morti come quella di Giuseppe che sono state più di 70 dall’inizio dell’anno. In una situazione come questa in cui ci sono così tante persone che si tolgono la vita, quello che vogliamo fare è gridare a gran voce che qualcosa deve cambiare.</p>
<p>La cosa più triste è che il governo non sta facendo niente per cambiare la situazione. Le tasse continuano ad aumentare così come i tagli che affliggono la gente. Questo governo deve creare le giuste condizioni affinchè persone siano in grado di pagare le tasse richieste. Di questi tempi i soldi non cadono dal cielo, il lavoro manca e la disperazione aumenta.</p>
<p>La crisi sta rovinando le famiglie, la società e sta mettendo le persone le une contro le altre quando si cerca di difendere ciò che si ha, mentre il governo continua a fare quello che vuole con le nostre vite, approvando leggi che favoriscono le banche e di conseguenza se stesso. Mio marito non è l’unica vittima e credo che ci saranno altre persone come lui. Ho provato a rintracciare altre vedove e spero tanto che abbiano sentito i miei appelli in televisione.</p>
<p>Adesso faccio parte di un gruppo di persone disperate, disoccupate, con una vita difficile e un marito che non c’è più. Sappiamo che ci sarà una grande partecipazione al corteo e che abbiamo il sostegno di molti. Chiederò un aiuto alle autorità fiscali perché non so davvero come farò a tirare avanti.</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/may/02/italy-recession-widows/print" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Why I'm leading the march of Italy's 'recession widows'" di Tiziana Marrone]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Un “demagogo” crea scompiglio in politica</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 05:27:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>info</dc:creator>
				<category><![CDATA[Germania]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/germany.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Germania" /><br/>Mario Monti costringe a drastici risparmi gli italiani, già duramente gravati da imposte e balzelli.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/Focus.png" width="150" height="30" alt="Focus"  title="Focus"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/germany.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Germania" /><br/><p><em>Mario Monti costringe a drastici risparmi gli italiani, già duramente gravati da imposte e balzelli.<br />
</em><br />
Mentre l&#8217;ex commissario UE é insediato al governo senza essere stato eletto, bensí inserito dal presidente Giorgio Napolitano per salvare il paese, il Parlamento è ancora formato dai vecchi partiti come all’epoca del predecessore di Monti, Silvio Berlusconi. Il panorama politico si trova in una grave situazione di stallo, mentre uno scandalo per frode e clientelismo sta facendo tremare la Lega Nord, partito di destra.</p>
<p>Ad un anno dalle elezioni politiche, è ancora una volta un noto comico a creare scompiglio nella confusa situazione politica: Beppe Grillo, 63 anni, nato a Savignone in provincia di Genova, cavalca l’onda anti-politica lanciando slogan populistici contro &#8220;quelli di Roma&#8221;. Il governo dovrebbe rinunciare all’euro e smettere di pagare quella montagna di debiti, annuncia con aria di sfida il leader di un “certo movimento politico&#8221;. Molti italiani pensano, infatti, che le drastiche misure di austerità e il disagio sociale siano causati dalla casta dei politici. Libro accesso alla &#8220;democrazia su Internet&#8221; ed ecologia sono altri punti salienti delle proposte del movimento, che assomiglia più a quello dei Pirati [movimento di protesta antipolitico presente in Austria e Germania, ndt].</p>
<p>In due turni &#8211; il primo dei quali il 6/7 Maggio &#8211; più di nove milioni di italiani saranno chiamati ad eleggere i nuovi consigli comunali. Questo significa che un elettore su cinque andrà a votare in 1000 comuni, tra cui Genova, Parma, Verona e Palermo. Ma i tempi sono cambiati. Per esempio, la questione non è più se il controverso magnate dei media e miliardario Silvio Berlusconi perderà o meno una delle due sue roccaforti. Si è dimesso da capo del governo, anche se ha ripreso a partecipare attivamente in politica.</p>
<p>Il fatto che i politici a Roma facciano parlare molto di sé in queste settimane, prendendo in considerazione nuovi nomi o nuove formazioni di partito, e si muovano con particolare nervosismo, sembrerebbe aver poco a che fare con le elezioni amministrative indette per le elezioni dei sindaci. La campagna per le primarie parlamentari che avranno luogo nel 2013 è già iniziata; qualcuno pensa anche in maniera palese a nuove elezioni già nel prossimo autunno, dato che il piano di austerità di Monti richiede sacrifici senza una dinamica di crescita in tempi di recessione.</p>
<p>Emerso alla ribalta mediatica il &#8220;Re dell’anti-politica&#8221; (come &#8220;La Stampa&#8221; definisce Grillo), già amato e odiato in precedenza perchè avversario di Berlusconi, si rivolge con enfasi agli italiani stanchi della politica. &#8220;Non esistono veri leader politici, ma idioti e dilettanti&#8221;, grida Beppe Grillo ai simpatizzanti e aderenti del suo &#8220;Movimento 5 stelle”, riferendosi ai leader dei partiti al governo.</p>
<p>Anche simili espressioni dell’abile comico e blogger sono particolarmente apprezzate dai fan di Grillo. &#8220;Adesso non rappresentiamo certamente il terzo o quarto partito, ma siamo in Italia il primo movimento popolare.&#8221; Lo ripete più e più volte, inveisce contro il Parlamento fatto di politici &#8220;immorali e mafiosi&#8221;, denuncia la dipendenza del paese dalla Banca Centrale Europea e dalle agenzie di rating. Grillo, già presente in molte amministrazioni locali, si spinge oltre con attacchi populistici, tanto che anche Napolitano è dovuto intervenire contro certi &#8220;demagoghi&#8221;. Come molti, egli è preoccupato che un &#8220;anti-partito&#8221; si faccia strada verso il governo a Roma.</p>
<p>Finora questo non reca danno alla popolarità di Grillo, mentre gli elettori sembrano fuggire in massa dalla Lega Nord, partito ex alleato di Berlusconi ora colpito dagli scandali. Il movimento di Grillo, secondo un recente sondaggio, raccoglie quasi l’otto per cento dei consensi; la Lega invece si è ridotta ad un sette per cento. Se oggi si andasse al voto, il Partito Democratico potrebbe irrobustirsi di fronte al PdL di Berlusconi che sta riprendendo slancio.</p>
<p>Nel centro politico si sta formando un nuovo partito; anche nelle file di Berlusconi si è alla ricerca di un rinnovamento; coalizioni e alleanze tra partiti sono al centro delle discussioni, perché nessuno sa veramente cosa accadrà all&#8217;Italia e ai suoi tecnocrati. Monti resisterà fino alle elezioni politiche nella primavera del 2013? E il &#8220;salvatore d&#8217;Italia&#8221; vuole forse essere rieletto Primo Ministro?</p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.focus.de/finanzen/news/wirtschaftsticker/im-kriselnden-italien-ein-demagoge-wirbelt-politik-durcheinander_aid_745006.html" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Ein „Demagoge“ wirbelt Politik durcheinander"]</u></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Giuliano Ferrara: l’elefante italiano in TV</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 20:22:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ItaliaDallEstero.info</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[Politica interna]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/uk.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Gran Bretagna" /><br/>L’influenza di Silvio Berlusconi continua senza ostacoli, come dimostra l’approfondimento serale di Ferrara.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://italiadallestero.info/images/logo/The Guardian.png" width="150" height="30" alt="The Guardian"  title="The Guardian"/></p><img src="http://italiadallestero.info/wp-content/uploads/flags/uk.mini.gif" width="25" height="13" alt="" title="Gran Bretagna" /><br/><p dir="ltr"><span style="color: #000000;">Giuliano Ferrara è un giornalista corpulento, ex Ministro nel primo governo di Silvio Berlusconi degli anni ‘90. È anche la figura centrale &#8211; anzi, l’unica &#8211; di Qui Radio Londra sul primo canale televisivo dell’emittente di stato italiana, RAI. Subito dopo il primo telegiornale della sera, il suo programma non avrebbe potuto avere uno spazio più influente.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="color: #000000;">Eppure nel programma Ferrara sta seduto di fronte alla telecamera dando lezioni agli spettatori su tutto ciò che gli passa per la testa, per 5 &#8211; 7 minuti. Ferrara è un uomo brillante: eloquente, provocatorio e colto. Ma è anche indubbiamente un uomo di Berlusconi. Il suo quotidiano, Il Foglio, è stato fondato con l’aiuto del denaro dell’attuale ex moglie del magnate e, quando l’ultimo governo Berlusconi è entrato in crisi, Ferrara è stato convocato per dargli consiglio. È difficile pensare a un altro Paese europeo, tranne forse la Bielorussia, in cui un giornalista così palesemente di parte possa avere l’opportunità di “approfondire” le notizie.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="color: #000000;">Che il suo programma abbia lo stesso nome di quello trasmesso dalla BBC durante la guerra e la resistenza anti-nazista è grottesco, come se Qui Radio Londra desse voce alle vittime di una dittatura. Fino al novembre scorso, quando ha perso il potere, Silvio Berlusconi era stato al governo per 8 degli ultimi 10 anni. Durante il regno di Berlusconi, la RAI, il cui consiglio di amministrazione riflette i rapporti di potere in Parlamento, faceva eco al Governo su due dei suoi tre canali. E tre dei rimanenti quattro canali nazionali sono di proprietà di Berlusconi.  </span></p>
<p dir="ltr"><span style="color: #000000;">Ferrara si definisce “l’elefante”, termine doppiamente appropriato [in lingua inglese] perché Qui Radio Londra rappresenta la prova evidente del conflitto di interessi nei media italiani: sebbene qualunque cosa possa essere cambiata in Italia dopo le dimissioni di Berlusconi dello scorso novembre, il suo intimidatorio potere mediatico rimane sconfinato. Ed è improbabile che qualcosa cambi prima delle prossime elezioni politiche, previste per la primavera del 2013.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="color: #000000;">L’unica decisione significativa sui mezzi di comunicazione elaborata dal governo “tecnico” che ha rimpiazzato Berlusconi è stata quella di insistere per mettere all’asta un nuovo gruppo di frequenze TV del digitale terrestre (il governo Berlusconi aveva deciso che avrebbero dovuto essere regalate, e non è difficile immaginare a chi). Questa mossa è stata persino coraggiosa. Il governo di Mario Monti è mantenuto al potere da un’alleanza dei tre maggiori gruppi parlamentari. E il più grande di tutti è sempre il partito di Berlusconi, il Popolo della Libertà, PdL. Il governo voleva riformare la RAI. Ma sembra che i partiti che lo sostengono abbiano posto il veto su questa idea. Il mese scorso il Ministro responsabile ha timidamente annunciato che non ci sarebbe stato abbastanza tempo per la riforma prima della fine della legislatura.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="color: #000000;">Se l’oscena concentrazione di influenza mediatica in Italia sta per essere erosa, non è certo grazie ai suoi politici. Sky Italia di Rupert Murdoch raggiunge adesso 5 milioni di case italiane e il suo canale di notizie 24 ore su 24 offre una  copertura equilibrata, se ciò può rassicurare. Oltre a ciò, e forse anche più importante, c’è internet. Un crescente numero di giovani italiani semplicemente ignora i prodotti dei mezzi di comunicazione tradizionali per ottenere notizie ed opinioni da siti web di attualità, sempre in aumento, in italiano. Ma il cambiamento è lento.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="color: #000000;">Il tasso di diffusione di internet in Italia è fra i più bassi d’Europa. Fino all’anno scorso, secondo Eurostat, quasi il 40% degli italiani non aveva mai usato internet, a differenza di poco più del 10% in Gran Bretagna. I sondaggi indicano che gli italiani ricevono ancora quattro quinti delle notizie dai media tradizionali.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="color: #000000;">Gli effetti sono impossibili da dimostrare. Ma nel 2010 un ente pubblico, l’ISAE, ha svolto un’indagine per capire quanto la percezione degli italiani sull’economia corrispondesse alla realtà. Le risposte hanno dimostrato che, per ognuna delle tre voci (crescita, inflazione e disoccupazione) gli italiani pensavano che le cose fossero migliori di quanto in realtà fossero quando Berlusconi era al potere, e peggiori quando invece erano i suoi avversari ad essere in carica. Nel 2007, ad esempio, quando l’Italia era guidata dal centro-sinistra, la gente pensava, in media, che il tasso di disoccupazione fosse del 14,2%. In realtà, era meno della metà. Nell’anno in cui Berlusconi è tornato al potere, la media percepiva che il tasso si fosse abbassato al 9,5%, anche se il dato reale era cambiato appena. </span></p>
<p style="text-align: right;"><a href = "http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/apr/15/silvio-berlusconi-media-monopoly-influence?newsfeed=true" target = "_blank" ><u>[Articolo originale "Giuliano Ferrara: Italy's elephant in the TV" di John Hooper]</u></a></p>]]></content:encoded>
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