Francesco Cossiga

The Guardian

Il Presidente della Repubblica senza peli sulla lingua conosciuto come “il picconatore”

Francesco Cossiga, deceduto all’età di 82 anni per gravi problemi cardiaci, occupò la carica di Presidente della Repubblica Italiana dal 1985 al 1992. Durante i primi cinque anni del suo mandato si comportò come i suoi predecessori, interpretando il ruolo di padre della nazione, assumendo la solennità necessaria oppure rinunciandovi durante le frequenti crisi di governo, quando un passato di intrallazzi alla fine si rivelava utile.
Successivamente, nel 1990, Cossiga cominciò a parlare apertamente: “Che sollievo”, si è confidato in seguito, “quasi come togliersi un sassolino dalla scarpa”. Divenne sarcastico, ironico, polemico, svoltando prima a destra, poi a sinistra, facendosi beffe dei suoi ex colleghi. Divenne noto come “il picconatore”. Qualcuno pensò fosse diventato pazzo.

Cossiga aveva uno scopo preciso. Era convinto che, e gli eventi che seguirono lo dimostrarono, lo sclerotico sistema politico italiano, a lungo rettosi sulla Guerra Fredda, doveva cambiare radicalmente dopo la caduta del Muro di Berlino. Se Cossiga avesse confidato questi presentimenti soltanto alla cerchia stretta della politica, nessuno se ne sarebbe accorto. Decise di rendere tutto pubblico, ma, nel farlo, fu costretto ad abbandonare il linguaggio cauto, codificato e spesso incomprensibile della politica italiana e a prendere in mano il piccone. A lui questo ruolo piaceva, dichiarando alla stampa: “Vi ho dato molto di cui scrivere!”.
Si giustificava dicendo (mentre era Presidente in carica): “In un Paese normale, se un Presidente della Repubblica facesse ciò che faccio io, sarebbe messo da parte immediatamente. Ma siamo in un Paese normale? No! Si muove appena. E io, come Presidente, faccio quel che posso per evidenziare la natura scandalosa di questa anormalità”. E ancora: “In un Paese dove il governo governa e l’opposizione fa l’opposizione, in un Paese con una minore criminalità organizzata, dove i giudici fanno i giudici, i criminali vengono arrestati dalla polizia, i cittadini pagano le tasse …bene, in un Paese così io verrei messo da parte. Ma qui è diverso. E’ il Paese che è impazzito.”

Cossiga nacque in Sardegna, un’isola povera, scarsamente popolata e un tempo nota soprattutto per le pecore e il formaggio; la regione si è resa nondimeno protagonista sfornando una lunga serie di politici: Antonio Gramsci, il Marxista Italiano; Antonio Segni, due volte Presidente del Consiglio e Presidente della Repubblica; ed Enrico Berlinguer, storico segretario del PCI. Come capita spesso, la politica locale è nelle mani di poche famiglie (Berlinguer era il cugino di Cossiga ed entrambi avevano rapporti di parentela con Segni) e tra questi, i migliori e i più determinati riescono a far carriera velocemente, trasferendosi poi nella capitale, in rappresentanza di quelli rimasti dietro.
Cossiga s’iscrisse alla Democrazia Cristiana all’età di 16 anni, si laureò in legge presso l’Università di Sassari all’età di 20 e fu eletto al Parlamento quando aveva 30 anni. Nel 1966, ricoprì la carica di Sottosegretario di Stato alla Difesa nel governo guidato da Aldo Moro e nel 1976 fu il più giovane Ministro degli Interni della storia. Fu una nomina fatidica poiché si trovò a ricoprire quell’incarico nel 1978 quando Aldo Moro, suo amico e protettore nonché architetto del “compromesso storico” con i comunisti, venne rapito dalle Brigate Rosse e ucciso 55 giorni dopo. Moro pregò Cossiga di salvargli la vita accettando di avviare le trattative coi terroristi, ma Cossiga, sostenuto dal Presidente del Consiglio Giulio Andreotti, rifiutò qualsiasi trattativa. A posteriori, sono in tanti a riconoscere che quella fu la scelta giusta, ma all’epoca ci furono molte polemiche. In seguito all’affare Moro, Cossiga si dimise, dichiarando di essere “politicamente morto”. La rinascita si verificò quasi immediatamente diventando Presidente del Consiglio per un breve periodo (1979-80). Nel luglio del ‘83 fu eletto Presidente del Senato e, infine, nel 1985, all’età di 57 anni, Presidente della Repubblica, il più giovane fino ad allora. Cossiga era stato, fino a quel momento, un politico per nulla interessante, più o meno sempre al governo. La sua fama era quella di essere così odiato dai dissidenti che il suo nome venne scritto sui muri delle città come “Kossiga” (le due s disegnate come le SS naziste). Come risultato delle esternazioni di Cossiga nel ruolo di Presidente, altre lingue si sciolsero. Andreotti, non certo un amico e uno che possa essere lasciato dietro le quinte, rivelò l’esistenza di una rete segreta, Gladio, fondata sotto gli auspici della NATO per organizzare la resistenza armata anticomunista se mai il Paese “fosse caduto in mano ai rossi”. E venne fuori che Cossiga aveva ricoperto incarichi importanti all’interno dell’organizzazione Gladio. Questo diede ancora adito alle teorie cospirative le quali suggeriscono che i servizi segreti e la Cia ebbero un ruolo nel terrorismo degli anni ‘70 e che in qualche modo Gladio fu coinvolta.

In effetti, alcune fonti (compreso l’ex capo del controspionaggio italiano) sostengono che i servizi segreti americani fossero addirittura a conoscenza della bomba fatta esplodere in Piazza Fontana a Milano nel 1969, episodio per il quale fu accusato l’anarchico Giuseppe Pinelli (l’eroe della commedia di Dario Fo, La morte accidentale di un anarchico), che era stato arrestato e si presume morì “suicida”. Cossiga, pur prendendo le distanze dalle accuse più pesanti, ammise di essere stato coinvolto nelle operazioni della Gladio. Un successivo tentativo di impeachment da parte dei comunisti non ebbe successo. Avendo in seguito ricoperto la carica di Presidente della Repubblica, divenne senatore a vita. E continuò a godersi il suo mutamento da scolorito a colorato vivace. Rivelò che, ricoprendo la carica di Presidente del Consiglio nel 1980, furono i francesi (e non gli americani oppure il terrorismo domestico) coloro che, mentre inseguivano a distanza ravvicinata un caccia libico MiG, abbatterono in volo un aereo di linea italiano, uccidendo tutti i passeggeri.

Nel novembre del 2007, il Corriere della Sera riporta che Cossiga ha dichiarato che tutti sono a conoscenza del fatto che l’11 settembre fu orchestrato dalla CIA e dal Mossad con “l’aiuto del mondo sionista” con lo scopo di screditare gli arabi. E’ stato, certamente, ironico – eppure ciò non evitò che le sue dichiarazioni fossero diffuse ampiamente su internet. Quando gli chiesero nel 2008 se appoggiava la linea dura di Silvio Berlusconi contro la protesta degli studenti, rispose che lo Stato Italiano, essendo debole, dovrebbe fare quel che fece nel corso degli anni ‘60: infiltrare il movimento, incoraggiarlo a bruciare macchine e negozi, e in seguito, forti dell’appoggio popolare, usare la forza bruta e mandare in ospedale i radicali, assieme ai loro professori. Divenne difficile prenderlo sul serio. Eppure scrisse un libro su Tommaso Moro, quindi forse è vero che si prendeva sul serio.
Sposò Giuseppa Sigurani nel 1960, dalla quale poi divorziò nel 1998. Hanno avuto due figli, Anna Maria, scrittrice, e Giuseppe, attualmente Sottosegretario di Stato alla Difesa nel governo Berlusconi (il primo incarico di suo padre).

* Francesco Cossiga, politico, nato il 26 luglio 1928; scomparso il 17 agosto 2010.

[Articolo originale "Francesco Cossiga obituary" di Donald Sassoon]

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