[The Economist]
L’economia italiana è stata la lumaca di Eurolandia per così tanto tempo che un generale rallentamento le dona un aspetto migliore. Studi della Banca d’Italia e delle autorità di regolamentazione concludono tutti che l’esposizione del sistema finanziario italiano alla crisi di Wall Street è modesta. Per dirla con Fabio Pammolli del CERM, un comitato di esperti, “avere mercati finanziari meno sviluppati di quelli di alcuni degli altri paesi è, paradossalmente, un vantaggio in questa situazione. E’ l’altra faccia di uno dei problemi storici dell’economia italiana”.
Ma questo non ha impedito ad esponenti del governo di centro destra di Silvio Berlusconi, che comprende la protezionista Lega Nord, di considerare i recenti sviluppi come una vendetta degli economisti del libero mercato che per anni si sono prese gioco dell’Italia per le sue obsolete banche orientatate ai piccoli risparmiatori, l’eccessivo affidamento sulla produzione e la riluttanza ad abbracciare la globalizzazione.
Il Ministro delle finanze, Giulio Tremonti, questa settimana ha posto gli economisti nella stessa categoria dei “cattivi maestri, esorcisti, alchimisti, guaritori, sciamani [e] santoni.” Ma Francesco Giavazzi, professore di economia alla Bocconi, dice che Tremonti sta traendo conclusioni “completamente sbagliate” dalla sua analisi.
Anche se l’Italia può essere sfuggita ai peggiori effetti diretti della crisi, sarà vulnerabile a quelli indiretti. Un rallentamento in America e in Germania danneggiare enormemente un’economia in gran parte trainata dalle esportazioni. A causa di ciò, dice Giavazzi, la crisi non dovrebbe essere vista come un motivo nè per limitare la globalizzazione nè per rinunciare a fare più riforme. Afferma: “Se si taglia fuori l’Italia dalla domanda del resto del mondo e quindi dal mercato globale, si taglia fuori il principale motore della crescita”.
Poichè del commercio si occupa la Commissione europea, l’Italia non è nella posizione di poter aumentare le tariffe o di adottare altre misure protezionistiche. Ma può scoraggiare investimenti stranieri, che è proprio ciò che il Governo sta facendo con Alitalia. Berlusconi ha imposto un veto sull’acquisizione da parte di Air France-KLM all’inizio di quest’anno, a favore di un consorzio tutto italiano di investitori che erano pronti ad acquistare la limitata redditività della compagnia aerea e a fonderla con il principale rivale interno, Air One. Ma il consorzio ha abbandonato i colloqui con i sindacati.
L’Ente per l’aviazione civile italiana ha detto che, senza un credibile piano di salvataggio, ritirerà la licenza di volo di Alitalia. Berlusconi farà tutto quanto in suo potere per fermare lo schianto della compagnia aerea, non da ultimo perché sarebbe un duro colpo al nazionalismo economico del suo Governo. Ma il tempo sta per scadere.





Gli ultimi commenti.
Ma quale ‘faziosità’?
L’articolo è pubblicato al 25, dunque è stato scritto il 24, quando la situazione era appunto quella!
Citazione di Pietro1987
…Veramente il consorzio ha FIRMATO l’accordo con tutti i sindacati.’
..inesatto.Mancano ancora gli assistenti di volo e di terra che si riservano la risposta e la contrattazione per Lunedi 29/09/2008.
Veramente il consorzio ha FIRMATO l’accordo con tutti i sindacati. Alla faccia dell’Economist che ha evidentemente dichiarato guerra a Berlusconi. Una faziosità imbarazzante…..
‘L’economia italiana è stata la lumaca di Eurolandia per così tanto tempo che un generale rallentamento le dona un aspetto migliore.’
Stramaledettissimo humor inglese…
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