Silvio Berlusconi affronta una crisi parlamentare dopo che il presidente della Camera dei Deputati rifiuta di dimettersi

The Guardian

Parlamentari ribelli annunciano di aver firmato una lettera di dimissioni dal partito del Popolo della Libertà.

La scorsa notte il partito al governo il Popolo delle Libertà (PDL) di Silvio Berlusconi si è trovato sull’orlo di una scissione che avrebbe gettato l’Italia in una crisi politica e istituzionale, quando un gruppo di parlamentari ribelli ha annunciato di aver firmato una lettera di dimissioni dal partito del PDL e di averla consegnata al loro leader, il presidente della camera dei deputati, Gianfranco Fini.

La mossa è giunta dopo che i vertici del partito avevano rilasciato una veemente dichiarazione di denuncia nei confronti di Fini, cofondatore del PDL, per aver fomentato il dissenso interno ed espresso “devastanti critiche alle decisioni prese dal partito”. La dichiarazione ha portato alla violenta esplosione di tensioni fra il Presidente del Consiglio e l’ex neo-fascista, suo principale alleato fin dai tempi dell’entrata in politica 16 anni fa.

Un improbabile seguace del conservatorismo in stile David Cameron, Fini ha chiesto in maniera sempre più forte misure più progressiste, una maggiore democrazia interna al PDL e un atteggiamento meno tollerante verso i casi di sospetta corruzione fra i funzionari di governo e di partito.

Il Presidente del Consiglio ha in seguito affermato durante una conferenza stampa: “Abbiamo provato di tutto per riappacificarci con Fini. Non è stato possibile. Non sono più disposto ad accettare il dissenso.”

Berlusconi ha chiesto all’ex compagno di lasciare il suo posto di presidente della camera. Ma persone vicine a Fini riferiscono che egli avrebbe affermato che la propria posizione non è un regalo del Presidente del Consiglio e che non ha alcuna intenzione di lasciarla.

Vengono riferite risposte dello stesso tenore alle richieste di lasciare il PDL. Fonti riferiscono che durante un incontro Fini abbia dichiarato ad altri funzionari di partito che avrebbero dovuto far ricorso ai tribunali per cacciarlo. Ma l’ultima dichiarazione da parte dei suoi sostenitori dimostra come essi siano pronti a mettere in piedi un gruppo parlamentare separato.

Berlusconi ha affermato che la propria maggioranza è al sicuro, aggiungendo che “il governo non è in pericolo”. Ma fonti vicine a Fini affermano che gli equilibri fra i 315 seggi del senato potrebbero essere modificati e che potrebbero contare sulla defezione di “almeno 34 ribelli alla camera dei deputati”. Ciò priverebbe Berlusconi della sua maggioranza anche nella camera composta da 630 seggi, rendendo la sua sopravvivenza legata ad un atteggiamento accomodante da parte dell’opposizione conservatrice del partito Cristiano Democratico. In tali condizioni, egli potrebbe essere tentato a ricorrere ad elezioni anticipate.

Il leader del maggior partito d’opposizione, il Partito Democratico di centro sinistra Pierluigi Bersani, ha affermato: “Questa è una crisi. Berlusconi deve presentarsi in parlamento.”
Ma rimane da vedere se Fini e i suoi sostenitori se ne andranno e, qualora lo facciano, quanti deputati aderiranno al nuovo gruppo. Fini ha sostenuto di non avere alcuna intenzione di dimettersi dal ruolo di presidente della camera a causa della lettera di censura, che per poco non ha provocato la sua espulsione dal partito.

In un’intervista con il quotidiano Il Foglio, pubblicata giovedì, Fini ha affermato di essere pronto a giungere ad un compromesso con Berlusconi. “Azzeriamo tutto, senza risentimenti,” ha affermato. “Berlusconi ed io non abbiamo l’obbligo di essere amici o anche solo di sembrarlo, ma dovremmo onorare l’impegno politico ed elettorale assunto con il popolo italiano.”

[Articolo originale "Silvio Berlusconi faces parliamentary crisis as speaker refuses to resign" di John Hooper]

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