Il crocefisso torna davanti ai giudici europei di Strasburgo

Le Point

Interpellata dall’Italia, scontenta di una decisione contraria alla presenza del crocefisso nelle scuole, la Corte Europea dei diritti dell’uomo (CEDU) riesaminerà mercoledì una questione che ha suscitato proteste nella penisola. Lo scorso novembre la CEDU aveva stabilito che la presenza del crocefisso nelle aule è contraria al diritto dei genitori di educare i propri figli secondo le loro convinzioni e al diritto del bambino alla libertà di religione. Dal 1984 il cattolicesimo non è più ufficialmente religione di stato in Italia, ma non è mai stata abolita un’ordinanza adottata durante il fascismo che imponeva la presenza del crocefisso nelle scuole.

Roma aveva presentato appello a gennaio contro la condanna in primo grado e il suo ricorso sarà esaminato dalla Grande Camera, che si pronuncerà in maniera definitiva depositando una sentenza tra parecchie settimane. Alla corte si era rivolta una madre italiana, Solie Lautsi, dopo che un suo ricorso era stato in precedenza rigettato dalla giustizia del suo paese. Secondo i sette giudici europei, la croce poteva essere facilmente interpretata dagli alunni di ogni età come un segno religioso, “segno che può turbare alunni di altre religioni o atei”. [I giudici] avevano riconosciuto 5000 euro di danni morali alla querelante.

Questa decisione aveva suscitato incompresione. In un sondaggio pubblicato il 10 novembre, l’84% degli italiani si dichiara favorevole alla presenza del crocefisso. Il capo del governo Silvio Berlusconi aveva definito la decisione dei giudici “inaccettabile”, aggiungendo che era “una di quelle decisioni che ci fanno dubitare del buon senso dell’Europa”. La decisione della Corte europea era stata rigettata dalla maggioranza di destra, vicina alla Chiesa cattolica, ma anche dall’opposizione poiché la maggior parte degli italiani considera la croce più come un simbolo culturale che religioso.

Mobilitazione internazionale

In Polonia l’arcivescovo di Gdansk, Monsignor Slawoj Leszeck Glodz, aveva denunciato ”un nuovo tentativo di strappare Dio dal cuore della gente”. In Spagna, le organizzazioni che raggruppano le scuole private hanno dichiarato che “se qualcosa del genere dovesse succedere in Spagna, bisognerebbe protestare con forza”. Viceversa, l’associazione Spagna laica aveva chiesto al governo di ispirarsi alla sentenza per esigere il ritiro immediato dei simboli religiosi dagli edifici pubblici. In Portogallo, dove la presenza del crocefisso nelle scuole pubbliche fa parimenti discutere, Manuel Marujao, porta voce della conferenza episcopale, aveva commentato: “ Per i cattolici, è un simbolo religioso ma per altri è un’icona contro la violenza”.

La decisione di Strasburgo era anche stata argomento di discussione in seno al parlamento europeo. Alcuni eurodeputati conservatori – rimasti inascoltati – avevano richiesto di votare un testo che difendeva “la libertà di esporre i simboli religiosi nei luoghi pubblici, nel caso in cui tali simboli appartengano alla tradizione e costituiscano l’identità del proprio popolo”. Oltre 10 stati (Armenia, Bulgaria, Cipro, Grecia, Lituania, Malta, Monaco, San Marino, Romania e Russia), 33 eurodeputati e alcune associazioni religiose hanno chiesto di costituirsi “parte civile” in questa causa, per venire in sostegno dell’Italia.

[Articolo originale "Le crucifix revient devant les juges européens de Strasbourg" di Agence France Presse]

Condividi : Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
  • email
  • Facebook
  • TwitThis
  • MySpace
  • Live-MSN
  • LinkedIn
  • OKnotizie
  • Google Bookmarks
  • YahooMyWeb
  • Blogosphere News
  • Digg
  • Reddit
  • Technorati
Traduzione di:
Lettore
Revisione di:
LukaAlessandro