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Ora c’è la certezza che gli attentati del 1992 e ´93 non furono opera esclusiva della criminalità organizzata siciliana
Il fantasma dell´ex mafioso Tommaso Buscetta è tornato ad aleggiare sul Bel paese. Buscetta raccontò le connessioni della mafia con la politica e gli 007 dei servizi segreti. E usò il termine “entità” per designare un gruppo di potenti personaggi della vita politica-istituzionale che muoveva i fili dei boss mafiosi. Al momento, come ha ammesso il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, nuove prove mostrano che tale “entità esiste”. Peggio, è imminente per lo sforzo concentrato del governo del premier Silvio Berlusconi di ottenere l´approvazione di un progetto di legge che mette fine all´indipendenza del Pubblico Ministero e lo sottomette al controllo di un consiglio formato da parlamentari.
Il presidente italiano Giorgio Napolitano vuole che tutto sia chiarito: “Appoggio massimo alle indagini riaperte e che cercano di chiarire gli aspetti ancora oscuri di quel drammatico periodo”. Napolitano si riferisce agli anni 1992-1993 quando la mafia dichiarò guerra allo Stato, uccise in attentati dinamitardi i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (1992) e fece esplodere bombe a Firenze, Milano e Roma, ferendo e uccidendo civili innocenti (1993).
Un altro collaboratore di giustizia, Gaspare Spatuzza, ha parlato dell’accordo stipulato con Cosa Nostra tramite l´intervento di Berlusconi e del senatore siciliano Marcello Dell’Utri, già condannato per associazione mafiosa e in attesa dell´esito del ricorso alla Corte di Cassazione. Spatuzza ha affermato che fu siglata una “pace mafiosa” in cambio dell´impunità e della continuazione degli affari illeciti e dei consueti favori. Antonino Giuffrè, chiamato il Buscetta del 2002, confermò la mediazione.
Dopo il suo arresto nel 1997, Spatuzza è diventato credente. Ne ha tratto la conclusione che non può servire Dio e la mafia, e ha iniziato la collaborazione solo nel 2008. Ha raccontato del fallito attentato dinamitardo all´affollato stadio Olimpico di Roma il 23 gennaio 1994. Inoltre Spatuzza ha dichiarato che al bar Doney, in Via Veneto a Roma, incontrò il suo capo Giuseppe Graviano della famiglia mafiosa di Brancaccio (Palermo). In quell´occasione Graviano lo mise a parte della conclusione del vantaggioso accordo con lo Stato italiano mediato da Berlusconi e DellÚtri e mirato a mettere fine agli attentati di Cosa Nostra.
Graviano, 46 anni, arrestato nel gennaio 1994, è condannato per l´attentato di Firenze, che causò la morte di cinque civili innocenti, e per l´assassinio del parroco antimafia Pino Puglisi. Al processo Graviano non ha confermato l´incontro, ma ha creato il mistero: “Sono felice del fatto che Spatuzza abbia incontrato la pace interiore”. La perizia ha dimostrato, tramite il registro del segnale telefonico, che il cellulare di Spatuzza si trovava nel bar Doney nel giorno indicato. Ma il governo ora si vendica del loquace collaboratore di giustizia e gli nega il programma di protezione, un fatto inedito nella lotta antimafia.
Un´altra stoccata è partita da Massimo Ciancimino, figlio e segretario di don Vito, il sindaco mafioso di Palermo. Il partito Forza Italia, fondato da Berlusconi e Dell´Utri nacque, secondo Ciancimino “junior”, dall´accordo tra la mafia e la coppia di fondatori. Ciancimino junior fu informato da suo padre dell´impiego di denaro sporco mafioso a Milano 2, un mega investimento immobiliare di Berlusconi. Dopo gli attentati e le tragedie, Ciancimino junior ha riferito che don Vito aveva inviato un biglietto (il papello) contenente le richieste di Totò Riina, capo dei capi della mafia, per siglare l´accordo di pace tra l´organizzazione criminale e lo Stato italiano. L´accordo vendicava, e secondo Ciancimino, favoriva Forza Italia, Berlusconi e Dell´Utri, considerato il successore dell´eurodeputato Salvo Lima, un uomo di Andreotti che fu ucciso a colpi di pistola. Andreotti fu sette volte primo ministro e condannato in via definitiva per associazione mafiosa, reato di cui venne riconosciuta la prescrizione.
Dell´Utri, già definitivamente condannato a due anni di reclusione per false fatturazioni e altre frodi fiscali, ha ammesso, nel processo penale, di aver raccomandato l´amico Vittorio Mangano affinché si occupasse dei numerosi cavalli di razza nella villa di Berlusconi. Ma in tribunale Berlusconi ha affermato che il suo desiderio di allevare cavalli non si è mai realizzato. Quindi uno dei due ha mentito nel processo. A riguardo di Mangano, si trattava di un mafioso di primo piano, affiliato alla famiglia di Porta Nova, alla quale apparteneva Buscetta. Mangano era specializzato in traffico di droga, estorsione e sequestro di persona.
Il 23 maggio, in occasione del 18º anniversario della morte di Falcone, un nuovo fatto è venuto alla luce. Riguarda il fallito attentato contro Falcone all´Addaura (Caltanissetta) nel 1989, con 58 candelotti di dinamite. Solo adesso si è saputo del coinvolgimento di due agenti dei servizi segreti, Nino Agostino e Emanuele Piazza. Questi agenti, testimoni scomodi, furono assassinati il giorno dopo la scoperta della dinamite.
In questo nuovo quadro, il procuratore nazionale Piero Grasso vuole la ricerca della verità: “Adesso abbiamo la certezza che a pianificare quei tragici attentati non fu solo la mafia”.
[Articolo originale "Máfia, Estado e 007" di Wálter Maierovitch]
















