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ROMA – Il tentativo del governo di porre restrizioni sulle intercettazioni telefoniche, multare e incriminare i quotidiani che pubblicano le registrazioni fa inferocire media e magistrati italiani. Secondo questi ultimi la legge favorisce i criminali e imbavaglia i media.
Mentre la coalizione di centro destra del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sostiene di voler proteggere la privacy, l’opposizione afferma che il governo si sta solo affannando per coprire la corruzione dilagante tra i suoi membri, con l’ennesima legge su misura. I parlamentari hanno lavorato fino a notte inoltrata per creare la legge, che i suoi detrattori hanno soprannominato “legge bavaglio”.
Il disegno di legge giaceva da mesi in parlamento e il governo l’ha prontamente riesumato all’indomani delle indiscrezioni apparse su alcuni quotidiani, legate a un’indagine di alto profilo sulla corruzione negli appalti di edilizia pubblica che ha coinvolto anche membri del governo Berlusconi. L’inchiesta ha infatti costretto il Ministro dell’Industria Caludio Scajola a dare le dimissioni, dopo che i media avevano pubblicato le prove secondo cui il suo lussuoso appartamento a Roma, con vista sul Colosseo, era stato in parte pagato da un losco imprenditore arrestato per corruzione.
Secondo il nuovo disegno di legge, in attesa dell’approvazione del Senato entro la prossima settimana, i magistrati potranno procedere con le intercettazioni solo se già in possesso di prove che possano confermare che un crimine è stato compiuto. Le intercettazioni dovranno essere approvate da un gruppo di tre giudici e potranno essere utlizzate per un massimo di 75 giorni. Saranno necessarie autorizzazioni speciali per registrare invece le telefonate di parlamentari e preti.
Ai media verrà impedito di pubblicare le intercettazioni o estratti delle stesse e anche di parlare di inchieste almeno fino a quando i sospetti non saranno messi sotto processo: un iter che potrebbe richiedere anni, considerata la velocità notoriamente da lumaca del sistema giuridico italiano.
SANZIONI PER I GIORNALISTI
Gli editori che violeranno la legge veranno multati fino a 465.000 euro, mentre i giornalisti rischieranno fino a un mese di carcere. Un quotidiano che ha mosso molte critiche nei confronti del governo ha invitato i giornalisti a opporsi alla legge a tutti i costi. “Arrestateci tutti, se volete” è stato lo slogan de Il Fatto Quotidiano.
Secondo il governo, la legge è stata creata per proteggere la privacy dei cittadini ed evitare che vengano esposti a pubblica disapprovazione prima ancora di apparire in tribunale. “Non stiamo imbavagliando la stampa, stiamo semplicemente evitando che si ripetano abusi che hanno infangato persone che non avevano niente a che vedere con le indagini” ha dichiarato Maurizio Gasparri, senatore PdL.
L’anno scorso, in Italia, circa 120 000 linee telefoniche sono state intercettate nel corso delle indagini. Già dalla mattina, davanti a una tazzina d’espresso, gli italiani sono abituati a leggere intercettazioni spesso imbarazzanti estrapolate da conversazioni private.
Secondo i sostenitori delle intercettazioni, arresti importanti, in particolare quelli relativi a latitanti mafiosi, non si sarebbero potuti portare a termine senza l’aiuto delle registrazioni telefoniche. “Sarebbe più onesto ammettere che semplicemente vogliono meno indagini, meno controlli per essere sicuri che i nomi di personaggi illustri non finiscano sui media” ha dichiarato Giuseppe Cascini dell’Associazione Nazionale Magistrati.
Il sindacato nazionale dei giornalisti minaccia lo sciopero, sottolineando che, con l’approvazione della legge, la copertura mediatica degli scandali politici cosi come le procedure giuridiche, verrebbero notevolemente ostacolate.
[Articolo originale "Media, magistrates slam Italy new phone tap rules" di Silvia Aloisi]














