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A mezzanotte in punto la vicina del piano di sopra ne aveva abbastanza. Qualche sonoro colpo sulla porta di ferro della sede della sezione ovest della Lega Nord a Milano, e il secondo degli “incontri federalisti”, organizzato giovedì 22 aprile dal partito anti-immigrati, si è concluso. I partecipanti, circa un centinaio, avrebbero continuato ancora per un po’, ma il moderatore ha spedito tutti a casa propria.
In seguito alle sue vittorie elettorali in Veneto e Piemonte, la Lega vuole sistematizzare la ricetta del suo successo: forte presenza dei propri militanti sul territorio e formazione dei dirigenti, come faceva in altri tempi il Partito Comunista Italiano.
È Donato Trevisan ad aver avuto l’idea di questi “corsi serali” settimanali: “Bisogna, da un lato, spiegare che il federalismo è coessenziale alla nostra storia, e farla conoscere é alla base della [politica] del partito. Ciascuno dei presenti questa sera è un missionario, in seguito incaricato di riportare agli altri militanti quanto è stato detto. È una sorta di evangelizzazione.”
I partecipanti prendono appunti molto seriamente. Di fronte a loro, tre oratori: l’eurodeputato Francesco Speroni, Fabio Ronchi, giovane laureato in Scienze politiche con una tesi sul movimento autonomista lombardo e Stefano Bruno Galli, professore di Storia delle dottrine politiche all’Università di Milano, diventanto un “intellettuale organico” del partito.
Per la Lega Nord, che ha fatto della riforma cosiddetta del “federalismo fiscale” il centro del suo impegno in seno al governo, l’interesse è duplice. Spiegare una riforma che sarà lunga e complicata da mettere in pratica e radicare il partito in una discendenza quasi millenaria.
Tra Alberto da Giussano, eroe della rivolta dei Lombardi contro Federico I detto “Barbarossa” nel XII secolo, a Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord nel 1989, ci sono otto secoli di storia. “L’arrivo di nuovi simpatizzanti, anche lontani dal Po, rende necessaria questa iniziativa. Il partito cambia, spiega ancora Trevisan. Le persone che si uniscono a noi non conoscono necessariamente questa storia.”
Galli mostra uno a uno gli ispiratori del “leghismo” come quando si rende omaggio ai padri della patria. Dopo Giussano, ecco Carlo Cattaneo, patriota e repubblicano del XIX secolo opposto allo Stato-Nazione; vengono in seguito gli anni ’30 e la nozione di personalismo portata dal movimento “Ordre Nouveau” [Ordine Nuovo, N.d.T.] ispirato da Denis de Rougemont e Alexandre Marc; poi la guerra e la resistenza valdostana intorno a Emile Chanoux, ardente difensore delle minoranze linguistiche in Valle d’Aosta.
Sorpresa: ecco ancora il francese Guy Héraud, specialista delle minoranze europee e candidato alle presidenziali del 1974, in cui ottenne 19 255 voti, cioè 0,07% dei suffragi al primo turno. Arriva quindi Umberto Bossi che, un giorno del 1969, incontra un discepolo di Emile Chanoux… e il cerchio si chiude.
Presente in sala Oreste Pozzoli, venuto dal paese di Chiavenna, in provincia di Sondrio, e che si reca fino a Milano ogni giovedì. Il giorno seguente informa i 300 militanti della sezione di cui è segretario. Ci si chiede un po’ cosa faccia qui, a 25 anni al massimo, anziché trascorrere altrove la sua gioventù. Risponde: “Ho bisogno di approfondire questa storia. È la base di quello che facciamo oggi. Con la Lega ho trovato tutti gli ideali che mi piacciono.” Quali? “L’indipendenza della nostra regione ed il federalismo: le nostre risorse devono restare sul territorio.”
È a Francesco Speroni, ex-ministro ed ex-senatore, che fu anche assistente parlamentare e direttore di gabinetto di Umberto Bossi, che tocca il compito di evocare il fondatore del movimento. Dai suoi primi successi degli anni ’80 alla posizione preponderante che occupa oggi nella coalizione di Silvio Berlusconi: “Si può fare politica con degli ideali – dice – ma la cosa più importante è far parte di una maggioranza.”
EUROSCETTICO
Forse a causa della presenza dell’inviato speciale di Le Monde, viene da porsi una domanda per tentare di spazzare un dubbio: “Come è percepita la Lega al Parlamento europeo?” Risposta del deputato: “Ci si interessa più a Le Pen che a noi”, spiega Speroni. “Ma noi non abbiamo niente a che vedere con l’estrema destra. Siamo euroscettici, anche se al Parlamento italiano abbiamo votato a favore del trattato di Lisbona. Ci etichettano come razzisti, ma nel nostro gruppo (Europe of Freedom and Democracy [Europa della libertà e della democrazia N.d.T.] ) c’è un parlamentare di origine magrebina e un altro d’origine senegalese.” Non una parola sui suoi colleghi Matteo Salvini e Mario Borghezio, che occupano regolarmente la cronaca con i loro propositi xenofobi.
È a questo punto che la vicina del piano di sopra è intervenuta. “È uno scherzo dei cattocomunisti”, si è lamentata una militante. Ma, come tutti gli altri, ha lasciato anche lei la sala. Controvoglia.
[Articolo originale "Cours du soir à la Ligue du Nord " di Philippe Ridet]















Per quanto riguarda quello che ho scritto sopra , credo che Mirko abbia spiegato meglio di me quello che intendevo dire e cosa c’entrava con l’articolo.
Voglio fare solo un ultimo, piccolo esempio: pochi giorni fa la Lega ha presentato un emendamento che obbliga gli extracomunitari a sostenere un esame di italiano per aprire un’attività commerciale
http://www.corriere.it/politica/10_aprile_23/lega-test-italiano-per-immigrati-che-aprono-negozi_56479408-4ed7-11df-975b-00144f02aabe.shtml
“Lo spirito dell’emendamento” , secondo la relatrice , andrebbe ricercato nella sicurezza ed il benessere dei cittadini, perchè “mettiamo il caso che un avventore si senta male, la conoscenza dell’italiano è indispensabile per chiamare il 118″.
Ma se il principio che sottende questa legge va ricercato nella sicurezza e nel benessere dei cittadini, perchè se sono un tedesco che non capisce una mazza di italiano posso aprire il negozio senza test , mentre se sono un algerino che vive da anni in Italia devo farlo ?
Ed i sordomuti ? Glielo facciamo aprire il negozio, anche se sono impossibilitati a chiamare il 118 ?
Il principio che sottende questa legge , allora , non è la sicurezza dei cittadini ( come tutti noi sappiamo ! ), ma un altro ( “vada via ‘l cul, negèr” ) molto più pericoloso e becero.
@ Marco58
Adesso citi anche Brecht , ma allora dillo che sei comunista ! :-)
@ harlock
“Sicuramente i più coraggiosi sono coloro che hanno una visione chiara di ciò che li aspetta, così della gioia come del pericolo, e tuttavia l’affrontano”. ( Tucidide )
La Lega è strutturata in modo stalinista da un solo e unico capo per giunta ex comunista come Umberto Bossi, non ha mai tollerato la ben che minima sfumatura di pensiero all’interno del partito, a differenza però del PCI dove convivevano anche per interesse correnti diverse. Il numero degli “indesiderati” rappresenta all’ennesima potenza il numero degli iscritti attuali, frutto di purghe, minacce , intimidazioni e la solita accusa di tradimento. Se proprio vogliamo marcare un’altra differenza sostanziale è che i comunisti divenuti poi leghisti di allora non erano razzisti.Ora si e molto anche.
@Comunista no, ma socialista sì. Poi arrivò Craxi… “Quando introdussero l’ora legale nelle file socialiste si scatenò il panico” Vecchia barzelletta ma sempre divertente ;)
Per quel che concerne invece l’articolo, volevo sottoporvi un gioco, usando la formula “Teoria della stupidità” di C.M. Cipolla (e me ne scuso con l’autore).
In questo schema dove collochereste un leghista?
Intelligenti: fanno il proprio vantaggio e quello degli altri
Sprovveduti: danneggiano sé stessi e avvantaggiano gli altri
Banditi: danneggiano gli altri per trarne vantaggio
Stupidi: Danneggiano gli altri e sé stessi
Buon I° Maggio a tutti.
Svalerio: “Come i bolscevichi in russia nel 1917″
Ma taci che se non era per Stalin a quest ora parlavate tutti tedesco