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Alitalia: accordo quadro tra sindacati e Cai

Pubblicato Giovedì 18 Settembre 2008 in Svizzera

[La Pagina]

E’ una settimana cruciale quella è appena iniziata, cruciale sia per il governo che per l’opposizione.
A renderla difficile per il governo non sono le fibrillazioni tra il Pdl e la Lega su una serie di argomenti come il braccialetto elettronico, il ritorno o meno dell’Ici, la legge sulle intercettazioni, gli attacchi personali al ministro della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini. No, a renderla cruciale è soprattutto la trattativa sulla nuova Alitalia che sta incontrando difficoltà soprattutto per l’opposizione dei piloti.

I motivi di frizione tra il Pdl e la Lega sono tutti stati superati dall’accordo sul testo del federalismo fiscale, che è stato presentato ed approvato in Consiglio dei ministri nella sua cornice istituzionale, ma i cui criteri applicativi richiederanno non meno di due anni. Riguardo agli altri temi – la riforma elettorale per le europee e quella sulla Giustizia – non ci sono motivi seri di rotture. Sulla legge elettorale la maggioranza ha tre punti fermi: la salvaguardia del sistema proporzionale, lo sbarramento al 5% e l’abolizione delle preferenze.

L’opposizione del Pd vuole abbassare la soglia di sbarramento al 3% e conservare le preferenze, ma sicuramente ci sarà materia per un compromesso. Quanto poi alla riforma sulla Giustizia, il ministro Angelino Alfano è partito con la riforma del codice e del processo civile, il meno problematico e quello su cui le polemiche sono inesistenti.

E’ la trattativa sull’Alitalia, dunque, il vero tema che preoccupa il governo e, paradossalmente, anche il Pd, ma per motivi opposti.

Vediamoli, cominciando dai problemi che sta incontrando Veltroni all’opposizione e all’interno del Pd. Intanto, giorni fa si è consumata la rottura tra il Pd e l’Italia dei Valori di Di Pietro: ne ha dovuto prendere atto lo stesso Veltroni quando ha ribadito la validità dell’apparentamento e della alleanza prima delle elezioni e quando ultimamente, appunto, ha dovuto prendere atto della rottura, interamente messa sul conto di Di Pietro che di colpo, a giudizio di Veltroni, ha capito di aver due deputati in più per formare un gruppo parlamentare autonomo e l’ha fatto, cavalcando per giunta il giustizialismo e cercando con queste premesse di rosicchiare consenso allo stesso Pd.

Walter Veltroni è contestato anche all’interno del Pd, non solo dall’ex ministro della Difesa, Arturo Parisi, ma anche da tanti altri esponenti che gli rimproverano una gestione antidemocratica e incerta. Veltroni, stretto da una manovra a tenaglia, sta cercando di sganciarsi dalle polemiche percorrendo una via di attacco verso il governo che, nel caso di Alitalia, rischia di essere un boomerang.

E veniamo ai motivi per cui questa vicenda può mettere in difficoltà il governo e, di riflesso, anche il Pd.
La trattativa tra i sindacati e la Cai (Compagnia aerea italiana, cioè la famosa cordata italiana), si è arenata perché i piloti non ci stanno a rinunciare ai loro privilegi. Sergio Rizzo, sul Corriere della Sera, ha scritto che le voci che compongono lo stipendio dei piloti sarebbero 550 (cinquecentocinquanta), cioè esiste uno stipendio base e una serie infinita di voci aggiuntive che portano lo stipendio di un pilota con 20 anni di servizio ad oltre 10 mila euro al mese. Ecco, non sarà più possibile mandare avanti un’azienda con una serie di vincoli che la estromettono dal mercato. Un esempio: non sarà più possibile, dicono i rappresentanti della nuova cordata, che i piloti decidano orari di lavoro, sedi, promozioni e incentivi vari.

Siccome i tempi, ormai, sono ristretti, o si arriva ad un accordo e si riparte con il lavoro, oppure si fallisce. E’ a questo punto che è intervenuto il presidente del Consiglio che ha preso nelle sue mani la mediazione.
Il premier addossa a Veltroni e ad Epifani le difficoltà della trattativa. Secondo lui, la sinistra starebbe giocando al fallimento della trattativa pur di far fare brutta figura al governo e a lui personalmente e interrompere così la cosiddetta “luna di miele” tra l’esecutivo e l’elettorato che, secondo i sondaggi, accorda un alto indice di gradimento all’operato del governo e un indice sempre più basso al Pd.

Se la trattativa fallisse, è innegabile che Berlusconi subirebbe uno smacco, però, ed è qui il paradosso, se così fosse, ad essere danneggiata sarebbe anche l’opposizione, su cui cadrebbe l’accusa di aver operato per lo sfascio. Ecco perché dal fallimento della trattativa tutti e due avrebbe da perdere: l’uno, il premier, non potrebbe, dopo aver risolto l’emergenza rifiuti a Napoli, attribuirsi il successo di aver garantito al Paese la sua compagnia di bandiera; l’altro, Veltroni, sarebbe visto come il fautore del “tanto peggio, tanto meglio”.
Le ultime notizie sono che tra i sindacati confederali più l’Ugl e la Cai si è raggiunto lunedì un accordo quadro giudicato positivamente dalle parti. I vari sindacati dei piloti (le sigle sono tante per pochi iscritti ciascuna) hanno definito “carta straccia” l’accordo. Ma la trattativa va avanti, con prospettive che sono state giudicate di “moderato ottimismo” sia da parte del governo che dai Confederali e dall’amministratore delegato della nuova compagnia (Cai).

Probabilmente una conclusione definitiva – nell’uno o nell’altro senso - sarà raggiunta appena dopo che il giornale andrà “in macchina”, anche perché la trattativa sarà ad oltranza.

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