[La Pagina]
L’argomento – la prostituzione – è di quelli che faranno sempre discutere e sul quale non si troverà mai l’accordo, qualunque sia la buona volontà nel trovare una soluzione che possa andare incontro alle tesi di ognuno.
E’ il caso del disegno di legge contro la “prostituzione in strada” approvato giovedì 11 settembre dal Consiglio dei Ministri e presentato dal Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna. Appena approvato, ha suscitato un vespaio di opinioni, negative e positive.
Cominciamo col riferire scopi e contenuti, i quali sono chiari, almeno nella loro enunciazione: se il disegno di legge verrà approvato anche dal Parlamento – cosa non del tutto scontata – non solo sarà vietato prostituirsi in strada, cioè all’aperto, ma verrà punito sia chi si prostituisce sia chi – per usare un’espressione connotativa politicamente corretta – beneficia delle prestazioni.
A Mara Carfagna è parso ingiusto punire solo chi si prostituisce, e punisce anche chi richiede la prestazione. La punizione prevede da 5 a 15 giorni di carcere e una multa da 200 a 3000 euro. La pena aumenta per i clienti (da sei mesi a 4 anni di carcere e una multa da 1500 a 6000 euro) se chi si prostituisce è un minore.
Il quadro delle pene viene inasprito per coloro che favoriscono, promuovono o organizzano la prostituzione, per coloro, insomma, che la sfruttano: da 4 a 8 anni di carcere e multa da 2 mila a 6 mila euro; per chi induce alla prostituzione minori, la pena carceraria aumenta da 6 a 12 anni e da 15 mila a 150 mila euro.
Il disegno di legge consta di soli 4 articoli. E’ dunque punita la prostituzione in strada ma non quella che avviene negli appartamenti o nelle case, dunque lo scopo del provvedimento, secondo i Ministri per le Pari Opportunità, dell’Interno e della Giustizia, è quello di combattere il racket della prostituzione e di liberare ambienti cittadini altrimenti condannati al degrado. Non c’è un intento morale, ma la soluzione di una situazione di sicurezza e di decoro cittadino.
Lo stesso Ministro per le Pari Opportunità è ben consapevole che eliminare la prostituzione è impossibile, però ritiene che “darà un vero schiaffo al mercato delle schiave”. O ancora: “Affrontiamo emergenze nuove come la prostituzione minorile, che è un fenomeno aberrante, e contrastiamo la prostituzione di strada che è diventata fonte di altri reati come la tratta, lo sfruttamento, la riduzione in schiavitù. Non è solo un problema di decoro. Le prostitute di strada sono spesso trasformate in sentinelle della criminalità. Le usano anche per spacciare droga”.
A giudicare negativamente il disegno di legge è Livia Turco (Pd), che dichiara: “E’ un manifesto ipocrita e perbenista che non combatte lo sfruttamento e che certo non aiuta le donne ad uscire dalla prostituzione”. Nel centrosinistra non c’è solo chi si oppone. Flavio Zanonato, sindaco di Padova, è favorevole: “Siamo l’unico Paese in Europa dove ci si può prostituire in strada”. Chi si oppone – per precisi motivi – è Carla Conso, leader storica delle prostitute, la quale ha attaccato direttamente la Carfagna: “La signora ha usato il suo corpo per arrivare dove è arrivata facendo calendari”.
Tra i sacerdoti impegnati nel sociale c’è don Benzi che è a favore e don Ciotti che è contro. Ecco cosa ha dichiarato quest’ultimo: “Posso dire che vietare così brutalmente la prostituzione per la strada significa prendersi la responsabilità di mandare nel sommerso le donne più deboli, più fragili. Significa favorire la trasmissione di infezioni sessuali. E, soprattutto, togliere qualsiasi aggancio alle associazioni per tendere una mano a queste donne”.
I cittadini che, invece, si trovano nei luoghi dove avviene il “commercio”, sono di tutt’altro avviso: “Non hanno freno. Urlano, pisciano, si masturbano, si ubriacano, si spogliano. E quando arriva la polizia gli gridano sul muso… Ben venga la legge e chi ha dei dubbi venga a scoprire come si vive in una piazza che da vent’anni è in mano al mercato del sesso”.
Chi si oppone alla legge dice che la prostituzione dalla strada si sposterà nelle case e negli appartamenti, dove non si può impedire; chi è favorevole dice che anche se così fosse, almeno i quartieri attualmente degradati delle città respirerebbero e con essi i cittadini.
L’iter del provvedimento non sarà agevole. Anche in precedenti legislature si voleva combattere il fenomeno e riaprire le case chiuse, ma la legge non fu approvata. L’attuale provvedimento va inquadrato anche nell’ambito delle misure sulla sicurezza e contro l’immigrazione clandestina.
Un numero considerevole di prostitute, anche minorenni, sono infatti “adescate” in Italia con promesse di un lavoro regolare e di un sicuro guadagno e poi costrette a prostituirsi con mezzi violenti, anche di tortura.
Non tutti gli esponenti della maggioranza sono favorevoli e non tutti quelli dell’opposizione sono contrari. L’Italia dei Valori, ad esempio, non giudica negativamente il provvedimento.




















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