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Italiano legato alla mafia confessa di essere un trafficante

Pubblicato Martedì 23 Settembre 2008 in Cile

[El Mercurio]

“Io sono l’unico narcotrafficante, l’unico responsabile” ha dichiarato ieri il cittadino italiano Giovanni Ciulla, principale indagato nel processo per traffico di stupefacenti ed associazione a delinquere contro una banda legata alla mafia calabrese italiana.

Ciulla è accusato insieme ad altri sette cileni di coordinare dal nostro Paese, il Cile, (N.d.T) le spedizioni di droga da Lima, Perù, verso diverse nazioni europee, principalmente Italia e Spagna. L’imputato è il primogenito di Giuseppe Ciulla, un vecchio membro di una storico clan della città di Corleone.

Ciulla ha cercato di discolpare il resto degli imputati assumendosi ogni responsabilità. Sostiene di esser stato contattato da narcotrafficanti dopo essere uscito di prigione a Lima, dove ha scontato una condanna di otto anni per lo stesso reato. Successivamente è venuto in Cile dove ha cominciato ad operare. Contattava i “burreos”, corrieri che venivano preparati per viaggiare dal Perù al vecchio continente imbottiti di cloridrato di cocaina.
Ieri la sua deposizione, in seguito alla richiesta della difesa, è stata interrotta ed continuata poi a porte chiuse. Dopodichè Ciulla ha svelato i nomi delle persone che lo contattarono in Perù e di coloro che ricevevano la droga in Europa. In quel momento pubblico e stampa presenti in aula sono stati fatti uscire.
Ciulla rischia una pena di 25 anni complessivi per entrambi i reati imputatigli. Insieme a lui si trova coinvolta la sua compagna, la cilena Romina Villalòn Guerrero, figlia di Elena Guerrero, una nota narcotrafficante soprannominata “La Canaglia”, che dovrebbe deporre in giornata.

[Articolo originale]

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