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Parte a Santiago il processo alla banda legata alla mafia calabrese

Pubblicato Sabato 20 Settembre 2008 in Cile

[El Mercurio]

Il cittadino italiano Giovanni Ciulla rischia 25 anni di carcere per traffico di droga e associazione a delinquere.
Per i reati di associazione a delinquere e narcotraffico saranno giudicati il prossimo lunedì 22 settembre otto imputati appartenenti ad una banda internazionale legata alla mafia calabrese italiana.
Tra loro spicca l’italiano Giovanni Ciulla, figlio primogenito di Giuseppe Ciulla, un vecchio membro di uno storico clan della città di Corleone.
Lo straniero rischia una condanna a 25 anni per entrambi i reati imputatigli. Assieme a lui è stata incriminata anche la sua compagna, la cilena Romina Villalón Guerrero, figlia di Elena Guerrero, una nota narcotrafficante conosciuta come “la Canaglia”.

Secondo i dati contenuti nell’accusa del pubblico ministero Víctor Santelices, l’accusato Ciulla e la sua sua rete di famigliari, composta dalla compagna e  dai parenti di quest’ultima, hanno coordinato l’acquisto di droga a Lima, Perù.

Reclutavano e istruivano i famosi “burreros” ossia gli incaricati del trasporto della droga, i quali si recavano nel Paese confinante e successivamente si imbarcavano per l’Italia. Lì erano coordinati da un altro italiano, identificato come “Vicente” nell’indagine del PM.
Romina Villalón aveva un ruolo attivo nella preparazione dei cileni che trasportavano la droga in Europa. Alcune consegne venivano effettuate negli aeroporti di Madrid e Barcellona in Spagna, di Parigi in Francia, e di Amsterdam in Olanda.
I “burreros” trasportavano la droga in fasce aderenti al corpo, tra i vestiti e nei bagagli. Il PM presenterà circa 30 testimoni e numerose prove materiali per ottenere le sentenze di condanna.
La sua compagna, Romina Villalón, e altri familiari formavano la banda di trafficanti.

[Articolo originale]

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