Il decreto elettorale fa salire la tensione in Italia

[El País]

Berlusconi salva le liste del suo partito di fronte all’indignazione dell’opposizione

Il decreto urgente e su misura approvato venerdì dal Governo di Silvio Berlusconi in un Consiglio dei Ministri straordinario e notturno, che reinterpreta in corsa la legge elettorale per salvare le liste irregolarmente presentate dal Popolo della Libertà a Roma e in Lombardia, ha indignato molti cittadini e tutta l’opposizione.

Il centrosinistra ha mostrato questo sabato il suo sdegno di fronte al Pantheon di Roma, e ha convocato una manifestazione per sabato prossimo. Emma Bonino, candidata alla presidenza del Lazio, ha affermato che il decreto segna un momento critico per la democrazia e per il paese: “Regola le elezioni in piena campagna elettorale contro tutti i principi giuridici nazionali e internazionali. È una prova di arroganza che annulla la certezza del diritto e delle regole. È un broglio di Stato che invita all’illegalità e schiaffeggia e umilia i cittadini onesti”.

Altri politici, commentatori e internauti hanno utilizzato termini simili: golpe, dittatura, attentato alla Costituzione, giornata nera per la democrazia, abuso di potere. La maggior parte del centrodestra, tuttavia, si è mostrata orgogliosa di aver “garantito” ai suoi elettori il diritto di voto, e ha elogiato la “leale collaborazione istituzionale” mostrata dal capo dello Stato Giorgio Napolitano. In realtà la firma di Napolitano al decreto sembra più “il male minore”, come l’ha definito cinicamente Gianfranco Fini, presidente della Camera e alleato di Berlusconi.

La situazione creata dalla pressione esercitata dal Popolo della Libertà da quando i giudici hanno escluso due delle sue liste per le regionali del 28 e 29 marzo per difetti di forma e di tempo (hanno presentato 500 firme false in Lombardia e sono arrivati oltre i termini di legge a Roma), non lasciava molte vie d’uscita al capo dello Stato. Diversi quotidiani hanno rivelato che Berlusconi è arrivato a minacciare di “portare le masse in strada” se le liste non fossero stare riammesse.

Saputo dell’approvazione del decreto, decine di giovani del Popolo Viola, un movimento sociale nato in rete, sono saliti fino al Quirinale – sede della presidenza della Repubblica – e si sono sdraiati a terra con dei ceri per inscenare la morte della democrazia. Questo sabato sono tornati a chiedere spiegazioni a Napolitano con cartelli che dicevano: “Presidente, non l’abbiamo capita”.

Antonio di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, ha criticato duramente il capo dello Stato per aver negoziato e firmato il decreto. L’ex magistrato ha anche suggerito la possibilità di promuovere un ‘impeachment’ contro il capo dello Stato. “L’arbitro non può cambiare le regole del gioco a metà partita”, ha spiegato.

Il presidente ha risposto con una lettera aperta ai cittadini nella quale ha spiegato che “erano in gioco due beni ugualmente preziosi, il diritto di eleggere i propri rappresentanti e il compimento delle norme elettorali”. Napolitano ha aggiunto che non era “sostenibile” escludere dalle elezioni il PDL e che non c’era altra soluzione che il decreto. Il presidente ha inoltre confessato che il caso ha generato “gravi divisioni, tensioni politiche e serie tensioni istituzionali”. E ha chiuso con una critica alla classe politica e al Governo: “Il senso di responsabilità dovrebbe consigliare ai soggetti politici e istituzionali di non rivolgersi al Capo dello Stato con aspettative e richieste improprie, e a chi governa di rispettarne costantemente le funzioni e i poteri”.

In un tetro editoriale, Ezio Mauro, direttore de La Repubblica, ha assolto Napolitano e ha accusato Berlusconi. “Il gesto unilaterale compiuto dalla maggioranza per difendere se stessa è la conferma di un’atrofia politica di base e di vertice (…) e rivela il vero volto che nei sistemi democratici assume la forza quando si esercita senza politica: l’abuso di potere”. “Il Governo lo ha posto tra l’incudine e il martello, non aveva altra opzione”, ha affermato, d’accordo con Mauro, Massimo D’Alema, dirigente del Partito Democratico.

Shukri Said, analista e segretaria dell’associazione Migrare, crede che “Napolitano non aveva altra via d’uscita. Di fronte al dilemma se lasciare senza voto milioni di elettori, ha accettato lo stratagemma del Governo perché era l’unica soluzione. Se non avesse firmato avrebbe aperto uno scontro istituzionale e Berlusconi sarebbe ricorso alle televisioni denunciando il complotto del capo dello Stato comunista”. Come conseguenza del decreto, promulgato in meno di 24 ore, il Tribunale Amministrativo della Lombardia ha deciso di riammettere questo sabato la lista del PDL; lunedì i giudici del Lazio faranno lo stesso con quelle della provincia di Roma.

[Articolo originale "El decretazo electoral sube la tensión en Italia" di MIGUEL MORA]

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4 commenti per Il decreto elettorale fa salire la tensione in Italia

  • saralina

    Ecco un mail di Silvio Berlusconi arrivata alla redazione dell’Occidentale nella quale il premier consiglia la Polverini di non abbattersi per la provvisoria esclusione dalle liste elettorali e le svela le mosse fondamentali per riuscire ad ottenere un bel successo http://www.loccidentale.it/articolo/una+mail+di+berlusconi+alla+polverini+su+come+vincere+le+elezioni.0087598

    • valerio

      A scanso di equivoci, quella mail non è mica vera.
      Ho capito io che adesso viviamo con gente che dice tutto ed il contrario di tutto, ma, cerchiamo di rimanere un po’ ancorati alla realtà dei fatti…
      E poi lo stile della mail non è certo quello di Berlusconi. Anche perchè bisogna evdere se è in grado di scrivere una mail.

    • valerio

      Hoi letto i commenti.
      Solo complimenti: “dai che ce la facciamo”, “continua così”, “la tua grinta”, “il tuo sorriso”.
      Ma che è? Cos’è?
      Tutto il contrario di quello che ci sarebbe in un blog PD.
      Dove per pirma cosa si sarebbe maledetto quello che non rispetta il calendario, poi
      si sarebbe cercato di spulciare chi avesse mandato a consegnar le firme uno che va a farsi
      un panino. Se poi fosse venuto fuori anche solo il dubbio che in realtà stesse cambaindo
      i nomi dei candidati.. Apriti cielo! Urla e strepiti, chi ha il diritto di cambiare i nomi
      scelti dal partito e controfirmati dai cittadini? All’ultimo momento, poi?

      Sinceramente preferisco di gran lunga i blog PD. Denotano una sensibilità democratica
      superiore ed un maggior interesse alla cosa pubblica, rispetto alle emozioni personali
      mediate dalla massificazione delle coscienze politiche.
      Proprio ci manca una destra democratica: un partito che pensi: “perchè gli altri
      dovrebbero votare i nostri candidati?”. Una domanda che a sinistra ce la si pone.
      Anche se poi non ci si da risposta pratica, perchè non ce n’è bisogno,
      dato che dall’altra parte c’è il deserto politico, si può essere approsimativi
      anche a sinistra.

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