[Le Monde]
Arrivando in cima a via XX Settembre, a L’Aquila, i veicoli rallentano. Otto studenti sono morti qui, sotto le macerie della residenza universitaria che è crollata, all’alba del 6 aprile, durante il sisma che ha distrutto gran parte della città.
I passanti cercano le foto dei morti appese alle reti che delimitano il vuoto lasciato dalla residenza. Gli altri immobili sono rimasti in piedi. Antonietta Centofanti, zia di una delle vittime, assicura che gli studenti avevano visto arrivare il pericolo: “Le forti scosse che hanno preceduto quella fatale avevano indebolito la struttura, ma il responsabile dell’immobile li aveva rassicurati. Aveva detto loro che se avevano paura, non avevano che da dormire con tuta e scarpe da ginnastica. È così che li hanno ritrovati”, confida, con la voce rotta.
In questi giorni, uno striscione è apparso sulle macerie: “Avete rubato loro l’avvenire, ora togliete loro ogni possibilità di avere giustizia.” Firmato: “Il comitato delle famiglie delle vittime”.
L’inchiesta aperta dalla procura ha confermato infatti che la residenza universitaria è crollata soprattutto a causa della pessima qualità dei materiali utilizzati e dei lavori non conformi.
Ma le nuove norme volute dal parlamento per abbreviare la durata dei processi imponendo un limite di tre anni per quelli in primo grado, al termine del quale tutto viene annullato, rischiano di lasciare questi morti senza giustizia in un’Italia in cui i tempi giudiziari sono lenti.
Ora, il processo riguardante i morti de L’Aquila si annuncia complesso, con una lunga fila di testimoni e di esperti. Il testo che determina “i processi brevi” è stato approvato al Senato e attende solo il via libera della Camera. “È come se il delitto non fosse mai stato commesso”, si adira Antonietta.
“Immunità da funzione”. Il caso de L’Aquila non è che un esempio tra gli altri. Centomila processi sono a rischio, rincara l’Associazione Nazionale dei Magistrati. Per il suo segretario, Giuseppe Cascini, “non è una legge che abbrevierà i processi perchè non fornisce maggiori mezzi alla giustizia per funzionare meglio. Decreterà semplicemente la morte del processo che non finisce entro i tempi prescritti. È inconcepibile, fare ciò unicamente per mettere al riparo un uomo, Silvio Berlusconi, dalle sue noie giudiziarie”. Molti notano infatti che l’autore della legge del “processo breve” non è altro che il deputato, Niccolò Ghedini, consulente del Cavaliere.
Le reazioni non hanno tardato. Perché “la legge sia uguale per tutti”, sabato 27 febbraio, è stato lanciato un appello alla mobilitazione dal Popolo Viola, movimento cittadino senza etichetta, nato attraverso i contatti su Internet. Ad inizio dicembre, il suo “No-Berlusconi Day” aveva spinto in piazza centinaia di migliaia di persone. Questa volta, l’accento è stato messo sulle leggi ad personam, come i suoi detrattori hanno battezzato queste leggi ad uso del Cavaliere.
Secondo i calcoli della stampa, la legge sul processo breve è la diciannovesima iniziativa legislativa in favore di Berlusconi. Una nuova è già in cantiere: il 9 marzo, il Senato approverà la legge detta del “legittimo impedimento”
Il presidente del Consiglio ed i ministri potranno, per la durata di diciotto mesi, avvalersi di una sorta d’immunità da funzione per non presentarsi davanti ai tribunali se sono sotto processo. Per il senatore Giuseppe Valentino, del Popolo delle libertà, il partito del Cavaliere, “il capo dell’esecutivo non deve rispondere alle convocazioni di un tribunale quando esercita le sue funzioni”.
Il 27 febbraio, sussisteva un’incognita: Silvio Berlusconi, non potendo ancora avvalersi di questo “legittimo impedimento”, sarebbe andato alla ripresa del processo Mills? In questo processo è accusato di aver corrotto, tramite un versamento di 440 000 euro, un ex avvocato, il britannico David Mills, affinché rendesse falsa testimonianza in suo favore in due processi.
Due giorni prima, la corte di Cassazione ha annullato la condanna a 4 anni e mezzo dell’avvocato per prescrizione del reato. Il Cavaliere parla di “giudici talebani battuti”.





















Certo che l’istituo giuridico italiano della prescrizione è proprio strambo.
Se io, 9 anni e 11 mesi dopo aver commesso un reato, vengo condannato in via definitiva in terzo grado, devo andare in galera per 4 anni e mezzo (2 e mezzo con la condizionale se c’è, 1 anno e 8 mesi con la riduzione della pena).
Se invece vengo trovato colpevole in terzo grado dopo 9 anni e 13 mesi, allora vengo assolto, via libero e felice, e chi s’è visto s’è visto. Che insulsaggine legale.
Ed – oltre ad essere insulso – è anche iniquo, perchè se io sono ricco e posso permettermi fior di avvocati e legulei che spaccano il capello in quattro, la faccio franca; se invece sono un poveraccio e devo accontentarmi dell’avvocato di ufficio, finisco in galera con sentenza definitiva. Il tutto reso ancor più tragicamente ironico dal fatto che , mentre il poveraccio ha leso la comunità civile per poche migliaia di euro, il ricco ha fatto danni per decine di milioni.
Siamo proprio il Belpaese.
Ma voi non capite che questo serve a ridurre i tempi dei processi. Ho una nuova proprosta di legge in testa, mi candiderò alle prossime elezioni per proporla: la giustizia è troppo lenta e costosa per lo stato? Togliamo via i processi e lasciamo le sentenze a l’unico eletto dal popolo ed unto dal Signore, al fondatore del partito del Bene, il nostro Mr. B.
Si parla tanto di malasanità e di malagiustizia? Certo, perchè diventa un argomento spinoso inveire contro “certi giudici”che violano le leggi non applicando volutamente gli articoli del codice civile. Io mi sento leso e non so achi rivolgermi per avere giustizia, cosa mi consigli? Mi rivolgo alla mafia?
@Davide…………….. tu non hai capito davvero nulla……..secondo te è giusto che una persona sbaglia e per avere il definitivo deve aspettare anni e anni….. magari questa persona nel frattempo cambia vita mette su famiglia dopo 10 anni le arriva la cassazione….. bello vero ? solo perche i giudici fanno i cazzi loro e sono lenti….. mi auguro che passi questa legge….. e sono sicura che diminuiranno i reati….. perchè il delinquente sarà giudicato in tempi brevi e non godrà piu della libertà intanto che si celebra il processo…………..
@johanna
“tu non hai capito davvero nulla”
pure te però non hai capito un granchè.
johanna
Prima di tutto chi sbaglia paga. Ora se lo sbaglio è involontario posso anche venirti incontro, ma truffa, furto, estorsione, spaccio, … (non mi ricordo cosa c’è dentro a questa vergogna di decreto) non sono errori. Se tu sei una spacciatrice e vuoi rimediare agli errori dichiarati colpevole, rinuncia all’appello e vedrai che i dieci anni non ti servono.
Se invece sei una “furba” (non accuso te ovviamente, parlo in senso figurato) allora accetti un rischio e sono cavoli tuoi, potevi pensarci prima di delinquere. Ti dirò che io di questi problemi non né ho in quanto non ho mai commesso reati.
I tempi della giustizia devono essere velocizzati, siamo tutti daccordo, allora assumiamo cancellieri, giudici, licenziamo i fanulloni, compriamo carta, computer, sedie e tavoli (alle volte non ci sono nemmeno quelli).
Tu puoi anche per due anni non processare più nessuno o assolvere tutti, ma non è che così si eliminano i reati.
Se approvi questa linea allora perché non proponi la prescrizione per la lista di attesa delle visite ospedaliere? Dopo due mesi, se non hai fatto la visita, il direttore dell’ospedale ti rilascia un certificato di salute per prescrizione della visita. Diminuirebbero i malati in Italia drasticamente (debelleremo il cancro in meno di tre anni!!!)
E’ questione di intelligenza umana, di saper contare, di saper comprendere il significato delle parole. Da persona onesta non ascoltare i disonesti e rifiuta loro la comprensione almeno che non si pentano per quello fatto (dichiarazione di colpevolezza).