[Terra Magazine]
Forza Italia, il primo partito fondato da Silvio Berlusconi nel 1993, sarebbe il risultato di una trattativa tra lo Stato italiano e la mafia siciliana, intercorsa poco dopo gli attentati del 1992 nei quali furono uccisi i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Questa è una delle affermazioni più clamorose di Massimo Ciancimino, figlio di un ex sindaco mafioso di Palermo, nel corso della sua lunga deposizione presso il tribunale del capoluogo siciliano.
Ciancimino ha reso le sue dichiarazioni nell’ambito del processo contro il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu, accusati di non aver catturato il boss di Cosa Nosta Bernardo Provenzano pur conoscendo esattamente il suo nascondiglio.
Per provare la fondatezza delle proprie rivelazioni Ciancimino ha citato uno dei “pizzini” che Provenzano scriveva per comunicare con i suoi uomini, in questo caso indirizzato a Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi, fondatori di Forza Italia. Lui stesso avrebbe consegnato il bigliettino al padre Vito Ciancimino, in carcere all’epoca degli attentati. Il messaggio di Provenzano diceva: “Intendo portare il mio contributo, che non sarà di poco conto, perché questo triste evento non si verifichi. Sono convinto che Berlusconi potrà mettere a disposizione le sue reti televisive”.
Secondo Massimo Ciancimino, il “triste evento” di cui parlava il boss di Cosa Nostra era la minaccia di sequestrare uno dei cinque figli dell’attuale primo ministro italiano.
“Con questo messaggio Provenzano voleva richiamare l’attenzione di Berlusconi e Dell’Utri perché si comportassero bene. Mi disse inoltre che il partito di Forza Italia nacque grazie a una trattativa, e che lo stesso Berlusconi era frutto dell’accordo”.
Niccolò Ghedini, avvocato di Berlusconi, afferma che le accuse di Ciancimino non hanno il minimo fondamento e minaccia una denuncia per diffamazione. Il figlio dell’ex sindaco è considerato un testimone credibile dai magistrati palermitani Antonio Ingroia e Nino Di Matteo, successori di Falcone e Borsellino. Ciancimino ha rivelato di aver ricevuto nuove minacce negli ultimi giorni, tra cui un biglietto sul parabrezza con le parole “Neanche i magistrati di Palermo ti potranno salvare”.
La reazione dei politici della destra italiana è stata dura. Uno degli imputati, Marcello Dell’Utri, ha tacciato di pazzia la deposizione di Massimo Ciancimino. “A quell’epoca lo Stato non eravamo noi. In ogni caso non siamo mai stati in condizione di essere parte in questi discorsi, se pure ci fosse stato un contatto tra Stato e mafia”, ha affermato il senatore e amico personale di Berlusconi, il quale ha aggiunto che dietro le dichiarazioni di Ciancimino “c’è un piano criminoso” e che i responsabili sono i magistrati di Palermo.
L’attacco di Dell’Utri ai giudici siciliani apre un nuovo capitolo dell’eterna guerra di Berlusconi e dei suoi contro il potere giudiziario in Italia. Dell’Utri ha fondati motivi per attaccare: nel 2004 è stato condannato dal tribunale di Palermo a 9 anni per “associazione di stampo mafioso”, che in Brasile corrisponde al reato di associazione criminale.
Nel caso di Forza Italia la madre è, come sempre, certa.). Ma chi sia il padre rimane un mistero.
[Articolo originale "Quem é o pai de Forza Italia?" di Vera Gonçalves de Araújo]




















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Il padre non so e non si saprà mai, visto i padrini!
ma la mamma di sicuro dev’essere una poco di buono….
visto le frequentazioni!
:-)