[Sueddeutsche Zeitung]
Nuove strategie in campo contro il crimine. Un piano in dieci punti del governo italiano prende di mira le finanze della mafia.
Il governo ha redatto un piano in dieci punti per inasprire la lotta alla mafia. Il suo obbiettivo è intaccare la forza economica delle organizzazioni criminali ma anche intensificarne la perseguibilità da parte della polizia.
Il Consiglio dei Ministri presieduto dal Premier Silvio Berlusconi si è riunito a titolo dimostrativo a Reggio Calabria. Qui la ‘Ndrangheta, la mafia calabrese, ha più volte fatto apertamente ricorso a minacce nelle scorse settimane, facendo tra l’altro esplodere una bomba di fronte all’edificio della Procura Generale della Repubblica.
Innanzitutto dovrà nascere una nuova autorità incaricata, che gestisca i beni confiscati ai mafiosi ridestinandoli ad altri scopi. Tra il 1992 e il 2008 gli uffici antimafia hanno sequestrato beni per un valore di 8,6 miliardi di euro. Il Ministro degli Interni Roberto Maroni ha comunicato che solo negli ultimi 19 mesi dell’attuale governo sono stati sottratti alla mafia beni per un ammontare di sette miliardi di euro.
L’Italia vuole così ottenere che tutti i paesi membri dell’Unione Europea riconoscano le sentenze di confisca dei patrimoni mafiosi sul loro territorio. Nel 2009 la Germania ha migliorato la legislazione in merito. Inoltre in Italia dovrà essere semplificata l’individuazione di flussi di denaro e il controllo degli appalti pubblici. I progetti edilizi sono un canale di accesso per le imprese mafiose. Alcune di esse hanno anche provato a introdursi nelle opere di ricostruzione della regione terremotata dell’Abruzzo, ma anche nella progettazione edilizia per l’Expo di Milano c’erano in mezzo dei mafiosi.
Lavoro in nero in grande stile
Anche la decisione di combattere il lavoro nero nelle regioni meridionali fa parte dello stesso obbiettivo di colpire il potere economico. Quest’ultimo viene infatti in gran parte gestito da mafiosi. L’autorità antimafia ha inoltre giurisdizione sulla questione del traffico illegale dei rifiuti, che costituisce un ulteriore settore del circuito criminale.
L’associazione italiana degli imprenditori Confindustria ha annunciato, in concomitanza con i piani del governo, che escluderà in tutta Italia le imprese associate che sono state condannate per collusioni con la mafia o che non denunciano gli eventuali tentativi di estorsione subiti. In Sicilia questa misura viene già attuata con successo. Secondo gli esperti in Italia vengono estorti quotidianamente ai commercianti 250 milioni di pizzo.
La ‘Ndrangheta calabrese è considerata la mafia più influente. Il sostituto procuratore alla Procura nazionale antimafia, Alberto Cisterna, ha detto alla SZ di interpretare le minacce contro pubblici ministeri e inquirenti come un segno di debolezza della ‘Ndrangheta sul suo territorio. Il magistrato incaricato non pensa che la mafia possa osare attentati contro rappresentanti della giustizia.
La ‘Ndrangheta in Calabria si troverebbe sotto la pressione di una persecuzione giudiziaria che sta crescendo di intensità. Ma i piccoli clan hanno anche percepito che i rapporti cambiano. L’agricoltura come fonte di guadagno porterebbe troppo poco denaro e il reclutamento di affiliati si farebbe via via più complicato. L’altra faccia della medaglia è invece che in giro per il mondo vi sono una dozzina di grosse famiglie più che mai attive negli affari.
Investimenti legali
I gruppi mafiosi italiani sono stati definiti nel corso del Forum Mondiale dell’Economia a Davos come le più potenti organizzazioni mafiose del mondo. Cosa Nostra, Camorra e ‘Ndrangheta da sole guadagnano 112 miliardi di dollari all’anno. Si tratta di criminalità finanziaria, traffico di droga, contrabbando e contraffazione di prodotti, prostituzione e traffico di esseri umani.
L’ex presidente della Commissione Antimafia Francesco Forgione ha detto recentemente al Parlamento italiano che la mafia investe legalmente la metà del denaro prodotto, fagocitando così l’economia normale. Questo elemento e l’attività a livello internazionale dei criminali crea molte preoccupazioni anche a inquirenti come Cisterna.
Lui ritiene che ci sia un margine di tempo molto limitato per combattere gli affari delle organizzazioni mafiosi efficacemente sul piano internazionale. La mescolanza tra affari e finanze legali ed illegali prosegue e la mancanza di trasparenza delle banche il più delle volte non permette di ricostruire i flussi finanziari. Secondo Forgione e Cisterna i mafiosi movimentano per via informatica miliardi in giro per il mondo, mentre gli inquirenti spesso finiscono per arenarsi ai confini di stato. Chi persegue la mafia ritiene perciò indispensabile che le misure per contrastarla siano uniformate almeno all’interno dell’EU.
[Articolo originale "Berlusconi geht der Mafia ans Geld" di A. Bachstein]




















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