“Bianca, sono vivo per miracolo”

[El País]

Testi inediti e una mostra ricordano Primo Levi alla vigilia del Giorno della Memoria – Torino ricostruisce gli anni della gioventù da partigiano dell’autore di ‘Se questo è un uomo’

Oggi, vigilia del Giorno della Memoria, si recupera con forza quella di Primo Levi, scrittore italiano sopravvissuto ad Auschwitz (campo di concentramento e simbolo della barbarie liberato esattamente 65 anni fa) e autore di Se questo è un uomo, racconto della sua storia di prigioniero e uno dei più sorprendenti testimoni dell’orrore dell’Olocausto.

Il suo ricordo rieccheggia in Vivere per raccontare (Alpha Decay), che recupera per le librerie spagnole testi inediti in spagnolo e scritti subito dopo che Levi fosse restituito alla vita il giorno della sua liberazione dal campo di sterminio. Il lancio editoriale si unisce alla recente edizione dei suoi Racconti completi (El Aleph).

Anche l’Italia si unisce al ricordo di un uomo e di uno scrittore di valore con una mostra diversa, che si celebra nell’Archivio Storico di Torino. ‘A noi fu dato questo tempo in sorte’ ricostruisce un progetto collettivo, la storia di un’amicizia: racconta la vita di Primo Levi e dei suoi giovani compagni, quasi tutti ebrei e torinesi come lui, dalla promulgazione delle leggi razziali nel 1938, sino alla pubblicazione di Se questo è un uomo nel 1947.

Le foto e la memoria dei 13 protagonisti sono quelle di una vita di provincia, sana e allegra, dedicata allo studio, alla montagna, all’amicizia, all’amore e… finisce per essere portata via dal treno della Storia. “Quasi tutti, in un modo o nell’altro, parteciparono alla resistenza contro il fascismo”, ricorda l’organizzatrice, Alessandra Chiappano.

“Erano ragazzi normali, per il 90% ebrei e studenti. Dal 1943, quando cominciarono le retate, iniziarono a temere per la propria vita e diedero il via alla resistenza in modo istintivo”. Si chiamavano Alberto Salmoni, Bianca Guidetti Serra, Silvio Ortona (autore della frase che dà il titolo alla mostra), Emanuele Artom, Luciana Nissim, Vanda Maestro, Eugenio Gentili Tedeschi, Giorgio Segre, Franco Momigliano, Giorgio Diena, Ada della Torre, Franco Sacerdoti e Primo Levi.

Lo scrittore italiano formò con due di loro un piccolo gruppo partigiano. Furono arrestati nel dicembre del 1943. Trascorsero un mese nel carcere di Aosta, dove si dichiararono ebrei, e il 22 febbraio del 1944 furono deportati, prima a Fossoli e dopo ad Auschwitz. Con loro viaggiò anche Franco Sacerdoti, che morì nel gennaio del 1945. Maestro era caduta nel 1944.

Luciana Nissim si salvò. Fu medico a Birkenau e Buchenwald. Liberata nell’aprile del 1945, tornò a casa e scrisse la sua testimonianza: I ricordi della casa dei morti pubblicato nel 1946, fu uno dei primi testi sullo sterminio.

Primo Levi lavorò nel laboratorio della fabbrica di Monowitz sino al gennaio del 1945, quando il campo fu liberato dai sovietici. Dopo una lunga odissea, arrivò a Torino. Due anni dopo avrebbe pubblicato Se questo è un uomo.

Il 6 giugno del 1945 scrisse da Katowice una lettera a Bianca Guidetti Serra, vicina al Partito Comunista e fondatrice a Torino dei “Gruppi di difesa della donna e per l’assistenza ai combattenti per la libertà”. La lettera, conservata nell’Archivio Terracini di Torino, è stata recuperata da Chiappano perché rivela la profondità di quella amicizia. Viene pubblicata ora integralmente per la prima volta.

Levi racconta la sua storia (”Come i pochi compagni italiani sopravvissuti, io sono vivo per miracolo”) e soprattutto dà e richiede notizie sul destino dei suoi compagni. Dedica inoltre del tempo a parlare del futuro e delle dovute riparazioni: “Porterò (spero) in Italia il numero di matricola tatuato sul braccio sinistro, certificato di infamia non per noi, ma per coloro che ora iniziano a espiare”.

[Articolo originale "“Bianca, estoy vivo de milagro”" di MIGUEL MORA]

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