In Italia, la strategia del Partito Democratico di allearsi con il centro viene sconfessata dai suoi elettori

[Le Monde]

Doveva essere “il laboratorio” nel quale si preparavano le future vittorie del Partito Democratico (PD, centrosinistra). In Puglia, nel sud dell’Italia, Pierluigi Bersani, il nuovo segretario del PD eletto nell’autunno 2009, si apprestava a sigillare un’alleanza vincente con l’Unione di Centro (UDC), partito centrista e cattolico. L’unica soluzione, secondo lui e la direzione del partito, per evitare una disfatta alle elezioni regionali del 28 marzo. In cambio, i centristi domandavano niente di meno che la testa dell’attuale governatore della regione, Nichi Vendola, eletto, tra la sorpresa generale, alla testa di una coalizione di sinistra nel 2005.

Non restava che un problema, e non da poco. Vendola non intendeva lasciare il suo posto dopo cinque anni di una gestione giudicata piuttosto soddisfacente. Nichi Vendola? Un Ufo politico come solo l’Italia può produrne: 51 anni, cattolico, ex burocrate del Partito Comunista Italiano, omosessuale dichiarato, rinomato poeta ed esperto di Pasolini. Il suo nome è la somma delle sue contraddizioni: Nichi è sia diminuitivo di Nikita, in omaggio a Nikita Kruscev, sia Nicola, il santo patrono di Bari.

In queste condizioni, solo il voto dei simpatizzanti poteva scegliere tra il candidato voluto dal PD, il centrista-compatibile Francesco Boccia, e il governatore uscente che non voleva dimettersi. Il 24 gennaio, da Foggia a Lecce, quasi 200 mila elettori si sono recati alle urne. Risultato: l’attuale governatore è stato rieletto con più del 70% dei voti. La direzione nazionale del partito esce indebolita da questo scrutinio, anche se Bersani fa finta di accettare tale candidatura che non corrisponde né alle sue scelte né la sua strategia.

SONORA SCONFITTA

“Siamo determinati a sostenere Vendola” ha assicurato. Ma non cambia affatto la sua volontà di unirsi ai centristi. “Il proposito di favorire una convergenza con tutte le opposizioni vale sempre”, ha precisato.

Una disavventura simile è avvenuta nel Lazio, la regione di Roma. Qui, la questione se riproporre il governatore uscente non si poneva. Piero Marrazzo, il presidente della regione, ha dovuto dare le dimissioni, nell’ottobre 2009, dopo la rivelazione delle sue assidue frequentazioni di transessuali e del suo debole per la cocaina. La direzione del PD si è dunque prodigata, ancora una volta, nel trovare un candidato che piacesse ai centristi, ancor più determinanti in questa regione data la vicinanza del Vaticano.

Tra tentennamenti ed esitazioni, il PD tanto ha fatto che alla fine la radicale Emma Bonino ha messo tutti d’accordo annunciando la sua candidatura. Il partito avrebbe di certo auspicato le primarie ma dato che la destra aveva già presentato la sua candidata – Renata Polverini, ex dirigente del sindacato UGL (moderato) -, era troppo tardi per ostentare le proprie divisioni.

Un altro schiaffo per il partito? Così pare: laica, nota per le sue lotte in favore dell’eutanasia, dell’aborto, del divorzio, la Bonino, 61 anni, ex commissario europeo (1994-1999), ha tutte le carte in regola per irritare l’elettorato cattolico. Non avrà l’appoggio dei centristi, ma gode di un forte sostegno popolare che la fa partire alla pari della sua rivale nei sondaggi. La sua candidatura, come quella di Vendola, illustra le difficoltà del PD a scegliere una strategia ed imporla ai suoi militanti.

Per Massimo Franco, analista politico del quotidiano Corriere della Sera “ci sono due partiti: il partito ufficiale, che vede nell’UDC un alleato, ha subito una sonora sconfitta”. E aggiunge: “Vendola ha issato la bandiera dell’identità storica del Pd. Questo sembra assomigliare piuttosto ad un desiderio dell’elettorato di rifiutare decisioni prese a tavolino dalla classe dirigente”.

Il deputato Sandro Gozi si irrita: “Vendola e la Bonino sono due ottimi candidati che avremmo dovuto proporre invece di subirli. Certo, si devono accettare dei compromessi per allearsi con il centro, ma non al punto di delegargli la scelta dei nostri candidati.”

[Articolo originale "En Italie, la stratégie d'alliance du Parti démocrate avec le centre est désavouée par ses électeurs" di Philippe Ridet]

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8 commenti per In Italia, la strategia del Partito Democratico di allearsi con il centro viene sconfessata dai suoi elettori

  • E io ci godo parecchio! Cosi forse è ora che si svegliano e la smettono di allearsi con ex-democristiani, ex-schifosi,
    cdu, udc, la Binetti!

    argh

    Per uno stato veramente laico!

    • Mirko

      Non è tanto che ci si alleano… è che ce li hanno in casa… loro SONO ex-democristiani, ex-socialisti, ecc. ecc.
      Il PD ha definiivamente perso la S, c’è poco da fare (e quanto alla D ci sarebbe da discutere parecchio). Si è andato ripetendo migliaia di volte e da varie parti che ormai non ha più senso parlare di destra e di sinistra, e questi sono i bei risultati che si sono ottenuti: da una parte abbiamo il ‘partito azienda’, dall’altra il ‘partito ameba’.

      Se nel primo caso l’assenza di valori che non siano monetari non è affatto un problema (anzi) e fa in modo che vada bene qualsiasi cosa, nel secondo mi sembra abbia provocato una irreversibile e progressiva crisi d’identità che ha infine portato allo stato attuale di coma vegetativo.

      p.s. da notare come l’unico ‘ex comunista’ elencato fra le file del pdl sia sandro bondi…

  • Jean-Claude

    Concordo con tipostrano, al 100%.

  • Zerbini Ivo

    Si sapeva da sempre che l’alleanza tra exPCI ed exDC avrebbe lasciato aperti conflitti insanabili su molti punti di interesse sociale, quali la prcreazione assistita, le coppie di fatto, il testamento biologico, cellule staminali e quant’altro.
    Accordi infelici si sono raggiunti dal lato economico partendo dalle privatizzazioni fino alla politica fiscale.
    E tutto questo la componente di sinistra, che credeva di trovare un aiuto alla realizzazione di qualche importante riforma, ha invece trovato il muro democristiano, intransigente, vecchio ed amorfo (caratteristiche proprie della DC) che lo ha portato a schierarsi senza alcuna esistazione se non euforia, con la Bonino e Vendola (che con molte probabilità saranno risucchiati dal PD).
    Ul PD è il partito che tutti volevano e nessuno è riuscito a fare.
    Ha ragione pure Mirko osservando che la declassificazione ideologica ha portato al nulla ideologico.
    Eppure le ideologie esistono e devono esistere, perchè aborrirle? Criticarle e studiarle, ma mai eliminarle.
    Detto questo, il raggiungimento del compromesso storico ha evidenziato l’errore berligueriano del suo progetto: con i cattolici c’è poco da discutere, con loro non è possibile ragionare perchè ancorati e genuflessi al volere papale.

  • Porto

    Vendola è una brava persona ha riparato,rimodernato un’acquedotto fatiscente e per quanto possibile tenuto alla larga faccendieri e mafiosi!
    Anche se comunista e idolo di Stecca 66, bisogna ammettere che sta facendo le cose per bene.
    Non bruciate anche questa perla,amici sinistri l’Italia necessita di uomini cosi.
    Per quanto riguarda la Bonino, personalmente incarna quanto di più liberale possa esserci nel vero senso del termine,donna di alto spessore e valori istituzionali,personalità rispettata all’estero per aver rivestito ruoli internazionali con alto senso di responsabilità.
    La vedrei molto bene al posto di mammola Frattini, magari nel prossimo governo Fini.
    Scusate ma io ci spero sempre.

    • harlock

      La Puglia è una regione tradizionalmente cristiano-moderata (alias conservatrice) ma nonostante questo Vendola ha già vinto cinque anni fa contro Fitto (già presidente della stessa regione nonché figlio di presidente della medesima: come dire un potentato politico…) e anche allora contro lo scetticismo dell’intellighenzia sinistrorsa… La ragione è semplice: è sempre stato presente sul territorio e molte persone lo conoscevano ben prima della sua candidatura. Abbiamo fatto, stiamo facendo e faremo il possibile per tenercelo (e con lui il nostro acquedotto…). Puoi giurarci!

  • Marco58

    La “differenza” stà tutta quì.
    I Pugliesi del CS hanno DECISO chi dovrà governarli. Purtroppo le decisioni prese democraticamente dal popolo per un Italia come quella di oggi SONO un problema.

  • Saverio

    La lezione delle Primarie in Puglia è sicuramente servita, perchè in Campania il Pd ha immediatamente deciso di tagliar corto e di spegnere ogni “scintilla” democratica nel popolo campano inventandosi il candidato unico
    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/politica/2010/1-febbraio-2010/de-luca-fa-miracolo-lui-tutte-anime-pd–1602382624305.shtml
    Piuttosto che affrontare il “sereno” giudizio dei propri elettori sul tema dei candidati, il partito – democratico per definizione – ha preferito imporre verticisticamente il nome di De Luca , mettendo fine alla rovinosa guerra tra bande di questi giorni nel Pd campano
    http://www.napolionline.org/new/la-guerra-dei-cacicchi
    Con questo si chiude la pratica : al Pdl (ed ai suoi referenti ) andrà il governo della regione grazie alla candidatura di un ex-socialista, leader di un partito di pluri-inquisiti e pluri-condannati; al Pd rimarrà qualche feudo elettorale e soprattutto la possibilità di rimestare nel torbido senza il pericolo che i cittadini dicano la propria !

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