[La Nación]
“No comment.” È stata l’unica dichiarazione che ieri hanno fatto a La Nazione dagli uffici di Telecom Italia, a Milano, dove nessuno ha voluto reagire dinnanzi alle minacce di statalizzazione della sua filiale in Argentina lanciata dal ministro della Pianificazione Julio De Vido.
In via ufficiosa, comunque, in Telecom Italia era più che palpabile lo stupore generalizzato di fronte a ciò che stava accadendo nella sede argentina. “La verità è che giunti a questo punto il problema non è Telecom Italia, bensì quello che pensano gli investitori di un Paese come l’Argentina”, ha detto una fonte vicina al gigante delle telecomunicazioni italiano, che non ha nascosto le proprie critiche nei confronti dell’amministrazione Kirchner.
“È un peccato ciò che stanno facendo queste persone, stanno distruggendo un paese. Dovrebbero vedere cosa fa Lula [in riferimento al Presidente del Brasile], che non è uno di destra, per capire come si gestisce un Paese”, ha aggiunto la fonte stessa, che ha richiesto l’anonimato.
Estraneo all’annuncio che avrebbe fatto più tardi De Vido, il presidente di Telecom Gabriele Galateri di Genola, avrebbe rilasciato durante la mattinata dichiarazioni più miti. “Come aveva già detto Franco Bernabè [CEO dell'Azienda], confidiamo nel fatto che almeno una parte delle istituzioni argentine abbia effettivamente la capacità e l’equilibrio di giudizio indispensabili in questi casi”, ha detto al termine di un seminario tenuto a Napoli, parlando della battaglia legale che la compagnia sta portando avanti in Argentina. “Ci sono state novità importanti durante il fine settimana, dopo che un tribunale argentino aveva accettato il ricorso che molti azionisti e noi stessi avevamo presentato”, ha aggiunto.
Nel frattempo, l’inserto economico del quotidiano La Repubblica ieri ha scritto che in tre mesi Telecom Italia potrebbe decidere del futuro e che le ipotesi sono due: “Matrimonio con Telefonica o addio a Telefonica”. L’idea di arrivare a una fusione, “sebbene sia complicata, è oggi la più probabile”, ha sostenuto il quotidiano. Interrogata su questa versione, Telecom Italia si è limitata a rispondere con un altro “no comment”.
Rimane comunque certo che nello stesso inserto è apparso un grande articolo sul nostro Paese, niente di promettente. Il titolo, “Tra obbligazioni e telecomunicazioni, il tango amaro dell’Argentina”; la denigrazione, “Il caos finanziario sta demolendo il Paese sudamericano: l’ultima tappa è l’assalto del presidente Kirchner alle riserve della Banca Centrale. Il caso Telecom Italia”.
Infine Dagospia, un sito di informazioni online, ha rivelato che sta arrivando in Italia in queste ore Daniel Scioli, non solo per sciare sulle Dolomiti, ma anche per creare una lobby affinché, una volta per tutte, Telecom Italia soccomba alle pressioni e venda in Argentina.
[Articolo originale "En Italia no cesan las críticas al Gobierno" di Elisabetta Piqué]




















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….ma, cari argentini, non arretrano nemmeno i consensi e, la canzone “meno male che silvio c’e'” e’ sulla bocca di molti, troppi italiani.
quindi fatevi pochissime illusioni….
Carei Argentini, la maggioranza degli italiani è con il Governo e non sarà certo la stampa a ribaltare il voto delle urne…..l’alternativa sarebbe il nulla o peggio l’incapacità che ha portato questo paese allo sfascio…non illudetevi….piuttosto, venite in Italia e non scrivete pezi faziosi dalle vostre comode poltrone…
Se per “sfascio” si intende la mancanza di fascismo, allora sono d’accordo con Pietro R.