[The Guardian]
Mi dispiace molto che Martin Kettle abbia cambiato idea sull’Italia e abbia quasi deciso “di non metterci più piede”. Temo che così facendo negherà a se stesso l’opportunità di andare oltre quella sindrome del “vedere solo ciò che vogliono vedere” che giustamente condanna nel suo articolo.
Credo che egli dovrebbe, invece, visitare l’Italia più spesso perché la sua riflessione era piena degli stereotipi più comuni sul mio paese. Si renderebbe conto velocemente di quanto sia inappropriato trarre conclusioni tanto drastiche basandosi su resoconti di racconti altrui. Troverebbe altre storie da raccontare. Adotterebbe probabilmente un linguaggio più sfumato. Per lo meno, avrebbe evitato riferimenti inutili a grandi italiani come Dante e Verdi, che sono completamente fuori luogo nel suo articolo.
Sottolineo questo punto perché credo che questioni complesse e delicate come immigrazione e razzismo richiedano un’analisi più sobria ed attenta. In Italia c’è un dibattito acceso su questi argomenti. Molti italiani hanno sofferto nel non troppo lontano passato il dolore di vivere all’estero, non sempre nelle migliori condizioni, quindi sappiamo di cosa stiamo parlando.
Oggi, invece di esportare manodopera, ne abbiamo bisogno. Probabilmente non abbiamo ancora afferrato in pieno tutte le conseguenze di un tale repentino cambiamento di direzione. Ci vuole tempo e dev’essere completamente accettato da tutta la popolazione, ad ogni livello. Credo che sitamo facendo del nostro meglio per rispondere a queste sfide in maniera completa, affrontandone tutti gli aspetti ma, soprattutto, rispettando i diritti umani e lo stato di diritto.
Non nego che stiamo incontrando dei problemi, ma aggiungerei “come chiunque altro”. Stiamo cercando il supporto dei nostri partner nell’affrontare i flussi di immigrazione clandestina che prendono di mira l’Italia come punto d’accesso più vicino all’Europa. Sarebbe bene essere prudenti prima di giudicare l’Italia nella sua interezza. Insultare un intero paese (”corrotto, depravato, razzista e anarchico”) rappresenta un’azione eccessivamente emotiva e, mi dispiace dirlo, piuttosto deplorevole.
Sono fiducioso che Martin Kettle, rileggendo il suo articolo, si pentirà del suo brusco atteggiamento da “fine di una storia d’amore”. Meritiamo più rispetto.
[Articolo originale "Don't be so ready to damn Italy" di Giovanni Brauzzi]























Bravo Luca,
per fortuna la maggioranza degli Italiani la pensa come te e me,altrimenti questi rossi o viola ci riddurebbero come gli indiani d’America.
Schiavi in casa loro.
Per ora siete la minoranza. Quella mentale.
La seconda risposta di Luca è almeno posta in modo da capire cosa pensa e può portare a un dialogo.
Con gli insulti non si arriva da nessuna parte.
Io noto che ”l’immigrato” fa soprattutto paura.
Però il mondo odierno ha a che fare (e parlo proprio a livello mondiale) con gli immigrati, perchè i collegamenti che abbiamo permettono spostamenti in massa senza ormai nessun problema.
Andare contro l’immigrazione, vuol dire andare controcorrente e fare del proprio paese una ”campana isolata” che non accetta la situazione mondiale.
Quale paese al giorno d’oggi non ha a che fare con l’immigrazione?
Posto che non si può andare contro corrente, conviene sfruttare a proprio favore la situazione…
Invce di ridurre gli immigrati peggio degli schiavi sottopagandoli con la scusa che ”loro fanno il lavoro che gli Italiani non vogliono fare” li sfruttassero per le loro reali capacità, vedrete che tanti intellettuali e laureati potrebbero essere di altro colore e avere anche loro delle ottime qualità e risorse da poter sfruttare.
Secondo me è più effice lo ‘’sfruttamento in positivo” delle loro qualità, che non schiavizzandoli nei campi perchè ”gli Italiani non si fanno sottopagare eo ridurre peggio delle bestie e allora ci mettiamo gli immigrati”.
Per quanto rguarda la criminalità:
sono decenni che nel sud Italia si ammazzano per la strada.Abbiamo una meravigliosa città come Napoli che ha dei quartieri che sono peggio del Bronx.
E ci lamentiamo degli immigrati?
Cominciamo a ripulire casa nostra dalle nostre beghe…
Perchè quando il ”tavolo” è pulito, la macchia sporca si vede subito.Mi spiego?
Spero di si.
Un’ultima:
dalle statistiche, risulta che i peggiori criminali di origine straniera, provengono dalla romania o comunque dall’est…e entrano comodamente dalle frontiere senza troppi problemi.
La caccia all’immigrato, io la vedo come il classico ”fumo negli occhi’ per poter scaricare la colpa dell’inefficenza della magistratura.E questo è dovuto alle leggi che tutelano i criminali fatte dai nostri politici per poter salvare dalla galera gli amci mafiosi, i ladri e i corrotti.
Io la vedo cosi.
caro Luca, io non sono nè anti italiano nè tantomeno traditore, cerco però di vedere le cose con la massima apertura mentale possibile…..
http://demo.istat.it/bil2008/index.html
controlla queste tabelle e fammi sapere cosa ne pensi
Quello che ho apprezzato dell’articolo di Kettle è che lui non dice che l’Italia è cambiata, ma che si è reso conto che l’Italia non è mai stata quel luogo mitologico di benessere che forse gli italiani hanno spacciato grazie ad una spiccata vena per il turismo (che riesce ancora ad attrarre qualcuno nel suolo italiano malgrado abbia le peggori strutture e servizi di qualsiasi paese che io conosca)
Questo è un punto sul quale sto insistendo molto, anche con i vari gruppi rivoluzionari nel web.
Non bisogna cadere nel tranello di credere che ci sia un’Italia migliore nel passata alla quale ritornare perché non c’è. Se i giovani italiani vogliono rendere questo paese moderno, vogliono cambiare la mentalità dell’italiano medio, vogliono cambiare la politica corrotta e vogliono un paese diverso; allora devono capire che il loro scopo sarà creare per la prima volta una cosa che non è mai esistita. Non è mai esistita un’italia mentalmente aperta, non è mai esistita un’Italia non-corrotta, non è mai esistita un’Italia moderna e non è mai esistita un’Italia di pari dirrit.
Conosco un professore di lingue di 70 anni di Bologna che a 18 anni andò all’estero e viaggiò molto. E lui mi ricorda che quando da dovunque si trovasse doveva tornare a Bologna, gli sembrava di essere tornato nel medioevo e si sentiva soffocare; proprio a causa di un ambiente sociale e culturale, gia allora ristretto conservatore e arretrato. L’Italia è un’idea astratta basata sul mito rinascimentale, in realtà l’Italia è da fare, la cultura italiana e la capacità dell’Italia di essere un paese moderno in cui vivere sereni e avere delle opportunità sono da costruire ex-novo perché non sono mai esistite. E Kettle se n’è reso conto. Non ha detto “oh cara Italia come sei caduta in basso!” ha invece detto “oh Italia adesso ti vedo per quello che sei sempre stata, scemo io che non me ne sono reso conto prima!”
Anche se è fuori tema, bastarebbe leggere delle ragioni politiche, morali e religiose che hanno permesso all’Italia di avere la TV a colori solo nel 77 per capire che l’Italia come nazione è sempre stata negativamente peculiare per non dire assurda.
N.B. questo commento fa riferimento ad altri due commenti precedenti,
quello di Valerio (9 gennaio 2010 alle 6:53) e quello di luca de stefani (9 gennaio 2010 alle 16:09).
Valerio è un traditore? Che vuol dire?
Traditore di solito è un termine mafioso, chi tradisce le regole della mafia è colui che tradisce la stessa mafia; la persona che la mafia definisce traditore, la società civile lo chiama pentito… Cmq Valerio ha semplicemente espresso la sua opinione come ogni altro ha fatto, come può fare ogni singola persona… esprimersi semplicemente!
In un contesto di libertà di espressione ognuno può esprimere le proprie opinioni con le proprie parole… Valerio in un contesto di libera espressione non ha tradito nessuno e non è traditore di nulla, si è liberamente espresso!
Forse per il Signor Luca, Valerio è un traditore, forse perchè il Signor Luca ha in mente una concezione dell’Italia dove (a volte) può venire a mancare la libertà di espressione, non per legge, ma di fatto, dovuta a contesti, o di paura (singoli cittadini che hanno paura di ritorsioni), o di minaccia (minacce a giornalisti critici), o di lavaggio del cervello (scusate il termine poco chiaro, mi riferisco al pensiero unico e a volte poco discusso in quella televione italiana che se ne fa promotrice, con alcuni giornali e radio al seguito…).
Valerio è una persona che si è espressa!
Il Signor Luca, nella coerenza del suo commento, forse ha ragione, egli invita Valerio, me e noi altri ad essere più realisti, perchè nell’Italia di Oggi, si è traditori se si esprimono le proprie opinioni, queste opinioni che non sono giustificabili proprio perchè non c’è libertà di espressione (e aggiungo di informazione), ma c’è, nell’Italia di Oggi, quell’informazione che permette a colui che si esprime favorevolmente di essere condiderato come amante del proprio paese, mentre chi si esprime liberamente col proprio pensiero viene definito un traditore…
Sintetizzando, se il Signor Luca chiama Valerio traditore, questo ha un doppio significato:
O Valerio è uscito fuori dalle regole di espressione, e quindi questo dimostra che in Italia non c’è completa libertà di espressione, quindi è un traditore, oppure, se in Italia c’è libertà di espressione, il Signor Luca dice una follia, perchè la libertà di espressione permette a chiunque di esprimersi nel proprio modo senza tradire nessuno – la libertà di informazione e il tradire non vanno a braccetto! Quindi il Signor Luca conferma col suo commento che in Italia non c’è completa libertà di espressione (derivante dall’incompleta libertà di informazione).
Il Signor Luca è come i polipi che si cucinano con la loro stessa acqua (metafora della nonna pugliese).
Il Signor Luca forse è fiero dell’Italia di oggi, forse è convinto che Valerio sia un traditore, forse è il più realista, certo egli è realista, forse ha capito che conviene stare nel rango e non essere libero (di esprimersi).
Il suo ragionamento non fa una grinza, personalmente tenderei a semplificarlo, senza entrare nel dettaglio.
Ovvero, Valerio ha una visione del mondo in cui vive dettata dalla sua capacità di analisi ed ha dei principii, fortunatamente condivisi dai più, che considerano ancora ogni persona degna di rispetto, a prescindere.
L’altro invece, non capendo il significato dell’esistenza altrui se non come cornice alla propria vita, si avvale delle teorie puerili basate suula identità nazionale o, peggio ancora, religiosa, teorie strumentalizzate ad arte dalla propaganda della lega e del PdL che fanno leva esattamente sull’insicurezza.
Come dice lei, sintetizzando, Valerio ha la mente aperta e disponibile al ragionamento, Luca ha la mente intorpidita dalla sua insicurezza e trova conforto ad essere guidato da chi fa la voce grossa. E’ l’unica scusa che gli offro.
Saluti.
amen
Ma loro SONO mafiosi!
@ Cittadino Europeo ed Italiano
@ Zerbini Ivo
Conclusione: Valerio è un cittadino italiano che non ha bisogno di cure dallo psicologo, mentre Luca e tutta la caterva di pecore indottrinate con la mente intorpidita avrebbero una urgente necessità di essere sottoposte ad analisi. Per il loro bene, s’intende. Ma anche per quello dell’intera società italiana.
Sempre più imbarazzante essere Italiani all’estero, chissà cosa ci vorra al “popolino” italico a capire che l’Italia è un Paese non affidabile, basti pensare che c’è una mussolini in Parlamento che difende con volgatità la triste Soria d’Italia!
L’Italia, quello che ha osannato più di 70 anni fà lo si stà vedendo anche adesso!
Io, da emigrato all’estero, non mi seto per niente fiero di essere Italiano, visto avvenimenti e commenti sui immigrati e non solo!
kettle ci ha definito “corrotti depravati razzisti e anarchici”?
purtroppo solo le prime tre definizioni sono esatte.
anarchici, magari!!!
saluti
maurizio
Nell’originale Kettle definisce gli italiani
“lawless”, cioè che persone che non rispettano le leggi.
“anarchici” va letto in questo senso.