[The Guardian]
Un investigatore dell’antimafia afferma che alcune aziende londinesi fungono da copertura per il traffico di droga e il riciclaggio di denaro sporco; offrono inoltre ospitalità a criminali in fuga.
I tentacoli della mafia si stanno estendendo fino al Regno Unito: le città britanniche sono diventate fondamentali per le importanti operazioni di riciclaggio della mafia, secondo quanto affermato dal massimo esperto italiano in criminalità organizzata Francesco Forgione.
La scorsa settimana, la Commissione per il Gioco d’Azzardo britannica ha sospeso la licenza della Paradise Bet Ltd., un’azienda con sede a Hounslow, nella periferia occidentale di Londra, che aveva in gestione il sito paradisebet.com. L’azienda è stata chiusa quando il suo patrimonio è stato congelato dalla polizia italiana nell’ambito di un’operazione contro il clan dei Parisi, originario del sud della Puglia, i cui associati sono accusati di tentato omicidio, traffico di droga e riciclaggio di denaro sporco.
Si presume che il 48enne Savino Parisi, capo dell’organizzazione, così come un certo numero di politici e imprenditori, siano le 74 persone messe agli arresti questo mese dalle autorità italiane a Bari, città che ospitava un ufficio operativo della Paradise Bet. Le retate effettuate in Italia nell’ambito dell’operazione “Domino”, col supporto del Serious and Organised Crime Agency del Regno Unito, hanno portato al sequestro di 227 immobili, 680 conti correnti, 61 vetture di lusso, 9 scuderie, 71 cavalli e 35 aziende, per un ammontare totale di 225 milioni di euro.
Gli inquirenti ritengono che i beni messi sotto sequestro siano soltanto la punta dell’iceberg. Forgione ha stilato un elenco di presunti investimenti mafiosi a Londra in cui compaiono le prime tre organizzazioni malavitose italiane: la mafia siciliana, la ‘ndrangheta calabrese e la camorra napoletana.
La ‘ndrangheta può vantare ricavi pari a 40 miliardi di euro, un giro d’affari che supera il Pil dell’Estonia e la Slovenia messe insieme. L’elenco di Forgione comincia coi membri della nota famiglia Graviano, a capo del clan di Brancaccio, responsabile di decine di morti in tutta Italia causati da una campagna di attentati risalente ai primi anni ‘90.
“Membri della famiglia di Secondigliano sono sospettati di possedere negozi a Londra, dove espongono falsi prodotti di stilisti e che fungono anche da nascondiglio per latitanti e da snodo per traffico di droga” ha dichiarato Forgione, presidente della commissione parlamentare antimafia fino al 2008. Vive sotto scorta armata dal 1995.
Forgione ha il nome di un consulente finanziario operante a Londra, il quale sarebbe legato al clan Fazzari della ‘ndrangheta, uno dei principali operatori coinvolti nel traffico di droga. “Due presunti membri del clan Aracri, che controlla gran parte della città di Reggio Emilia, si sono insediati nel West End di Londra, acquistando molte proprietà” ha aggiunto. “A Londra non hanno ucciso ancora, per ora si limitano ad investire”.
Forgione ha dichiarato che i tentativi dell’Italia di rintracciare i mafiosi sono stati agevolati dall’introduzione del mandato d’arresto europeo nel 2004. Da allora quattro mafiosi catturati nel Regno Unito sono stati rispediti a casa in manette.
Prima di essere arrestato nel 2005, Antonio La Torre, un boss della Camorra, è riuscito a stabilire un piccolo impero commerciale nel settore del riciclaggio di capitali presso Aberdeen, tra cui un’azienda dedita all’importazione d’olio d’oliva e di prosciutti e un ristorante. Offriva posti di lavoro ai napoletani, Roberto Saviano incluso, il quale poi racconterà il suo soggiorno in Scozia nel suo best-seller Gomorra.
“Grazie al mandato europeo, La Torre è stato arrestato, ma solo per i crimini commessi in Italia” ha dichiarato Forgione. “Nessuna proprietà è stata sequestrata ad Aberdeen e quindi è tutto potenzialmente ancora in possesso degli uomini del suo clan”.
Il mafioso latitante napoletano e presunto sicario, Gennaro Panzuto, è stato arrestato nel 2007 a Garstang nel Lancashire, mentre era impegnato a trasmettere ordini a Napoli e insegnava ad alcuni criminali inglesi come truffare le aziende di autonoleggio.
“Gli arresti di Panzuto e La Torre hanno dimostrato che la camorra vede il Regno Unito come un luogo per nascondersi e riciclare il denaro sporco”, ha dichiarato il magistrato napoletano Michele Del Prete. “Ma mentre Panzuto ha fatto i nomi dei suoi complici britannici, che abbiamo trasmesso alle autorità d’Oltremanica all’inizio di quest’anno, gli inglesi sembrano essere poco interessati”.
Forgione ha dichiarato che c’è soltanto un modo per tenere i mafiosi italiani lontano dal Regno Unito. “A meno che il Regno Unito e l’Europa non introducano leggi che riconoscano il reato di appartenenza mafiosa, come abbiamo fatto in Italia, e consentano la confisca dei beni al momento dell’ arresto di un boss, la Mafia sarà sempre un passo avanti”.
Nel suo nuovo libro, Mafia Export, Forgione ha incluso delle mappe in cui compaiono i presunti luoghi dove hanno operato i clan italiani all’estero. In Germania, sei calabresi vennero uccisi a colpi d’arma da fuoco in una stradina tranquilla di Duisburg nel 2007 come conseguenza della faida tra i clan Nirta e i Pelle Vottari. Quest’estate la Germania ha introdotto delle leggi che consentono il sequestro dei beni dei presunti mafiosi, mossa descritta da Forgione come “un inizio”.
Al momento dell’arresto di Panzuto a Garstang, il capo della squadra mobile di Napoli, Vittorio Pisani, ha dichiarato che egli avrebbe scelto il Lancashire per evitare di incrociare la sua strada con altri latitanti. “Probabilmente non è stato per il cibo o per il clima” ha dichiarato.




















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“Reggio Emilia”? Dubito.
Eh sì…I Grande e gli Aracri, soprattutto nei paesi di Cadelbosco Sopra e Sotto è più in generale nella bassa reggiana…
Nella rossa (x adesso) e infallibile Reggio Emilia qualcuno ha venduto il culo ai mafiosi…tutto il mondo è paese.