Tre racconti (tristi) di Natale

Terra Magazine

Per tre cittadine italiane – L’Aquila, Viareggio, Giampilieri – il Natale non sarà felice. Il capoluogo dell’Abruzzo è stato distrutto in trenta secondi il 6 aprile da un terremoto che ha provocato 308 morti, 1600 feriti, 62.000 senzatetto, 15.000 case distrutte. Un intero quartiere di Viareggio, in Toscana, è andato in fiamme il 29 giugno, dopo l’esplosione di una cisterna di gas in un treno deragliato. 31 persone sono morte carbonizzate o soffocate. Giampilieri in provincia di Messina, che sembrava un antico presepio, è andata distrutta la notte del 1° ottobre, quando la pioggia ha provocato il franamento della montagna sovrastante: 37 morti e 1600 alluvionati.

L’Aquila è una città fantasma, ancor di più oggi che siamo in pieno inverno, coperta dalla neve che nasconde le macerie dei suoi antichi edifici, palazzi e chiese crollati. Guido Bertolaso, il responsabile della Protezione civile italiana, è stato eletto uomo dell’anno per il suo intervento nelle terribili ore subito dopo il terremoto. Insieme al capo del governo Silvio Berlusconi, ha lanciato la parola d’ordine “dalle tende alle case” promettendo ai cittadini che non avrebbero vissuto l’esperienza di restare nei container per mesi e anni, aspettando la ricostruzione della città.

Tutti – 8000 operai, 300 pompieri, centinaia di volontari – stanno mantenendo la promessa, ma il risultato è che L’Aquila non è stata ricostruita, mentre sorgono quartieri di case prefabbricate che costeranno l’ingente somma che avrebbe dovuto essere investita per costruire i muri, i monumenti e le case crollati. Il risultato è una città frammentata fatta di casette di legno, simile a un grande centro commerciale all’aria aperta, senza nessun segnale di vita del suo meraviglioso centro storico.

La Messa della Vigilia non sarà celebrata in nessuna delle 40 chiese crollate, ancora in restauro nonostante le promesse di aiuti internazionali fatte durante la riunione dei G8 a giugno all’Aquila come segno della solidarietà internazionale nei suoi confronti. Gli aquilani pregheranno in 4 chiese-baracche, e non nella maestosa cattedrale. Tuttavia lo sconforto di questo Natale non è la mancanza di chiese, ma l’assenza di tante persone care, per lo più giovani e bambini, morti per non essersi svegliati in tempo per salvarsi, e lo scoraggiamento per le previsioni della ricostruzione, venti anni e 8 miliardi di euro, secondo i tecnici.

La tristezza di Viareggio è diversa. Sei mesi dopo l’incendio che ha devastato il quartiere della stazione ferroviaria, Gianfranco Baldini, presidente del comitato dei sopravvissuti, dice che sarà un Natale disperato. Perché la macchina della giustizia, che potrebbe rispondere al dolore delle famiglie che hanno perso casa e parenti, ancora non è ruscita a individuare i responsabili dell’esplosione. Perciò l’unica possibilità offerta alle vittime è quella della burocrazia, degli avvocati, delle scartoffie senza fine, il che sembra più una punizione che una soluzione.

A Gampilieri la città è stata divisa in 4 zone – verde, gialla, viola, rossa – che segnano il pericolo di nuovi crolli. Nessuna casa è stata ancora ricostruita, nessuna cifra di denaro ancora stanziata, i tecnici hanno passto due mesi discutendo i confini delle zone pericolanti e ancora non hanno stabilito i criteri per un indennizzo. Il Natale sarà negli alberghi che ospitano i senzatetto o in quelle case dei parenti che sono rimaste in piedi.

[Articolo originale "Três contos (tristes) de Natal" di Vera Gonçalves de Araújo]

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Traduzione di:
Amina Iacuzio Amina Iacuzio
Giornalista e traduttrice free lance, vive tra Roma e Parigi. Ogni anno passa un periodo in Brasile, paese di cui si è innamorata vent’anni fa. Per Italiadallestero traduce dal Portoghese. Dice: “Presto ci dovremo rendere conto che questo paese, al pari di Cina ed India, è un vero gigante”.
Revisione di:
matteoFederica  D’andrea