Gianfranco Fini: il grande leader che la sinistra italiana non hai mai avuto

[The Independent]

La lenta marcia verso il centro dell’ex fascista potrebbe mantenere al potere il partito di Silvio Berlusconi per molto tempo dopo che il Presidente del Consiglio si ritirerà.

Il politico più pericoloso in Italia è alto, magro, un grande fumatore con gli occhiali e un telefono cellulare il cui squillo è il rumore di una sirena della polizia italiana. In un paese pieno di imbonitori allegri, Gianfranco Fini non fa alcuno sforzo per piacere: è più semplice, e più efficace, intimidire. Se Benito Mussolini potesse far conoscere i suoi sentimenti dall’oltretoma, si capisce che sarebbe certo contento dell’uomo che è il suo erede politico.

Ma Fini, che è sicuramente la seconda persona più potente d’Italia dopo il suo capo, Silvio Berlusconi, non è pericoloso per il fatto di essere fascista. Nonostante fino al mese scorso era il capo del partito erede di Mussolini, difficilmente la parola tabù (n.d.t.: fascista) poteva essere usata per fustigarlo. Di certo negli ultimi 15 anni, da quando Berlusconi ha stupito il mondo politico italiano portando il partito di estrema destra di Fini nella sua coalizione e conferendo ad alcuni suoi membri di lunga data incarichi nel suo primo governo, Fini ha realizzato il tipo di rivoluzione a destra che in Gran Bretagna è stata effettuata per il partito dei Labour con gli sforzi combinati di John Smith, Neil Kinnock e Tony Blair. Durante questo processo Fini si è affermato come l’ovvio erede di Berlusconi, il suo collega indispensabile, e uno dei pochissimi politici di rilievo con il coraggio di dire regolarmente al cavaliere (N.d.T. in italiano nel testo) che ha perso la testa.

Dunque questa è una ragione, dal punto di vista della sinistra, per cui Fini è un pericolo: perché, a 57 anni, promette alla destra italiana una continuità di governo che va ben oltre il giorno in cui, Berlusconi, 72 anni, sarà a letto al calduccio. L’altra ragione è più profonda: nella sua lunga marcia dall’isolamento politico verso le praterie assolate del centro, si è re-inventato liberale per convinzione: il punto di riferimento per le donne e gli immigrati, il nemico dell’autocrazia, e ancora di più il persistente e coraggioso critico della Chiesa Cattolica e del suo continuo immischiarsi nella politica italiana. Fini si è infiltrato nel giardino del centro sinistra e ne ha rubato i vestiti.

Lo scorso mese, il congresso inaugurale a Roma del nuovo partito politico di Silvio Berlusconi, “Il Popolo della Libertà”, è stato un classico alla Berlusconi: si è aperto con l’Inno alla gioia di Beethoven, seguito da un comizio di 90 minuti del capo, e chiuso con l’inno ufficioso del partito, intitolato “Menomale che Silvio c’è”.
Come i congressi dell’ormai defunto partito Forza Italia, anche questo è stato una furba celebrazione del culto della personalità di Berlusconi. Ma le pagliacciate rendono Berlusconi immune alle critiche: è difficile pensare a qualcuno così attento a rendersi ridicolo come ad una minaccia.

Eppure la minaccia è lì, nelle sue parole e nei suoi fatti. C’era a febbraio, quando si è assicurato il supporto della Chiesa Cattolica per cercare di costringere il Capo dello Stato, il presidente Giorgio Napolitano, a passare una legge di emergenza per impedire di spegnere le macchine che tenevano in vita una donna dichiarata morta cerebralmente, in coma da 17 anni, e così facendo avrebbe cancellato la sentenza della Corte Suprema. Quando Napolitano si è rifiutato di firmare, Berlusconi ha costretto la sua accondiscendente maggioranza a far passare una legge rappezzata che avrebbe avuto lo stesso effetto. La donna è morta, ma la legge vergognosa sta per entrare in vigore.

E la minaccia era anche nelle sue parole al congresso del Popolo della libertà, durante il quale dei delegati lecchini si riferivano continuamente a lui come al loro “eroe”. Eppure, come il fondatore del giornale La Repubblica ha notato in un editoriale, c’è stata una strana omissione nel discorso di Berlusconi: in tutti i 90 minuti non c’è stato il minimo accenno alla divisione dei poteri, i poteri costituzionali concentrati nel capo dello Stato, il ruolo politico del parlamento, i poteri legali della magistratura. “Non c’è stato il minimo accenno all’indipendenza di questi poteri”, ha scritto Eugenio Scalfari. “Invece, ha parlato tanto dei poteri di cui è investito il leader scelto dal popolo, al quale tutti gli altri devono subordinarsi”. In altre parole, roba da dittatura, per quanto imbellita da sorrisi e furbizie.

Chi è che in Italia si prende la briga di denunciare tutto questo? Nei 12 mesi dal successo elettorale di Berlusconi, il demoralizzato centro-sinistra ha fatto un’opposizione patetica, timorosa, come spesso in passato, di provocare la sua rabbia e il suo rifiuto. Il nuovo leader del Partito Democratico, Enrico Franceschini, mostra segni di un atteggiamento più deciso, ma è troppo poco e troppo tardi.

L’unico uomo con lo stomaco per questo compito è Gianfranco Fini: l’ex vice-presidente del Consiglio, adesso Presidente della Camera, l’uomo il cui precedente partito, Alleanza Nazionale, si è fuso con Forza Italia per creare questa nuova formazione. Mentre il sorriso a 32 denti di Berlusconi si trasformava in una smorfia sul maxi-schermo dietro di lui, Fini gli leggeva il documento di rivolta: il nuovo partito deve essere pluralistico, ha detto. Se il Presidente del Consiglio ha bisogno di maggiori poteri, anche il parlamento ne ha bisogno. Ha sottolineato l’importanza della legalità, e ha affermato che è un fatto certo che entro 10 anni l’Italia sarà una società multietnica, multireligiosa e multiculturale e deve prepararsi per questa trasformazione.

Infine, “in cauda venenum”, nella coda il veleno, ha detto al Presidente del Consiglio che la legge appena fatta passare frettolosamente di fatto proibisce il testamento biologico, dà ai dottori il diritto di andare contro la volontà dei pazienti, ed “è una cattiva legge che danneggia il diritto alla libertà. So di essere in minoranza riguardo a tale questione e alla mia idea sulla natura secolare dello stato, ma vorrei che ci ripensassi.”

È stata una dichiarazione molto coraggiosa, fatta nel momento di massimo effetto. Ma Fini sapeva di poterlo fare, perché sa quanto Berlusconi abbia bisogno di lui: non solo perché gli ha consegnato il voto dei post-fascisti; non solo per il suo carisma da uomo di stato che controbilancia gli atteggiamenti da pagliaccio di Berlusconi. Ma anche perché sta diventando evidente a tutti che Fini è il grande leader che la sinistra italiana non ha mai avuto. Se Berlusconi vuole ridurre l’opposizione ad una pura nullità, questo nuovo liberale è la sua unica speranza.

[Articolo originale "Gianfranco Fini: The best leader the Italian left never had" di Peter Popham]

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3 commenti per Gianfranco Fini: il grande leader che la sinistra italiana non hai mai avuto

  • Stecca 66

    Continuo a nutrure qualche dubbio su Fini, mi spiego meglio come fa il figlio di un componente della repubblica sociale italiana a bombardare “sinistrosamente” le cialtronate del Buffone?
    Per quale motivo non usa termini piu destroidi ?

    I miei dubbi salgono quando leggo cose del genere :
    “Il MSI ha grandi potenzialità che ci derivano dall’irrinunciabile continuità con il fascismo…. da questa continuità deriva l’orgoglio nazionale da contrapporre alle LEGHE, la vocazione Sociale del Movimento, l’istanza partecipativa, il nostro messaggio alternativo ai modelli economici imperanti, l’ostilità al sistema dei partiti.”
    Gianfranco Fini, il Secolo d’Italia, 29 gennaio 1991

    Mi sento più vicino ad una affermazione di Craxi :

    “Un recipiente vuoto, senza un autonomo pensiero.”

  • Paolo V.

    @ Stecca 66

    Intanto grazie per il lavoro di ricerca che hai svolto, davvero chiaro e facilmente confrontabile con i giorni nostri.
    Sostanzialmente mi trovo d’accordo con il tuo punto di vista e sui dubbi che esprimi.
    Ricorda però che quello è un discorso del 91,due anni dopo fu sdoganato da Berlusconi e oggi è presidente della camera, cosa impensabile 18 anni fa.
    Tu mi dici che le sue affermazioni sinistre non trovano continuità in quelo che il padre fece, giusto la prova sta in quello che vediamo oggi.
    Scopriremo cammin facendo le sue reali intenzioni, nel frattempo concordo anch’io su quello che disse Craxi!

  • Zerb

    Beh, sembra un’esagerazione che sia “il leader che la sx non ha mai avuto”!!.
    Mi ricordo di un certo Enrico Berlinguer che……… (o forse intendeva “che la sx non ha”? )
    Poi, non dimentichiamo che come doppiogiochista il Gianfry è un’artista. Purtroppo non sappiamo bene quale sia il suo fine ultimo, se detronizzare re silvio o navigare le acque più tranquille del Quirinale.
    Non concordo col giornalista sul fatto che Franceschini (Dario) sia stato meno forte di Fini nella critica a Berlusconi, resta il fatto che una sua parola fa più scalpore di cento dell’opposizione.

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