Dal blog alla strada: l’effetto domino del “No Berlusconi Day”

[Libération]

Avvisati tramite Facebook, diverse decine di migliaia di italiani sono attesi sabato a Roma per sfilare in corteo e richiedere le dimissioni del Cavaliere.

All’inizio non erano che cinque blogger che sognavano un’operazione di protesta virtuale contro Silvio Berlusconi. Ma sabato, a Roma, dovrebbero essere alla fine dei conti diverse decine di migliaia di persone a riunirsi per un “No Berlusconi Day”, che si annuncia come una delle più grandi mobilitazioni contro il Cavaliere dal suo ritorno al potere nel 2008. Alla parola d’ordine “Berlusconi dimettiti”, i promotori dell’iniziativa, a cui si sono aggiunti numerosi partiti politici, sfileranno a Roma, mentre diverse iniziative avranno luogo in altre città della penisola così come all’estero, da Parigi a New York.

Girotondi

“All’inizio pensavamo unicamente di guidare una giornata di azione sulla rete, per esempio con operazioni di invii massivi di mail”, spiega Giuseppe Grisorio, 26 anni, che ha appena terminato gli studi in diritto. “La mobilitazione è iniziata a settembre, come risposta al tentativo di Silvio Berlusconi di concedersi l’immunità giudiziaria. Il progetto si è diffuso soprattutto attraverso Facebook e alcune centinaia di migliaia di cittadini ci hanno sostenuto.”

Nato da una mobilitazione cittadina, al di fuori dei canali tradizionali della politica, il “No B-Day” ricorda i girotondi del regista cinematografico Nanni Moretti, che nel 2002 aveva fatto appello alla società civile per denunciare le leggi su misura fatte per aiutare il presidente del Consiglio e per stigmatizzare la mancanza di reazione da parte della sinistra italiana. “Con Internet, il movimento è più giovane, meno borghese e permette di abolire le distanze” ritiene Giuseppe Grisorio. “Berlusconi è stato eletto dal popolo ma il popolo può ritirare quello che gli ha dato.”

Il corteo di sabato sarà trasmesso in diretta su internet e completato da una «manifestazione virtuale» su Second Life. Dalle leggi sull’immigrazione al problema della mafia, decine di oratori si alterneranno in piazza San Giovanni per “parlare dei veri problemi dell’Italia, che nulla hanno a che vedere con la volontà della maggioranza di fabbricare un’immunità penale a Berlusconi”, precisano gli organizzatori. Nessuna personalità politica sarà invitata a salire sul palco. Ma una buona parte dell’opposizione – dall’Italia dei Valori, dell’ex magistrato Antonio Di Pietro, ai comunisti passando per i Verdi – sarà in strada per sostenere il «No B-Day».

Radicale

Il Partito Democratico, la principale forza di opposizione, è invece combattuto. “Più gente c’è meglio è”, ha affermato l’ex sindaco di Roma Walter Veltroni. “Questa non è la piazza del PD”, ha fatto sapere la direzione, che rifiuta di associarsi ufficialmente alla manifestazione, adducendo come pretesto che non l’ha organizzata. In realtà, il segretario generale del partito, Pierluigi Bersani, teme di essere trascinato in un antiberlusconismo sistematico e radicale, unicamente centrato sul conflitto di interessi o sui problemi giudiziari del Presidente del Consiglio. Una strategia giudicata controproducente. Tanto più che un sondaggio pubblicato giovedì rivela che, nonostante i suoi “ad personam”, Silvio Berlusconi vede il suo Partito [sic] delle Libertà aumentare del 2,7% rispetto a giugno, al 38% dei consensi, mentre il suo Governo ottiene il 53%.

[Articolo originale "Du blog à la rue : l’effet boule de neige du «No Berlusconi Day»" di Eric Jozsef]

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8 commenti per Dal blog alla strada: l’effetto domino del “No Berlusconi Day”

  • Caleb

    La rete è libertà, ed è piena di informazione pluralista e senza filtri, permette pure di organizzare manifestazioni di protesta senza l’aiuto di un qualche establishment di partito.
    Facebook poi s’è dimostrato uno strumento utile per aggregare tante persone che la pensavano allo stesso modo e farle scendere in piazza per dire la loro: uno strumento così efficace che adesso il governo grazie al pretesto dell’aggressione al proprio capo pensa bene di censurare, imponendo chiusure preventive e filtri come già avviene nella democraticissima repubblica popolare cinese.
    Le folle esultanti di anziani (siamo secondi solo al Giappone come età media) incollate davanti alla tv a farsi rincoglionire da forum o da Emilio Fede (e che non sa nemmeno accendere un computer, figuriamoci iscriversi a facebook o postare su un qualsiasi forum) già prepara fiaccole e forconi per scagliarsi contro quella cosa brutta e comunista che è la rete.
    La libertà in rete per gli italiani era già in pericolo prima, ora lo è ancora di più: è bene che i liberi cittadini della rete restino sempre vigili.

    • Zerb

      Attento Caleb !!!
      ieri c’erano circa 2 milioni di adesioni ad un gruppo che manifestava solidarietà alle vittime del terremoto in Abruzzo.
      Stamettina si sono trovate invece che manifestavano solidarietà a Silvio Berlusconi, puoi immaginarti che tipo di violazione della propria personalità abbiano subìto?
      Se ieri sera ti trovavi schierato con i terremotati stamattina eri un supporter di berlusconi.
      E col kaiser che qualcuno è insorto tra i tromboni del governo !
      Anzi, la stimatissima Gabriella Carlucci, grande mente della politica moderna tutta aula parlamentare e spot pubblicitari, ha dichiarato:
      «I social network non sono più luoghi di incontro e socializzazione virtuale. Si sono trasformati in pericolose armi in mano a pochi delinquenti che, sfruttando l’anonimato, incitano alla violenza, all’odio sociale, alla sovversione».

      Morale: Caleb, occhio a quel che scrivi !!!

  • Daniel

    apro una parentesi per dire che il dato interessante è che è vero che ci sono più anziani in giappone ma la più alta concentrazione è nell’isola di Okinawa dove molti sono pluricentenari con la differenze che le persone di 100 di Okinawa praticano e insegnano karate, vanno a cavallo tre o quattro ore al giorno, si tuffano dalle scogliere, nuotano e non guardano la TV.

    Quindi a conti i fatti il paese con la più alta percentuale di VECCHI (intese persone mentalmente vecchie, mentalmente chiuse, facilmente manipolabili, completamente sedentarie e drogate di TV e religione) è proprio l’Italia. Se poi contiamo che da noi gia a 30 si ragione come vecchi, il dato è ancora più preoccupanti.

  • Caleb

    Zerb, hai ragione: le variazioni di personalità sono pericolosissime :-)
    Scherzi a parte i fatti di cui parli mi paiono assai strani: capisco che il fondatore e gestore di un gruppo su facebook possa di propria iniziativa rinominare il gruppo stesso, ma un simile rename su vasta scala mi pare quanto modo sospetto, mi pare quantomeno improbabile che tutta quella gente cambi idea così in fretta: timore reverenziale su larga scala o hacking di massa?

  • Romina

    Daniel … ad Okinawa si concentrano i pluricentenari,non certo tutti gli anziani del Giappone.Un po’ come in Italia i pluricentenari si trovano, pare, in Sardegna. E sicuramente gli anziani di Okinawa non praticano Karate, nè altri sport estremi. Per il resto la popolazione di Okinawa è anche tra le più giovani del Giappone, visto che vi risiedono persone giovani che lavorano nel settore turistico e in tutti i servizi indotti dalla presenza militare americana nell’isola.
    Abbia un po’ più di fiducia nei nostri anziani, il fatto che abbiano dei valori religiosi, che soli o malati siano reclusi in casa a guardare la TV non significa certo che siano persone mentalmente chiuse, facilmente manipolabili o quant’altro da lei suggerito. Gli anziani meritano rispetto.

    • Daniel

      Io ho rispetto per le persone di qualsiasi età bambini o anziani. Non ho rispetto invece per gli “immaturi” e i “vecchi”. Molto spesso si usa la parola “bambino” per insultare una persona, quando ho conosciuto più bambini maturi e razionali che adulti. E molto spesso si usa la parola “vecchio” come fatto cronologico, quando ho conosciuto 70 enni più mentalmente arzilli di tanti 30 enni. Quindi do una specifica accezione al termine “vecchio” che non è obbligatoriamente all’età cronologica. Ho sempre pensato che giudicare una persona da un fatto tanto irrilevante quanto l’età fosse pericoloso e ingiusto. Non considero Umberto Eco ne vecchio ne anziano, non mi importa quale sia la sua età cronologica. Quindi ho una definizione ben precisa del vecchio. Ed è risaputo da statistiche mondiali che sono i “vecchi” generalmente a dare potere ai tiranni e ai populisti intellettualmente vuoti. Anche in america un sondaggio ha rilevato che la maggioranza dei giovani aveva votato Gore alle vecchie presidenziali, erano i “vecchi” che volevano un altro mondato di Bush. Non solo, ma i ragazzi troppo giovani per il voto (io abbasserei sicuramente l’età per il diritto al voto) che avevano una coscienza politica, avrebbero votato Gore, sempre secondo lo stesso sondaggio.

      Certo è che finché il ridicolo e inutile sistema scolastico farà vivere la conoscienza e la cultura come una serie di nozioni in un vacuo, da imparare meccanicamente attraverso il principio della “paura del castigo”, andare avanti con l’età diventerà sempre più una giustificazione a lasciarsi andare; ad aggrapparsi al passato, a non mettere i discussioni i propri paradigmi, a non ascoltare punti di vista diversi, a convincersiche qualche inutile anno forzato passato sui banchi significhi avere una cultura e una conoscenza e che il tempo dello studio è finito. Esistono studi che mostrano che le persone di 60 anni che lasciano andare in disuso la propria mente, hanno un cervello atrofizzato grande quanto quello di un neonato di 2 anni (il cervello smette di crescere in massa intorno agli 8 anni)

      Comunque esiste una ricerca molto seria condotta dal team di Mokoto Sukuki, un cardiologo gerontologo, che ha seguito per anni i dati sull’ambiente, l’alimentazione, l’attività fisica e la cultura dei centenari di Okinawa, e la ricerca mostra che il 90% è più attivo del tipico 30 enne occidentali e tra queste attività c’è l’insegnamento o la pratica del karate e aquitazione all’età di 110 anni. E’ tutto nello studio.
      C’è da dire che Okinawa sta cambiando perché gli usi occidentali hanno preso il sopravvento, la qualità dell’alimentazione è peggiorata e molti giovani hanno lasciato l’isola o hanno aperto attività che la lasciassero invasa dal turismo. Da quello che ho potuto leggere sulla cultura media dei centenari di Okinawa, quelle persone non sono vecchie!

  • L

    Romina…io credo proprio che in Italia la concentrazione di pluricentenari sia proprio al parlamento. Ce ne sono alcuni che praticamente hanno la stessa età dei dinosauri.
    Direi che Daniel si riferiva ironicamente ad un certo “invecchiamento delle menti”, e non solamente ad un invecchiamento di età. Ma tant’è che visto che tutti i giovani sono costretti ad andare via per trovare un contesto miglire in cui crescere e lavorare, e che quelli che rimangono non possono permettersi di fare figli perchè il lavoro non cel’hanno….beh si fa presto a fare due conti. E’ un paese di vecchi.
    Un paese in cui non si investe nella formazione, nei giovani e nella ricerca è un paese di vecchi governato da vecchi. E questi vecchi che governano sono stati eletti da altri vecchi.

    Bisogna ripartire dalla cultura. Dall’arte e dalla cultura, per far uscire questi vecchi (in senso figurato e non)dalle case, spostarli dalla televisione e metterli nelle condizioni di poter sviluppare uno spirito critico.

    C’è tanto lavoro da fare.

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