[El País]
Hanno protestato contro lo sfruttamento economico e politico del corpo
Mentre Veronica Lario e Patrizia d’Addario denunciavano il sistema politico-sessuale brevettato da Silvio Berlusconi, perché le donne italiane non scendevano in strada a protestare? Questa era la domanda che si facevano in molti, in Italia e all’estero, dinnanzi allo spudorato maschilismo esibito dal primo ministro “del paese di Casanova”. La reazione è iniziata a vedersi a ottobre, quando Berlusconi insultó Rosy Bindi, vicepresidente della Camera, in un programma televisivo, dicendole: “Lei è sempre più bella che intelligente”. Il manifesto con la risposta della Bindi (”Presidente, io non sono una donna a sua disposizione”) ha ottenuto migliaia di adesioni.
Questo pomeriggio [28 novembre, N.d.T.], diverse migliaia di donne (10.000 secondo gli organizzatori) hanno manifestato a Roma “contro la violenza maschilista e lo sfruttamento del corpo femminile per fini politici ed economici”. Hanno chiesto una scuola che educhi alla convivenza civile tra i sessi, alla libertà di scelta sessuale, rivendicando meno omofibia e meno razzismo. Le manifestanti portavano un solo cartello. Diceva “BASTA”.
Venerdì scorso, davanti a Palazzo Grazioli, residenza del primo ministro, si sono concentrate un centinaio di giovani studentesse e lavoratrici precarie contro la legge sulla prostituzione ideata dalla ministra per le Pari opportunità, Mara Carfagna, ex velina pubblicamente corteggiata da Berlusconi. La legge vieta la prostituzione in luoghi pubblici con sanzioni sia per le prostitute che per i loro clienti.
“Questa casa è piú chiusa che qualunque altra”, hanno ironizzato le manifestanti in riferimento alle feste lì celebrate, prima di venire disperse dalla polizia. Secondo loro, “la legge Carfagna favorirà solo la clandestinità, lo sfruttamento e le mafie”.
I membri delle organizzazioni femministe e lesbiche hanno sottolineato che le cifre ufficiali della violenza maschilista in Italia rivelano una situazione drammatica. Quasi sette milioni di donne tra i 16 e i 70 anni hanno subito aggressioni o maltrattamenti almeno una volta nella vita. Otto su dieci vengono aggredite in casa da mariti, fidanzati, padri o parenti. Un milione ha subito uno stupro o un tentativo di stupro. Solo il 2% denuncia le aggressioni.
Nei dodici mesi precedenti all’indagine dell’ISTAT, mezzo milione di donne aveva subito violenze. A Roma i dati dimostrano un aumento notevole. I casi di violenza sessuale sono aumentati nel 2008 del 52% rispetto al 2007. La prostituzione e la pornografia infantile del 70%.
Tutto questo accade nel silenzio e nell’impunità. Giovedì scorso, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha chiesto azioni urgenti e “rigore senza indulgenza” per frenare “la violenza, la prepotenza e l’intimidazione”. E ha invitato a combattere “l’immagine volgare della donna, puramente consumista, che trasmettono televisione e pubblicità”.
Sabina Ambrogi, sceneggiatrice televisiva ed esperta della rappresentazione della donna nei media, spiega che il caso italiano è “particolarmente desolante perché non ci sono alternative culturali al modello patriarcale che da 30 anni porta avanti la televisione privata”.
Questo modello, spiega, “rappresenta la donna come un pezzo di carne portaoggetti, carente di cervello, obbligata ad essere sempre disponibile”. Con la compiacenza della Chiesa e della politica, “si è creata un’industria, non già dell’intrattenimento ma del marketing, che è pornografia pura e modifica l’idea della libertà femminile: dovete godere e attrarre gli uomini, non importa se studiate o no”. Il fenomeno, che “suggerisce un uomo italiano impotente e intossicato di viagra”, si riassume, secondo Ambrogi, “nel gregarismo delle orgie del leader: vestito nero corto e trucco leggero. Marionette pagate che assistono per ore al video di autopromozione del leader”.
L’immagine della donna nei media di Berlusconi
Sabina Ambrogi, autrice televisiva ed esperta di mezzi di comunicazione e rappresentazione femminile, ha diretto una serie per il canale Red sul maschilismo televisivo in Italia, in cui rivela le chiavi del modello patriarcale imposto dall’industria culturale e del marketing. Uno dei video, pubblicato in Youtube con sottotitoli in spagnolo, riassume alcuni esempi dell’immagine della donna nell’universo delle televisioni di Silvio Berlusconi. Il clip si chiude con delle dichiarazioni del primo ministro al nuovo canale maghrebino Nessma, del quale Berlusconi è proprietario al 25%.




















(8 voti, media: 4,38 su 5)