[Le Figaro]
Il Cavaliere denuncia le accuse “demenziali” di un pentito. Gianfranco Fini parla di “bomba atomica”.
“Silvio Berlusconi confonde il consenso popolare che gli dà la legittimità di governare con una sorta di immunità nei confronti di tutte le altre autorità di controllo, Parlamento, magistratura, capo dello Stato”, ha affermato Gianfranco Fini. “Si sente come un monarca assoluto. Gli ho detto in privato: ricordati che a un altro [Luigi XVI, N.d.R.], hanno tagliato la testa”, ha proseguito il presidente della Camera dei deputati. Le sue frasi, pronunciate bisbigliando durante la consegna di un premio, quando credeva spenti i microfoni, hanno suscitato una tempesta politica all’interno della maggioranza. Tanto più che il suo interlocutore, che aveva incontrato per la prima volta, è un procuratore della Repubblica, specie odiata da Silvio Berlusconi. Circostanza aggravante: Gianfranco Fini ha paragonato ad una “bomba atomica” le accuse di un pentito di mafia, Gaspare Spatuzza, che chiama in causa una presunta responsabilità di Silvio Berlusconi negli attentati del 1993. Fini si è augurato che le inchieste vengano condotte “scrupolosamente”.
La sera stessa, Fini, che non ha mai smesso di marcare la sua diversità dal Cavaliere, ha affermato di non aver “nulla da chiarire”, aggiungendo: “Sono convinto che Berlusconi non ha nulla a che vedere con la mafia, ma egli deve rispettare gli altri poteri”, in particolare la giustizia. La presidenza del Popolo della libertà (PDL), il partito di Silvio Berlusconi, gli ha intimato di allinearsi o di dimettersi dal movimento, di cui egli è il numero due. Silvio Berlusconi si trova alla vigilia di scadenze delicate. Venerdì si svolgerà un’udienza cruciale a Torino: il senatore Marcello Dell’Utri, a lui molto vicino, è ricorso in appello per una condanna in primo grado a nove anni di prigione per “concorso esterno in associazione mafiosa”.
Non-luogo [a procedere N.d.T.] nel 1998
Il tribunale vuole sentire Gaspare Spatuzza. Un assassino patentato della mafia che ha ucciso Don Puglisi, prete carismatico del quartiere Brancaccio di Palermo. Ha anche rubato la Fiat 126 imbottita di esplosivo che ha provocato la morte del giudice Paolo Borsellino e di cinque agenti della scorta, nel 1992 a Palermo. Questo lugubre personaggio, condannato all’ergastolo, collabora con la giustizia da luglio 2008. Lo scorso giugno, con un ritardo sorprendente, ha fatto i nomi di Silvio Berlusconi e di Marcello Dell’Utri.
Le sue accuse hanno attirato l’attenzione di tre procure differenti. In otto deposizioni successive, Spatuzza ha raccontato a suo modo la storia degli attentati commessi nel 1993 dalla mafia a Milano, Firenze e Roma. Questi attentati, che hanno fatto 11 morti, sarebbero stati organizzati per ottenere un alleggerimento del regime carcerario inflitto ai boss della mafia. Secondo Spatuzza, due di loro, vicini al capo dei capi Totò Riina, avrebbero allora negoziato con il senatore Dell’Utri, in qualità di rappresentante di Silvio Berlusconi in Sicilia. Giuseppe Graviano, uno dei due, gli avrebbe confidato nel gennaio 1994 di essere “molto contento” perché aveva “ottenuto tutto” da Berlusconi, che si preparava per entrare in politica il mese successivo. La Repubblica, poco tenera con il Cavaliere, afferma che i fratelli Graviano avrebbero finanziato all’inizio Edilnord, la società immobiliare di Berlusconi. Lui si dice “disgustato” e parla di accuse “demenziali ed infamanti”. “Nessun governo ha fatto tanto quanto il nostro per combattere la mafia”, afferma rivendicando le leggi adottate da quando è tornato al potere, nel maggio 2008.
Per sei anni, le procure di Firenze e di Palermo hanno indagato su presunte affiliazioni di Berlusconi con la mafia. Prima di concludere con un non-luogo a procedere nel 1998. Sabato scorso, la procura di Firenze ha fatto sapere, dietro insistenza del capo dello Stato, che Silvio Berlusconi non era stato iscritto tra gli indagati. Quella di Palermo non rilascia dichiarazioni in merito.
[Articolo originale "Silvio Berlusconi pourchassé par la justice… et la mafia" di Richard Heuzé]




















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