[Le Monde]
Nulla è mai come si pensa. Nel regno di Da Vinci e Michelangelo, nel paese del re bambino, avremmo potuto immaginare che l’illustrazione per ragazzi derivasse in modo naturale da una lunga tradizione di disegno e pittura. Niente affatto! I grandi precursori italiani arrivano da orizzonti ben più inattesi. Pensate a Bruno Munari (1907-1998) per esempio. È piuttosto dalla scultura e dall’architettura che è uscito questo geniale artista. Munari, che pensava che in fondo un album non fosse altro che “numerosi fogli uniti da una rilegatura”, si è divertito un mondo a farne di ognuno una sorpresa.
Per Munari, la conoscenza è sempre sorprendente. “Se si vede quello che si conosce già, a che serve?”. Da qui il suo appetito per i libri in rilievo, dolci, trasparenti, i libri di ottica, di avventure tattili, di geometria dinamica, di ginnastica persino! E questo fin dai 3 anni! Il padre dei pop-up voleva che il libro diventasse, fin dal biberon, uno strumento che facilitasse e abbellisse l’esistenza. Medesimo approccio pionieristico per Enzo Mari (nato nel 1932), che proveniva, lui, dal design – mobili, oggetti, tessuti destinati alla produzione industriale – e ha saputo mettere le sue linee incredibilmente pulite al servizio di oggetti “per leggere e giocare”. O di Leo Lionni (1910-1999), passato attraverso la pubblicità – in cui ha fatto lavorare Léger, de Kooning, Calder… – per lasciarci soprattutto l’indimenticabile “Piccolo Blu e Piccolo Giallo”.
Figure tutelari
Queste figure tutelari dell’editoria per ragazzi italiana – alle quali si aggiungerà Gianni Rodari, premio Andersen nel 1970 -, hanno dato vita ad una ricca scuola di autori-illustratori. Lorenzo Mattoti, Beatrice Alemagna, Davide Calli, Chiara Carrer, Francesco Altan, Maurizio Quarello… Oggi non si contano più i talenti italiani, di cui la maggior parte sono presenti a Montreuil.
Uno dei più notevoli resta tuttavia Roberto Innocenti. Autodidatta, Innocenti ha imparato il lavoro dell’immagine lasciando giovanissimo la Toscana, sua terra natale, per approdare in uno studio di animazione. Precisione nel tratto, senso della composizione, cura inverosimile del dettaglio, arte nel creare un’atmosfera: Innocenti ha meritato senz’altro il premio Andersen – una sorta di Nobel della letteratura per ragazzi – che ha coronato la sua opera nel 2008. Resta tuttavia di una toccante modestia.
“Se sapeste quanto è faticoso dipingere un muro pietra per pietra, dice sfogliando il suo Albergo di nessun posto. E senza occhiali ancora!“. Seduto ad un caffé di Piazza della Signoria a Firenze, Innocenti racconta che da bambino era affascinato da Breughel. “Ci si vedeva il mondo intero!” Nei suoi acquarelli valorizzati dall’inchiostro di China, rivisita i classici tedeschi, come quel raffinatissimo Schiaccianoci di Eta Hoffmann, o italiani, con Collodi. Il suo Pinocchio toscano è un bijou. Si resta terrorizzati insieme a Mastro Ciliegia quando la vocina si alza dal pezzo di legno: “Non mi picchiar tanto forte!”
Innocenti crede nel potere del libro per far uscire i ragazzi dalla posizione di “spettatori passivi”. Crede in tutto quello che può combattere la volgarità, la violenza, il ritorno della barbarie. Con Rosa bianca, nel 1999, è voluto tornare sulla seconda guerra mondiale. Ma, dice, “l’Italia non vuol sapere nulla del fascismo“. La difficoltà che ha avuto per trovare un editore italiano lo inquieta: “Sono nato alla fine del fascismo, non vorrei morire con la sua rinascita”.
Oggi, Innocenti pubblica negli Stati Uniti The House (Creative Education), un album di cui vorremmo aver avuto l’idea, e dove, su testo di J. Patrick Lewis, una casa racconta a suo modo la storia del ventesimo secolo. Prepara anche un “Cappuccetto Rosso” ambientato in una periferia anonima, dove “il bosco è un centro commerciale, il lupo un motociclista vestito di nero, il pericolo, il consumo a oltranza…” Dopo tutto, dice, “Perrault voleva fare paura. Io voglio attirare l’attenzione dei giovani sui disastri del denaro e della modernità in quello che ha di più brutale”. Il libro per ragazzi può anche essere un’arma…
[Articolo originale "L'art de Roberto Innocenti" di Florence Noiville]




















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