[La Vanguardia]
Da Borsellino e Falcone a Fortugno, vicepresidente della Calabria. La magistratura che Berlusconi vorrebbe limitare, continua a vincere battaglie
Il giudice Giovanni Falcone, esemplare servitore dello Stato, nemesi della mafia, assassinato da Cosa Nostra il 23 maggio del 1992 a Palermo, disse a La Vanguardia che la mafia “è un modo di essere, una cultura e al tempo stesso un modo per fare affari”, d’altro canto, aggiungeva, è un’organizzazione in perenne lotta con lo Stato di diritto. In altre parole, stavolta ispirate da Luciano Violante, per anni membro della Commissione Antimafia del Parlamento Italiano, chi crede che la mafia italiana sia assimilable alla criminalità comune, si sbaglia. La mafia, la piovra, come la chiamano in Italia, è un soggetto politico destabilizzante di grande rilevanza che in più di un’occasione ha messo sotto scacco lo Stato, anche per mezzo di pratiche terroristiche.
La prova del fatto che la mafia è molto più di un gruppo di delinquenti, sta nella qualità e nel significato simbolico dei suoi obiettivi criminali. All’omicidio di Falcone fece seguito quello del suo stimato collega Paolo Borsellino, valente magistrato che aveva appreso la lotta alla mafia agli ordini del procuratore capo, anche lui ucciso, Rocco Chinnici. Ancor prima avevano ucciso il colonello dei Carabinieri Giuseppe Russo, i capi della Polizia Emanuele Basile e Boris Giuliano, i magistrati Rocco Chinnici e Cesare Terranova, i politici Piersanti Mattarella e Pio La Torre. Più recentemente a questa lista di cadaveri eccellenti hanno aggiunto il vicepresidente della regione Calabria Francesco Fortugno, a cui hanno sparato mentre stava andando a votare.
In mezzo a questo significativo bagno di sangue sono emersi altri elementi che permettono di inserire questa ignobile società criminale nella posizione politica che occupa, senza che essa voglia rivelarlo. La mafia è un potere invisibile e vuole restare tale. In questo disegno sono da segnalare, per esempio, i processi a Giulio Andreotti, tre volte primo ministro e forse il più illustre esponente della Democrazia Cristiana, e i processi per associazione a delinquere di stampo mafioso che riguardano collaboratori di Silvio Berlusconi, dei quali è stata data notizia la settimana scorsa. In questo panorama, ancora non si sa chi vincerà una guerra che dura da decenni. Comunque è sicuro che la magistratura che Berlusconi vorrebbe limitare, continua a vincere molte battaglie.
[Articolo originale "La mafia, el poder invisible" di EDUARDO MARTÍN DE POZUELO]




















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ribadisco…è che all estero proprio non capiscono che silvio…lo fa per noi…per il bene del paese
…certo che lo fa per il bene dell’Italia !!! Anzi, povero silvio, così bistrattato, stressato e spesso umiliato. Per fortuna “che silvio c’è” insieme a tanti negletti italiani, tutti allineati e coperti.
Cosa aspetta nazingher a proclamarlo santo subito ???
Ratzinfer, co’ l’ occhi di bragia, sarà lesto sulle macerie future(per ricostruirci?), che voleva (negli anni 60) nascosti i prelati pedofili e processarli internamente alla chiesa, ma che non si sapesse; poi ci furono condanne in USA e gli è scoppiata la palla in mano, s’ è dovuto sputtanà
La metà degli inquisiti calabresi della mia città si nasconde e investe denaro in Spagna.
http://www.youtube.com/watch?v=Fb3alNjBvkc
La Psiconano SONG!
Diffondete signori, diffondete!
Che in Italia si diventa famosi solo dopo aver preso delle querele!
Mi aspettavo più commenti dai legaioli. Mah….
Grazie Tonino. Per inciso i nomi che fai sono sotto il vaglio della magistratura?