[The New York Review of Books]
È segno dell’inettitudine (o dell’istinto suicida) del principale partito d’opposizione italiano, il Partito democratico, il fatto di aver trascorso il periodo di maggiore impopolarità del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ad agitarsi per l’elezione del segretario di partito – per essere infine travolto, alla vigilia del voto, il 25 ottobre (il vincitore è poi risultato Pierluigi Bersani, un accorto ex ministro in diversi governi di centro sinistra), da una valanga di bambolone esplosive. Il giorno precedente, Piero Marrazzo, presidente PD della regione Lazio (la regione che include Roma, più o meno l’equivalente di uno stato americano) ha ammesso di essere stato ricattato da un gruppo di quattro carabinieri corrotti, che avevano filmato le sue nottate selvagge con dei trans brasiliani (avevano ripreso l’incontro con una certa “Natalie”). Posto che i suoi gusti sessuali non sono di alcuna rilevanza giuridica, lo stesso non può dirsi del suo uso dell’auto blu per raggiungere il luogo dell’appuntamento o delle ingenti somme di denaro (denaro di chi?) pagate per prestazioni fatte di cocaina e curve al silicone. Si è dimesso il 27 ottobre.
È buffo che Marrazzo, un ex conduttore televisivo (professione che magari gli è servita a incontrare le sue siliconate amiche brasiliane) ora sia difeso con maggiore passione proprio da esponenti della maggioranza di centro-destra di Berlusconi, il Popolo della Libertà, preoccupati di proteggere il loro paladino dalle conseguenze dei suoi ancor più pubblicizzati eccessi amorosi. Di recente, diversi membri del Popolo della Libertà si sono fatti solerti portavoce della “privacy” delle persone – ossia del loro appetito per il sesso bizzarro.
Forse, però, l’aspetto più interessante di questa storia infinita dell’Homo politicus e i sette peccati capitali è la reazione delle donne coinvolte, che non ha alcuna somiglianza con il severo stoicismo delle loro controparti americane: mogli tradite che vanno in giro, con una regolarità imbarazzante, mano nella mano con i loro legittimi mariti donnaioli e l’aspetto agonizzante di San Sebastiano trafitto dalle frecce. Veronica Lario, la moglie di Berlusconi, ha risposto alle scappatelle del marito annunciando sulle pagine del quotidiano di opposizione La Repubblica l’intenzione di chiedere il divorzio; per quel che riguarda l’ex presidente Marrazzo, il suocero, non senza ragione, l’ha felicemente definito un coglione. Ad ogni modo, a prescindere da cosa succederà in Italia nei prossimi giorni, è improbabile che il Partito democratico, così com’è allo stato attuale, riesca a condurre il gioco.
Senza dubbio comunque l’Italia si sta muovendo verso un nuovo scenario. Da quando Veronica Lario ha messo fine al matrimonio, Berlusconi ha incontrato molte difficoltà a trovare sostenitori a livello nazionale, internazionale e personale (certo è che questa situazione potrebbe anche essere letta al contrario: può darsi che la furba signora Lario si sia resa conto che il marito stava perdendo il controllo e si sia rivolta a lui attraverso l’unico mezzo che egli è in grado di capire: la stampa). Berlusconi, per parte sua, è tornato nel calderone degli scandali e della corruzione da quando una sentenza della Corte suprema italiana l’ha reso di nuovo perseguibile anche durante il mandato, e lui si è lasciato scappare che non ama più così tanto il suo lavoro. È un disincanto evidente: il personaggio pubblico ha rivelato un lato spigoloso che non è mai stato così plateale, e ha cercato troppo spesso conforto nella compagnia di dittatori come Vladimir Putin e Muammar Gheddafi. Avventure che hanno un fondo pragmatico; l’industria italiana si alimenta di petrolio libico e di gas russo e, proprio come i principi rinascimentali, questi uomini di solito stringono accordi nel bel mezzo di feste stravaganti.
È eloquente come anche i probabili successori del Presidente del Consiglio stiano testando il loro potere: la lista comprende Gianfranco Fini, l’attuale Presidente della Camera dei deputati (la camera bassa del Parlamento italiano), di gran lunga il politico più competente in circolazione e, per certi versi a sorpresa, Giulio Tremonti, Ministro dell’Economia e delle Finanze del governo di Berlusconi, che sembra immaginarsi come possibile premier di un “governo tecnico” alla stregua di quelli di centro-sinistra presieduti negli anni novanta da Carlo Azeglio Ciampi (poi apprezzatissimo Presidente della Repubblica italiana) e Giuliano Amato. Tremonti è potente, certo. Tiene in mano le chiavi del tesoro del paese. Fini, al contrario, gode di un apprezzabile istinto politico che l’ha traghettato dalle sue origini neofasciste del Movimento sociale italiano (l’MSI ora defunto) alle sua attuale posizione di moderato sempre più stimato.
La sinistra risponde alla competenza economica di Tremonti con Tommaso Padoa-Schioppa, Ministro delle Finanze dell’ultimo governo Prodi; ma nessuno è in grado di avvicinarsi alla finezza di Fini, men che meno Walter Veltroni, fondatore e primo segretario del Partito democratico (ed ex sindaco di Roma) messo da parte dalla primavera scorsa dopo che una raffica di cantonate politiche ha strappato al futuro imperatore i suoi vestiti nuovi. (L’elezione di Bersani a segretario del partito è un altro schiaffo a Veltroni, che gli aveva preferito un candidato diverso dell’ala dei cristiano-democratici).
Per loro sfortuna, inoltre, i democratici si sono rivelati suscettibili ai canti di sirena della lussuria e dell’ingordigia tanto quanto il Popolo delle Libertà di Berlusconi, specie nell’Italia del sud, dove sembra che alcuni intermediari abbiano procurato donne a Berlusconi come ai maggiori esponenti democratici in Puglia e in Campania, il cui presidente, Antonio Bassolino, è l’ex sindaco di Napoli, un democratico e una fulgente speranza, ormai tramontata, per Napoli. Bassolino a Napoli ha commesso gli stessi imperdonabili errori di Veltroni a Roma – provando a mantenere un incarico nazionale e a svolgere le funzioni di sindaco allo stesso tempo. Entrambi hanno pagato cara la propria tracotanza, sebbene il prezzo non sia stato lo stesso di quello pagato dai cittadini che non sono riusciti a servire. Nel frattempo, Napoli e la Campania continuano a soffrire del controllo esercitato dalla Camorra, raccontato nell’indimenticabile libro Gomorra di Roberto Saviano e da Matteo Garrone nel film omonimo.
La crisi economica mondiale ha abbassato la tolleranza degli italiani verso la corruzione in generale, ma in special modo verso i privilegi della classe politica che per definizione è esente dalla tassazione più elevata. I politici, tanto i democratici quanto il Popolo della Libertà, sono più suscettibili ad essere identificati come membri di un’unica categoria, etichettata nel 2007 da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo come “La casta”. Bramini che vivono al di sopra della legge, dimentichi delle esigenze delle persone che li circondano.
Di questi tempi né i Democratici né il Popolo della Libertà sembrano essere migliori dei loro predecessori; l’unico punto in questione, come ha scritto nei giorni scorsi il rispettato editorialista di La Repubblica Eugenio Scalfari, è se a rimpiazzarli sarà una democrazia oppure uno stato autoritario. Può darsi che Berlusconi sogni l’autorità assoluta ma non è verosimile che riesca a prendersela. Ha un grande margine di controllo sull’Italia, ma quello stesso controllo è minacciato da forze esterne al sistema partitico italiano.
Questo perché ci sono altri due attori nell’attuale teatrino italiano. Uno è Papa Benedetto XVI, che sa che Berlusconi è il più probabile tra tutti gli eventuali successori a far approvare la legge che impone grandi restrizioni al testamento biologico. Negli ultimi tempi la Chiesa si è opposta tenacemente a qualsiasi forma di spegnimento dei macchinari che consentono la vita artificiale ai pazienti, come nel caso di Piergiorgio Welby, un uomo che aveva espresso in modo chiaro le sue volontà agli ultimi stadi della distrofia muscolare, e di Eluana Englaro, una ragazza rimasta per 17 anni in coma irreversibile. Ma la conferenza episcopale italiana ha provato ad esercitare la propria autorità nella vita politica della nazione anche su molte altre questioni, dall’aborto all’insegnamento della religione nelle scuole pubbliche.
La conferenza episcopale ha rimproverato Berlusconi per il suo comportamento irresponsabile – con riferimento alle feste con minorenni ed escort di professione – ma il Presidente del Consiglio, col suo grande controllo sulle camere, rimane uno strumento utile per l’agenda della Chiesa, nonostante le sue défaillances personali. L’utilità del momento, comunque, non significa affatto dargli carta bianca. Berlusconi è in prova con Papa Benedetto, che è sempre stato, e rimane tuttora, uno stratega nato, come ha scoperto nell’ottobre scorso la Chiesa d’Inghilterra quando tutto ad un tratto ha parlato di nuove misure per ammettere gli anglicani nella compagine cattolica (con grande sorpresa dell’Arcivescovo di Canterbury).
L’altro attore è Rupert Murdoch. Berlusconi, nonostante sia stato, e lo è tuttora, un potente magnate dei media, non è unico né nella sua categoria né nel tipo di ambizioni che nutre. Murdoch, che con Berlusconi condivide tutta la gamma di furberie, se non lo charme da uomo di crociera, e che non si è complicato la vita scendendo in politica, sta gradualmente assorbendo una bella fetta del mercato italiano dei media, anche se Berlusconi ha provato, con un discreto successo, a tenerlo fuori. Murdoch, però, non abbandonerà la presa proprio ora che ai giornalisti dei tabloid è stato offerta una tale quantità di gossip su cui banchettare (gran parte della quale, fino a adesso, ha riguardato il premier).
E Berlusconi non può neppure contare sulla natura, a giudicare dalle alluvioni in Sicilia dei mesi scorsi, visto che l’Italia è situata sulla congiunzione di due placche tettoniche, e in un momento in cui gli Italiani sono preoccupati che il riscaldamento del pianeta possa essere responsabile del tempo bizzarro e di violente tempeste tropicali (per non parlare poi della minaccia dell’innalzamento del livello dell’acqua che espone Venezia a grandi rischi). Senza dubbio, la natura gli ha inconsapevolmente dato una mano con il terremoto de L’Aquila, una bellissima città in Abruzzo, una regione di gente di montagna dura e laboriosa, in cui il premier non ha avuto difficoltà ad atterrare con il suo elicottero da Roma per offrire il suo sostegno – e infatti la viabilità è stato uno dei cavalli di battaglia di Berlusconi nel corso della sua carriera politica.
Le alluvioni di ottobre si sono verificate sulle ripide pendici di colline vulcaniche su cui costruttori privi di scrupoli hanno costruito sfidando la legge di gravità e in una terra in cui la popolazione, a seguito di molte esperienze negative, è sospettosa nei confronti di qualunque governo. In Sicilia Berlusconi è stato accolto dalle vittime dell’alluvione come se lui stesso fosse parte del problema; e in effetti lo è stato, avendo egli incoraggiando a più riprese leggi che hanno annullato le sanzioni contro quelle costruzioni abusive responsabili del cedimento delle colline intorno a Messina. Questa stessa città fu già colpita da uno dei più devastanti terremoti mai accaduti, che nel 1908 uccise quasi 200 mila persone. Di sicuro le case che si sono sgretolate durante le ultime alluvioni non avrebbero meglio resistito nel caso di un sisma.
Dopo tutto è stato un siciliano, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, a esprimere al meglio il paradosso dell’Italia moderna: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi!”. Nella terra di Giulio Cesare – politico brillante che nonostante tutto fraintese, e l’errore gli fu fatale, la collera del Senato Romano – resta difficile capire per quale motivo, da animali politici, non sembriamo mai in grado di recepire le leggi di base che regolano i principi di causa ed effetto. Perché, in fondo, la storia triste e squallida di Piero Marrazzo va tanto a favore del premier quanto getta discredito su di lui e sull’intera casta. Ad ogni modo, tra i politici italiani, quello che più di tutti dà soddisfazione in questi giorni è Gianfranco Fini, le cui mosse, a prescindere da dove lo portino, sono premeditate e intelligenti.
Tra l’altro, Berlusconi non è più il politico preso a modello da tutti gli Italiani, contrariamente a quanto gli facciano credere i suoi sondaggi. Quel politico esiste, ma si chiama Barack Obama, un uomo che con la sua riforma della sanità non costituisce una minaccia in un paese da tempo abituato alla medicina di stato e i cui messaggi di cambiamento risuonano in questo paese stanco e cinico almeno quanto negli Stati Uniti.
Post Scriptum – 16 novembre 2009.
Nelle ultime due settimane Berlusconi ha di nuovo provato a sottrarsi ai suoi processi in sospeso proponendo attraverso il suo abile e sinistro avvocato, Niccolò Ghedini (che è anche deputato) un disegno di legge con cui verrebbero annullati tutti i processi in corso per una durata maggiore di un certo numero di anni, e con cui verrebbero cancellati, insieme alle accuse di corruzione di Berlusconi, anche alcune azioni legali collettive in piedi da anni, in particolare quella sull’inquinamento da amianto, e processi penali che interessano le varie mafie italiane. Le proteste sono state immediate, con il Partito Democratico che ha finalmente elaborato una risposta collettiva, e il Popolo della Libertà che ha già fatto marcia indietro, sebbene non del tutto. Veronica Lario va avanti col divorzio.
[Articolo originale "With Berlusconi in the soup" di Ingrid D. Rowland]




















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Bella la definizione di Ghedini come “sinistro avvocato” !!!
E tra l’altro bravissima la giornalista (ed il traduttore). Una interessante ed articolata panoramica della situazione italiana.
L’articolo dice: <>
A me invece Fini non dà soddisfazione! Dice le cose che dovrebbe dire la sinistra, il che dimostra due cose: (1) che la sinistra purtroppo è in fibrillazione e ha dimenticato cosa dovrebbe dire e cosa dovrebbe fare, (2) che Fini ancora una volta ha scelto di “dire” le cose che più gli potrebbero far guadagnare voti, questa volta scippando il posto ideologico della sinistra.
Dall’MSI ad AN, da AN all’alleanza con Berlusconi, dall’alleanza con Berlusconi al “truccarsi da sinistra” (ma è un trucco che gli sta intonato come il rossetto su un cammello), ha fatto il giro completo, ma solo per finta: Fini in realtà ha sempre e solo cercato di aumentare il suo potere personale. E’ intelligente, ma nel senso di “furbo”. E inoltre non risulta che Fini, al contrario di Berlusconi, sia indebolito e screditato da processi pregressi o in corso.
Conclusione: poichè credo che Fini non sia altro che un fascista travestito, mi preoccupa molto quello che potrebbe fare un giorno, se di potere ne avrà a sufficienza per poter non dover fare i conti con nessuno.
Ciao, mi chiamo Guido Mastrobuono e sono un cacciatore di articoli e fotografie per un concorso che si chiama “Concorso permanente di parole ed immagini” e mette a confronto articoli e foto che trattino il significato dell’essere “di sinistra” (vedi l’indirizzo http://lavoristi.ning.com/profiles/blogs/concorso-permanente-di-parole dove troverai anche i link per pubblicare).
Il tema può essere trattato dal punto di vista poetico, filosofico, sociale o politico: il tema può essere trattato con foto o con scritti.
A mio avviso, questa tuo articolo arricchirebbe il nostro concorso e volevo suggerirti di inserirla.
Il concorso, in realtà, è una scusa per convincere la gente a metterci a disposizione spunti per la discussione. Noi poi ne parliamo e ci creiamo un’idea nostra sui più svariati argomenti.
Infatti, la concorrenza tra autori non è una cosa che ci appartiene: noi creiamo nella collaborazione. E dal confronto con gli altri, noi aumentiamo il nostro sapere.
Comunque la pubblicazione offerta in premio ai vincenti è vera ed effettiva.
Se lo vorrai, potrai tranquillamente inserire, al piede degli articoli o come commento alle tue foto, un link al tuo blog o alle tue gallerie di immagini in modo da renderle più note e facilmente raggiungibili.
Un saluto
Guido Mastrobuono