[Página|12]
La Commissione Nazionale di Difesa della Concorrenza (CNDC) [autorità antitrust argentina, N.d.T.] sta definendo gli ultimi dettagli dei modelli di disinvestimento che dovrà attuare Telecom Italia per liberarsi dei suoi attivi nel paese, come già le è stato ordinato il 27 agosto. L’intenzione ufficiale era quella di diffondere la nota oggi, tuttavia alla fine si è deciso di rimandarla di alcuni giorni. Nel frattempo l’azienda continua a negoziare in maniera riservata la vendita della sua filiale e ieri [18 novembre N.d.T.] è trapelato che potrebbero esserci novità nella riunione del direttivo del prossimo due dicembre.
La disputa per il controllo di Telecom Argentina è iniziata nell’aprile del 2007, quando Telefónica Spagna si è accordata per il suo ingresso in Telecom Italia e, indirettamente, in Telecom Argentina, il suo principale rivale nel paese. L’operazione si è concretizzata nell’ottobre di quest’anno, tuttavia le aziende protagoniste hanno negato la notifica del cambio azionario presso la CNDC, sostenendo che la transazione non costituiva una concentrazione economica e che pertanto, non rientrava nel regime di controllo preventivo di fusioni e acquisizioni. Questo rifiuto ha portato l’autorità competente a iniziare un’indagine preliminare per conoscerne i motivi. La decisione, presa il 9 gennaio, ha segnato le sorti di spagnoli e italiani; si è tuttavia dovuto aspettare sino al 27 agosto per conoscere la decisione finale che obbliga Telecom e Telefónica a vendere Telecom Argentina entro un anno. Ciò che si saprà nei prossimi giorni sono le regole da seguire per portare avanti questo disinvestimento.
La struttura della decisione si baserà su casi simili risolti dalla Commissione Europea, che già sono stati considerati dalla CNDC per elaborare altri modelli di disinvestimento come quello sulla fusione tra Allied Domecq e Pernord Ricard, risolta nel 2005. Questo schema prevede la designazione di un’agente di monitoraggio, incaricato di verificare il comportamento degli azionisti durante il processo di vendita per evitare possibili vuoti, e anche di un agente di vendita, se si dovesse ritardare eccessivamente la vendita.
L’agente di vendita è una figura che la Commissione Europea creò alcuni anni fa per porre fine alle strategie dilatorie di quegli operatori che rimanevano in un’impresa dichiarando di non trovare compratori per le proprie azioni. Ora viene stabilito un periodo di tempo per trasferire il capitale e se entro quella data non viene attuato il trasferimento si deve designare una banca di investimenti che ne assuma il compito, che, a sua volta, deve avere l’approvazione dell’autorità regolativa. Se la banca non trova un compratore è autorizzata ad abbassare i prezzi fino a che non arriva un’offerta.
Questo schema di irrigidimento graduale delle esigenze che si impongono all’azionista è proprio quello che Telecom Italia vuole evitare. Per questo da alcuni mesi la compagnia negozia in maniera riservata con altre imprese interessate ad entrare in Telecom Argentina. Di fatto, ieri, fonti interne a Telecom hanno lasciato trasparire che la volontà è quella di “accelerare la vendita della quota di partecipazione in Argentina”.
Ciò che le sarà difficile evitare è la multa che prepara la CNDC per tutte le imprese intervenute nell’operazione che è terminata con l’ingresso di Telefónica in Telecom. La strategia delle due le compagnie è stata inizialmente di negare la notifica della transazione in Argentina perché se avessero ammesso di essere di fronte a una concentrazione economica la battaglia sarebbe stata persa, dato che nel documento di privatizzazione di Entel la CNCD ha diviso il paese in due zone ed ha stabilito che i vincitori delle licenze non avrebbero potuto avere vincoli societari tra loro.
Quando la CNCD ha obbligato la notifica [dell’ingresso di Telefónica in Telecom, N.d.T.], questa strategia del rifiuto è caduta e non solo le due imprese si sono trovate con un piede fuori da Telecom Argentina, ma persino esposte a una multa milionaria poiché avevano tardato tre mesi a segnalare l’entrata di Telefónica in Telecom; l’art. 46 della Legge sulla Difesa della Concorrenza prevede una sanzione sino a un milione di pesos per ogni giorno di ritardo. La CNDC non ha mai applicato la pena massima. Di fatto l’ultima multa che ha comminato è stata di 6.500 pesos al giorno ad Advent; tuttavia in questo caso si prevede una sanzione maggiore per la dimensione economica dell’operazione, per il suo impatto sul mercato locale e per l’esistenza di un documento preliminare che è quello che ha determinato l’obbligatorietà della notifica per le due imprese.
[Articolo originale "Telecom Italia en tiempo de descuento" di Fernando Krakowiak]




















(3 voti, media: 4,67 su 5)