Alcuni italiani sono meno uguali di altri

[The Guardian]

Dall’inizio dell’anno sono state 82 le morti nelle carceri italiane fortemente sovraffollate, 51 delle quali sono state registrate come suicidi: un’epidemia nel Paese in cui il banchiere Michele Sindona morì in carcere nel 1986, avvelenato con del cianuro nel caffè.

La più recente morte di un detenuto è quella di Stefano Cucchi, geometra trentunenne con un modesto problema di droga arrestato a Roma la notte del 15 ottobre dai Carabinieri, che l’avevano trovato in possesso di qualche grammo di marijuana. E’ morto il 22 Ottobre all’ospedale Sandro Pertini, ancora in detenzione.

Le speranze di ottenere giustizia, dati i precedenti italiani, sono basse, quindi mi fa piacere riferire che l’ufficio romano del pubblico ministero ha emesso 6 avvisi di garanzia a tre ufficiali di polizia penitenziaria ed a tre dottori. Ma vale comunque la pena ricapitolare ciò che è avvenuto nelle settimane seguenti alla morte.

Inizialmente l’ufficio del PM aveva aperto un’indagine contro “ignoti”, accusandoli di omicidio colposo (presumendo che questi “ignoti” non avessero voluto causare le lesioni ad entrambe le cavità oculari ed alla regione inferiore della schiena e delle gambe, accertate il 16 ottobre dal rapporto medico proveniente dalla corte nella quale Stefano venne processato per direttissima.)

L’infermeria del carcere di Regina Coeli, al quale venne inizialmente trasportato, stilò un secondo rapporto che riferiva di “contusioni al coccige, rigonfiamenti di entrambe gli occhi, dolori durante la deambulazione”.

Un terzo rapporto dell’ospedale Fatebenefratelli, al quale gli ufficiali penitenziari lo inviarono a causa della gravità delle sue condizioni, riporta: “Frattura della vertebra lombare L3, della parte sinistra del volto e frattura della vertebra coccigea.” Nei sei giorni fra il suo arresto e la sua morte, il peso di Stefano scese dai 43 ai 37 chili. Evidentemente non convinti dai rapporti medici e dalle dichiarazioni rese da carabinieri e polizia penitenziaria, l’ufficio del PM ha ordinato la riesumazione del cadavere.

Nel frattempo, l’ufficiale supervisore del carcere di Teramo, in Abruzzo, viene sospeso dall’incarico da Angelino Alfano, ministro della giustizia, il cui dipartimento è responsabile del controllo delle carceri. La misura disciplinare fu adottata in seguito alla pubblicazione di una registrazione audio inviata anonimamente ad un quotidiano locale, nella quale sembra che si senta il capo della polizia penitenziaria rimproverare i propri sottoposti: “Sarebbe potuta scoppiare una rivolta. Un detenuto nero ha visto tutto. I detenuti devono essere picchiati al piano di sotto.” Queste parole suggeriscono che la pratica di picchiare i prigionieri non deve essere evitata, bensì che dev’essere eseguita con cautela ed al riparo dagli sguardi.

Per quanto riguarda l’incidente della morte di Cucchi, due Ministri del governo, magicamente al corrente dei risultati dell’inchiesta (o forse non rispettosi del lavoro in corso da parte dei magistrati inquirenti), si sono affrettati ad esprimere giudizi: Ignazio La Russa, Ministro della difesa, ha dichiarato che “i carabinieri si sono comportati correttamente”.

Carlo Giovanardi, sottosegretario di stato, è stato ancora meno delicato: “Stefano è morto perché era anoressico, tossicodipendene e sieropositivo”.  Anche nell’Italia di Silvio Berlusconi, che ha allegramente abolito la discrezione e la vergogna, questo è stato troppo. Ha ritrattato la sua affermazione il giorno seguente e chiesto scusa alla famiglia Cucchi.

Cosa accadrà ora? Temo che apparirà un polverone di dichiarazioni incomprensibili mirato a confondere quei (pochi) membri del pubblico che credono ancora nei diritti umani e nell’uguaglianza di fronte alla legge – un motto che dovrebbe essere particolarmente caro a chiunque rappresenti lo stato ed indossi un’uniforme. In Italia si viene raramente giudicati colpevoli, a meno che non si abbia la sfortuna di essere immigrati nordafricani o rumeni accusati di aver rubato una bicicletta. Non siamo tutti uguali di fronte alla legge.

[Articolo originale "Some Italians are less equal than others" di Roberto Mancini]

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