[Swissinfo]
La guerra commerciale tra la Svizzera e l’Italia ristagna. L’organizzazione trasfrontaliera italo-svizzera “Regio Isubrica” propone un piano. In preambolo all’incontro tra le autorità ticinesi e Hans-Rudolf Merz, il documento circola presso i governi dei due Stati.
Sconto della tassa dei frontalieri, principio di reciprocità, libera circolazione dei lavoratori e riconoscimento dei titoli, diffusione dei programmi televisivi della Svizzera italiana nel Nord Italia; questi sono alcuni degli intoppi che ostacolano le relazioni tra lo Stivale e la Confederazione.
Ed i metodi energici utilizzati nelle ultime settimane dal ministro delle finanze Giulio Tremonti (razzia nelle filiali delle banche svizzere in Italia, fotografia sistematica delle targhe alle frontiere italo-svizzere, controllo dei cittadini italiani a Lugano), per recuperare i capitali italiani all’estero, in Svizzera in particolare, hanno finito con l’avere la meglio sulla fragile intesa italo-svizzera.
Crisi di rabbia
Piuttosto silenziosi durante le precedenti amnistie fiscali italiane del 2001 e 2003, gli ambienti politici (esclusa la sinistra), hanno moltiplicato nelle ultime settimane, gli sfoghi per denunciare i metodi italiani. Fino ad ora, solo il movimento populista della Lega dei Ticinesi tempestava contro l’atteggiamento “inammissibile” dei cugini italiani.
“Congelare le negoziazioni sulla doppia imposta”, “bloccare il versamento della rendita d’imposta dei frontalieri”, “ostacolare il transito dei mezzi pesanti sull’asse Nord-Sud”, sono alcune delle risposte lanciate dalle trincee ticinesi queste ultime settimane, mentre le casse delle banche luganesi si svuotano inesorabilmente.
Calmare le acque
È in questo clima bellicoso che la Regio Insubrica ha fatto pervenire una proposta di dialogo a Silvio Berlusconi, Giulio Tremonti, Hans-Rudolf Merz, Doris Leuthard tra gli altri dirigenti. Il documento di cinque pagine, assomiglia ad un catalogo di disaccordi che logorano i rapporti tra il Ticino e la grande vicina italiana.
L’autore della missiva, il segretario della Regio Insubrica, Roberto Forte, elenca i problemi o i malintesi e fornisce delle piste – di una semplicità disarmante per la maggior parte – indicando inoltre gli strumenti a disposizione per mettere fine ai problemi in questione.
“Senza causare nuove spese o esigendo poche risorse finanziarie”, sottolinea il giurista italo-svizzero, che dirige la Regio Insubrica da cinque anni e che conosce bene sia il campo che i suoi interlocutori, da entrambe le parti della frontiera.
Crediti trasfrontalieri
Mentre le banche ticinesi assistono impotenti all’emorragia di capitali italiani, la Regio Insubrica arriva fino a proporre una nuova forma di collaborazione finanziaria tra i due vicini. Roberto Forte suggerisce di “creare le condizioni quadro per la concessione di crediti alle piccole e medie imprese del nord d’Italia – una delle regioni industriali più dinamiche d’Europa – da parte di banche ticinesi. È il momento di agire”, afferma.
“Troppo presto”, ribatte il presidente dell’Associazione bancaria ticinese (ABT), Claudio Generali: “È prematuro, tali cambiamenti non possono essere messi in atto dall’oggi al domani”, afferma. “L’ambiente finanziario ticinese è tuttavia cosciente da molto tempo che a medio o lungo termine, si tratterà di mettere a profitto il potenziale di un bacino industriale come la Lombardia”, ammette.
Ma per Roberto Forte, l’ora del dialogo è arrivata. “Che ci si trovi in Svizzera o in Italia, noto che si fa di tutto per decriptare paesi lontani come la Cina. Ma quando si tratta di comprendere un vicino, la scarsa conoscenza delle istituzioni, del sistema statale e della mentalità ha la meglio e ostacola le relazioni”, si dispiace il segretario.
Nessuna risposta
Questo appello per un ritorno al dialogo rischia tuttavia di trovare poco riscontro a sud delle Alpi. Almeno per il momento. La missiva, che era stata inviata il 30 ottobre scorso, non ha per ora suscitato alcuna risposta ufficiale, né ufficiosa.
Nel frattempo, continua la cantilena nell’ambiente politico. Questo fine settimana, è toccato al partito cristiano democratico ticinese [PDC, N.d.T.] di avanzare pretese. Il PDC vuole che la Confederazione versi 50 milioni di franchi al canton Ticino per ottemperare alle perdite causate al cantone dall’amnistia fiscale italiana.
Rimpatri massicci
Intanto, le novità sul fronte dell’amnistia fiscale italiana sono allarmanti per le banche ticinesi. Secondo Luca Soncini, economista e professore presso l’Università della Svizzera italiana, circa 50 miliardi di euro (su 400 miliardi gestiti) potrebbero aver lasciato la Svizzera, in particolare il Ticino, entro il 15 dicembre prossimo, data di scadenza dello scudo III (terza amnistia fiscale italiana).
Uno scenario che non tiene conto di eventuali proroghe della misura, cosa che gli osservatori sul versante ticinese prevedono già da ora. Di fronte a tali prospettive, si mormora che gli ambienti bancari a sud delle Alpi preferiscano mantenere il silenzio, per evitare un controproducente battage mediatico.
Cifre che mettono tuttavia in evidenza la necessità e l’urgenza di trovare nuove piste, affinché le due regioni limitrofe mettano in atto nuove sinergie in un clima più sereno.
[Articolo originale "Propositions pour rabibocher la Suisse et l'Italie " di Nicole della Pietra]




















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