[Die Welt]
C’erano anche gli uomini del servizio di sicurezza. Sono presenti ad ogni uscita dello scrittore italiano Roberto Saviano. In ogni caso, attirano maggiore attenzione di quanto non facciano i Carabinieri in borghese che seguono l’autore napoletano dalla caserma alla sua abitazione segreta, e ritorno, ormai da tre anni, da quando cioè ha pubblicato il suo libro Gomorra, ritratto della camorra campana che ha attirato l’attenzione internazionale sul fenomeno. La Camorra minaccia Saviano di morte, perciò la scorta è presente anche alla consegna del Premio Fratelli Scholl, riconoscimento che comporta un assegno da 10.000 euro, nell’aula magna dell’Università di Monaco. Il distinto pubblico borghese di Monaco ha fatto la fila senza protestare per quasi un’ora. Chi non ha trovato posto a sedere si è accovacciato sui gradini delle scale. E nessuno ricorda un’altra edizione del Premio, istituito nel 1980 dalla municipalità di Monaco e dalla sezione bavarese dell’Associazione dei Librai Tedeschi, con altrettanti appausi, “Bravo!” e standing ovation da diversi minuti.
E’ così forte in Europa il bisogno di una voce della moralità, che pensosamente e con sincera simpatia definisce la sua attuale esistenza come “vita d’inferno”? Saviano ha denunciato ciò che da anni, in un miscuglio di malizia e indifferenza, molti vedevano come “Napoli da incubo”, così si è espresso il direttore del giornale “die Zeit” Giovanni di Lorenzo, che ha tenuto la laudatio, senza gridare. Pur di ottenere un appoggio dalla società civile, Saviano si è giocato letteralmente tutto: la sua vita e quella dei suoi familiari che hanno dovuto assumere una nuova identità. Sia Saviano che di Lorenzo hanno tenuto un discorso caratterizzato da una certa leggerezza. Anche la frase rivolta da di Lorenzo a Saviano, “Cerca di continuare ad essere la voce dell’Italia morale”, è stata distesa. La mossa insidiosa: proprio quella scritta alla balaustra della galleria, perfettamente visibile dal palco degli oratori, che mostra la lupa capitolina e la scritta ‘Roma’.
A causa dello sciopero degli studenti e dell’occupazione dell’aula magna e del cortile in cui abitualmente si tiene il ricevimento in piedi dopo la consegna del premio, si è rimasti quest’anno al primo piano. E da lì si poteva vedere l’appello “Ore 15: dipingere i cartelli” rivolto agli studenti in protesta, che sono di poco più giovani del trentenne Saviano. Lui era già sparito da un pezzo, verso la sua vita sospesa fuori dallo spazio che trova la sua giustificazione solo nella fiducia che ripone nel ruolo sociale e di guida attribuito alla parola.
[Articolo originale "Geschwister-Scholl- Preis an Roberto Saviano" di Alexander Kluy]




















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