[Correio Braziliense]
La sentenza sull’italiano avrà un risvolto inedito: se il presidente Lula è obbligato o no a conformarsi alla decisione della Corte Suprema
Mercoledì prossimo (18/11) alla ripresa del processo per la richiesta di estradizione di Cesare Battisti, la Corte Suprema affronterà una questione inedita e che sta sollevando polemiche ora che si avvicina il verdetto sul futuro dell’ex attivista italiano. In riunione plenaria i membri della Corte decideranno se il presidente Luiz Inacio Lula da Silva possa o meno dissentire dalla posizione della Corte nel caso essa decida, come sperato, che Battisti debba tornare in Italia.
Finora nessun presidente della Repubblica si è mai opposto a una decisione della Corte Suprema rifiutandosi di consegnare qualcuno a un governo straniero. Ma in linea di principio può accadere. Secondo la giurisprudenza della Corte, quando un tribunale autorizza un’estradizione e non c’è un trattato tra il Brasile e il paese che l’ha richiesta, il capo dell’esecutivo brasiliano ha più libertà per prendere una decisione contraria, cioè rifiutarsi di eseguire l’estradizione. Ma se il trattato esiste, come nel caso di Battisti, il potere decisionale del presidente resta nei limiti delle condizioni imposte dal trattato stesso.
La questione fino a poco tempo fa non si era mai posta. “Quando la Corte Suprema autorizza la richiesta di estradizione, il presidente ne autorizza l’esecuzione, in presenza o meno di un trattato. È sempre stato cosi’”, ha detto un membro della Corte che ha preferito restare anonimo. Il problema si è posto a settembre durante un processo per una richiesta di estradizione fatta dal governo israeliano.
In quella circostanza il tribunale non arrivò a una posizione ben definita. Ma mercoledì i ministri non potranno eludere il problema, che verrà discusso dopo il voto decisivo del presidente della Corte, Gilmar Mendez. Finora la sentenza è bloccata a causa di 4 voti a favore e 4 contro. L’orientamento prevalente è quello di Cezar Peluso, membro della Corte. Relatore del processo, sostiene che il trattato bilaterale rende obbligatoria la consegna di Battisti all’Italia. In altre parole se il suo voto avesse la meglio, Lula non avrebbe scelta: sarebbe obbligato a rendere esecutiva l’estradizione. D’altro canto il governo brasiliano può in teoria richiamarsi alla clausola del trattato che fa riferimento alla possibilità di persecuzione o discriminazione. La decisione verrà presa giovedì.
La questione è delicata. Da un lato c’è il ministro della Giustizia Tarso Genro, secondo cui c’è stato un reato di natura politica e quindi Battisti verrebbe perseguitato in Italia. A gennaio ha concesso asilo politico all’italiano, e sostiene che l’estradizione sarebbe un precedente pericoloso. Dall’altro lato c’è il governo italiano che preme affinché Battisti torni in Europa. Opporsi alla decisione della Corte Suprema potrebbe creare uno scontro diplomatico. Ma non sarebbe neanche piacevole per Lula sconfessare il ministro della Giustizia. Ieri a Roma Lula ha discusso il problema con il leader dell’opposizione italiana. “È stato condannato per reati gravi, non per motivi politici”, ha detto Massimo D’Alema.
La scorsa settimana Nabor Bulhões, l’avvocato dell’Italia, ha detto che l’Esecutivo potrà solo ritardare la consegna dell’ex attivista, a causa di un suo processo pendente per falso ideologico presso il Tribunale Federale di Rio de Janeiro. Luís Roberto Barroso, avvocato difensore dell’italiano, si è detto ottimista: “Penso che Gilmar Mendez, membro della Corte, si mostrerà sensibile”. In mezzo alla polemica, Battisti ha annunciato lo sciopero della fame. “Ho sempre lottato per vivere. Se devo morire sono pronto, ma non sarà mai per mano dei miei carnefici” ha dichiarato in una lettera aperta resa nota durante il fine settimana.
[Articolo originale "Ponto final na polêmica em torno de Battisti " di Mirella D'Elia]




















(3 voti, media: 4,00 su 5)
Ah, adesso si dice “ex attivista”..
Non ha avuto le coperture di Delfo Zorzi, l’attentatore neofascista che pizzò la bomba di piazza Fontana.
Per me è giusto che sia estradato. Come Zorzi, anche se ha ottenuto la cittadinanza jap.
I giapponesi non estradano i propri concittadini.
Si Vale, la cittadinanza non l’ha presa per amore dei jap, mica è coglione.