“Vincere” mostra l’Italia di Mussolini per capire il paese di oggi

[Cruizero do Sul]

La verità è che ci sono molti film da scoprire in questa babilonica 33a Mostra Internazionale del Cinema di San Paolo. Alcuni (forse pochi) non si possono ignorare. Uno di essi è “Vincere” di Marco Bellocchio. Non esagero dicendo che si tratta del lavoro di un maestro, soprattutto perché Bellocchio è lontano dall’essere un “maestro” nel senso oppressivo del termine, ossia qualcuno a cui è dovuta una riverenza permanente e assoluta. Niente di tutto questo. I suoi film esprimono libertà, leggerezza e sperimentazione in aree prima inesplorate.

È il caso di questo lavoro, che si volge all’epoca fascista per capire probabilmente l’Italia di oggi. In “Vincere” Bellocchio si sofferma su un episodio poco noto della vita di Benito Mussolini: il suo amore giovanile per Ida Dalser (Giovanna Mezzogiorno), con la quale ebbe un figlio che non sarà mai riconosciuto. All’epoca Mussolini era un militante socialista senza una lira in tasca. Ida gli diede il denaro per fondare un giornale. Più tardi Benito cambia casacca, abbandona i socialisti per abbracciare il fascismo e mette da parte anche la donna, sposandosi con un’altra.

Il film presenta due distinte parti. Nella prima, che corrisponde alla fase di affermazione del fascismo, adotta un’estetica che dialoga col futurismo di Marinetti, che fu simpatizzante del regime nonostante le idee estetiche avanzate. Nella seconda si allinea a una linea criticamente melodrammatica, evocando la via crucis di Ida. Questa, cercando di ottenere il riconoscimento del figlio e della sua unione col Duce, finisce chiusa in manicomio. In questa forma mista Bellocchio visita terreni nuovi della sua filmografia, flirtando con la propria opera e dunque con Visconti, sia nell’uso della musica che dei colori forti, nel senso scenico dello spazio e, a tratti, usando un linguaggio sontuoso.

Inoltre stabilisce un dialogo forte col proprio cinema, come nella sequenza indimenticabile nella quale il film “La Passione di Cristo” viene proiettato sul tetto dell’ospedale psichiatrico affinché i malati possano vederlo. Vedendo queste immagini qualcuno si è ricordato della bellezza scioccante della Cappella Sistina, e il riferimento è pertinente. Anche se innova nella forma, Bellocchio resta nell’ambito del panorama tematico che preferisce: il potere, la sessualità, la psicanalisi.

Il modo in cui l’autoritarismo si riflette nella repressione sessuale e ne esce fortificato. In questo modo il film è un’analisi non solo del fascismo, ma di quello che lo rende possibile. Non a caso il Duce, presente all’inizio, in seguito esce di scena.

Non serve più, perché si tratta di studiare la sua presenza virtuale nello spirito italiano. Tutto ciò è chiaro in questo film storico che getta luce sul presente. Le condizioni sono diverse, ma la struttura forse non è tanto cambiata, come suggerisce l’Italia di Silvio Berlusconi.

[Articolo originale "'Vencer' mostra a Itália de Mussolini para entender país atual"]

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