[Newsweek]
L’Italia non può più permettersi le buffonate del suo playboy numero uno.
Le intimidazioni ed i raggiri nei confronti dei propri nemici, la modifica delle leggi per adattarle alle proprie esigenze e, in generale, il condurre sia la vita pubblica sia quella privata in flagrante, tutto ciò colloca Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio italiano, in un pantheon tipicamente italiano.
Pensiamo a Nerone o ai Borgia, al panem et circenses, alla dissolutezza e alla corruzione. Non importa se siamo nel 2009: basta considerare solo alcuni degli scandali che hanno fatto tremare il trono di Berlusconi negli ultimi mesi. L’ex moglie lo ha accusato di frequentare ragazze minorenni. Squallide registrazioni a sfondo sessuale di una accompagnatrice a pagamento che afferma di intrattenuto il Cavaliere, ricevendo, in cambio, una candidatura al Parlamento europeo. E uno spacciatore di cocaina ha rivelato di aver fornito prostitute ai festini romani del Premier. Tutto questo si somma alle foto scattate nella villa sarda del Presidente del Consiglio, che mostrano un illustre ospite che si diverte come un virile satiro.
Inoltre, la settimana scorsa, il magnate dei media ora politico è stato colpito da due sentenze devastanti. La prima lo ha dichiarato in parte responsabile di aver corrotto un giudice in una guerra tra imprese nei primi anni ‘90, e lo condanna a pagare un risarcimento di 750 milioni di €. La seconda sentenza, pronunciata dalla Corte Costituzionale, ha stralciato una legge che concedeva al Presidente del Consiglio l’immunità giudiziaria, esponendolo, quindi, a nuovi processi per tangenti e a inchieste per presunti legami con la criminalità organizzata.
Il Presidente del Consiglio sostiene miseramente la propria innocenza relativamente alle accuse. Ricorrerà in appello per la sentenza di danno patrimoniale e ha criticato la Corte costituzionale. Sostiene di essere vittima di una caccia alle streghe orchestrata dalla sinistra, dai comunisti e dagli interessi di aziende straniere. Si potrebbe pensare che tutti questi problemi sarebbero sufficienti per convincere ad abbandonare la politica questo 73enne miliardario self-made man ed ex-cantante sulle navi da crociera. Ma non è così. Berlusconi pensa di andare avanti – e potrebbe anche farcela. Recenti sondaggi stimano i consensi al 63%, i suoi avversari politici del centro-sinistra sono allo sbando e gli aspiranti successori di destra stanno ancora manovrando per il posto. Se Berlusconi sfrutta la nuova sentenza del tribunale per forzare le elezioni, potrebbe persino riuscire a rafforzare la sua maggioranza parlamentare.
Ma il fatto che possa rimanere al potere non significa che dovrebbe farlo. È arrivato il momento per l’Italia di guardare avanti. Dire: “Silvio, è ora che te ne vada” non significa essere complottisti o accondiscendenti. E’ solo una questione di buon senso.
Negli Stati Uniti c’è un detto: “Gli amici non consentono agli amici di guidare ubriachi.” Berlusconi non è mai stato un bevitore, ma è evidente che più passa il tempo, più si ubriaca di potere e di se stesso – e se dovesse rimanere al timone dell’Italia, potrebbe distruggere il Paese, arrecando danni anche all’Europa e forse anche alla NATO. Sono tempi difficili per Roma, che deve percorrere strade pericolose, da Wall Street all’ Afghanistan. L’Italia affronta problemi urgenti. Eppure, invece di concentrarsi su ciò che ha davanti, Berlusconi travolto dagli scandali fissa lo specchietto retrovisore, dando la caccia a magistrati, giornalisti, cospiratori comunisti, aspiranti successori – per non parlare delle donne adirate – che lo perseguitano.
C’è stato un momento in cui Berlusconi si considerava il salvatore dell’Italia, e in un certo senso potrebbbe essere stato così. Nei primi anni ‘90, la sua scelta di entrare in politica potrebbe essere stata egoistica soltanto in parte. Spesso si è sostenuto che Berlusconi temeva che il suo vasto impero mediatico potesse finire preda di indagini per corruzione se non avesse messo al potere sé stesso o qualcuno molto vicino a lui. Molte delle sue scelte aziendali sono state agevolate da politici indagati. Ma Berlusconi ha anche avuto un ruolo importante nella politica italiana.
La classe politica italiana era stata decimata dall’inchiesta “Mani pulite”, lasciando un vuoto nel centro-destra, che Berlusconi ha saputo perfettamente colmare. “Gli elettori moderati non avevano più referenti politici” aveva dichiarato a Newsweek nel 2006. “So che i cimiteri sono colmi di persone ‘indispensabili’. Ma in quel momento penso che non vi fosse altra possibilità per il mio Paese” per uscire dalla crisi politica. Voleva dare agli elettori di centro “la dignità del passato e la speranza per il futuro”.
L’imprenditore Berlusconi è diventato l’antipolitico per eccellenza. La sua diffidenza nei confronti del governo e l’avversione per le tasse hanno saputo far breccia nei piccoli imprenditori, la forza trainante dell’economia italiana. Ha anche saputo dar voce alla quella grossa parte della classe operaia che si sentiva minacciata dagli immigrati che si spostavano nei loro quartieri, entrando in competizione per i posti di lavoro. La sinistra italiana, nel frattempo, si era fossilizzata, diffamando le autorità e aggrappandosi agli ideali della giustizia sociale che la società italiana aveva abbandonato. Se c’era qualcuno in grado di traghettare il paese nel XXI secolo, costui sembrava essere Il Cavaliere.
In questo senso, il più grande crimine di Berlusconi non è perseguibile legalmente. È piuttosto il fatto di non aver mai mantenuto le sue promesse. Come un imperatore romano decadente, invece, ha assecondato le debolezze della società, ha tollerato gli eccessi e ha incoraggiato l’irresponsabilità su quasi tutti i livelli. Se fosse stato il padre del suo Paese, avrebbe dato da mangiare ai propri figli soltanto zucchero puro.
A nessuno piace pagare le tasse. Ma è raro sentir dire a un politico: “Dobbiamo lottare contro l’evasione fiscale, ma anche difendere i diritti degli evasori fiscali o le società che commettono errori”, come fece nel 2006. Malgrado Berlusconi sostenga che la sua popolarità deriva dal modo in cui riflette ciò che gli italiani vogliono, ha fatto di tutto per trasformare gli italiani nel riflesso di sé stesso.
L’atteggiamento umiliante del Presidente del Consiglio nei confronti delle donne, per esempio, è un dispositivo politico e un vizio personale. “Penso che gli italiani si riconoscano in me”, ha sentenziato di recente a un raduno giovanile. “Sono uno di loro. Ero povero. Sono interessato alle stesse cose. Amo il calcio. Sorrido. Amo gli altri e, soprattutto, le belle donne”. Videocracy, un documentario presentato al Festival di Venezia il mese scorso, tratteggia in modo doloroso e spietato come Berlusconi abbia puntato sulla curiosità morbosa della gente per costruire il suo impero mediatico privato negli anni ‘80. Un simbolo di quegli anni è stato un gioco in cui casalinghe sexy si toglievano un indumento ogni volta che un concorrente rispondeva correttamente a una domanda. Con grembiuli, guanti di gomma o foulard per capelli, che cadevano a terra, Berlusconi ha rafforzato l’immagine che avrebbe contribuito ad emarginare le donne italiane nei decenni a venire. Oggi nelle sue reti, e, in certa misura, anche nei canali pubblici che controlla, le casalinghe sono state sostituite da donne sempre più giovani che indossano lustrini, giarrettiere e tanga, che si agitano attorno a uomini più anziani che ricordano i dipinti del re Nettuno circondato da sirene o, piuttosto, il Presidente del Consiglio Berlusconi in uno dei suoi festini.
I fedeli sostenitori del Cavaliere sono stati così conquistati dalla sua immagine che in un recente congresso a Milano del suo partito, il “Popolo della Libertà”, anche le delegate si sono affrettate a difenderlo, liquidando le storie piccanti raccontate sul suo conto come inutile gossip, orchestrazioni dei nemici o conferme della sua mascolinità. “Se ha tante donne” ha detto la casalinga Carmela Mamone “significa che è un vero uomo”.
Quello che manca, in questo scenario, è la volontà politica di fare qualcosa che non sia la semplice sopravvivenza. E l’Italia non può permettersi un egocentrismo così cieco. È il paese con la popolazione più anziana in Europa e la seconda più anziana al mondo, dopo il Giappone. Gli immigrati che alimentano la forza lavoro sono sfruttati e discriminati. Il costo delle pensioni sta erodendo il bilancio nazionale. L’infrastruttura commerciale del paese è barcollante e paralizza la possibilità di rafforzare la crescita economica.
Fino all’inizio degli anni ‘90, l’Italia era uno dei paesi più virtuosi dell’Europa. Adesso è uno dei peggiori e il FMI si attende un calo del PIL del 5,1% quest’anno, molto superiore a quello della zona euro. La situazione dell’istruzione è imbarazzante (un recente rapporto l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico ha sottolineato che gli unici paesi OCSE in cui i bambini hanno una situazione scolastica peggiore di quella italiana sono il Messico e la Turchia). Lo sviluppo dipende dallo stato di diritto, ma le mafie in Italia ancora si collocano tra le attività di maggior successo, con un fatturato di 130 miliardi di € all’anno.
I fallimenti della politica di Berlusconi sono tangibili ovunque. I tentativi di migliorare l’istruzione si sono limitati a poco più di un mero taglio ai costi. Niente è stato fatto per affrontare la riforma del welfare. E nonostante la promessa retorica di diminuire le tasse durante la campagna elettorale, il governo probabilmente le aumenterà quest’anno. Nell’iniziale iperattività da Presidente del Consiglio, la polizia di Berlusconi ha fatto cadere uno degli ultimi potenti padrini siciliani, Bernardo Provenzano. Ma i magistrati in Sicilia hanno tentato così spesso di collegare Berlusconi alla mafia, benché le accuse non siano mai state provate, da compromette quanto ha fatto.
A livello internazionale, il comportamento di Berlusconi e la reputazione travolta dallo scandalo non fanno semplicemente storcere il naso: ledono direttamente gli interessi dell’Italia. Nonostante il putiferio scatenato subito dopo l’elezione del Presidente Barack Obama con la battuta sull’“abbronzatura” del primo presidente afro-americano, Berlusconi ha pensato di provarci nuovamente al rientro dal vertice dei G20 a Pittsburgh, il mese scorso. Ha portato i saluti dagli Stati Uniti, come ha dichiarato ai suoi sostenitori conservatori. “Vi devo portare tanti saluti da un signore che è abbronzato e si chiama, si chiama… Barack Obama”, ha ironizzato il Presidente del Consiglio aggiungendo: “In spiaggia vanno in due perché è abbronzata anche la moglie Michelle”.
Franco Frattini, Ministro degli esteri e alleato di Berlusconi da molto tempo, è pronto a difendere subito il suo capo. “L’Italia dovrebbe essere giudicata per i propri meriti e successi, non per gli scandali”, dichiara. Ma di certo gli scandali non gli facilitano il lavoro. “Devo perdere tempo a spiegare la verità”, afferma. “Se leggete i giornali, lo scandalo è in prima pagina, ma se si guarda a pagina quattro o cinque, si vede come il mondo chieda all’Italia di aiutare il Libano, come l’America apprezzi il lavoro svolto dal nostro paese in Afghanistan (…). Ma sappiamo tutti che una buona notizia non fa notizia”.
Se solo fosse così semplice. L’Italia è ancora la settima economia più importante al mondo ed è un membro della NATO, del G20, della zona euro e di quasi tutti gli altri club delle nazioni potenti. Ma ha un’importanza minore di quanto vuole far credere. Le volgari battute di Berlusconi e la sua reputazione mettono a disagio gli altri capi. Non sorprende, quindi, che l’Italia sia spesso lasciata in disparte. Per citare un importante esempio recente, Roma è stata esclusa dal gruppo di contatto per trattare con l’Iran sull’arsenale nucleare. Berlusconi non facilita le cose affermando di aver avuto un ruolo determinante in iniziative in cui, in realtà, il suo ruolo è stato marginale: per esempio, durante l’estate del 2008 quando affermava di essere stato lui ad inviare il presidente francese Nicolas Sarkozy in Georgia per contrastare l’invasione russa. I militari italiani sono andati in Iraq e in Afghanistan e hanno subito perdite drammatiche. Ma ha lasciato l’Iraq tanto tempo fa e vuole uscire dall’Afghanistan il prima possibile.
Sempre incline a dare maggiore risalto all’apparenza che alla sostanza, Berlusconi lavora duramente per assicurarsi che, attraverso azioni legali, indagini e pressione politica, gli italiani ricevano solo le buone notizie. Quando circa 100 000 manifestanti si sono riversati nelle strade di Roma per sostenere la libertà di stampa, l’evento ha avuto poca o nessuna copertura nei principali TG nazionali. E non c’è da meravigliarsi: Berlusconi controlla tutte e tre le reti televisive di Stato, le tre maggiori emittenti private, la casa editrice più grande del paese, un settimanale e un quotidiano di proprietà del fratello. Ogni volta che una rete statale ventila un giudizio critico, il Premier dichiara che i mezzi di comunicazione statali dovrebbero sostenere il governo e ha licenziato i giornalisti che lo hanno criticato. I segmenti che non controlla sono spesso bersaglio di azioni legali.
La tragedia è che l’Italia, una nazione di brillanti intellettuali e artisti, funzionari pubblici di talento e dirigenti creativi, potrebbe fare molto meglio. Si fanno nomi di possibili successori di Berlusconi: il presidente della Fiat Luca Cordero di Montezemolo, Gianfranco Fini, l’erede progressista dell’ex ala fascista, il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, il Ministro degli esteri Frattini e Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia. Ma dopo anni di rinvii a giudizio, inchieste, lotte di sinistra e di destra e l’abitudine di Berlusconi di prosciugare tutta l’aria di centro, sono pochi coloro che potrebbero salvare l’Italia.
La colpa finale potrebbe ricadere sugli italiani. Lo scrittore Umberto Eco ha scritto il mese scorso che gli italiani hanno accettato Berlusconi ed accetteranno il bavaglio della stampa. “E allora perché scrivere su quest’aspetto, quando la maggioranza degli italiani sanno ben poco, perché i mezzi di comunicazione, strettamente controllati da Berlusconi, raccontano poco o niente ai cittadini?” si chiede Eco. “La risposta è semplice. Nel 1931, il regime fascista di Mussolini fece giurare fedeltà a 1 200 professori universitari. Solo 12 si rifiutarono, perdendo il posto (…). Quei 12 salvarono l’onore della nostra università e del nostro Paese. Ecco perché si deve dire no, anche quando non si può fare nient’altro”.
Ed è per questo che l’Italia deve dire di no ancora una volta. E dire a Silvio “è ora di andartene”.
[Articolo originale "Silvio, it's Time to Go" di Christopher Dickey ]




















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Articolo dotato di una onestà intellettuale sconcertante in un’Italia devastata da Mr B & Co.
Buffoni e in mala fede chi sostiene che poca o niente notizie della menifestazione per la liberta di stampa omette deliberatamente di dire che una emissora Mediaset di Berlusconi a trasmesso in diretta la manifestazione.Signori del Newsweek siate piu seri siete americani non fate come alcuni italiano bugiardi faziosi e antitaliani OK.
Questa dichiarazione dall’italiano incerto, qui sopra, è la prova del livello a cui siamo arrivati. C’è gente che avverte come la libertà di stampa sia in pericolo, fa una manifestazione e si sente dire “che cazzo volete, avete pure manifestato! Quindi siete liberi, non rompete i coglioni!”.
Dobbiamo arrivare a non avere più nessuna libertà, per poi manifestare? (Senza contare che sarebbe impedito farlo, per cui la faccenda sarebbe chiusa in partenza, ma forse certa gente non ci arriva a capirlo)
Qui nessuno dice che “non esiste la libertà di stampa o di opinione”, qui si sta dicendo che SONO IN PERICOLO.
Un giornalista PUÒ criticare il premier dal suo giornale.
Poi però si vede ricattato e la sua vita sessuale sbattuta in prima pagina.
Un giudice PUÒ emettere una sentenza di condanna in un processo contro una delle mille società del premier.
Poi però si vede pedinato dalle telecamere delle televisioni di Silvio, alla ricerca di “stranezze” con cui sputtanarlo.
Certo che siamo liberi… liberi di venir ricattati in stile MAFIOSO dagli scagnozzi a libro paga del nano.
E se lo facciamo notare ci becchiamo pure degli anti-italiani.
Dobbiamo star zitti finché ci tolgono anche l’ultima delle libertà, sennò disturbiamo i decerebrati come il commentatore qui sopra?
Se il livello è questo, viene da andarsene e lasciare che l’italia affondi nella sua merda di vuoto autocompiacimento.
bravissimo!! tu si che te ne intendi degli italiani, basta che si asprimono con naturalezza in base alla loro istruzione. ma il tuo parere e che, se uno scrive male, non e degno di emettere un giudizio. ma tu che uomo sei! come ti permetti di giudicare! ma secondo te, tutti quelli di sinistra sono letterati? vergognati!
~~~~~Il povero Stefano e’ stato vittima dell’italia, che sa’ di rimanere impunita.~~~~
Io penso , che l’Italia e’ gia’ implosa, il caso Mazzarro ed il tragico e deplorevole caso del giovane Stefano Cucchi, sono
ulteriori prove eloquenti.Anche se per motivi differenti. Senza contare naturalmente, le avventure del nostro ,
“Commander in Chief”. Non si sente le ire di nessuno, di quelli al potere,ma solo quelle dei poveri familiari,
che sono stati considerati, sin dall’inizio, quasi come rompiscatole. Che tragedia, pensate voi, di
essere i genitori del povero Stefano, provateci. Anche se io non ho dovuto provare, ma leggere e far finta, che foto cosi ,
le abbiamo viste altre volte, ma non e’ cosi. Siamo nel 2009 e presumibilmente, in un paese democratico …?? .Provate
poi a decifrare, questo commento: La Russa, “Non so nulla dei fatti, ma carabinieri corretti” L’implosione e’ gia’ successa,
ma ci vorra’, piu’ del tempo normale, per accertarne i gravissimi danni, perche gli incaricati, o sono scappati ,
o danno gia’ la colpa a qualcun altro, o scapperanno, senza, accollarsi nessuma responsabilita’.
E’ uffiìciale c’è un caso italia…uno dei problemi più gravi dell’occcidente!
Premesso che è ovvio che nessuno (tantomeno domenicodefalco) possa insegnare al newsweek come essere e cosa dire (i veri americani denunciano i problemi di libertà) alcune frasi (proprio perchè dette dal newsweek e non da aljazeera mi agghiacciano(…)In questo senso, il più grande crimine di Berlusconi non è perseguibile legalmente. È piuttosto il fatto di non aver mai mantenuto le sue promesse. Come un imperatore romano decadente, invece, ha assecondato le debolezze della società, ha tollerato gli eccessi e ha incoraggiato l’irresponsabilità su quasi tutti i livelli. Se fosse stato il padre del suo Paese, avrebbe dato da mangiare ai propri figli soltanto zucchero puro.(…)Ma dopo anni di rinvii a giudizio, inchieste, lotte di sinistra e di destra e l’abitudine di Berlusconi di prosciugare tutta l’aria di centro, sono pochi coloro che potrebbero salvare l’Italia.
Nessun giornale estero aveva mai paventato l’idea che l’italia non ce la facesse….ora il newsweek (che ricordo rappresenta l’america e non al quaeda)l’ha scritto nero su bianco!
Ps. a proposito della questione antiitaliani mia madre mi aveva insegnato tempo fa che c’erano valori più importanti di una bandiera (italiana americana o del bangladesh poco importa)come il rispetto del prossimo (basta casi stefano cucchi, carlo giuliani o quanti altri non conosciuti), quello del rispetto della donna (velo islamico o velina sono due facce della stessa irrispettosa medaglia) quello del lavoro, quello del rispetto del prossimo sia nei confronti del lavoratore immigrato regolare che si fa il mazzo in cantiere sia per l’imprenditore cinese che facendo bene ci ha scavalcato come potenza economica (ora siamo settimi)e quello dell’onestà e della libertà di espressione….
Questi sono i veri valori non quello dell’italianità e se questo fa di me un antiitaliano ebbene sono antiitaliano fino al midollo!
Bene! Stattene li nel tuo midollo. Se sei convinto di tutto quello che dici, non abbiamo bisogno di te!
L’argomento è serio, ma non sono riuscito trattenere le risate su quel “ero povero” virgolettato a metà pagina!
Sul self-made man invece mi inc***o sempre un pò, perchè è la balla N.1, quella dalla quale nascono poi tutte le altre, tipo il primo decino di Zio Paperone.
@ Alessandro Arcuri
Sì, l’Italia è proprio quella che hai ben descritto tu, ma la maggioranza degli italiani fanno finta di non capirlo oppure sono cerebrolesi come DOMENICOCEFALO.
Bell’articolo, ma secondo me verso metà l’autore ha preso delle cantonate
“C’è stato un momento in cui Berlusconi si considerava il salvatore dell’Italia, e in un certo senso potrebbbe essere stato così.”
Non concordo per niente con questa frase, Berlusconi ha sempre e solo pensato ai suoi interessi.
“Nei primi anni ‘90, la sua scelta di entrare in politica potrebbe essere stata egoistica soltanto in parte.”
Anche questa frase non va per niente bene, la sua scelta di entrare in politica è stata totalmente egoistica.
“Spesso si è sostenuto che Berlusconi temeva che il suo vasto impero mediatico potesse finire preda di indagini per corruzione se non avesse messo al potere sé stesso o qualcuno molto vicino a lui.”
Lo si è sostenuto a ragion veduta che volesse difendere le sue aziende. Ma non solo, doveva coprire la sua “amicizia” con persone “d’onore”
“Ma Berlusconi ha anche avuto un ruolo importante nella politica italiana.”
E quale sarebbe questo ruolo importante? Essere il referente della mafia?
“la polizia di Berlusconi ha fatto cadere uno degli ultimi potenti padrini siciliani, Bernardo Provenzano.”
La polizia di Berlusconi? Altra frase che non condivido per niente.
Cazzate: questi virtuosi americani che hanno coperto il mondo della propria merda sommergendoci con loro debito pubblico, eleggendosi (e chi glielo ha chiesto?) a guardiani del mondo, arrogandosi il diritto (e chi può impedirglielo ahimè) di fare guerre per il petrolio, sostenendo il sionismo devastatore del popolo palestinese contro ogni ragionevolezza; che fino all’arrivo di Obama (e ancora siamo ai proclami) si erano permessi di avere in lizza presidenziale un PETROLIERE TEXANO guerrafondaio ed integralista cristiano e un PREMIO NOBEL assassino (AL GORE) che non esitò a rappresentare le lobby delle case farmaceutiche che vollero impedire il libero commercio umanitario di farmaci salvavita e anti aids in Africa e che per questo ebbe modo di usare tutta la sua influenza politica e la potenza finanziaria dell’industria farmaceutica. Questi virtuosissimi ed integerrimi, dall’alto della loro superiorità intellettuale e morale si permettono di criticarci e di “suggerirci” la strada da intraprendere; quale altruismo disinteressato. E voi, cari “yankee go home” dei bei tempi passati, pronti a rinnegare anche voi stessi per il vs. odio cieco e la vostra frustrazione, date pure una sponda al vostro nemico della guerra fredda. Di questi tempi non si butta via nulla.
Quello che non riesci a comprendere, Marco, nonostante la tua analisi sul governo americano possa essere anche condivisa, è che la stampa (almeno negli Stati Uniti) non è un’emanazione del governo.
E’ verissimo, gli Stati Uniti si sono macchiati di immense colpe nell’arco di questi decenni in cui sono stati, e sono tutt’ora, i leader del mondo, ma la stampa statunitense NON E’ il governo statunitense, ovvero non puoi cercare di screditare un articolo del Newsweek sottolineando gli aspetti negativi della politica del governo statunitense: non c’entrano nulla gli uni con gli altri.
Non è come in Italia.
Per me in questo articolo vi sono alcune balle, posto tutto il possibile contro Berlusconi, che approvo.
L’INPS NON E’ IN PASSIVO! E’ una cazzata madornale che vogliono far credere pur di devastare il sistema previdenziale (ricordate i fondi ‘privati’?)
Poi, ‘il Self Made Man’ ha ricevuto da ignoti 100 miliardi di lire, più la tessera P2 e più l’amico Craxi e le leggi ad personam. Ok Berlusconi è sveglio, ma non così tanto da farsi ‘da sé’.
Altra balla è sui successori: Tremonti è parte del problema. Forse Draghi sarebbe Ok, almeno una persona che è stata riconosciuta a livello internazionale per merito, e non per amicizia.
Per il resto, grossomodo, concordo con l’articolista.