La desolazione cresce nel paese Italia

[Neue Zürcher Zeitung]

Il Bel Paese nella morsa dei media da battaglia di Berlusconi

Da quando il capo del governo italiano Silvio Berlusconi è tornato sotto pressione giuridicamente fa ricorso a drastici mezzi di difesa. I suoi critici e critiche devono fare i conti con il killeraggio mediatico.

Non c’è davvero niente di buono da riferire da questo paese di cultura? E’ questo che si domandano con preoccupazione gli amanti dell’Italia. Certo che c’è: il teatro Emma Dante a Palermo, un brulichio di nuove gallerie a Napoli, una vivace produzione filmica a Roma, mostre di ogni genere e dibattiti pubblici con i migliori autori del mondo a Milano. Ma questi non sono che granelli di sabbia che vengono seppelliti dal velenoso turbinio dei media.

Abbruttimento morale

La condizione in cui si trova la divisione dei poteri nei media italiani è nota in tutto il mondo, ma in Italia circa la metà degli elettori sembra non volerlo percepire. Mantengono la fiducia nei confronti del loro idolo Berlusconi anche se non si può proprio salvare nulla di lui: dalla corruzione di giudici sul falso in bilancio fino all’evasione fiscale, il suo disprezzo per “i comunisti” e giornalisti oppositori, per donne più intelligenti che belle, la sua passione per le adolescenti e la voglia di lavorare soprattutto per la propria tasca, trascinando il paese nella devastazione economica e morale e mettendolo in ridicolo sul palcoscenico internazionale.

Il perchè il 55 per cento circa degli italiani sia ancora convinto del proprio capo di governo è solo in parte una questione di psicologia della massa – così come fu nel caso di Waldheim in Austria, quando alla critica dall’estero fu risposto con l’ostinato “adesso basta pero’!” degli elettori. Il calcolo nel caso di Berlusconi è più semplice, dato che il suo monopolio sui media non ha eguali al mondo: sotto al suo diretto controllo ci sono tre canali televisivi, che dominano quasi il 50 per cento del mercato e che nei loro metodi di propaganda non devono essere per niente delicati. Il rimanente 50 per cento, coperto principalmente dalle tre emittenti nazionali, e’ gia stato in gran parte ammaestrato dalla sua posizione di primo ministro e dal suo ruolo di esperto in tecniche di intimidazione. L’ultimo ostacolo ai tentativi di repressione vacilla in questi mesi nella battaglia per l’indipendenza del’emittente RAI 3, sinora indipendente. Solo il 10 per cento circa degli italiani legge giornalmente un quotidiano, quindi poco giova che la maggioranza degli organi di stampa provenga da testate indipendenti. E anche internet, elogiato come democratico, utilizzato solo da circa metà degli italiani, è ancora troppo debole per poter far concorrenza alla piovra televisiva di Berlusconi.

L’Italia non si libererà in tempi brevi e in modo indolore dalla morsa di Berlusconi, poichè l’opposizione politica è troppo debole e troppo limitato il potere dei giornali che ancora si pongono in modo critico, che sono tempestati da querele. Considerata l’egemonia quasi totale della televisione è improbabile un rovesciamento di opinione nella popolazione. Nel ghetto della media dei percettori di reddito e dei disoccupati imperversa, dalla mattina a sera, lo scintillio della propaganda e degli appelli all’unità. Ultimamente abborracciate azioni terroristiche e accaniti richiami all’uso della forza si ammucchiano in internet in modo preoccupante. Pochi giorni fa l’appello “uccidiamo Berlusconi” su Facebook ha trovato, in poche ore, 14.000 sostenitori e “amici”. L’ imbarbarimento delle circostanze avviene ad opera sia degli oppositori che dei sostenitori di Berlusconi, più efficacemente soprattutto da parte di quelli che hanno i migliori strumenti e non sono tormentati da scrupoli morali.

Due sentenze

La cronaca delle continue nefandezze degli ultimi mesi, da quando Berlusconi si è ritrovato in maggiore necessità e perciò abusa a dismisura del suo potere mediatico è l’aspetto più deprimente di tutto ciò che ha propinato finora. Oggi sembra cosa da poco la pantomima del capo di governo che, nel corso di una conferenza stampa con Putin, metteva le mani addosso a una giornalista italiana disobbediente, facendo finta di spararle con la pistola e facendo intendere, con un ghigno, cosa potrebbe succedere in Russia o in Italia. Sono quasi finite nel dimenticatoio le sue scappatelle con prostitute di ogni tipo, alle quali aveva assicurato il suo appoggio nello show business e in politica, le storie di letto su cui si era dilungata la stampa di opposizione – come se quest’uomo non avesse ben di peggio su cui rendere conto. Velocemente dimenticata è anche l’offesa nei confronti della brizzolata oppositrice politica Rosy Bindi, a cui Berlusconi ha detto, di fronte a cinque milioni di telespettatori, di essere “più bella che intelligente”, offesa lasciata cadere nel vuoto dal furore femminista in internet. Ultimamente Berlusconi non si limita più solo a cadute di stile così banali, perchè fondamentalmente sono in gioco milioni e miliardi.

Lo zar dei media scatena nuovamente tutte le sue armi, da quando due sentenze giudiziarie lo hanno colpito a breve distanza una dall’altra. Secondo la prima Berlusconi deve risarcire per 750 milioni di euro un concorrente, perchè anni fa, ricorrendo alla corruzione, era venuto in proficuo possesso del gruppo editoriale Mondadori. Secondo l’ultima, invece, la sua immunità dev’essere annullata, così che una serie di processi contro di lui possono essere riaperti. Motivo sufficiente per una caccia spietata tramite i media su tutto ciò che potrebbe essere contro di lui, quindi su giudici, giornalisti, artisti e intellettuali che non sono disposti a tessere le lodi del saggio leader – come Claudio Magris, che ha osato muovere una critica all’Italia in occasione del suo discorso al “Premio per la pace” di Francoforte.

Gli strumenti di caccia preferiti da Berlusconi sono le sue navi ammiraglie Rete 4 e Canale 5, così come il quotidiano di battaglia “Il Giornale”. Da Rete 4 si propagano incessantemente nell’etere le trasmissioni di propaganda del fedele Emilio Fede, che uno spettatore non avvezzo potrebbe interpretare come caricature. Canale 5 è considerato un po’ più serio, ma si è distinto di recente con un brillante servizio sul giudice del processo Mondadori: è stato ripreso con una telecamera nascosta mentre aspettava davanti al suo barbiere fumando una sigaretta: “che stravagante comportamento” sfotteva una voce femminile, che poi malignamente ha alluso ai suoi “calzini azzurri” (NZZ 19. 10. 09). A niente è servita la protesta dell’associazione italiana giornalisti, perchè chi arriva così in basso non è più capace di nessun giudizio. Sullo stesso livello si muove “Il Giornale”, il giornale in possesso del fratello di Berlusconi, che alcuni giorni dopo la caccia spietata ha scritto sul giudice, che dato che costui ora non può più fidarsi ad andare tranquillo per la strada, avrebbe evidentemente bisogno di far la “bella vita in un’ auto blindata”.

Questo astio viene ulteriormente inasprito dalle possibilità finanziarie del giornale, presso il quale sono migrati molti voltagabbana sensibili al danaro, dopo che il grande conservatore Indro Montanelli, in attrito con Berlusconi, aveva abbandonato. Anche nel Feuilleton di questo giornale scorrazzano, da allora, i pugnalatori verbali, cosa che anche Claudio Magris riesce ora ad avvertire. Dopo aver parlato a Francoforte, con mitezza sottotono e diplomazia, delle condizioni in Italia, il “Giornale” ha annunciato a caratteri cubitali: “Magris canta la litania degli antiitaliani”.

Killeraggio mediatico

Così come le emittenti televisive di Berlusconi, anche “Il Giornale” si sta specializzando sempre più nel killeraggio mediatico. L’ultima vittima è stato Corrado Augias, il popolare giornalista di “Repubblica”, quel giornale che si occupa in modo estremamente intensivo degli intrighi di Berlusconi. Negli anni 1961-67 Augias sarebbe stato arruolato dai servizi segreti cechi come informatore. Le accuse insieme a grandi fotografie, sapientemente collocate in prima pagina vicino a un articolo sulle brigate rosse, sono tanto orripilanti quanto ridicole, ma adatte a quella stravagante intervista in cui fu chiamato a testimoniare l’anziano ex Presidente della Repubblica Cossiga. Cossiga, amico di Berlusconi, la cui labilità mentale, è noto, preoccupò i suoi collaboratori fin dai tempi del suo governo, ha parlato diffusamente del giornalista e scrittore Corrado Augias, ha riferito in modo talmente insensato delle pratiche dei servizi segreti cechi, al punto che il giorno dopo persino “Il Giornale” ha dovuto arrancare faticosamente indietro. Ma la diffamazione, una volta messa in circolazione, segue il suo corso, contro Augias, Magris e tutto quel “culturame” – una parola fatta rivivere recentemente, che ha odore di fascismo, di “quando sento parlare di cultura …”.

[Articolo originale "Die Wüste wächst im Land Italien " di Franz Haas]

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11 commenti per La desolazione cresce nel paese Italia

  • Gianni Pannofino

    Non sono un germanista (e non mi pronuncio sulla traduzione in generale), ma credo che nell’occhiello al posto di “della lotta ai media” debba leggersi “dei media da combattimento (o da battaglia)”.
    Cordiali saluti.
    gp

  • Riccardo

    Che qualcuno ci aiuti…. si può combattere Berlusconi, ma come si fa a combattere l’ignoranza a tutto campo dei suoi elettori? Sembra un’impresa impossibile, lo difendono a spada tratta sempre e comunque, gli lasciano la più totale libertà di informazione. Che schifo–

  • damiano

    è verissima la prima parte dell’articolo.
    aldilà del credo politico e di quello che fa o non fa berlusconi,l’italia si è notevolmente imbruttita. non ci sono più i registi,gli scrittori e gli artisti di pochi decenni fa.per me il problema è di una TV che propone modelli importati diversi dalla nostra cultura e maturati altrove.
    ci stiamo “americanizzando” ed invece dei mandolini adesso suoniamo il rap XD,invece della commedia all’italiana adesso scimmiottiamo i le sit-com d’oltreoceano…solo che da loro quella roba è nata e si è permeata,noi le abbiamo importate,ergo ne sono la scialba copia.
    berlusconi almeno una cosa positiva la tiene:vivendo in italia sembra di vivere una distopia,tutto è assurdo o inutile e SB ne è solo una parte…dove lo trovate un paese dove il capo dell’antimafia è stato indagato per la stessa? (questo è solo un esempio).
    quindi,proprio questa situazione potrebbe essere la musa di tanti artisti XD …

  • Nessuno si accorge che le notizie sul nostro paese ci arrivano dall’estero a una sola via?

    Le notizie del nostro paese (quelle vere su cui nn si vuol far troppa pubblicità) stentano a uscire.
    Perchè lo voglio?
    Perchè la speranza è l’ultima a morire e spero che sapendo come vanno le cose qui qualkuno intervenga a darci una bella svegliata quanto meno.

    Vi siete ma accorti che i video italiani su youtube scarseggiano ad avere sottotitoli in inglese … vengono spesso rimossi…

    Esempio la sottocultura dei nostri onorevoli rappresentanti: http://www.alertnet.org/db/blogs/3159/2007/05/25-115945-1.htm il video qui linkato non è visibile gli altri non hanno sottotitoli in inglese… cosa può capirci uno straniero ?

  • Roland

    Gianni Pannofino ha perfettamente ragione: nell’originale c’è scritto “Berluscocis Kampf-Medien”, cioè i media da combattimento di Berlusconi. Il senso dell’occhiello è proprio questo.

  • armando de lauzieres

    sono un italiano che ha vissuto per 30 anni in svizzera sono tornato pensando di vivere la mia vecchiaia in un paese bello,civile e democratico:pura follia da quando Berlusconi è in politica ancora peggio quando è lui che guida il governo.ultimamente ha minacciato di voler cambiare la costituzione e le carriere dei giudici:io penso se qulcosa della costituzione va cambiata è la prescrizione chi commette un reato va punito chiungue le commette! non ci devono essere furbate che valgono

  • damiano

    aid,purtroppo la spiegazione è un’altra.
    i sottotitoli in inglese non scarseggiano per la censura (anche perché youtube è un canale tutto sommato tollerante)ma perché gli italiani NON CONOSCONO L’INGLESE.
    gli studenti italiani sono i più ignoranti in europa come conoscenza di una seconda lingua e gli stessi professori fanno degli strafalcioni (parlo anche per esperienza personale)abominevoli con la loro parlata anglo-maccheronica.
    tutto questo è un immenso svantaggio comunicativo che abbiamo nei confronti dei nostri colleghi…e la lega per risolverlo (dato che il mondo è sempre più grande) ha deciso che da oggi in poi la seconda lingua sarà l’italiano,la prima sarà a seconda del buco di c**o di paese dove si ha la residenza.credo questo basti a svelare l’arcano,saluti e buon weekend a tutti.

  • Jean-Claude

    Non leggete le storie di Stefano Cucchi, Mariano Bacioterracino ed Elham come se fossero brutte storie tipiche del caotico vivere di massa. Non pensate che a loro “qualcosa è andato storto”, che succede, che è sgradevole, ma la vita, adesso come nel passato, è piena di brutte sorprese.

    Le vittime di questo elenco sono un giovane uomo arrestato senza ragione, un pregiudicato nella lista di esecuzione della camorra, un uomo del tutto innocente impigliato nella rete di un’odiosa burocrazia persecutoria. Sono la stessa persona, privata all’improvviso di diritti umani e civili. Quella persona siamo noi, mentre moriamo di botte, moriamo uccisi sui marciapiedi, moriamo di sciopero della fame in un campo di concentramento detto “Centro di Identificazione ed Espulsione”.

    Siamo noi persino nello sdoppiamento da malattia mentale che si vede nel video del delitto di camorra: i passanti scavalcano il corpo della persona appena uccisa fingendo di non vedere. Siamo noi che diciamo per bocca del responsabile carcerario che Stefano Cucchi (faccia sfondata, schiena spezzata) “ha preferito dormire, rifiutando il ricovero in ospedale”. Siamo noi quando i medici di un grande ospedale civile vedono per due volte il marocchino Elham detenuto senza reato e senza sentenza, senza avvocati e senza tribunale. Nessun medico fa domande, nessuno ascolta, nessuno vuole sapere. Lo rimandano, un essere umano ridotto a quaranta chili dal suo ostinato sciopero della fame, nel lager di Gradisca, dove è ancora detenuto e morente, mentre io scrivo e voi leggete. Vorrei essere capito. Sto dicendo che noi, noi tutti vittime, colpevoli e testimoni siamo scesi al livello in cui si pestano a morte i detenuti, si scavalcano di fretta i cadaveri, si lascia morire di fame in perfetta indifferenza l’immigrato testardo.

    Siamo la stessa gente che ammazza di botte gli omosessuali e ammazza di cavilli procedurali la legge che difende gli omosessuali in modo che questa legge non ci sia mai. Siamo noi il disperato Elham che muore nel lager costruito per punirlo di essere venuto in Italia in cerca di un Paese civile. Siamo noi il carceriere e il medico senza dignità che- per quieto vivere- lasciano morire chi cerca nella morte l’unica fuga. Siamo l’uomo abbattuto dalla camorra, con pochi gesti agili, senza concitazione. Siamo l’assassino che va via senza nascondere la pistola, siamo i passanti che non fanno caso ai cadaveri sui marciapiedi. Siamo i poliziotti che hanno massacrato il giovane Stefano Cucchi e continuano a restare ignoti. Siamo dunque allo stesso tempo il terrore e le vittime del terrore perché i nostri diritti e la nostra decenza sono precipitati in un buco nero immorale e illegale insieme a Cucchi, Bacioterracino, a Elham e ai loro assassini. Poiché ci siamo lasciati degradare fino a questo punto, non ci resta che dire un grazie riconoscente ai genitori e alla sorella di Cucchi che non hanno ceduto; ai giudici del delitto di camorra, che hanno diffuso il tremendo video, affinché tutti vedessero una scena di vita in una città italiana ai nostri giorni; a coloro che hanno fatto arrivare l’ annuncio di prossima morte dell’ immigrato Elham. Queste tre notizie servono almeno a ricordarci quanto siamo arrivati lontani dalla nostra Costituzione e dai fondamenti della Carta dei diritti dell’uomo.

  • Franz Haas

    Sono l’autore di questo articolo e voglio ringraziarvi per averlo messo in rete anche in italiano.
    Complimenti per la traduttrice o per il traduttore!
    Cordiali saluti,
    Franz Haas

  • Frank Spada

    Mi rivolgo a tutti, e in particolare al prof. Franz Haas, e mi/vi chiedo: non sarà che il “nostrocaro” (lo nomino così anche altrove senza essere frainteso) si ritiene immunizzato al punto tale da poter credere che con con l’aiuto di cavilli pseudomedicoillegali potrà evitare la puntura antinfluenzale? Il ruolo che riveste glielo impone, suini a parte attorno a lui!

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