[Le Figaro]
Il presidente del Consiglio italiano deve, questa settimana, affrontare diversi contraccolpi, in particolare quelli che si riferiscono ai suoi gruppi editoriali.
Pessima settimana per Silvio Berlusconi. La decisione della Corte costituzionale, che riapre due procedimenti giudiziari contro il Cavaliere, è stata preceduta lunedì da una multa di 750 milioni di euro, inflitta al suo gruppo mediatico Fininvest. Un verdetto che ha lasciato “letteralmente sbalordito” il presidente del Consiglio.
Questa ingente somma deve risarcire il gruppo CIR di Carlo de Benedetti, grande rivale del capo del Governo, al quale Silvio Berlusconi, sulla base di una precedente sentenza, avevascippato la proprietà del gruppo editoriale Mondadori. La multa ieri sembrava sufficientemente salata perchè la direzione della holding di Berlusconi smentisse di voler vendere la squadra di calcio AC Milan, al fine di recuperare liquidità. Ma queste ferite pecuniarie sembrano ormai meno mortali di quelle che protrebbe presto infliggergli la giustizia italiana. Due processi dovrebbero infatti immediatamente riaprirsi cotro Berlusconi: uno per corruzione, l’altro per frode fiscale.
Conflitto d’interessi nei media
Nel primo processo, Silvio Berlusconi è sospettato di aver versato 600.000 euro al suo ex avvocato britannico, David Mills, affinché questi rendesse falsa testimonianza in due processi risalenti agli anni 1995-1997. Il secondo processo riguarda la compravendita di diritti televisivi del suo gruppo Mediaset prima del suo ingresso politico, avvenuto nel 1994.
E, ciliegina sulla torta, un dibattito parlamentare europeo sul suo impero editoriale deve svolgersi giovedì. Il parlamento di Strasburgo, specialmente nelle sue file di sinistra, potrebbe approfittare dell’occasione per tentare d’imporre una legge sul pluralismo nell’Unione, della quale l’uomo al vertice del gruppo Fininvest non mancherebbe di farne le spese.
Per 284 voti a favore, 268 contro e 18 astenuti, il Parlamento europeo ha deciso di dibattere oggi sugli restrizioni alla libertà di stampa in Italia, malgrado l’opposizione di destra, e parecchi gruppi reclameranno una legge europea per limitare le concentrazioni/accentramenti [di risorse editoriali, N.d.T.], viste come una minaccia al pluralismo. Il Cavaliere viene regolarmente accusato dalla sinistra italiana di conflitto d’interessi per quanto concerne i media, in quanto lui controlla de facto le televisioni pubbliche e ne detiene tre private.
[Articolo originale "L'homme politique rattrapé par l'homme d'affaires" di T. Portes]




















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