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Il presidente del Consiglio italiano siederà sul banco degli imputati: il giudice ha revocato l’immunità.
La sentenza sblocca due processi a suo carico per corruzione e reati societari nella compravendita di diritti televisivi.
Un duro colpo per Silvio Berlusconi la sentenza della Corte Costituzionale italiana, con la quale è stata giudicata anticostituzionale la legge ad personam che prevede l’immunità per il Presidente del Consiglio italiano fino a quando è in carica. La sentenza della Corte dovrebbe portare in tribunale il cavaliere per le accuse a suo carico, mentre l’alleato di governo, Umberto Bossi, minaccia una “sommossa popolare”.
Il Lodo Alfano, che prende il nome dal ministro della Giustizia, è stata votata su raccomandazione di Silvio Berlusconi nel luglio del 2008 e prevede la sospensione di qualsiasi azione penale e per qualsiasi reato a carico delle quattro più alte cariche dello Stato – il presidente della Repubblica, il presidente del Consiglio, il presidente della Camera e il presidente del Senato. La sentenza di ieri della Corte sblocca automaticamente i due processi a carico del cavaliere per corruzione e reati societari nella compravendita di diritti televisivi.
Indebolimento
“Questo è un momento particolarmente cruciale e molto drammatico per Berlusconi”, nota Renato Mannheimer, professore dell’Università di Milano. “Lo indebolisce politicamente ma non necessariamente anche agli occhi dell’opinione pubblica per la quale rimane straordinariamente popolare” sottolinea il professore, che si aspetta che il presidente del Consiglio ricorrerà a misure populiste nel tentativo di non perdere il pubblico consenso. Il leader del Partito Democratico Dario Franceschini ritiene che la bocciatura della legge potrebbe portare Silvio Berlusconi a una reazione per niente democratica. Tale reazione aveva avuto poco prima Umberto Bossi: “Se la legge sarà dichiarata anticostituzionale trascineremo il popolo. Abbiamo il popolo dalla nostra parte. Chi sfida il popolo?” ha dichiarato il leader della Lega Nord nonché partner di governo. Al momento Silvio Berlusconi ha chiarito che non si dimetterà dalla carica, come volevano alcune voci e secondo la sua tattica preferita ha attaccato la Corte, che ha definito “organo politico della sinistra”. Il cavaliere ha inoltre dichiarato che qualsiasi processo contro di lui sarebbe una farsa e che si sente “rafforzato”.
Festini a luci rosse
Dopo la bocciatura della legge, tuttavia, sarà difficile per Silvio Berlusconi “fare finta di niente”, sostiene il filosofo e sindaco di Venezia Massimo Cacciari. Il presidente del Consiglio e magnate dei mezzi di informazione con la sentenza di ieri ha subito un duro colpo alla sua carriera politica – anche superiore al danno arrecato alla sua immagine dalle rivelazioni circa i festini a luci rosse nella sua villa in Sardegna e gli incontri segreti con escort d’alto bordo, riporta il Times. Antonio Di Pietro, il magistrato dell’inchiesta Mani Pulite che oggi dirige il partito Italia dei Valori, consiglia a Berlusconi di “preparare le valigie e cambiare aria”.
Come nella orwelliana “Fattoria degli animali”
La decisione è stata espressa a maggioranza e dopo molte ore di seduta da parte dei giudici, i quali non si sono lasciati convincere dalle argomentazioni espresse dentro e fuori dal tribunale a favore del Lodo Alfano. Berlusconi ha dichiarato ieri che l’eventuale bocciatura della legge ruberebbe un sacco di tempo da quello che dedica al suo paese, in quanto sarebbe obbligato a occuparsi delle accuse a suo carico. La linea difensiva seguita dai suoi avvocati davanti ai giudici ricorda qualcosa della “Fattoria degli animali” di George Orwell. “Non primus inter pares, ma può essere considerato primus super pares“, ha detto nella sua arringa Gaetano Pecorella, uno dei quattro avvocati del cavaliere. Un altro, Niccolò Ghedini, ha aggiunto: “La legge è uguale per tutti, ma non sempre lo è la sua applicazione”.
[Articolo originale "Χαστούκι στον Μπερλουσκόνι" di Periklìs Dimitrolòpoulos]














