[Le Monde]
Si attendevano decine, addirittura centinaia di migliaia di manifestanti, sabato pomeriggio 3 ottobre, in Piazza del Popolo a Roma, in risposta all’appello della Federazione nazionale della stampa, per “difendere la libertà d’informazione”. Delle mobilitazioni erano previste ugualmente in una dozzina di altre città italiane ed europee, tra cui Londra, Parigi e Bruxelles.
Per Roberto Natale, presidente della Federazione nazionale della stampa, un sindacato di giornalisti italiani, “l’aria è diventata pesante per il sistema dell’informazione”. La libertà sarebbe minacciata: lo farebbero temere le limitazioni alla pubblicazione d’informazioni relative alle vicende giudiziarie che il Parlamento si appresta a votare, ma soprattutto i ripetuti attacchi ai giornali da parte di Silvio Berlusconi, il presidente del Consiglio, sempre più impantanato nello scandalo legato alle sue frequentazioni di minorenni e di escort.
Tutto ha avuto inizio con i suoi “inviti” agli investitori pubblicitari a boicottare i giornali che disturbano, per passare poi alle ingiurie verso alcuni giornalisti definiti “farabutti” e alla decisione di citare in giudizio i quotidiani La Repubblica e L’Unità. Il primo era a suo avviso colpevole di pubblicare, ogni giorno, dieci domande scaturite dall’interpretazione data da Berlusconi della vicenda [di Noemi Letizia, N.d.T.] e dall’assenza di risposte sulla sua “malattia”, denunciata dalla sua stessa moglie, Veronica Lario.
Ma dopo il crescendo di avvertimenti, questa estate, contro la stampa, l’autunno si annuncia come un turbine di minacce e di messe in riga contro alcune trasmissioni televisive che, al rientro, si sono occupate dello scandalo.
È stato il caso, giovedì sera, di “Annozero”, una trasmissione di Rai2. Il giornalista Michele Santoro, cacciato già un volta per volontà di Berlusconi poi reintegrato dalla giustizia, non ha ceduto terreno nonostante gli avvertimenti dell’entourage del Cavaliere. Di colpo, più di sette milioni di telespettatori hanno seguito davanti al televisore, il racconto di ragazze che evocavano i cachets ricevuti per passare le loro serate con il presidente del Consiglio. E, per la prima volta, è apparsa in diretta in televisione Patrizia D’Addario, la escort che ha passato una notte con il Cavaliere prima di essere candidata su una lista berlusconiana al consiglio municipale di Bari. Il clou della trasmissione è stato quando ha affermato che Silvio Berlusconi “sapeva del suo mestiere”, cosa che il Cavaliere ha sempre negato.
In un paese in cui l’istituto di ricerca Censis comunica che il 70% delle persone si fanno un’opinione attraverso la televisione, una tale trasmissione può avere un’influenza. Mentre la vicenda delle escort e delle minorenni ha fatto il giro del mondo, i telespettatori italiani se ne erano potuti fare fino ad ora solo una vaga idea. Nel mirino dell’opposizione, il direttore del telegiornale di Rai 1, Augusto Minzolini, voluto in questo ruolo dal Cavaliere, il quale è riuscito nell’impresa di riferire [lo scandalo, N.d.T.] solo brevemente.
Questo silenzio è ormai rotto. Una trasmissione satirica di Rai 3 mette in scena, da martedì, una mini-fiction di due minuti, “Lost in WC”, nella quale due ragazze si trovano chiuse in quello che è presentato come il bagno di Palazzo Graziosi [sic, Palazzo Grazioli], la dimora romana del Cavaliere. Alcune foto, quest’estate, mostravano delle ragazze appunto nel vero bagno, in attesa di incontrare il padrone di casa. Per la gioia dei telespettatori sempre più numerosi, e per la rabbia del Cavaliere che si dice “indignato” ma sembra soprattutto incapace di chiudere la breccia aperta recentemente.
Ciò coincide con quello che Silvio Berlusconi e i suoi denunciano da sempre. Sostengono che la manifestazione di sabato non è che “una farsa”. La vera minaccia proverrebbe dalla sinistra che controlla l’85% dei giornali e le principali trasmissioni d’informazione televisiva.
Per Paolo Gentiloni, responsabile della comunicazione per il Partito Democratico, “la crisi economica ha indebolito i giornali e li rende oggi più sensibili alle pressioni. Da qui il rischio per la libertà d’espressione, tenuto conto dell’anomalia che costituisce un presidente del Consiglio che controlla, direttamente o attraverso la sua famiglia, un impero mediatico fatto di case editrici, di quotidiani, di periodici e di tre reti televisive nazionali e che, in quanto capo del governo, diventa automaticamente anche il referente del servizio pubblico televisivo”.
La Rai si è sempre distinta per i suoi profondi legami con il potere, che si tratti di sinistra o di destra. Il Cavaliere non ha mancato di confermarlo nei fatti. Rimane la questione del conflitto d’interessi: perché la sinistra non ha fatto niente per correggerlo?
Paolo Gentiloni non nasconde che si tratta dell’errore più grave del suo schieramento: “Abbiamo avuto, tra il 1997 e il 1999, con solide maggioranze, la forza e la capacità di far approvare una legge per regolare (le sorti della radiotelevisione pubblica), ma all’epoca tutto è stato subordinato al dialogo con Berlusconi per una riscrittura del sistema istituzionale”. Sono trascorsi più di dieci anni. La questione del conflitto d’interessi non è stata affrontata, e la stampa è ormai minacciata.




















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