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Protesta
Sabato, Augusto Fantozzi, l’amministratore straordinario della società, infatti ha suonato l’allarme: “Abbiamo voli garantiti fino a domenica, ma lunedì non, poiché non ci forniranno più combustibile”. Dinanzi alla protesta ed al rischio di panico, ha fatto retromarcia ed ha smentito di avere espresso tali opinioni. “Queste dichiarazioni hanno il solo scopo di mettere ancora più pressione sui dipendenti”, vogliono credere Alessandro e Corrado, due impiegati alla biglietteria di Alitalia. “Drammatizzano la situazione per spingere i sindacati ad accettare le condizioni del nuovo contratto di lavoro proposto. Ma sono inaccettabili”. Tra due clienti che continuano a dare fiducia a Alitalia nonostante le cautele di alcuni tour-opérateurs, Corrado spiega: “Lavoro qui da dodici anni. Se si diminuisce il nostro salario del 40%, come è per il momento previsto, allora non ha più senso venire all’aeroporto”. “Passeremo da un salario di base appena superiore a 1.000 euro circa a 650 euro, è inammissibile”, rincara Alessandro. “A questa tariffa, è meglio il fallimento di Alitalia e che ci mettano incassa integrazione. Toccheremo in questo caso l’80% del nostro salario per tre anni”.
Tra il personale di terra, l’amarezza è tanto più grande in quanto i piloti hanno scelto di discutere per conto loro con i poteri pubblici. Cercano di limitare gli esuberi per i piloti a 1.000 posti (su un totale di 5.500 esuberi per tutto il gruppo). “Ci presentano come privilegiati ma non abbiamo le stesse condizioni degli equipaggi. Il personale di terra di Alitalia è il peggio pagato d’Europa”, insistono i due colleghi. Dinanzi allo sportello d’imbarco per Londra, una coppia di passeggeri romani ricordano “lo statalismo” e “l’accordo tacito tra il mondo della politica ed i sindacati” che ha permesso uno spreco generalizzato. E citano come esempio la costituzione di un ufficio di otto persone per immaginare come battezzare gli aerei o l’assunzione di 135 piloti per soltanto 5 aerei cargo. “È colpa del personale o dei dirigenti?” insorgono Alessandro e Corrado che dicono di rammaricarsi del fallimento della fusione con Air France-KLM.
“Italianitá”
La società franco-olandese ha ritirato la sua proposta di acquisto in primavera dopo il rifiuto dei sindacati di accettare il piano di ristrutturazione (che prevedeva soltanto 2.100 esuberi). “All’epoca, ed in nome dell’italianitá, Silvio Berlusconi si era pronunciato contro l’acquisto da parte di una società straniera ed aveva promesso di trovare una migliore soluzione con azionisti italiani”, ricordano ritenendo oggi che “la soluzione Air France-KLM era migliore. È un gruppo solido che conosce il settore aereo, a differenza della CAI”. “Non ci sono soluzioni, i sindacati finiranno per firmare”, interviene Elisabetta nella sua divisa verde e bianco d’hostess d’accoglienza mentre Alessandro si lancia nelle previsioni: “Il piano del CAI prevede un impegno degli azionistifino al 2013. Dopo, si può scommettere che la società sarà venduta all’estero e perché non ad Air France”.















W Lufthansa! W la Germania!