L’Italia di Berlusconi, il paese della donna oggetto

[Slate]

Silvio Berlusconi ha (ancora) fatto una gaffe, domenica 27 settembre alla festa del suo partito; ha (ancora) dato agli Obama della coppia “abbronzata”. Qualche giorno prima, durante il G20 di Pittsburgh, Michelle Obama l’ha publicamente snobbato, accordandogli una fredda stretta di mano al posto degli abbracci che aveva riservato agli altri rappresentanti politici. Mentre la sua immagine di Papi seduttore non smette di essere fustigata dalla stampa internazionale, nei media italiani, che il Cavaliere controlla -dalla RAI al suo gruppo Mediaset-, la rappresentazione della donna resta una cariatura degradante.

Chi siamo? Cosa dicono i nostri corpi? Queste le domande lancinanti che pone il documentario “Il corpo delle donne”. È stato realizzato da una giovane donna, Lorella Zanardo, che ha visionato 400 ore di televisione, passando in rassegna tanto tutte le reti private (proprietà di Silvio Berlusconi) quanto quelle pubbliche.

Ci si mostra la banalizzazione e la volgarizzazione del corpo delle donne. In questo paese dove l’80% delle persone che guardano la televisione ne fanno la loro principale fonte d’informazione e dove il 60% dell’audience televisiva è di sesso femminile, è un orrore misogino permanente.

Scene di ordinaria televisione

La forza delle immagini mostrate in questo documetario basta a sé stessa. Immaginiamo di fare zapping, telecomando alla mano, tra le sei principali reti televisive italiane.

Un presentatore, sulla quarantina, fa scherzi telefonici ai telespettatori. Il pubblico si diverte, il presentatore e i telespettatori si divertono. Tutti ridono. Poi l’occhio cade sulla postazione da cui il giovane uomo presenta la sua trasmissione: una specie di scrivania vetrata, chiusa ai quattro lati, completamente trasparente e relativamente alta. All’interno una donna, bionda, esile e inginocchiata. Passa tutto il tempo della trasmissione sotto questa campana di vetro, a non fare altro se non esibirsi e, ogni tanto, farsi insultare dal giovane presentatore. Lei ride…

Cambiamo canale…In una trasmissione della domenica pomeriggio una giovane donna bruna, Elisabetta Gregoracci, moglie di Flavio Briatore e presentatrice televisiva, è incitata da un’altra donna più anziana a mettersi in piedi su di una tavola a forma di surf meccanico. La tavola comincia a muoversi, sempre più veloce, e la giovane donna tenta di restare in piedi: difficile con i suoi tacchi alti. Il suo vestito molto aderente e sale ad ogni movimento della tavola. Lei cerca allora di riabbassarlo e allo stesso tempo di restare in equilibrio. La camera non smette di fare zoom in mezzo alle sue gambe. La donna più anziana non smette di gridare, mentre le inquadrature si avvicinano al corpo dell’altra donna, ai suoi seni, alle sue gambe. Lei ride…

Altro canale: Nina Moric, modella avvenente, è attaccata con una corda e sollevata in aria durante una trasmissione che filma dei vip in candid camera. Lei è sollevata a due metri da terra e dietro di lei sono appesi dei prosciutti. Indossa solo una giacca da smoking e delle mutandine. Una volta in aria il suo sedere è completamente scoperto e arriva all’altezza dei prosciutti. Schiena, o per meglio dire, sedere, alla telecamera, si divincola mentre un giovane uomo vestito da macellaio le mette due timbri sul sedere, come un prosciutto. Quindi ci allontana da lei, tenendole una mano sul sedere, per farlo vedere bene davanti alla telecamera. Lei ride…

Questo è il modello della donna nella televisione italiana. Cosce, bocche, sederi, seni: il corpo della donna è dissezionato e ridotto a carne senza cervello. Corpi gonfiati e visi deformati che diventano delle maschere dietro le quali le donne si nascondono. Il messaggio fondamentale di questo documentario “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo, visto da 500.000 persone, è il seguente: le donne si sono auto ridotte a un oggetto esclusivamente sessuale, eternamente sessuale. Esse hanno cominciato a guardarsi con gli occhi di un uomo, senza potere più veramente riconoscersi in uno specchio, senza più veramente saper identificare i propri desideri.

Se la televisione è fonte d’ispirazione, allora il modello al quale milioni di donne e ragazzine aspirano in Italia…è questo. Quando si accende la televisione nello Stivale si assiste ad una sfilata di donne-accessorio: quasi sempre vestite in maniera sexy (fino ad essere semplicemente svestite), servono da cornice a trasmissioni fallocratiche.

Quando sono le donne a condurre la trasmissione, è spesso il pomeriggio. Se sono a capo di una trasmissione di “prime time” o di una certa importanza (avvenimenti musicali, trasmissioni sportive) è un altro modello che viene proposto, altrettanto spaventoso: la donna-uomo, che è allora aggressiva e tirannica, soprattutto nei confronti delle altre donne. Non sembra esistere un modello femminile che corrisponda veramente alle donne che, tuttavia, si possono incontrare tutti i giorni per le strade, donne che lavorano, seducono, riflettono, si occupano di loro stesse e della loro famiglia.

Il corpo come oggetto

La pubblicità, in Italia ma anche in Francia, e in molti altri paesi, ha completamente adottato questo modello umiliante del genere femminile, identificando molto spesso il corpo femminile con l’oggetto che si vuole vendere. Un sondaggio realizzato da IPSOS nel 2001 ha dimostrato che quattro francesi su dieci sono infastiditi dal modo in cui si presentano le donne nella pubblicità. Secondo questa inchiesta sono le donne, e con più di 35 anni, ad essere le più scioccate, ma la maggioranza degli uomini, così come [quella] dei più giovani, non ha nulla da ridire.

Così, sul piccolo schermo, gelati o shampoo provocano oragasmi ad una donna e un deodorante da uomo accende il desiderio femminile. Il corpo femminile è concepito come appartenente a quello maschile in una sorta di citazione biblica deformata e umiliante per la donna. Un’altra caratteristica della pubblicità di questi ultimi anni è la rappresentazione di certe parti anatomiche del corpo femminile, cioè donne a pezzi. In questo modo la donna è definitivamente identificata con l’oggetto in vendita.

Presidente e playboy

Le scappatelle sessuali del presedente del Consiglio Italiano, Silvio Berlusconi, non hanno fatto che rafforzare questo modello. Proporre delle starlettes, le veline, sulle liste delle campagne elettorali per le europee, festeggiare il diciottesimo compleanno della giovane Noemi, avere opinioni ingiuriose sulle donne (a una ragazza che si lamentava di non trovar lavoro, ha pubblicamente suggerito di sposarsi con un uomo ricco come suo figlio), organizzare feste con prostitute e cocaina nelle sue ville.

Qualsiasi altra personalità pubblica in qualsiasi altro paese democratico sarebbe stata costretta alle dimissioni immediate anche solo per la metà di tutto questo. Il Cavaliere a dovuto rendere conto all’opinione pubblica per i suoi atti ed ha anche perso qualche punto in popolarità, ma più del 50% degli Italiani gli rimangono favorevoli. Perché stupirsi? “La maggior parte degli Italiani vorrebbe essere come me”, ha dichiarato. A quanto pare ha ragione.

Gli uomini provano forse una certa ammirazione per le sue performances sessuali, così come certe donne, oramai completamente identificate all’immagine proposta dai media, hanno dovuto trovare normali le scappatelle di Silvio, così come tutte le uscite sessiste e maschiliste che ha offerto ai media nazionali e internazionali. All’ultimo summit italo-spagnolo, che si è tenuto il 10 settembre 2009, Silvio Berlusconi ha dovuto rispondere alle domande dei giornalisti spagnoli. Qunado Miguel Mora, de El Pais, ha fatto allusione alle serate del Cavaliere con giovani donne, quest’ultimo l’ha interrotto dicendogli:” Lei mi invidia, non è vero?” E quando il giornalista ha insistito interrogando Silvio Berlusconi sulla sua reputazione, il Presidente a ribattuto:” Ma non lo sapete? Molte donne straniere hanno prenotato le loro vacanze in Italia per l’anno prossimo!”.

Per Michela Marzano, franco-italiana, ricercatrice al CNRS (Centro Nationale Ricerca Scientifica N.d.T.) e autore de “La filosofia del corpo”, “le donne nell’Italia di Berlusconi non sembrano più contare per quello che fanno a che sanno fare, per le loro competenze professionali o per la loro storia, ma piuttosto per il ruolo che giocano, per la loro apparenza, per quello che non esprimono. Le donne sono sempre più dei corpi e dei visi ritoccati per essere sottomessi a una sola parola d’ordine: sii bella e seduci”.

Esiste comunque una volontà di cambiamento, in tutte le donne che non si riconoscono nel modello proposto dalla televisione e i mezzi di comunicazione. Durante il G8 a L’Aquila, in luglio, una petizone lanciata dalla giornalista italiana del New York Times, Chiara Volpato, ha raccolto 15.000 firme per chiedere alle first ladies che dovevano recarsi al summit di boicottarlo, per denunciare il comportamento sessista di Berlusconi. Se non esiste un vero e proprio movimento che raggruppa le donne su quest’argomento c’è perlomeno una vera e propria ondata di reazioni e di riflessioni sull’immagine esecrabile della donna nei media contemporanei, a cominciare dal lavoro di Lorella Zanardo.

[Articolo originale "L'Italie de Berlusconi, le pays de la femme objet" di Federica Quaglia]

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4 commenti per L’Italia di Berlusconi, il paese della donna oggetto

  • italiano vero

    eh si sarkozy e la sua patetica storia d’amore con carlà e le corne della ex moglie…sono una cosa edificante vero? per non palrar di quella corte reale inglese piena di maniaci sessuali…

  • Ho visto il documentario della Zanardo… molto bello. Molto degradante. Da anni non guardo più la tv italiana. Fa semplicemente orrore.
    E sì… Sarko e Carla saranno anche “patetici” ma credo che lei sia un grande esempio di stile, oltre al fatto che sia una donna molto colta, mai volgare o appariscente. Non di certo come certe “ministre” italiane…

    L’esempio di first lady francese non è SOLO di bellezza, ma anche di intelligenza. Carla ha delle idee, che sono differenti da quelle del marito. Può anche non stare simpatica, ma sicuramente non è una bella statuina messa lì per la sua avvenenza.

    Parliamo dell’esempio anglosassone? Penso a Cherie Blair, esempio fantastico di carisma e ironia. Una donna “normale”, intelligente, spiritosa, molto complice con il marito.

    Pensiamo ad Angela Merckel? Esempio di donna alla guida di uno dei Paesi più importanti dell’UE, carismatica, pratica, sempre all’altezza della situazione.

    QUESTE sono le donne che dovrebbero andare in televisione, non le oche tette e culi che si vedono quotidianamente nella tv italiana… splendido esempio di squallore e inconsistenza. E gli uomini italiani?
    Per l’80% beoti che sbavano davanti alla tv e pensano che tutto sia loro dovuto perchè sono “italiani veri”…

    CHE TRISTEZZA. E poi si criticano gli altri? Ma per favore…

  • Zerb

    @ Simona
    quello che lei ha scritto è ineccepibile.
    Diamo una scrollata alla chiesa ( non alla religione, che è tutt’altra cosa), lasciamo passare un centinaio d’anni e saremo al livello odierno del resto d’Europa.

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