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La piu’ forte nazione industriale del continente sara’ presto guidata da una donna e da un omosessuale dichiarato. In Italia questo sarebbe impossibile. Perche’ la Germania non e’ in condizioni italiane.
Da 150 anni succede continuamente che i grandi trend della politica italiana precedano di un decennio gli sviluppi in Germania: nel 1860 l’Italia fu unificata in uno stato nazionale, nel 1871 ci arrivo’ la Germania. Nel 1922 un dittatore di destra arrivava legalmente al potere, nel 1933 cio’ succedeva in Germania. In entrambi i casi si tratta anche di conseguenze della Prima Guerra Mondiale. La Germania era divisa durante la Guerra Fredda, in Italia i partiti erano cosi’ profondamente divisi, che una legale alternanza di governo tra i due campi principali, i Democristiani da una parte e i Comunisti dall’altra, non e’ stata possibile fino al 1989.
Forte interessi economici privati
La fine della contrapposizione tra i blocchi ha poi causato in Italia la distruzione del sistema partitico bipolare nel giro di pochi anni. L’erosione inizio’ a sinistra, con i Socialisti e il PCI (l’un tempo cosi’ fiero Partito Comunista Italiano), ma spinse presto anche il campo conservatore nel baratro. Da allora sono stati i clientelismi regionali ed economici, che erano sempre esistiti, a giungere agli onori del Parlamento. Nacquero partiti regionali anticentralisti e gruppi che rappresentavano forti interessi economici privati.
Anche la Germania ha ora seguito questi processi – di nuovo a distanza di un decennio abbondante? Ci sono un paio di analogie: la CSU come partito regionale di una zona molto prospera e tendenzialmente conservatrice prenderebbe quindi il posto della Lega Nord italiana; il partito die Linke (La Sinistra, ndt), forte nell’Est, assomiglierebbe ai neofascisti modernizzati di Alleanza Nazionale, che da gruppo discreditato dal passato dittatoriale si e’ trasformata in megafono delle fasce sociali piu’ deboli, non ultime quelle del Sud Italia, il Mezzogiorno. Il caos in mezzo alle due formazioni e’ stato raccattato in Italia da Berlusconi.
E qui finiscono i paragoni, cosicche’ si possa sperare che la frase profetica “Italia docet”, gia’ coniata nel 1923 da un commentatore tedesco, oggi non valga piu’. Le analogie riguardano soprattutto il disgregamento della grande area delle religioni politiche, quindi un processo di secolarizzazione che si evidenzia ovunque negli stati democratici. Ma mentre in Italia ne e’ risultata principalmente una brutale politica di interessi privati – nella figura di Berlusconi perfino con aspetti estremisti e caricaturali – in Germania si evidenzia piuttosto una diversificazione culturale, che non ha niente a che vedere con la recente polarizzazione e avvelenamento dei toni in Italia.
Rancido machismo
Cio’ non dipende solo dall’assenza di una singola figura minacciosa quale e’ Silvio Berlusconi, con la sua tendenza a formule semplici e promesse vuote; ma in generale alla diversa tempra della nuova classe politica che sembra prendere forma in Germania. Il machismo vagamente rancido degli anni di Schroeder e Fischer era gia’ stato spazzato via dalla Grande Coalizione (di socialdemocratici e democristiani tedeschi, ndt). Chi mette a confronto i due dibattiti televisivi tra i leader di partito, nel 2005 nel 2009, registra un aumento di civilta’, evidente non in ultimo dalla presenza di battutine ironiche.
La costellazione nero-gialla, e quindi borghese-conservativa, fuoriuscita dalle elezioni conduce ora al fatto che la piu’ potente nazione industriale del continente venga guidata da una donna e da un omosessuale dichiarato. Cio’ in Italia sarebbe ancora inimmaginabile, dopo che l’era Berlusconi ha portato ad un rafforzamento dell’influenza della Chiesa cattolica sulla politica e dove allo stesso tempo il Paese si vede confrontato con prostitute al servizio del capo del governo.
Soprattutto, il personale politico in Germania mostra nel frattempo una varieta’ con pochi paragoni tra le democrazie europee, fatto ancora piu’ notevole perche’ noi non abbiamo minoranze etniche eredita’ di un passato coloniale, come in Inghilterra o Francia, ma solo una immigrazione economica storicamente ancora molto giovane.
Ciononostante non abbiamo solo una varieta’ di uomini, donne e omosessuali, ma anche un ministro regionale dalla parlantina pronta e i lineamenti asiatici e un segretario di partito dal nome turco che parla in dialetto svevo; candidati con nomi turchi e indiani si sono presentati perfino in Germania dell’Est, e tra l’altro anche per la CDU. Contribuirebbe al rilassamento del clima politico se i regionalismi del partito die Linke potessero essere gradualmente ricondotti nei termini di una amabile particolarita’ storica.
Uno stato sociale che funziona
E’ anche notevole il fatto che l’altro vecchio partito regionale, la CSU, che si e’ molto esposta con la figura di Seehofer, non sia stata ricompensata – qui un’atmosfera populista in stile Lega Nord non ha preso piede. E il successo dell’FDP, sensibile ai temi dell’economia, non si deve assolutamente alla spinta di un’opinione pubblica caratterizzata da interessi personali; al contrario, questa è addirittura più critica nei confronti della FDP e del suo presidente, di quanto non lo sia nei confronti del partito di sinistra die Linke con i suoi reduci (del regime comunista, ndt) dal passato discutibile.
Concludendo: a destra non e’ cambiato nulla, d’altro canto il Partito Pirata (per la riforma del diritto d’autore, ndt) ha registrato un successo di attenzione. Tutto cio’ indica una trasformazione in corso che permette poche previsioni di lungo respiro; ma mostra appunto anche vitalita’, e una democrazia in movimento.
Il futuro sembra aperto come mai prima, ma forse un’ulteriore differenza tra la Germania e l’Italia puo’ mostrare una possibile direzione: la Germania dispone di uno stato sociale funzionante, mentre in Italia lo Stato e’ truffato e saccheggiato dagli interessi privati. Un buon stato sociale permette alle persone una politica di democrazia, che serve a piu’ che alla propria sopravvivenza. E su cio’ si giochera’ anche in Germania ben piu’ del futuro dei partiti.
















La cosa bella di questo articolo è semplicemente che, per l’ennesima volta, l’Italietta viene utilizzata come metro di confronto per esaltare i seppur minimi pregi delle altre nazioni.
Siamo un paese talmente disgraziato che chiunque può sentirsi grande confrontandosi con noi!
Consoliamoci pensando che magari, dopo i fasti del passato, sia questo ora il ruolo che ci compete: esaltare i (talvolta dubbi) meriti degli altri.