Berlusconi e i media, o la democrazia in agonia

[Le Monde]

Per cogliere bene la situazione italiana, bisogna immaginare un uomo politico francese che sia allo stesso tempo proprietario di TF1, di France 2 e di M6, capace di nominare i suoi fedeli a capo di Radio France e del resto del servizio pubblico. A questo bisogna aggiungere qualche quisquilia come Hachette, Le Point, Le Figaro e un patrimonio personale, valutato da Forbes, che ammonta a 6,5 miliardi di dollari. Impensabile? A Parigi, forse, ma non a Roma.

I lettori mi scuseranno se chiedo loro ancora uno sforzo d’immaginazione: bisogna accettare l’idea che un miliardario come quello che ho appena descritto sia eletto presidente della Repubblica e che, dall’ Eliseo, lanci una raffica di querele contro i giornali d’opposizione, faccia sparire dalla tv ogni voce critica (anche quelle dei comici) e , per di più, scateni una campagna di calunnie contro il direttore del quotidiano dei vescovi con l’intento di obbligarlo alle dimissioni.

Se tutto questo sembra una misera sceneggiatura, che verrebbe rifiutata da qualunque produttore cinematografico per la sua mancanza di credibilità, è perché la realtà italiana sfida l’immaginazione: non erano ancora trascorse 48 ore dalla pubblicazione dell’articolo del direttore de La Repubblica, Ezio Mauro, in queste colonne (Le Monde del 3 settembre), che Berlusconi si aggiudicava già una nuova vittoria nella sua personale guerra contro la libertà di stampa.

Il 3 settembre, Dino Boffo, il direttore di Avvenire, il giornale della Conferenza Episcopale Italiana, dava le sue dimissioni dopo un attacco de Il Giornale, quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi. L’ attacco è stato definito “disgustoso” dal cardinale Bagnasco. Ahimé, l’allarme di Mauro – “L’uomo più ricco e potente d’Italia ha deciso di innescare l’offensiva finale contro i giornali che criticano il suo esercizio del potere” – sembra oggi del tutto giustificato.

Indubbiamente, c’ è una trasformazione del regime di Berlusconi verso una forma di democrazia “alla Putin”, dove le elezioni sono organizzate regolarmente, ma dove il risultato è distorto in anticipo per l’influenza del denaro e il controllo rigoroso dei media. Il fatto che i soli due leader al mondo che Berlusconi considera come suoi cari amici, dalla fine del mandato di Bush, siano Putin e Gheddafi non ha niente di casuale.

Lui prova una simpatia istintiva per i leader che non si preoccupano delle “formalità” e non soffrono di “lentezza” nelle loro decisioni. Il Primo Ministro (ed ex presidente) russo e la sua famiglia ricevono regolarmente inviti nelle numerose ville del Presidente del Consiglio italiano.

Il lato buffone di Berlusconi nei suoi incontri internazionali maschera una realtà che non ha nulla di divertente: dal suo ingresso in politica, nel 1994, lavora per consolidare la sua posizione sull’insieme di stampa, editoria e televisione. Ci si dimentica troppo facilmente che nel 1991 Berlusconi è diventato proprietario della più grande casa editrice italiana, Mondadori, comprando un giudice attraverso il suo avvocato, Previti, anch’egli condannato per corruzione a causa di questa stessa vicenda (sentenza confermata dalla Corte di Cassazione nel 2007).

Berlusconi ha debuttato in politica come proprietario di tutti i canali nazionali di tv privata, una posizione che in Francia non gli si avrebbe mai concesso di acquisire. I suoi tre canali non si limitano a proporre programmi di varietà, telepromozioni e vecchi film americani. Vanno ben oltre: i telegiornali di Canale 5, Italia 1 e Rete 4 sono la punta di diamante della propaganda del suo partito, Forza Italia, nel frattempo ribattezzato Popolo delle Libertà. I quotridiani Il Giornale, Il Foglio, Libero, come il settimanale Panorama, attaccano instancabilmente non solo i leader dell’opposizione, ma in ugual misura anche ogni voce dissenziente: intellettuali, Chiesa e Commissione europea.

Dopo ogni vittoria elettorale, [Berlusconi] ha obbligato la RAI, la rete televisiva pubblica, a cambiare i direttori dei canali e dei telegiornali, che sono ormai alla sua mercé. Solo Rai 3 e il suo telegiornale hanno potuto finora mantenere una certa sensibilità “di sinistra”, ma dal mese di agosto anche loro sono entrati nel mirino. I suoi avvocati, che Berlusconi ha fatto eleggere in Parlamento e che talvolta ha nominato Ministri, si battono da 15 anni nei tribunali italiani: prima per proteggerlo dalle conseguenze penali delle sue operazioni, ora, per ridurre al silenzio ogni opposizione.

E così, hanno fatto causa a L’Unità, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci nel 1924, e a La Repubblica, il giornale indipendente di centro sinistra che, dal 14 maggio, ogni giorno pone al Primo Ministro dieci domande sui comportamenti che hanno attirato su di lui l’attenzione della stampa internazionale (non è roba da tutti i giorni che un Presidente del Consiglio in carica venga registrato in casa sua da una escort nel momento in cui dice :” Aspettami nel lettone di Putin”.)

L’assenza di solidarietà verso L’Unità e La Repubblica da parte degli altri importanti giornali italiani dimostra che la strategia funziona: il resto della stampa tratta la questione in maniera molto marginale.

Si ipotizza che Berlusconi voglia citare in giudizio la stampa estera per aver fatto notare le sue stravaganze. L’obiettivo principale è il settimanale francese Le Nouvel Observateur, seguito dallo spagnolo El Pais a da numerosi quotidiani inglesi. Vi è una gran dose di megalomania in tutto questo: è difficile vedere un giudice francese o inglese che condanna dei giornalisti per aver posto domande a un politico. E a Parigi, che si sappia, il crimine di lesa maestà è stato cancellato nel 1832. Ma il lato folkloristico del personaggio e le buffonate di cui si rende responsabile a ogni incontro internazionale mascherano una forte presa sul potere.

Gli attacchi contro la stampa non hanno realmente lo scopo di ottenere i risarcimenti che egli chiede nei dossier giudiziari: la strategia mira a intimidire gli altri giornali indipendenti con la minaccia delle battaglie giudiziarie che durerebbero anni e anni, come il caso dello scontro tra William Westmoreland et la CBS sulla guerra in Vietnam. La questione, cominciata con un documentario mandato in onda nel 1982, non terminò che nel 2001, con la retromarcia del generale: i processi civili in Italia vanno avanti con la stessa velocità.

Inoltre, in primavera, Berlusconi ha chiesto agli imprenditori italiani riuniti in congresso di non comparire più in spazi pubblicitari nelle pagine de La Repubblica, per il solo fatto che il giornale haosato criticarlo. Di nuovo, purtroppo, è la prima volta in Occidente che un uomo politico tenta di manipolare il mercato per strangolare un giornale che non gli piace. Certo, non siamo ancora al sistema Putin per sbarazzarsi dei reporter fastidiosi…

Thomas Jefferson, l’autore della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti, amava dire che “ogni uomo ha due patrie, la propria, e la Francia”. Sarebbe dunque il momento di aprire un dibattito nella stampa francese, per rispondere a una domanda molto semplice: l’Europa di Jean Monnet, di Robert Schuman e di Altiero Spinelli può tollerare che la democrazia stia agonizzando in uno dei paesi che l’ha creata, l’Italia?

Fabrizio Tonello è docente di scienze politiche a Padova, autore de “Il nazionalismo americano”.

[Articolo originale "Berlusconi et les médias, ou la démocratie à l'agonie" di Fabrizio Tonello]

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11 commenti per Berlusconi e i media, o la democrazia in agonia

  • Stefano S

    meno male che esistono i giornali esteri…e da ieri il fatto quotidiano

  • andobaldo

    Mi astengo da qualsiasi giudizio negativo su Berlusconi perché ormai si è perso di originalità essendo stato detto di tutto di più.
    Purtroppo c’è ancora chi lo vota liberamente, almeno finché sarà possibile che questo avvenga liberamente. Sinceramente mi domando, a volte, se non sono io che sbaglio giudizio dato che sono in minoranza, ma continuo a sperare che ciò sia dovuto dalla mia capacità di giudizio non ancora cancellata dagli spot pro Berlusconi sulle sue cinque reti.
    Non dobbiamo dimenticare la assoluta mancanza di opposizione, non dobbiamo dimenticare che nell’occasione avuta dal governo di centro-sinistra di poter porre fine a questa storpiatura della democrazia nulla è stato fatto ed ancora mi domando perché.
    Le uniche, deboli, speranze sono il rinsavimento di chi lo vota o la crescita di una vera, seria ed onesta (questo aggettivo andrebbe sottolineato) opposizione: la vedo molto dura.

    • Zerb

      Ma trovassi uno che mi dica cosa dovrebbe FARE l’opposizione che non sta facendo !!
      Scendere in piazza ogni settimana ? Lo stanno facendo in ogni città d’Italia. Nessuno ne ha mai sentito parlare ?
      io aspetto speranzoso

      • andobaldo

        Potremmo iniziare da quello che avrebbe dovuto fare quando ne ha avuto la possibilità per arrivare ad una alternativa unica e non divisa e litigiosa.
        Non ho speranze, se non nel ricambio generazionale o nel rinsavimento dei Berluscones.

        • Zerb

          Sono d’accordo, sfoltendo i ranghi dei “vecchi” e dar spazio ai giovani, più aperti e meno “ricattabili”.
          Lasciamo perdere il rinsavimento, sostengono il buffone per opportunismo e dopo di lui troveranno un altro che gli difenderà il proprio borsellino.
          Alla mia faccia.

  • Paolo

    io penso che il VERO problema e’ che costui viene eletto dal popolo italiano: è cio’ che mi fa veramente paura… Dove ci porterà ? eppure di esempi simili accaduti nel XX secolo ne dovremo ormai esserne vaccinati !

  • Stefano S

    viene eletto perchè?
    il 70% degli italiani legge ancora giornali e guarda i tg, che essendo per maggior parte suoi, mandano in onda ciò che lui vuole, durante l ultimo governo prodi, era una carrellata di mettere in primo piano tutte le goccie fatte fuori dal vaso del governo, tutte, nessuna esclusa….sircana si ferma da un trans…apocalisse, berlusca va atroie, è vita pèrivata e guai a dire diversamente

    il bombardamento mediatico fa si che uno si convinca che veramente sia così….ricordate ciò che non viene detto o fatto vedere non esiste

    uno che va a porta a porta, inneggiando la libertà di stampa, e chiudendo insultando i giornali e giornaliusti che scrivono contro di lui e conro il suo governo non pare un controsenso? eppure sta cosa non passa….o passa poco, e chi osa dire diversamente è un sovvfersivo al soldo degli anarchici di sinistra!!!!!

  • gigi

    “eletto presidente della Repubblica” piccolo errore, ‘eletto presidente del consiglio’. quanto mi duole la pancia nel scrivere il suo vero status con le vere parole… (auto)eletto pornopremier suona meglio.

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