[Dagens Nyheter]
Nessuno diventa profeta in patria. L’italo-svedese Erik Gandini invece lo è diventato in entrambe le sue. Il pubblico invade i cinema italiani e svedesi per vedere il suo celebratissimo documentario “Videocracy”. Il film ha avuto un tempismo perfetto uscendo nelle sale proprio quando la terra sotto i piedi dell’impero di Berlusconi trema più forte che mai, dopo tutti gli scandali sessuali e i durissimi attacchi dei media.
Per me, ”Videocracy” è la conferma di quanto avesse ragione 35 anni fa Pier Paolo Pasolini nella sua inesorabile critica alla TV: “La banalissima televisione – niente è più pericoloso.” Pasolini vedeva la televisione come il mezzo perfetto per propagare bugie. Allora si riferiva a normali telegiornali. Del 1974. Che cosa direbbe oggi se fosse ancora vivo?
In Italia, il ritratto del popolarissimo paparazzo Fabrizio Corona in “Videocracy” ha fatto sì che non sia solo la già illuminata élite culturale a correre al cinema. Molti metterebbero probabilmente la propria firma sotto ciò che ha espresso in modo così conciso la fidanzata di Corona: “A me è piaciuto Fabrizio, non il film.” Forse questo vale anche per una parte del pubblico svedese. Secondo fonti ben informate, Silvio Berlusconi è il nuovo idolo dei figli di papà attempati di Stureplan.
E c’è qualcosa nella fascinazione degli svedesi per l’Italia che io – da mezza italiana – fatico a sopportare. La volontà di rendere esotico e perciò banalizzare. Molti di quelli che vanno a vedere “Videocracy” vogliono senz’altro capire i meccanismi dietro alla TV-spazzatura italiana, ma altrettanti lo vedono come l’ennesimo capitolo dell’eterna soap sull’Italia. Il paese dei miracoli che non è mai noioso, mai prevedibile, mai politicamente corretto. Nemmeno i suoi lati oscuri mancano di attrattiva: il fascismo, la camorra, il terrorismo, la corruzione e le giungle della prostituzione. Violenza, potere e sesso. Le cose più primordiali.
In realtà però è solo triste. Soprattutto per le donne. Berlusconi spiega la sua popolarità con il fatto che lui sia un vero italiano: gli piacciono il calcio e le belle donne. Nella sua definizione di “italiano” esclude perciò metà della popolazione. La stessa tendenza esclusiva è purtroppo presente in “Videocracy” di Gandini. Nonostante i toni critici nei confronti dell’immagine femminile sui canali Mediaset, dove le ragazze seminude – le veline – devono ballare, sorridere e tacere, nessuna donna riceve la parola nel film. Mentre eseguono i loro patetici balletti, lo speaker bofonchia che tutte quelle ragazze hanno l’obiettivo di sposarsi con grandi calciatori. E lui come fa a saperlo?
Forse invece vogliono diventare ministri. Il ministro delle pari opportunità italiano, Mara Carfagna, è un ex velina rifatta che arde di passione per la difesa della famiglia. Il problema è che tra un po’ non ci saranno rimaste famiglie da difendere. L’Italia ha la popolazione più vecchia d’Europa ed è in fondo alla classifica degli indici di natalità. Forse si tratta della vendetta silenziosa delle donne nei confronti di una società – una volta la più vicina ai bambini – che non ha mosso un dito per facilitare loro la possibilità di lavorare e allo stesso tempo costruire una famiglia. Nella patria di Maria Montessori, il 90% dei bambini di tre anni non ha un posto in asilo. Il congedo di maternità – quello di paternità ovviamente non esiste – è di pochi mesi. Non è strano che la Nutella ora consideri la possibilità di aprire asili privati in Piemonte.
Allora, il settantatreenne presidente del consiglio come pensa debba fare un giovane italiano che vuole costruirsi una famiglia? Quando un po’ di tempo fa la domanda è stata fatta a Berlusconi in un programma televisivo (serio) lui, con i suoi inconfondibili modi scherzosi, ha affermato che prima di tutto bisogna fare in modo di sposarsi con un ricco – magari proprio con uno dei suoi figli. Eh già, sbalorditivo.
400 000 persone – tra cui una serie di personalità della cultura internazionale – hanno firmato l’appello del sito de La Repubblica contro gli attacchi di Berlusconi ai media italiani. Ieri avrebbe dovuto esserci una grande manifestazione per la libertà di stampa a Roma; è stata poi posticipata a causa della morte di sei soldati italiani a Kabul. Non è certo un pronostico azzardato dire che Berlusconi userà anche questo trauma nazionale per abbellire la sua immagine di uomo delle istituzioni, proprio come dopo il terremoto di questa primavera in Abruzzo. Le ultime scosse hanno raggiunto valori molto alti sulla scala Richter della politica, ma per il momento il sovrano della videocrazia non corre pericoli.
* Stureplan è una delle piazze principali di Stoccolma, famosa per numerosi negozi e locali esclusivi. Viene comunemente associata ai giovani dell’alta società, ai giovani rampanti e alle celebrità svedesi [NdT].




















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È verissimo che in Scandinavia c’è un’idealizzazione incomprensible dell’Italia.
Anche grazie alle bugie degli emigrati, la vedono come un paese dove c’è sempre il sole, dove si fa sempre festa, dove si balla e si canta fino alle 3 del mattino, dove non è mai inverno e dove la gente non è mai scortese.
È il fascino dell’esotico purtroppo basato su una visione dell’Italia fiabesca senza capo ne coda.
@Nicholas
Non ho avuto la tua stessa impressione. In effetti gli italiani residenti all’estero che ho conosciuto io si guardano bene dal decantare agli stranieri le lodi dell’Italia, anzi, prevengono eventuali critiche parlando malissimo dell’Italia, cosa del resto abbastanza comprensibile visti: – l’infima reputazione di cui gode all’estero chi governa in Italia; – lo scarso sentimento patrio della maggior parte degli italiani.
Per quanto riguarda l’idealizzazione dell’Italia in Scandinavia non mi sembra poi una cosa così strana. L’Italia ha una storia ed un patrimonio culturale che in Scandinavia possono solo sognare. Del tempo non ne parliamo neanche. (Lo so, quella del clima sembra una boiata ma se si vive al di sopra di un certo parallelo la prospettiva è diversa.) E poi l’autrice dell’articolo lo spiega bene: “Il paese dei miracoli che non è mai noioso, mai prevedibile, mai politicamente corretto.” In Italia c’è un po’ di tutto, non sai mai cosa ti aspetta nel bene e nel male (anche se in genere in Italia ci si prepara al peggio per default, forse non a torto). In Svezia magari ci si annoia un po’ di più, ma di certo si risparmiano parecchie brutte sorprese. Io posso trovare affascinante ed idealizzare la seconda guerra mondiale, ma questo mica vuol dire che vorrei esserci catapultato in mezzo. Al limite vorrei osservarla da una certa distanza, un po’ come fanno i turisti scandinavi con l’Italia quando ci vanno in vacanza.
Succede solo in Scandinavia. Rimane sempre un’osservazione isolata, ma ho gia avuto modo di conoscere o leggere di comunità di italiani che propagano l’idea che gli italiani siano calorosi, passionali, amichevoli e che in Italia ci sia sempre il sole e si balli sui tavoli dei ristoranti fino alla mattina.
In verità l’Italia è anche molto più noiosa di quello che può sembrare. Anche il mal costume può “divertire” ma l’effetto finisce lì, così come l’estate. Nella quotidianità, nelle normali giornate d’autunno, la vita in Italia è molto noiosa, la gente molto noiosa, fredda e scoglionata. Anche perché ora come ora l’Italia è un paese fermo, un paese con pochissimo dinamismo e pochissime opportunità, immobile e rinchiuso su se stesso.
Anche nelle grandi città sembra di vivere in piccoli paesini di provincia, dove non succede mai niente, dove niente di nuovo viene mai proposto, dove nessuna nuova occasione spunta all’orizzonte.
Il patrimonio culturale e la storia sono soltanto pittoreschi dettagli che non fanno nessuna differenza a chi vive in un paese, l’interesse è solo da parte dei turisti. Ma come diceva un gruppo di emigrati a New York: solo perché l’Italia è un paese bello da visitare non significa che sia bello viverci. Ed infatti molti turisti “accusano” l’Italia di essere sì pittoresca ma anche deprimente, arretrata e vecchia.
Ma per qualche motivo non ho mai visto questa idolatrazione del paese lasciato (perché considerato non più vivibile) tra gli emigrati in Spagna, Inghilterra, Australia, Germania. In Scandinavia c’è la più alta percentuale di agnostici, di laureandi e forse la più forte emancipazione femminile. E gli italiani lassù invece di essere contenti di essersi lasciati dietro un po’ di arretratezza civile e culturale, si lamentano che in Scandinavia non si va in chiesa o che nessuno faccia il galantuomo con le signore purtroppo instillando anche tra gli evoluti Scandinavi che anche da loro sarebbe bello che tutto fosse come in Italia; con l’interferenza della chiesa, con il finto-romanticismo, con le donne che leggono l’oroscopo per scoprire se il ricco principe azzurro è nei paraggi.
Quello che non sanno è che se portassero l’Italia in Scandinavia, porterebbero anche la sua apaticità, la sua immobilità, la sua assenza di dinamismo sociale, la sua poca vita… lati che pochi conoscono all’estero perché si continua a descrivere l’Italia come un paese di balli, canti, divertimenti, allegria… cosa che forse è vera al massimo per quelle poche ore che dura una sagra estiva.
In verità l’Italia è quantomai noiosa, vecchia nello spirito, incapace di creare nuove opportunità.
Ciao a me risulta che il congedo per paternita in italia esista, forse solo fra gli statali, ma esiste
per il resto condivido appieno
Ce ne fossero di giornaliste cosi’ in italia… (perdonatemi il termine) con i “controcoglioni”!
(secondo me la situazione in italia e’ molto peggio di come la descrivono all’estero)
La verità è che gli svedesi vanno al cinema a vedere Videocracy per divertirsi (si aspettano di assistere alla solita ed ennesima buffa rappresentazione di un popolo estroso e contraddittorio) . Ne escono distrutti ed avviliti. Nulla del bell’immaginario sugli italiani riescono a trovare. Depravazione mediatica, stoltezza femminile, profonda tristezza nelle dinamiche quotidiane e nelle aspettative giovanili la fanno da padrone nello stato d’animo di chi ha assistito allo svolgimento di un cortometraggio che avrebbe fatto volentieri a meno di vedere per lo squallore generale della società in cui si svolge.
Vi assicuro che molti, a fine spettacolo, lasciano le sale pensando che per loro fortuna quella società così degradata è ad alcuni migliaia di kilometri distante da loro !
@ Nicholas
Complimenti !
Grande il tuo commento. Parola di dna scandinavo.
Ciao
ma che cavolo dice questa giornalista, Stureplan per non e´ una piazza ma una piazzetta e ci sono quattro discoteche che hanno le stesse dimensioni delle topaie lungi dai megacomplessi che abbiamo im Italia.Poi per il tasso di natalita´in Italia e´basso ,ma questo dimostra come videocrazy presentato come “documentaro-mondo”sia in effetti una forma di rivalsa interiore a “Svezia inferno e paradiso” che aveva correttamente fotografato la realta´della vita reale in Svezia,tanto che il tasso di natalita´ delle donne svedesi e´esploso sino al baby boom da quando sono arrivati i negri i turchi i musulmani i taliani con il sangue nuovo, unico prodotto necessario al miglioramento della razza. Lo posso affermare con un certa competenza in quanto appartengo ad una famiglia che abbiamo avuto le pecore da generazioni e certi problemi li capisco a volo.
@ Nicholas
Commento perfetto sulla realtà economico-sociale italiana contemporanea.
Parola di dna europeo.
Attento però a non generalizzare: non tutti gli italiani rientrano nello stereotipo e gli stereotipi sono una tentazione formidabile per chi non vuole usare il cervello.