I partiti italiani preparano il dopo-Berlusconi

Le Monde

Un senatore di destra incontrato in una via del centro storico di Roma. “Onorevole, gli chiediamo, come vede le cose?” Un sospiro. “Un gran casino”, ammette.
Dopo la rivelazione degli scandali sulla vita privata di Silvio Berlusconi, gli sceneggiatori del dopo Berlusconi si sono messi al lavoro, come si se si dovesse anticipare la scadenza delle elezioni politiche del 2013. Eppure, i magistrati di Bari, che hanno fatto luce su un giro di prostituzione in margine ad un’inchiesta su delle tangenti nell’ambito ospedaliero, e di cui il primi ministro è stato l’utilizzatore finale, “hanno escluso ogni reato” del presidente del consiglio. La sua maggioranza in Parlamento non è ancora venuta meno.

Ma un altro appuntamento attende Silvio Berlusconi. Durante le prossime settimane – non è stata precisata alcuna data -, la Corte costituzionale dovrebbe dare la sua opinione sulla legge, votata all’inizio del terzo mandato [di Berlusconi, N.d.T.], che protegge le quattro più alte cariche dello Stato (presidente della Repubblica, del consiglio, del Senato e della Camera) durante il loro mandato. Se i giudici dovessero decretare la non costituzionalità della legge, Berlusconi vedrebbe il torno dello spettro di molti processi sospesi, tra cui quello del caso Mills, dal nome dell’avvocato inglese condannato dal tribunale di Milano, il 17 febbraio, a quattro anni e sei mesi di carcere per falsa testimonianza. Nella loro sentenza, i giudici hanno designato Berlusconi, il quale denuncia “un processo politico”, come il “corruttore” di David Mills.

Questa ipotesi, secondo cui Berlusconi sarebbe nell’impssibilità di governare a causa della ripresa dei processi, ha provocato una frattura nel suo partito, il Popolo della libertà (PDL). Il primo ad essersi messo in pista non è altro che Gianfranco Fini, il presidente della Camera dei deputati ed ex ministro del secondo governo Berlusconi. Proveniente dalla destra post-fascista, è riuscito, attraverso una lunga mutazione politica iniziata nel 1995, ad apparire come un moderato aperto alle questioni di etica e d’immigrazione. Con la scusa di denunciare “la mancanza di riflessione” nel partito, Fini si pone come alternativa. Il presidente del consiglio lo vede ormai come un “nemico” che aspetta la sua “caduta”.

Allo stesso tempo, i centristi si organizzano. Dopo aver rifiutato di confluire nel PDL, l’Unione di centro (UDC, centro destra) si ritrova protagonista di tutti gli scenari. Silvio Berlusconi vorrebbe stringere una nuova alleanza con lui alle elezioni regionali di marzo 2010, soprattutto dopo che la divulgazione degli scandali gli ha messo contro i voti dei cattolici, di cui l’UDC è il partito naturale. Ma Ferdinando Casini lo fa aspettare a piacere.

“Complotto”

Soprattutto, non fa niente per smentire l’ipotesi della costituzione di un “grande centro”, che prenderebbe il posto della defunta democrazia cristiana. Con la benedizione del Vaticano e una parte dell’episcopato italiano, questo oggetto politico non identificato potrebbe aprirsi ai cattolici del Partito democratico (PD, centro sinistra) così come ai delusi di tutti gli schieramenti.
La stampa italiana ha indicato molte volte il ruolo di coordinatore di questa struttura politica ancora vaga che potrebbe svolgere il presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, il quale ha appena creato una fondazione politica. Sabato, durante la sua assemblea, l’UDC ha accolto a braccia aperte Francesco Rutelli (PD) e Gianfranco Fini…

Di fronte a queste piccole grandi manovre, Berlusconi presenta i sondaggi positivi di cui dispone e accusa gli uni e gli altri di “complotto”. Ma si mostra incapace di riprendere il controllo. L’agenda è vuota; non si annuncia nessuna riforma; i ministri restano cheti. Questo immobilismo intriga e dà nuove ragioni ai candidati alla sua successioni per agitarsi. La Lega Nord, partito xenofobo e alleato più fedele di Berlusconi in questi tempi movimentati, ha chiesto un “ritorno alle urne”.

[Articolo originale "Les partis italiens préparent l'après-Berlusconi " di Philippe Ridet ]

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