Cinque reti non sono abbastanza per Berlusconi

Neue Zürcher Zeitung

Il premier italiano attacca le emittenti critiche nei confronti del governo

Al presidente del Consiglio italiano fa arrabbiare il fatto che una unica emittente, visibile in tutto il paese, continui a non volere divulgare acriticamente la sua versione della politica. L’attacco scaturisce da un’insolita concezione della libertà dei media e della democrazia.

Roma, 11. Agosto – Durante la conferenza stampa in cui presentava un bilancio dei suoi 14 mesi di governo il presidente del Consiglio dei ministri italiano ha espresso il suo biasimo nei confronti della Rai per essere stato criticato dal suo terzo canale, Rai 3. Ha anche detto che una cosa del genere non sarebbe stata possibile in nessun altro paese. Affermazione subito smentita da quei quotidiani italiani non ancora in letargo o in preda a rituali di acclamazione. Berlusconi era appena rientrato da un incontro con Putin, e forse aveva preso esempio dalla situazione russa.

Il quotidiano torinese “La Stampa” l’ha richiamato alla realtà occidentale. In Gran Bretagna e in Germania la critica al governo è all’ordine del giorno, in Francia e in Spagna è meno diffusa, nei paesi medi e piccoli del vecchio continente i politici hanno dovuto da tempo imparare a conviverci. Negli Stati Uniti le circostanze sono diverse: il compito e il campo di azione delle emittenti televisive pubbliche sono limitati.

Legittimazione dal basso

La strana concezione della libertà di stampa di Berlusconi è emersa due giorni dopo, quando per riparare al danno ha offerto anche all’opposizione tutela contro le critiche ingiustificate. L’affermazione, contraria ad ogni democrazia di fatto, ha portato al capo del governo oltre ad ulteriore pubblicità anche un successo umoristico. Se va come di solito con gli errori di “sua maestà”, ci sarà presto una smentita: lui mai avrebbe detto o anche solo alluso ad una cosa del genere.

Fatto è che negli ultimi mesi Silvio Berlusconi è stato trascinato nel fango più del dovuto e che a quanto pare gli sono state tese delle trappole. Ma altrettanto certo è che quotidiani neutrali o addirittura critici nei suoi confronti hanno onorato alcuni successi della sua attività governativa. Come il suo intervento tempestivo dopo il terremoto in Abruzzo o la perfetta organizzazione dell’incontro del G-8. Per quanto riguarda le rivelazioni dalla sua vita privata, la strategia di difesa adottata era inappropriata, a meno che lui stesso abbia desiderato che tutte le vicende date in pasto alle masse gli conferissero l’immagine del “macho”. La sua dichiarazione, di non essere un santo sembra andare in questa direzione, piuttosto che in quella di un ravvedimento nel senso francescano del termine.

Sotto tutti gli aspetti risulta dubbia la sua idea di democrazia, del servizio da rendere allo Stato e al popolo italiano. I grossi consensi, di cui egli ieri come oggi si rallegra, l’hanno indotto a ricercare legittimazione dalle masse e non dalle istituzioni, dal corpo legislativo. Il presidente della Cei, il cardinale Bagnasco, ha espresso in una forma interpretabile anche come allusione diretta che il contegno morale è una questione da regolare con se stessi e non si può attingere a piacimento da ogni effimera corrente dell’opinione pubblica. Un anno e mezzo fa, quando il governo Berlusconi senza preoccuparsi delle circostanze materiali voleva imporre con tutte le sue forze il proseguimento della vita di Eluana, in coma da 17 anni, esso obbediva con umilta’ agli insegnamenti della Chiesa Cattolica. Ma per quel che riguarda la sua vita privata Berlusconi è inavvicinabile.

La struttura della prima Repubblica

Il conflitto con la Rai e gli insulti ai giornali critici nei confronti del governo (uno fra tutti “La Repubblica”) palesano una ipersensibilità verso le critiche. La Rai ha tre canali, il primo rientrava ai tempi della prima Repubblica tradizionalmente nella sfera d’influenza del partito di maggioranza allora governante, la Democrazia cristiana. Il secondo canale era dei partiti di coalizione, dei quali i socialisti erano quello più forte. Rai 3 era feudo dell’opposizione e quindi dei comunisti. I vecchi partiti sono superati ma le strutture della Rai rimangono ancora invariate. Rai 1 e Rai 2 sono sotto la più o meno forte l’influenza del governo, la meno dotata, meno attraente e meno vista Rai 3 è sotto a quello dell’opposizione.

La causa principale della rabbia di Berlusconi è stato un servizio, basato su statistiche ufficiali, secondo il quale il Pil italiano il prossimo anno subirà una diminuzione del 6 per cento. Secondo Berlusconi, invece, l’Italia ha buone possibilità di uscire per prima dalla crisi economica. Dello stesso avviso erano palesemente anche i due canali Rai 1 e Rai 2, e comunque non sono stati attaccati. Al coro dei consensi per il capo del governo partecipavano non a caso anche i tre canali Rete4, Canale 5 e Italia 1, che insieme vengono visti da quasi la metà del pubblico televisivo e sono nelle mani di Berlusconi. La superiorità della concentrazione mediatica del capo del governo è pari ad 5 su uno (non considerando i giornali), ma a lui sembra non essere sufficiente.

[Articolo originale "Fünf Sender sind für Berlusconi nicht genug"]

Condividi : Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
  • email
  • Facebook
  • TwitThis
  • MySpace
  • Live-MSN
  • LinkedIn
  • OKnotizie
  • Google Bookmarks
  • YahooMyWeb
  • Blogosphere News
  • Digg
  • Reddit
  • Technorati
Tag:
Traduzione di:
Isabella
Revisione di:
Diego SchiavonMirko Bischofberger