La scuola italiana non è un gioco

[Sydsvenskan]

Da cinque anni i bambini italiani possono cominciare la scuola quando hanno cinque anni. In alcune parti del paese ben il 15 per cento dei bambini si siede ai banchi scolastici con un anno di anticipo.

Roma – Per chi comincia in anticipo, tutta la scuola è un’unica lunga salita, dice la maestra elementare Daniela Mazzi della scuola Ruggero Bonghi di Roma.

Francesca è una dei tanti genitori che hanno deciso di far anticipare l’inizio della scuola ai propri figli.

- La maestra d’asilo di Leonardo insisteva. Siccome sapeva già leggere, lei pensava che si sarebbe annoiato un altro anno all’asilo.

Adesso sono passati cinque anni e la classe di Leonardo è stata divisa. Dopo la quinta elementare, i bambini italiani cominciano la scuola media, più o meno come högstadiet (”stadio alto”, dai 12 ai 15 anni, n.d.t.). Leonardo ha appena compiuto dieci anni. Francesca trae le conclusioni della sua scelta.

- Non rifarei questa esperienza, dice. Per Leonardo è stata dura essere sempre paragonato a bambini più grandi. In un certo modo credo che si sentirà sempre come il piccoletto del gruppo.

In Svezia l’anno zero funziona come ponte tra la scuola materna e la scuola vera. I bambini italiani di cinque anni vengono scaraventati direttamente in prima, e lì non si scherza.

Dopo un breve periodo di transizione comincia un insegnamento esigente e tradizionale. Per Natale, l’obiettivo è che tutti i bambini sappiano leggere. A febbraio arriva il primo voto e in primavera i bambini lottano con i ghirigori ribelli della scrittura. Anche in matematica il ritmo è serrato.

Ogni fine settimana, alcune ore devono essere dedicate ai compiti per la settimana seguente. Quando il primo anno finisce, i bambini devono saper leggere e scrivere, fare semplici addizioni e sottrazioni e dire alcune parole in inglese. Le loro conoscenze e il loro comportamento vengono valutati con un altro voto alla fine dell’anno scolastico.

Proprio come molti altri nella sua situazione, Leonardo non aveva voti peggiori dei suoi compagni di classe, ma non aveva la maturità emozionale e motoria sufficiente per cominciare la scuola. Questo vale per la maggioranza dei bambini che anticipano l’inizio della scuola, secondo Sara Sportelli, una delle maestre elementari della scuola Ruggero Bonghi.

- Non è nei voti che si vede la differenza tra i bambini più piccoli e gli altri, dice. È quando si considera il complesso. Studi scientifici indicano che i bambini, con rarissime eccezioni, si sviluppano in modi e tempi quasi identici. Pochi bambini sono pronti per la scuola a cinque anni.

Le maestre Daniela Mazzi e Sara Sportelli hanno avuto più o meno le stesse esperienze. Per i bambini di cinque anni è difficile stare seduti e concentrarsi. Non riescono a tenere in ordine le loro cose, hanno difficoltà motorie e hanno bisogno di aiuto per allacciarsi le scarpe e per andare in bagno. Per gli insegnanti, i bambini più piccoli significano lavoro extra, cosa che penalizza il resto della classe.

- Durante i miei 33 anni da insegnante ho avuto quattro o cinque bambini di cinque anni con un’intelligenza fuori del comune e che perciò se la sono cavata bene, dice Daniela Mazzi. Ma spesso i genitori hanno ambizioni troppo elevate. Non si rendono conto del fatto che prima o poi la corda si spezza. E le difficoltà arrivano di solito nel passaggio dalle elementari alle medie.

I bambini un po’ più maturi gestiscono meglio la competizione nelle lezioni, cosa che rafforza la loro fiducia in se stessi.

- Noto che Leonardo deve sforzarsi più degli altri per mantenere lo stesso ritmo del resto della classe. In effetti va anche oltre le sue capacità reali, dice sara Sportelli.

- In prima leggeva benissimo, ma non è riuscito a continuare il suo sviluppo alla stessa andatura. È rimasto più o meno allo stesso livello, che adesso è più basso di quello degli altri.

Essere obbligati a ripetere la prima – e succede – è un’esperienza pesante per un bambino. Il problema maggiore è convincere i genitori.

- I genitori vedono solo il proprio bambino, ma l’insegnante vede un’intera classe di 25 bambini, dice Sara Sportelli. In quell’insieme, un bambino di cinque anni è una nota stonata.

Voti e compiti dalla prima

La scuola italiana comincia normalmente a sei anni. Dal 2003, i bambini che hanno compiuto cinque anni entro il 30 aprile dell’anno dell’inizio possono cominciare con un anno di anticipo.

Tra il 3 e il 15 per cento, a seconda della regione, scelgono questa possibilità. L’inizio anticipato è più comune nell’Italia del sud e in Sicilia.

Chi comincia in anticipo deve fare un test dopo la prima per controllare che abbia appreso le conoscenze di base, altrimenti deve ripetere l’anno.

La scuola italiana è divisa in cinque anni di scuola elementare, tre di scuola media e cinque di liceo. La scuola obbligatoria dura otto anni.

Italiano, matematica, scienze, inglese e informatica sono alcune delle materie della prima. I bambini hanno compiti ogni fine settimana e durante le vacanze. Ricevono voti due volte l’anno a partire dalla prima.

[Articolo originale "Italienska skolan inte att leka med " di Kristina Kappelin]

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