[Dagens Nyheter]
La malvagità del banale. Che cosa succede nell’opinione pubblica del regno di Silvio Berlusconi, dove il primo ministro controlla l’intera televisione? Erik Gandini ritrae questo incubo sorridente ed amorale che esce dallo schermo.
Erik Gandini, nato a Bergamo, si è finalmente deciso ad affrontare l’Italia, la sua misteriosa patria il cui presidente del consiglio Silvio Berlusconi si è procurato l’immunità giudiziaria, ha messo i rom in posti simili a campi di concentramento e sempre con il sorriso sulle labbra si è divincolato tra tutti gli scandali grandi e piccoli, all’apparenza con il tacito consenso della maggioranza degli italiani.
Di tempo ce n’è voluto ed è senz’altro stato difficile da portare a termine, ma il suo film “Videocracy” (più o meno ‘governo dello schermo’) ha meritato in pieno quest’attesa.
In Italia, più dell’80% delle persone si informano esclusivamente attraverso la televisione. La televisione è di proprietà del primo ministro Silvio Berlusconi con il suo prosperante impero mediatico Mediaset, oppure è da lui dominata attraverso il suo partito Forza Italia. Il partito di governo italiano esercita sulla radio e sulla televisione pubblica RAI un’influenza ben più grande di quanto sarebbe possibile in Svezia.
Ma Erik Gandini non si sofferma quasi mai su questi dettagli e presenta invece, attraverso un linguaggio visuale, brillante e carico di emotività, qualcosa di ben più difficile da cogliere: le conseguenze e la psicologia di ciò che definisce una “rivoluzione culturale”. Una rivoluzione in cui sono soprattutto le donne ad essere sfruttate e misteriosamente accettano di farsi sfruttare, mentre l’Italia scivola sempre più in basso nella classifica delle pari opportunità.
Gandini passa da inquietanti vie secondarie per entrare in un incubo sorridente ed amorale in cui la parola scritta, l’argomentazione fondata e le realtà sociali non hanno in pratica più alcun significato politico. La strada del successo, che qui è il senso stesso della vita, passa attraverso gli show e i quiz delle televisioni di Berlusconi. Come è stato detto persino in dibattiti svedesi sull’Italia quando si sono discusse le critiche a Berlusconi: che cosa c’è di sbagliato a divertirsi un po’?
Un giovanotto si allena nella lotta libera e nei movimenti alla Ricky Martin, partecipa a concorsi per talenti e sogna il successo spronato dalla mamma. Delle ragazzine puntano a diventare “velina”: ballerine per 30 secondi, “seni abbondanti e perizoma” per mantenere gli spettatori incollati. Una corpulenta donna di mezza età fa uno strip
davanti a cacciatori di talenti. Sono i sognatori più commoventi ed innocenti di Gandini, e si trovano in fondo alla catena alimentare in cui il potere e i media vivono in simbiosi.
L’innocenza va svanendo man mano che Erik Gandini sale in questa catena. Ritrae da vicino lo sgradevole Fabrizio Corona, paparazzo, ricattatore e nihilista da varietà che con successo ha portato l’essenza cinica dell’estetica berlusconiana un passo più avanti. Il famoso agente televisivo Lele Mora, buon amico di Berlusconi e suo
vicino in Costa Smeralda, il paradiso sardo del jet-set, riceve gli ospiti nella sua “casa bianca” e sorridendo passa il suo cellulare da cui svolazza come suoneria “La giovinezza”, canzone di battaglia dei fascisti, tra immagini di simboli del partito, svastiche e Mussolini: ”Bello, eh?”
Un’altra vicina in Sardegna è diventata fotografa di corte del primo ministro e racconta volentieri quali foto sono state approvate e qual’è la sua preferita: quella famosa di Berlusconi con una giovanile bandana.
“Il Presidente”, come Berlusconi chiama sé stesso, appare solo sorridente – e che sorriso! – in contesti ufficiali: sulla tribuna d’onore ad una parata militare, in testa ad una manifestazione di Forza Italia, mentre riceve la cittadinanza onoraria di Olbia, in Sardegna.
“Videocracy” funziona in modo eccellente come misurazione di trent’anni di cambiamento della situazione mentale e politica italiana, soprattutto insieme a “Il divo” di Sorrentino. O come Gandini ha descritto il suo obiettivo: non tanto osservare la banalità del male, quanto la malvagità del banale. Forse non è nemmeno così lontano da noi come ci piace credere.




















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Se la donna italica sta in casa di sua spontanea volontà l’italiano medio non nota ke con questa crisi ci sono meno posti di lavoro
Contento berlusconi contento il vaticano che della guerra alla donna ne ha fatto una bandiera ed il popolo come al solito lo prende nel didietro
@ Rossana
Scusa la confidenza,
tranquilla non faccio parte di nessuna delle due,mi piace scherzare sai sono da solo in macchina e mi ciuccio via 80.000 km all’anno per lavoro(rappresento un’azienda di calzature e abbigliamento sportivo).Quando c’è un po’ di colonna mi fermo a scrivere,mia moglie è abituata a questo, pensa che quando mi da il buongiorno via sms verso le 9 io sono gia via da 2 ore e gli rispondo “anche a te bagascia”.mentre se Zerb fa una cosa del genere si trova le valigie in mezzo alla strada.
@ Zerb
il mio unico dominio è l’auto,invece a casa sono “dominato”.
@ Rossana
La cosa più triste è che in Italia anche le stesse donne sono maschiliste.
L’articolo è Svedese. Io conosco un gruppo di italiani emigrati in Svezia e tutti loro si lamentano del non-maschilismo svedese. Gli uomini si lamentano che le donne svedesi sono emancipate e non hanno bisogno dell’uomo che le protegga e le mantenga e quindi si sentono spodestati. Le donne si lamentano che gli uomini svedesi non credendo più al sesso debole non le corteggiano, non le aprono la portiera, non cercano di difenderle. Addirittura c’era un’italiana in Svezia che si lamentava che nel suo ufficio nessun uomo le porte le cartelle ed i libri. Altro fatto interessante è che questa cloaca di italiani si sentiva straniera, non integrata e idealizzava l’Italia che avevano lasciato vaneggiando su quanto gli italiani siano passionali, amichevole, romantici. Non mi stupisce se gli svedesi hanno tenuto le distanze da persone così, io da italiano non vorrei essere nella stessa stanza con loro. E capisco che non si trovino bene in Svezia: persone arrettrate e intellettualmente medioevali stanno benissimo in un paese arretrato e medioevale come l’Italia e si sentono fuori posto nell’apertura mentale, nella civiltà (e forse anche nella “maggiore freddezza” ma che con il suo portare anche a più introspezione e sensibilità si contrappone ai “calienti” ignoranza, maschilismo, superficialità, inciviltà, vacuità, invadenza ed insensibilità italiani)
@ Nicholas
pensa che gli arabi ci vedono come tu vedi gli svedesi.
Per piccolo dominio intendevo come metafora quell’orticello che ciascuno di noi ha nel cantuccio della sua testa, e che utilizza per coltivare ortaggi di varia natura: rape, cavoli, zucchini a seconda del bisogno e sempre conforme. Spesso viene recintato in modo che sia imperscrutabile dall’esterno, e che il suo perimetro ne delimiti molto bene i confini in modo che nulla possa uscire ma sopratutto nessuno riesca ad entrare. Scusate l’allegoria un pò ermetica e contadinesca, ma mi pare si addica bene ai momenti.
@ Ross
mò soccia se la sai lunga !!!
Te sei troppo avanti per i miei due neuroni.
Mollo la pezza e torno dalla jena, con la speranza che faccia meno la difficile.
Neanche ce l’avesse d’oro.
Quello che ha portato la rivoluzione culturale dei media sono soprattutto – a mio avviso- il mito dell’apparire e la mercificazione del corpo (femminile anzitutto, ma pure maschile).
Per la prima abbiamo creato legioni di giovani e -ahimé- meno giovani che aspirano ad un posto in TV (fosse anche in cronaca nera), mentre avremmo avuto bisogno di investire in ricerca e sviluppo, nelle università, e di invogliare gli italiani non a frequentarle ma a studiare in queste seriamente. Così, mentre nel mercato globale si affacciano le competitive manovalanze cinesi e indiani (con le quali potremmo in qualche modo competere se avessimo investito prima nella scuola invece che nella scatola magica) noi sogniamo -come punta massima di scalata sociale- di apparire in TV, in qualsiasi contesto, a qualsiasi costo, mentre nel contempo perdiamo il nostro posto di lavoro.
Dall’altra parte c’è la conseguente mercificazione del corpo. E’ una conseguenza dell’apparire -sempre a mio avviso- e che per quanto riguarda le donne viene in qualche molto esaltata dal maschilismo già presente nella società italiana. Ricordo bene i calendari porno quando ero giovane; e mi sono sempre stupito un pò che quelli di “nudo artistico” (ahahah, permettetemi qui una grassa risata) fossero identici, ma sdoganati a livello sociale.
Berlusconi è la punta dell’iceberg, gli italiani sono il mare che lo tiene a galla. La stampa è mortificata e moribonda, i tg sono completamente influenzati dal capo. Inoltre come fatto ancor peggiore a mio modo di vedere le cose, la videocracy ha portato le persone a credere che non esistono i fatti, ma solo le opinioni sui fatti. Questa è la peggiore jattura dell’italia. Il circolo di opinionisti in mala fede, dibattologhi di professione, azzeccagarbugli, che ha reso l’informazione tutta, una accozzaglia puzzolente di pensieri partigiani che fanno sparire i fatti.
Non è che le legioni di giovani si creino da sole. Se stiamo dibattendo appunto sul ruolo determinante che ha avuto questa televisione per appannare il senso critico e le coscienze italiche stiamo dibattendo appunto su fatti, naturalmente opinabili,ma che che hanno plasmato il costume generale di questo paese in qualcosa chè ha reso possibile la serie di catastrofi successive, una delle quali trascurare uno dei beni primari di ogni società moderna, comne appunto istruzione e ricerca.ed anche la CULTURA. Credo poi che le manovalanze cinesi e indiane siano sottoposte come la manovalanze europee alle condizioni economiche che il mercato globale sta imponendo in ogni settore produttivo ed industriale. Per questo problema bisognerebbe intervenire con coraggio per modificare strutturalmente un’economia che funziona come 50 anni fa, con mercati completamente stravolti. Ma per far questo forse servirebbero politici di grande statura, con una preparazione adeguata ed una visione più complessa della società. Infine, il problema essenziale dei calendari non è che vengano fatti , porno o artistici che siano, ma che possano essere considerati una buona carta di presentazione per candidarsi a ministro delle pari opportunità. Quindi al momento ci teniamo quello che abbiamo, considerando il fatto che riuscire a dire qualcosa di sensato in questa situazione spesso è un pò difficoltoso. E’ anche vero che si potrebbe stare zitti, ma perchè dargli anche questa soddisfazione!?
@ Ross
Perchè dobbiamo tenerci quel che abbiamo? Se stiamo andando alla deriva, culturale, sociale e politica che sia, lo dobbiamo proprio ad una informazione ( includendo tutto il palinsesto televisivo ) che ci sta bombardando da oltre 20 anni.
Spero che tu non abbia paura del cambiamento, sicuramente le possibilità di migliorarci le abbiamo, basterebbe iniziare proprio dal più grande strumento di divulgazione che abbiamo.
E non è una cosa facile, visto in che mani l’abbiamo totalmente lasciata.
Ma il tempo dela riscossa può sempre arrivare, basta volerlo.
Poverino Brunetta però. Cosa gli è successo questa estate per essere così velenoso? Era proprio infuriato, mi pareva di vedere mio zio quando all’osteria si arrabbiava coi suoi compari di scopone ed in piena libertà si lasciava andare alle invettive più colorite. Devo aggiungere che all’osteria mio zio un pò filtrava e per questo si eccitava un pò: Invece Brunetta no, bello genuino, sano a esprimere il suo giudizio sapiente su quanto sta avvenendo in questo splendido paese. Ma voi all’estero cosa ne pensate. C’è qualcuno che mi sente?