[L'express]
Traduzione del dossier “RITRATTI DI MAFIOSE”, articolo di copertina di “L’Express” del 13 agosto 2009.
Le donne saranno sono il futuro del crimine? Dai quartieri di Napoli a quelli di Lagos, dai cartelli messicani alle gang australiane, si impongono sempre di più in un universo considerato – erroneamente – maschile al 100%. Il fenomeno non è dovuto ad un effetto di moda, né al successo della serie televisiva Mafiosa (Canal+), dove una giovane bellezza corsa prende le redini del clan di famiglia. In America come in Europa, le mafiose fanno carriera.
Nemmeno la Sicilia è esente. Teresa Principato, magistrato specialista nella lotta contro la mafia, non ha smesso di ripetere negli ultimi dieci anni, che bisognava finirla con lo stereotipo della donna “vittima”, ridotta al ruolo di vedova sconsolata o amante sottomessa. “L’altra metà della Cupola”, come la definisce graziosamente, ha per lungo tempo goduto, da parte della giustizia italiana, di una certa indulgenza.
Alcune audaci, più istruite delle loro madri, hanno preso in carico si sono assunte delle responsabilità, che si tratti di racket, della gestione di beni immobiliari o di riciclaggio del denaro della droga. In questo ambito il caso di Giusy Vitale è ormai il punto di riferimento in Italia. Prima di diventare, nel febbraio del 2005, la più celebre pentita del Paese, questa siciliana che oggi ha 37 anni è stata infatti la prima “donna boss” di Cosa Nostra. Nel 1998, poi nel 2003, ha controllato con una fermezza da padrino la zona di Partinico, vicino a Palermo.
Quando “la Madrina” rimpiazza “il Padrino”…
Altrove, gli esempi non mancano. In Calabria, le donne restano nell’ombra ma rivestono un ruolo decisivo. A Napoli, è frequente che l’arresto di un capo-clan porti la sua compagna o sua sorella a prendere il potere e, a volte, a non restituirlo più. Stessa cosa in Messico, dove i cartelli cadono a volte nelle mani di eleganti donne trasformate in star dai media…
Questa evoluzione non sorprende i Colombiani, che ricordano una pioniera di questo fenomeno: la loro compatriota Griselda Blanco, alias “la Madrina”. Questa boss nata, il cui potere si poggiava su sesso, polvere bianca e biancheria intima molto costosa. In questo caso, ha regnato negli anni 70 sul traffico di cocaina a Miami. Sposata tre volte, tre volte vedova, detenuta negli Stati Uniti dal 1985 al 2004, oggi ha 64 anni e vive nascosta in Colombia.
Questa madrina ha avuto delle emuli nelle organizzazioni latinoamericane… l’ultima? Maria Gema Avilés, una nicaraguense considerata elemento chiave del traffico di droga in America centrale. Ricercata dalle forze dell’ordine della regione, tratta da pari con Juan Carlos Ramirez Loida, alias “Chupeta” (lecca-lecca, o succhiotto) uno dei capi del cartello colombiano di Norte del Valle. Un’impresa, in quelle terre maschiliste. E la prova che il tempo delle mafiose è forse giunto…
Articoli di approfondimento:
Il vero potere delle mafie
Miracolo nel paese della ‘Ndrangheta
Una penna contro la camorra
La madrina di Napoli
‘Ndrangheta: autopsia di una vendetta
[Articolo originale "Quand les femmes prennent le pouvoir dans la mafia" di Philippe Broussard]




















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